di Christian Donelli
parmatoday.it, 5 novembre 2024
Si è svolta nel pomeriggio di giovedì 31 ottobre l’udienza del processo per la morte di un detenuto italiano di 48 anni, avvenuta durante il trasferimento dal carcere di via Burla a Parma alla casa circondariale Lorusso e Cutugno di Torino, il 3 dicembre del 2018. Sul banco degli imputati il medico di guardia del carcere di Parma, dipendente dell’Ausl, che ha dato il via libera al trasporto dell’uomo in ambulanza, che è accusato di omicidio colposo. Era stato lui infatti a firmare il nulla osta per il trasferimento.
di Salvatore Montillo
Giornale di Brescia, 5 novembre 2024
Visita in carcere effettuata lo scorso venerdì per alcuni rappresentanti del Carroccio, che accompagnati dalla direttrice del penitenziario, Francesca Paola Lucrezi, hanno verificato di persona le condizioni fatiscenti del carcere cittadino. Con Simona Bordonali, deputata bresciana della Lega, c’era un collega della Camera, Luca Toccalini, l’eurodeputata Isabella Tovaglieri, e Antonio Felloni, coordinatore nazionale Dipartimento carceri e polizia penitenziaria del Carroccio. “La situazione all’interno di Canton Mombello - ha chiarito Bordonali - non può più andare avanti così. Grazie al lavoro del ministro Matteo Salvini, che ha sbloccato i fondi, c’è un progetto esecutivo per la realizzazione del nuovo padiglione di Verziano. Questo ci darà la possibilità di recuperare 348 nuovi posti, che uniti ai 100 che già ci sono, serviranno ad ospitare l’intera popolazione carceraria di Brescia in condizioni umane”.
di Annalisa Servadei
modenatoday.it, 5 novembre 2024
Tortellini? Si, ma fatti in carcere: i detenuti producono pasta fresca per la reintegrazione e la tradizione. Nel carcere Sant’Anna di Modena, un laboratorio di pasta fresca offre ai detenuti formazione e reinserimento, promuovendo qualità e tradizione locale. Pietro, Said, Edmund e Samuel sono i nomi di fantasia dietro ai volti di quattro detenuti della casa circondariale Sant’Anna di Modena, impegnati nella produzione di pasta fresca fatta a mano grazie a un progetto di reinserimento sociale avviato dalla cooperativa sociale Eortè di Limidi di Soliera. Attivo dallo scorso 2 maggio e ufficialmente inaugurato oggi, il laboratorio gastronomico è guidato dalla direttrice di Eortè, Valentina Pepe, e supervisionato dallo chef Rino Duca, che ha formato i protetti nelle tecniche di preparazione della pasta fresca “Chiudono i tortellini come le nostre rezdore”.
di Jacopo Storni
Corriere Fiorentino, 5 novembre 2024
Abatangelo al film sulla sua storia, centrodestra all’attacco. Ma il teatro lo applaude. È stata proiettata, ieri, per la prima volta, “Pensando ad Anna”, film sulla storia dell’ex br Pasquale Abatangelo, presente nelle principali rivolte che hanno scosso negli anni 70 le carceri italiane. Alla proiezione - avvenuta nell’ambito del Festival dei Popoli di Firenze - è intervenuto lo stesso Abatangelo, nato a Firenze il 2 novembre 1950, ex br e cofondatore dei Nap, organizzazione armata di sinistra attiva nei diritti dei detenuti, che venne arrestato nel 1974 dopo un conflitto a fuoco con i carabinieri in cui rimase ferito e fu imprigionato alle Murate. La pellicola intreccia interviste, con il direttore del docufilm Tomaso Aramini e il giornalista Fulvio Buti.
uniroma1.it, 5 novembre 2024
Venerdì 15 novembre alle ore 10.00, in aula 2 della Facoltà di Economia della sede di Latina, si terrà il seminario dal titolo Il carcere come risorsa: avviamento al lavoro e reinserimento del condannato; l’evento rientra tra gli incontri portati avanti nell’ambito del progetto di Terza missione 3CiLab - Costituzione, carcere e città di Latina e che mira a favorire il dialogo tra Sapienza e la realtà penitenziaria di Latina sui diritti, sulla cittadinanza attiva e sul ruolo della formazione e della cultura a partire dalla Costituzione.
di Riccardo Rosa
Il Manifesto, 5 novembre 2024
Giovani uccisi da coetanei: dai patti educativi al modello Caivano, le risposte inadeguate dello Stato. Sabato assemblea pubblica convocata da Libera. Sei mesi fa C. e R., 15 anni, sono stati protagonisti di un fatto di cronaca a Bagnoli. Durante una serata in discoteca sono stati accoltellati perché uno dei due aveva calpestato le scarpe per errore a un coetaneo. Poche settimane prima un loro amico, di poco più grande, aveva rischiato la vita per un proiettile vagante, che solo “per fortuna” gli si era conficcato nel braccio. Non era neppure ora di cena, e il fatto è accaduto nel centro di Bagnoli, un quartiere popolare ma piuttosto vivo e che mostra una certa eterogeneità sociale. C., R. ed M. sono tre ragazzi “normali” che, come la maggior parte dei ragazzi della città, vanno a scuola o a lavorare, giocano a calcio, a tratti hanno una fidanzata, bevono l’alcool scadente che gli adulti gli vendono, fumano qualche canna e prima di andare a dormire prendono sempre al bar un cornetto e un latte al cioccolato.
di Nello Trocchia
Il Domani, 5 novembre 2024
Un quindicenne colpito a morte in una sparatoria. Un altro poco più grande perde la vita per un banale litigio. La camorra impone la sua legge. E con la caduta dei paladini dell’antimafia il cambiamento è una chimera. Napoli, la città di nuovo affrescata dalla macchina da presa di Paolo Sorrentino, resta appesa alle sue contraddizioni, eroi di carta che si sgretolano e ragazzini uccisi in strada, morti ammazzati a 15 anni, come Emanuele Tufano. E ogni nuovo dettaglio sull’omicidio fa sprofondare in un cupo pessimismo, nella scena immortalata dalle telecamere spuntano anche bambini. Ma Emanuele non è l’ultimo. Pochi giorni fa in provincia, a San Sebastiano al Vesuvio, è stato ucciso un diciannovenne, Santo Romano. Il suo assassino era appena uscito dal carcere minorile. Il motivo? Una scarpa sporcata.
di Daniele Novara
Avvenire, 5 novembre 2024
Qualche giorno fa, a Piacenza, una ragazza di 13 anni è morta a causa della caduta dal balcone di casa, probabilmente spinta dal suo fidanzato - o pseudo tale - di 15 anni. Continua ad aumentare così il tragico catalogo delle morti violente per omicidi o suicido con protagonisti ragazze e ragazzi minorenni. Esiste una traccia comune tra tutte le vicende? Io penso di sì e si tratta del baratro educativo in cui è caduta una generazione. Non tanto sul piano dei bisogni materiali, quanto su quello dei bisogni educativi fondamentali, quelli che sostengono la crescita e che sembrano non interessare più a nessuno. In questa assenza si riconosce un tratto comune, che crea le condizioni favorevoli per atti impensabili, agiti come se ci si trovasse dentro un videogioco. “Non so perché l’ho fatto” dichiara uno di questi ragazzi, rendendo chiarissimo come il confine fra realtà e fantasia sembra non essere stato acquisito a livello di comportamenti e di mentalizzazione. Sembra mancare un substrato di apprendimento, quello che da sempre si definisce “imparare a stare al mondo” e che rappresenta il collante necessario nel passaggio da una generazione all’altra. Oggi questo appare un optional moralistico, inutile, consegnato a puri e semplici spiegoni che non vengono raccolti dai ragazzi in fuga dal nido familiare.
di Bruno Montesano
Il Manifesto, 5 novembre 2024
Quanta sicurezza personale, incolumità fisica si può reclamare quando la povertà dilaga, il razzismo istituzionale e sociale si impone, quando il disagio psichico si diffonde? Chi vive nel quartiere Esquilino di Roma è costretto a chiederselo. Giuseppe Sarcina, sul Corriere della Sera di qualche settimana fa diceva che la sicurezza debba tornare ad essere un tema di sinistra, seguendo gli esempi di Kamala Harris, Olaf Scholze e Keir Starmer. Trascurava, o fingeva di non sapere, che la discussione sul rapporto tra sinistra e sicurezza abbia molti anni, come ricostruito recentemente da Tamar Pitch. La versione semplice di questa storia è che la sicurezza repressivo-poliziesca e proprietaria abbia sopravanzato quella sociale ed economica - e sulla ricostruzione di questo passaggio “L’insicurezza sociale” (Einaudi) di Robert Castel è insuperata.
di Franz Baraggino
Il Fatto Quotidiano, 5 novembre 2024
“Non c’è necessità di rivolgersi alla Corte di Giustizia Ue”. Nemmeno il tempo di rimettere in mare la nave Libra della Marina militare, che oggi a Sud di Lampedusa ha effettuato un primo, nuovo trasbordo per selezionare gli “eleggibili” per i centri in Albania, che i Tribunali mettono in discussione il nuovo decreto del governo sui Paesi sicuri. “Sono fiducioso che il decreto approvato nei giorni scorsi possa superare la mancata convalida dei trattenimenti da parte dell’autorità giudiziaria: se non lo fossi stato non le avremmo fatto”, ha dichiarato oggi il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi (video). Che parla come se il Tribunale di Roma non avesse appena deciso di rinviare il provvedimento alla Corte di Giustizia dell’Unione europea (Cgue), come già quello di Bologna nei giorni scorsi. Peggio, come se il Tribunale di Catania non l’avesse bocciato del tutto. Il Presidente della sezione immigrazione, Massimo Escher, ha infatti disapplicato il decreto e invalidato il trattenimento nel centro siciliano di Pozzallo di un egiziano sottoposto all’esame accelerato della domanda d’asilo in quanto proveniente da Paese “sicuro”. Insomma, il conflitto con la normativa europea evidenziato dalla nota sentenza della Cgue del 4 ottobre, poi applicata dai giudici di Roma nel caso dei 12 richiedenti trattenuti in Albania, non è affatto risolto. Nemmeno aver inserito la nuova lista dei Paesi sicuri in una norma primaria, il decreto legge del 23 ottobre scorso, basta a evitare che un giudice ne valuti la legittimità in base alla prevalente normativa Ue e per questo decida di disapplicarlo.
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