di Giovanni M. Jacobazzi
Il Dubbio, 22 novembre 2024
“Premesso che le norme le leggiamo bene, nessuno vuole polemizzare con le scelte della politica in tema di immigrazione. Il nostro voleva solo essere un contribuito tecnico”, afferma, in un colloquio con il Dubbio, il presidente della Corte d’appello di Milano Giuseppe Ondei, divenuto ormai il “referente” di tutti i presidenti di Corte in questa quanto mai incandescente materia.
di Giansandro Merli
Il Manifesto, 22 novembre 2024
L’ente gestore smobilita entro il fine settimana. Per ora non sono previsti ricambi. Il ministero dell’Interno insiste: andiamo avanti con il progetto. Piantedosi: “Il modello è stato tracciato. Non faremo passi indietro. Attendiamo a breve la pronuncia della Cassazione sulle nostre impugnazioni”. Gli operatori di Medihospes, l’ente gestore dei centri italiani di Schengjin e Gjader, stanno rientrando dall’Albania: saranno tutti a casa entro il fine settimana. Per loro al momento non sono previsti ricambi, mentre non è ancora chiaro cosa accadrà con i contratti dei lavoratori selezionati ma mai partiti. Del resto, ha denunciato mercoledì altreconomia, anche il contratto tra la prefettura di Roma e Medihospes è ancora “fantasma”, a sei mesi dall’aggiudicazione.
di Sara Tanveer
Il Domani, 22 novembre 2024
Malala Yousafzai, Nobel per la Pace ad appena 17 anni, ha dimostrato che le donne del paese sono politicizzate e attive, mentre nell’opinione comune esistono solo come vittime, mai emancipate, mai soggetti politici. Dalla clandestinità sotto la dittatura alla rivendicazione del proprio corpo, fino alla forte intersezionalità con le lotte per l’emancipazione omosessuale e trans: ma non mancano ostacoli. Nell’immaginario comune le donne pakistane esistono solo come vittime. Sono donne che vengono ammazzate dai mariti, dai genitori, dallo Stato, ma non sono mai emancipate, non sono mai un soggetto politico.
di Patrizio Gonnella*
Il Manifesto, 21 novembre 2024
Se non ci si indigna di fronte a un poliziotto che riempie di urina una cella di un detenuto o lo pesta senza ragione, vuol dire che siamo di fronte a un processo diseducativo di massa che ha investito le nostre coscienze. Violenze fisiche, forme di scherno e umiliazione nei confronti di persone con disturbi psichici, secchiate di acqua e urina lanciate nelle celle anche in piena notte, frasi offensive condite da razzismo. L’inchiesta trapanese ci conferma quanto sia importante, se non decisivo, avere una magistratura indipendente che indaghi sul potere, in tutte le forme nelle quali esso si esprime.
di Mario Di Vito
Il Manifesto, 21 novembre 2024
Le proposte per l’abrogazione e i rapporti stretti del sottosegretario con la penitenziaria. Il Pd: “Nordio riferisca in aula”. “È in attuazione la dottrina Delmastro?”. La domanda la pone in Senato Walter Verini del Pd, mentre invoca la venuta in aula del ministro Nordio per riferire sul caso dell’inchiesta di Trapani sulle torture in carcere. Del resto sono passati pochi giorni da quando il sottosegretario ha parlato della propria “intima gioia” al pensiero che i detenuti non riescano a respirare dietro ai vetri oscurati dei nuovi mezzi della polizia penitenziaria.
di Ilaria Cucchi e Fabio Anselmo
Il Domani, 21 novembre 2024
Siamo addolorati di fronte al ripetersi di queste situazioni inaccettabili e indegne per un Paese che ambisce a esser definito civile e democratico. Anche qui sono le telecamere a inchiodarli. Sono state installate dagli inquirenti nel “reparto blu”, oggi chiuso per carenze igienico sanitarie, dove venivano portati i detenuti in isolamento, con problemi psichiatrici o psicologici: il nostro sottosegretario cosa racconterà?
di Susanna Marietti*
Il Fatto Quotidiano, 21 novembre 2024
“A volte i detenuti venivano fatti spogliare, investiti da lanci d’acqua mista a urina e praticata violenza quasi di gruppo, gratuita e inconcepibile”. Questo il racconto del procuratore di Trapani nella conferenza stampa tenuta a proposito dell’inchiesta per le presunte torture nel carcere della città, che ha portato undici poliziotti penitenziari agli arresti domiciliari e altri quattordici sospesi dal servizio. Lo schema si ripete, ogni volta identico seppur diverso: la tortura in carcere, la violenza del pubblico ufficiale verso colui che ha in custodia, vuole annientare la dignità della persona detenuta, calpestare ogni senso di umanità, affermare un’inferiorità ontologica, un disprezzo. Come accadde a Santa Maria Capua Vetere durante il lockdown del 2020, come accadde a Reggio Emilia contro un detenuto denudato e incappucciato per il quale Antigone è oggi a processo, come è accaduto ancora in tante situazioni. Quello stesso disprezzo mostrato dal sottosegretario Delmastro pochi giorni fa verso i detenuti cui la polizia dovrebbe orgogliosamente togliere il respiro e confermato dalla premier Meloni nel dargli ragione.
di Vincenzo R. Spagnolo
Avvenire, 21 novembre 2024
“A volte i detenuti venivano fatti spogliare, investiti da lanci d’acqua mista a urina” e veniva “praticata violenza quasi di gruppo, gratuita e inconcepibile”. È un esercizio davvero doloroso, quello di ascoltare la ricostruzione del procuratore di Trapani Gabriele Paci, coordinatore dell’inchiesta nata nel 2021 e che ieri ha portato all’emissione di 25 misure cautelari e interdittive a carico di altrettanti agenti penitenziari del carcere Pietro Cerulli. Dentro quelle dichiarazioni, dal buio delle celle arrivano a noi echi degli abissi d’umiliazione, sofferenza e angoscia inflitti a decine di esseri umani. Sì, esseri umani, perché l’aver ricevuto una condanna (o l’essere in attesa di giudizio) per un reato compiuto, anche grave, non può e non deve mai consentire ad altri di cancellare, offendere, calpestare l’umanità del recluso.
di Adriano Sofri
Il Foglio, 21 novembre 2024
Violenze, abusi e omertà degli agenti: l’inchiesta nel carcere di Trapani. Si sceglievano le isole belle per metterci le tristi prigioni. Il mare li isolava, appunto, e quanto a loro, il mare non dovevano nemmeno vederlo, e figurarsi Maria, tranne che sognare lei e il mare nella canzone. Trapani è anche lei una città di due mari, e il suo carcere ne è circondato. I prigionieri non lo vedono, ma l’amministrazione li aveva risarciti con un “Reparto blu”. Non esiste più, era già una sentina puzzolente e senz’aria, ora chiusa, ragioni “igienico-sanitarie”.
di Lirio Abbate
La Repubblica, 21 novembre 2024
Vittime e carnefici si muovono in uno spazio di fatto abbandonato dallo Stato. L’inchiesta sulle violenze nel carcere di Trapani è un compendio dell’orrore. Abusi, torture fisiche e psicologiche, diritti calpestati, dove vittime e carnefici si muovono in uno spazio di fatto abbandonato dallo Stato. Un inferno, insomma. Che andava avanti da almeno due anni, il tempo dell’inchiesta condotta dal procuratore Gabriele Paci. Era stato dimenticato da tutti, il carcere di Trapani. Erano abbandonati a loro stessi gli agenti della polizia penitenziaria. La direzione era esercitata, “per la firma”, una volta a settimana da un dirigente assegnato ad altro carcere. Non c’erano psichiatri o psicologi, o assistenti sociali. Suppliva la Asl “periodicamente” per non più di due ore la settimana.
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