di Roberta Barbi
vaticannews.va, 29 ottobre 2024
Si chiama “Ulivo della Madonna” per le sue olive chiare, la specie secolare ritrovata due anni fa in Calabria dall’Archeoclub di Vibo Valentia e salvata dall’estinzione attraverso la piantumazione nelle parrocchie e ora anche nelle carceri del territorio. Don Michele Fortino: così si getta ponte tra dentro e fuori. L’ulivo, si sa, è simbolo di pace che si fa speranza, ma se si parla dell’”Ulivo della Madonna”, la specie in via d’estinzione ritrovata due anni fa in Calabria dal personale dell’Archeoclub di Vibo Valentia, la simbologia si arricchisce notevolmente. “Questa specie viene riferita alla Vergine perché le sue olive sono bianche e simboleggiano la purezza e il legame con il cielo - spiega ai media vaticani don Michele Fortino, vicario generale dell’arcidiocesi di Cosenza-Bisignano - poi c’è che è una pianta secolare, la cui vita supera quella dell’uomo, perciò è anche un simbolo di saggezza”.
di Salvatore Cernuzio
vaticannews.va, 29 ottobre 2024
Francesco stesso aveva annunciato il gesto nella Bolla di indizione “Spes non confundit”. L’arcivescovo Fisichella ha confermato data e luogo oggi, durante la conferenza stampa sugli appuntamenti giubilari, riferendo di un accordo con il ministro di Giustizia italiano Nordio per rendere effettive, durante l’Anno Santo, forme di reinserimento per diversi detenuti attraverso attività sociali. Sarà la quindicesima sua visita in un carcere, questa volta per uno dei momenti più significativi dell’intero pontificato e della storia stessa dei Giubilei: il 26 dicembre, festa di Santo Stefano, Papa Francesco aprirà la Porta Santa nel penitenziario romano di Rebibbia. In quel luogo, già visitato nove anni fa per un Giovedì Santo, il Papa vuole recarsi come “pellegrino di speranza” e porsi idealmente accanto ai detenuti di tutte le carceri sparse per il mondo.
di Antonella Barone
gnewsonline.it, 29 ottobre 2024
Dopo “Icaro”, rappresentato al Tindari Festival e a Siracusa come evento speciale di G7 Italia - Expo 24 | Divinazione, la “Libera Compagnia del Teatro per Sognare” del carcere di Messina, sceglie di cimentarsi nella comicità della grande tradizione italiana. Alla guida di due laboratori di recitazione - uno interno all’Istituto l’altro esterno, destinato ai semiliberi - Eugenio Mastrandrea, oggi popolare Capitano Martini nella 14a stagione della fortunata fiction Don Matteo, ma alle spalle tanta prosa, cinema e tv dopo una rigorosa formazione accademica alla Silvio D’Amico. Tra le materie di studio del laboratorio testi celebri di grandi interpreti - da Totò a Luigi Proietti a Enrico Montesano - entrati a far parte dei classici della scuola comica italiana.
di Giuliana Covella
Il Mattino, 29 ottobre 2024
La squadra dall’istituto di Secondigliano per la sfida con il “Team Pino N7 Style”. Dal terreno di gioco di Acerra alle sale di uno dei luoghi più suggestivi del centro storico di Napoli. Quella di sabato scorso è stata una giornata che difficilmente dimenticherà un gruppo di detenuti della casa circondariale “Pasquale Mandato” di Secondigliano. Una giornata vissuta all’insegna dell’inclusione sociale, dello sport e della cultura per alcuni reclusi del reparto Mediterraneo, che in mattinata si sono recati ad Acerra per partecipare a una partita di calcio con il Team Pino N 7 Style e, successivamente, in visita al Museo Donnaregina della diocesi partenopea. Ad accompagnarli il garante campano dei detenuti Samuele Ciambriello e la consigliera regionale Vittoria Lettieri.
di Lorenzo Crespi
Il Giorno, 29 ottobre 2024
Lo street artist decorerà la sala colloqui della Casa circondariale di Varese. La direttrice Santandrea: “È di straordinaria bravura e incredibile sensibilità”. Scuole, spazi pubblici e istituzioni: le opere di Andrea Ravo Mattoni, street artist varesino di fama internazionale, sono numerose tra capoluogo e dintorni. Presto se ne aggiungerà un’altra: “L’Allegoria della Libertà” decorerà la sala colloqui del carcere Miogni. L’artista sarà al lavoro il 3 e 4 novembre, l’inaugurazione è martedì 5. Divenuto celebre nel 2016 con la realizzazione a spray delle prime copie di dipinti classici su grandi pareti, Ravo nel 2021 ha scoperto l’intelligenza artificiale generativa, che ha aperto una nuova via nel suo percorso. Una tecnologia che gli permette di trasformare un’immagine esistente, descrivendo ciò che si vorrebbe modificare e cosa si vorrebbe ottenere in un prompt, un breve testo.
Dietro le sbarre ma sotto i riflettori, a Glocal di Varese documentari e panel sul mondo del carcere
malpensanews.it, 29 ottobre 2024
A Glocal 2024 due documentari: il 4 novembre “Credo ancora nelle favole” e il 5 novembre “Io spero Paradiso”. Sabato 9 novembre il Panel “Fuori e dentro le sbarre, la narrazione del carcere” con don David Maria Riboldi, cappellano del carcere di Busto Arsizio e fondatore della onlus “La Valle di Ezechiele” e Susanna Ripamonti, direttrice di “Carte Bollate”. La società se ne interessa solo quando accade qualcosa di “eclatante”: evasioni, disordini, tragici suicidi di detenuti. Episodi di cronaca che occupano le homepage e le prime pagine dei giornali per qualche giorno, per poi sfumare dall’occhio dei cronisti. Il mondo del carcere ha però bisogno di uno sguardo attento e consapevole, che sappia tentare di analizzare una realtà variegata e difficile, affogata di luoghi comuni e ricette facili del cittadino comune, ma spesso capace di portare avanti storie di riscatto e lavoro, meritevoli di essere conosciute.
Dietro le sbarre ma sotto i riflettori, a Glocal di Varese documentari e panel sul mondo del carcere
malpensanews.it, 29 ottobre 2024
A Glocal 2024 due documentari: il 4 novembre “Credo ancora nelle favole” e il 5 novembre “Io spero Paradiso”. Sabato 9 novembre il Panel “Fuori e dentro le sbarre, la narrazione del carcere” con don David Maria Riboldi, cappellano del carcere di Busto Arsizio e fondatore della onlus “La Valle di Ezechiele” e Susanna Ripamonti, direttrice di “Carte Bollate”. La società se ne interessa solo quando accade qualcosa di “eclatante”: evasioni, disordini, tragici suicidi di detenuti. Episodi di cronaca che occupano le homepage e le prime pagine dei giornali per qualche giorno, per poi sfumare dall’occhio dei cronisti. Il mondo del carcere ha però bisogno di uno sguardo attento e consapevole, che sappia tentare di analizzare una realtà variegata e difficile, affogata di luoghi comuni e ricette facili del cittadino comune, ma spesso capace di portare avanti storie di riscatto e lavoro, meritevoli di essere conosciute.
di Francesca Brunati
ansa.it, 29 ottobre 2024
Un film su una storia vera, dal carcere di Opera al Vaticano. Ciro, Giuseppe e Cristian sono in cella nel carcere di massima sicurezza di Opera, in provincia di Milano, con l’accusa di omicidio e una condanna che, per i primi due è ergastolo e per il terzo un fine pena nel 2031. I tre sono stati scelti fra 1300 detenuti per produrre artigianalmente, con le loro mani che si sono macchiate di sangue, ostie poi consacrate nelle chiese di tutto il mondo, divenendo così il corpo di Cristo.
dire.it, 29 ottobre 2024
Ripercorre la storia dell’Associazione che da 35 anni è impegnata nel reinserimento degli ex detenuti, grazie a corsi di serigrafia in carcere. Si è svolto a Roma, nel parco Virgiliano, un incontro per presentare il film “Made in Jail, indossa la libertà”, che ripercorre la storia dell’Associazione “Made in Jail”, da 35 anni impegnata nel reinserimento degli ex detenuti, grazie a corsi di serigrafia in carcere. Presenti all’evento il regista Matteo Morittu, il fondatore dell’associazione, Silvio Palermo, e Arianna Camellini, consigliera del Municipio II. Il film fa parte di una campagna di comunicazione, ideata dalla società Numidio, per sensibilizzare il pubblico, soprattutto i più giovani, sul tema del carcere, del recupero sociale delle persone detenute e delle possibili alternative al carcere. Il film documentario racconta la storia di Made in Jail e di Silvio Palermo, che nei primi anni Ottanta, detenuto per lotta armata nel carcere di Rebibbia a Roma, crea l’Associazione.
di Andrea Conti
Il Fatto Quotidiano, 29 ottobre 2024
Da un’idea dei tre figli Camilla, Saverio e Gabriele, la volontà di mantenere in vita la carriera del grande giornalista e conduttore, con un’attenzione ai temi del sociale e dei diritti civili. Maurizio Costanzo rivive attraverso le sue battaglie civili e la sua attenzione ai diritti. Nasce così l’Associazione Maurizio Costanzo. Voluto fortemente dai tre figli Camilla, Saverio e Gabriele, insieme ad alcuni degli amici e collaboratori più stretti del celebre giornalista. Sede dell’Associazione il Teatro Parioli Costanzo, dove è stato fedelmente ricostruito lo studio di Costanzo. Le principali attività dell’Associazione includono l’organizzazione e promozione di iniziative sociali con progetti che favoriscono l’inclusione, il rispetto dei diritti umani e la solidarietà.
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