di Carlo Canepa
pagellapolitica.it, 16 novembre 2024
Lo ripete Matteo Salvini, ma le cose non stanno proprio così. Il 15 novembre, ospite di Agorà su Rai3, il leader della Lega Matteo Salvini ha detto (min. 9:07) che “alcuni giudici in Italia fanno politica”. A sostegno della sua dichiarazione, il vicepresidente del Consiglio ha portato un esempio concreto: “Un giudice questa settimana non è stato in grado di tenere in carcere un cittadino straniero trovato con 11 chili di cocaina in macchina, a Brescia, per un errore formale di traduzione. Questo tizio è fuori [dal carcere, ndr]”. Il leader della Lega aveva già fatto lo stesso esempio due giorni prima, ospite a Otto e mezzo su La7, leggendo il titolo di un articolo pubblicato su Il Giornale: “Brescia: “Non capisce l’italiano”. E il giudice di Brescia libera il pusher albanese trovato con 11 chili di cocaina in macchina”. “Se un giudice non riesce a tenere in carcere un tizio con 11 chili di cocaina in macchina, è colpa di Salvini o di quel giudice che non riesce a fare il suo mestiere?”, ha aggiunto il leader della Lega.
di Giovanni Negri
Il Sole 24 Ore, 16 novembre 2024
Sezioni unite. Determinanti le lesioni o le minacce inflitte alla vittima del reato. Nessuna attenuante per la sottrazione di una catenina d’argento. Per il riconoscimento, nel contesto della rapina, dell’attenuante del danno di particolare tenuità, non è sufficiente che il bene sottratto sia di modesto valore economico. A pesare possono essere anche le conseguenze dannose legate a lesioni alla persona o la minaccia a danno non solo del patrimonio, ma anche dell’integrità fisica e morale della parte offesa. Quanto poi al momento da prendere in considerazione per la valutazione dell’entità del danno è quello della consumazione del reato, la speciale tenuità non può essere invece conseguenza di eventi successivi. Questi i principi di diritto enunciati dalle Sezioni unite penali della Cassazione nella sentenza 42124 depositata ieri.
di Giovanni Negri
Il Sole 24 Ore, 16 novembre 2024
La Consulta, sentenza n. 179 depositata oggi, ha dichiarato l’illegittimità dell’articolo 34, co. 2, del Cpp, laddove non prevede che è incompatibile a celebrare il giudizio dibattimentale di primo grado il giudice dell’udienza di comparizione predibattimentale. La Corte costituzionale (sentenza n. 179) ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’articolo 34, comma 2, del codice di procedura penale, nella parte in cui non prevede che è incompatibile a celebrare il giudizio dibattimentale di primo grado il giudice dell’udienza di comparizione predibattimentale, introdotta recentemente nel procedimento davanti al tribunale in composizione monocratica dall’articolo 32 del Dlgs n. 150 del 2022, sul modello dell’udienza preliminare.
Il Secolo XIX, 16 novembre 2024
Moussa Ben Mahmoud, 28 anni da poco compiuti, tunisino, aveva tentato l’impiccamento, ma sarebbe il caso di dire impiccagione, nel pomeriggio di martedì scorso nella sua cella della casa circondariale di Genova Marassi. Subito soccorso, era stato condotto all’ospedale San Martino in condizioni disperate. Ricoverato in rianimazione, è spirato stasera. Sale così a 80 la tragica conta dei morti di carcere e per carcere dall’inizio dell’anno, cui bisogna aggiungere i 7 appartenenti alla Polizia penitenziaria che, altresì, si sono tolti la vita in quella che è una spirale spaventosa, arrivata a livelli mai visti in precedenza. Lo dichiara Gennarino De Fazio, segretario generale della Uilpa Polizia penitenziaria.
Corriere della Calabria, 16 novembre 2024
La vicenda risale al 27 giugno del 2008 quando Salvatore Giofrè si era tolto la vita mentre era ristretto nel carcere di Vibo Valentia. La famiglia ha citato in giudizio il Ministero della Giustizia, ottenendo un risarcimento in primo grado poco più di cinque anni dopo. Tre anni più tardi, invece, la Corte d’Appello aveva riformato la sentenza ritenendo “insussistente la responsabilità dell’Amministrazione ed affermando, al contrario, che l’evento era stato determinato unicamente dalla ferma e risoluta volontà del detenuto”. Secondo i giudici, inoltre, l’evento non era “né prevedibile né prevenibile”. E con la sentenza pubblicata il 5 agosto 2021, ha accolto la domanda risarcitoria, liquidata in favore di ciascuno degli appellati, a titolo di risarcimento del danno non patrimoniale per la perdita del rapporto parentale.
di Giuseppe Fin
Il Dolomiti, 16 novembre 2024
Nella struttura di Spini di Gardolo, secondo quanto riportato dall’ultimo rapporto dell’Osservatorio Antigone, si utilizzano elevate quantità di stabilizzanti dell’umore, antipsicotici e antidepressivi. Nei giorni scorsi i consiglieri provinciali Paola Demagri, Andrea De Bertolini, Francesco Valduga e Paolo Zanella hanno deciso di visitare l’area sanitaria del carcere dove l’azienda sanitaria è costretta ad utilizzare i gettonisti a causa della mancanza di personale. “Così non possiamo andare avanti. Abbiamo una famiglia e alla sera vogliamo poter tornare a casa da loro. La situazione è drammatica”. Le parole sono quelle che arrivano da un poliziotto che lavora all’interno della casa circondariale di Trento a Spini di Gardolo. Ha chiesto di rimanere anonimo e le parole rilasciate a il Dolomiti arrivano dopo l’ennesima aggressione avvenuta il 4 novembre scorso quando una poliziotta è stata minacciata e aggredita fisicamente da un detenuto tanto da essere poi accompagnata in infermeria.
di Francesco Mariucci
Corriere dell’Alto Adige, 16 novembre 2024
Si scalda il dibattito sul Cpr a Bolzano, dopo che il ministro Piantedosi ha annunciato il via ai lavori nel 2025. Per l’assessora Rabini (Verdi) è “inutile”. Spinge la Lega. La visita del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, con annessa conferma della volontà di realizzare un Cpr a Bolzano con il via ai lavori previsto nel 2025, lascia strascichi pesanti nella politica locale. Ad aprire le danze, poche ore dopo la partenza di Piantedosi, è l’assessora comunale Chiara Rabini (Verdi): “Bolzano non ha bisogno di un costoso e inefficace Cpr come annunciato oggi (giovedì) dal ministro Piantedosi. La nostra città ha bisogno urgente di un nuovo carcere e, per maggiore sicurezza per tutti, di un sistema provinciale e statale funzionante che gestisca i richiedenti protezione internazionale e senzatetto insieme alla città”. L’affondo di Rabini contro i Cpr è netto: “Questi centri rappresentano a tutti i livelli il fallimento delle politiche di gestione dei flussi migratori. I Cpr sono costantemente documentati per le gravi e disumane condizioni di vita delle persone rinchiuse, i loro elevati costi, la loro inutilità. Solo il 10% viene rimpatriato, le altre persone rilasciate”. Nell’attesa di capire gli sviluppi della vicenda, l’assessora fa capire che la giunta comunale di cui fa parte potrebbe prendere ufficialmente posizione in merito.
di Francesco Gravetti
Il Mattino, 16 novembre 2024
Genitori che perdono figli per mano di giovani criminali. Figli che arrivano a delinquere, perché pagano le colpe di padri camorristi. Due facce della stessa medaglia che gettano luce su un fenomeno sempre più in aumento, quello della violenza giovanile che continua a mietere vittime. È il caso di Francesco Pio Maimone, Giovanbattista Cutolo, Emanuele Tufano e, ultimo in ordine di tempo, Santo Romano. Giovani, anzi giovanissimi, le cui vite sono state spezzate dalla cieca violenza di loro coetanei o, peggio, di minorenni che hanno seguito esempi sbagliati.
di Rossana Certini
vita.it, 16 novembre 2024
Sono cinquanta i libri, in lingua araba, donati dall’associazione “Un ponte per” alla Casa circondariale patavina per avviare un progetto culturale che attraverso la lettura punta all’inclusione e allo scambio culturale tra i detenuti. La convinzione è che una riflessione condivisa sui principali temi del nostro tempo può aiutare ogni individuo a scegliere di cambiare il corso della propria vita. Superare il concetto di inclusione per giungere a quello di dialogo tra culture. Passare, dunque, dall’appartenenza a una cultura al confronto che arricchisce. Questa l’idea alla base del progetto: “Kutub Hurra/Un ponte per” avviato a novembre nella Casa circondariale di Padova grazie alla collaborazione tra le cooperative AltraCittà e Orizzonti, l’associazione Granello di senape, l’area educativa della Casa circondariale e il Garante dei diritti delle persone private o limitate nella libertà del comune di Padova.
di Sara Sonnessa
torinocronaca.it, 16 novembre 2024
Daccapo: un laboratorio di speranza e rinascita per i detenuti di Torino. Sandro, 61 anni, è un uomo che ha visto la vita da una prospettiva difficile. Cresciuto per strada e poi rinchiuso per oltre 35 anni tra le mura dei penitenziari italiani, oggi si trova al Lorusso e Cutugno di Torino. “Il carcere deve essere rieducativo, altrimenti non serve a nulla”, dice con fermezza, mentre intaglia il legno, trasformandolo in un volto di Gesù Cristo che sarà donato all’arcivescovo di Torino, Roberto Repole. Un gesto simbolico, un atto di restituzione che, per lui, è anche una forma di riscatto.
- Roma. A Rebibbia gli studenti detenuti incontrano il cinema mediterraneo
- Firenze. Carcere, la prigione vista dalle famiglie dei detenuti: la racconta il film “Limbo”
- L’Aquila. Premio Bonanni, l’ospite Grunbein parla ai detenuti
- Firenze. Ripensare le carceri a partire da Montelupo: cosa ci insegna il lascito di Alberta Bigagli
- Milano. “In prigione con le detenute parliamo di amore, amicizia, uomini, figli. E libertà”










