di Alessandra Sessa
Corriere della Sera, 26 giugno 2026
Il progetto di lavoro e dignità lanciato nel 2016 dalla Casa dello Spirito e delle Arti di Arnoldo Mosca Mondadori con la benedizione di Papa Francesco: partito dall’istituto milanese, oggi conta 33 laboratori a cui se ne aggiungeranno presto otto in Brasile e altri due in Italia. Acqua, farina e dignità. Nelle ostie preparate dai detenuti c’è un ingrediente che porta sull’altare un sapore di speranza. Sono le particole prodotte dai laboratori eucaristici de “Il senso del Pane”, un progetto ideato da Fondazione Casa dello spirito e delle arti e dal suo presidente Arnoldo Mosca Mondadori. Era il 2016 quando venne aperto il primo nel carcere milanese di Opera “con persone detenute, ma che si erano rese conto del loro reato. Sono state retribuite per il loro impiego - sottolinea Mosca Mondadori - e proprio la dignità del lavoro è cruciale in questo progetto”.
collettiva.it, 26 giugno 2026
Il corso di formazione organizzato da Collettiva e Cgil rivolto ai giornalisti. Come raccontare il carcere senza stereotipi, garantendo il diritto all’informazione e il rispetto della dignità delle persone detenute? Quale ruolo può svolgere il giornalismo nel favorire una conoscenza più approfondita della realtà penitenziaria e delle sue criticità? A questi interrogativi proverà a rispondere il corso di formazione “Comunicare il carcere e dal carcere. Informazione, diritti e responsabilità del giornalismo” organizzato da Collettiva e Cgil Nazionale con il riconoscimento dell’ordine dei giornalisti del Lazio, in programma il 26 giugno 2026, dalle ore 10 alle 14, presso la sede nazionale della Cgil a Roma.
societadellaragione.it, 26 giugno 2026
Giovedì 2 luglio, dalle ore 10 alle 13, la Società della Ragione ospita a Firenze un seminario di discussione a partire dallo studio di Corrado Marcetti dedicato alla storia del carcere di Sollicciano. Un’occasione per conoscere le origini e le trasformazioni dell’istituto, comprendere le ragioni del suo degrado e costruire proposte capaci di restituire dignità alla vita delle persone detenute. Sollicciano non è soltanto il nome di un carcere segnato da condizioni materiali ormai intollerabili. È anche la storia di un progetto nato negli anni della riforma penitenziaria, attraversato dalle aspirazioni di cambiamento di quella stagione e progressivamente svuotato dei suoi elementi più innovativi.
di Gerardo Pastore, Erica De Vita e Lara Tavoschi
unipi.it, 26 giugno 2026
Alla Casa Circondariale Don Bosco di Pisa presentati gli esiti della co-creazione del progetto europeo Partner. Il 22 giugno 2026 il team dell’Università di Pisa impegnato nel progetto europeo Partner ha incontrato le persone detenute della Casa Circondariale Don Bosco di Pisa per restituire i risultati delle attività di co-creazione realizzate nell’ambito del progetto. All’incontro hanno preso parte Gerardo Pastore, Erica De Vita e Lara Tavoschi, componenti del gruppo di lavoro pisano.
Ristretti Orizzonti, 26 giugno 2026
Anche quest’anno, in occasione della 32ª edizione della Festa della Musica - l’evento musicale che si tiene ogni anno il 21 giugno per celebrare il solstizio d’estate in più di 120 nazioni in tutto il mondo - l’Amministrazione Penitenziaria con la Direzione della Casa circondariale Maschile di Roma Rebibbia, guidata dalla Dott.ssa Teresa Mascolo, l’organizzazione dell’Area trattamentale dell’Istituto, in collaborazione con il personale di Polizia Penitenziaria hanno realizzato, per domani venerdì 26 giugno, dalle 17.00 alle 21.00, una giornata di musica e spettacolo per i detenuti dell’Istituto di pena.
di Marella Santangelo*
casadellacultura.it, 26 giugno 2026
Nel confronto con una letteratura che sempre più spesso assume il progetto architettonico come pratica di conoscenza, ciò che emerge con maggiore forza nel libro di Andrea Di Franco, Marianna Frangipane e Gianfranco Orsenigo - “Progettare in carcere. Gli spazi di relazione nella città reclusa” (Lettera Ventidue, 2025) - è la scelta di non assumere il carcere come oggetto teorico astratto, ma come luogo attraversato, abitato e praticato nel tempo. Il volume nasce da un’esperienza lunga e continuativa di ricerca-azione, sviluppata nell’arco di circa un decennio, in cui il progetto viene messo alla prova all’interno delle condizioni materiali, istituzionali e relazionali della detenzione. È a partire da questa posizione situata che il libro costruisce la propria riflessione, intrecciando sperimentazione progettuale, presenza e analisi critica.
di Giorgio Paolucci
Avvenire, 26 giugno 2026
In un libro di Giorgi Pieri viene raccontato il modello di un percorso che scommette sulle persone e sulla forza rigeneratrice delle relazioni. Nelle Comunità educanti con i carcerati, i condannati per reati gravi riscoprono il valore della relazione. Vite pericolanti, esistenze ferite in cerca di guarigione. E incontri che aiutano a cambiare direzione, grazie a una medicina potente che si chiama comunità, dove detenuti, disabili, operatori e volontari costruiscono insieme pezzi di umanità nuova. Sono gli ingredienti delle Cec (Comunità educante con i carcerati), residenze che ospitano persone condannate per omicidi, rapine, furti, reati sessuali che, con l’approvazione del magistrato di sorveglianza, intraprendono un percorso di rigenerazione materiale e spirituale.
di Luigi Testa*
Il Fatto Quotidiano, 26 giugno 2026
Il 25 giugno 1946 iniziò i lavori l’Assemblea che scrisse la nostra Carta fondamentale. La sensazione di distanza è siderale: oggi il 30% degli italiani preferisce i regimi autocratici. Le celebrazioni per gli 80 anni della Repubblica sono passate davvero sottotono. E, naturalmente, ancor più sottotono è passato l’anniversario della contestuale elezione dell’Assemblea costituente, che iniziò i suoi lavori il 25 giugno 1946. Per gli ultimi romantici, forse un peccato; ma, in fondo, è normale che sia così. Al di là di ogni retorica, è nella natura delle cose che l’esperienza della fase costituente abbia in qualche modo esaurito la propria forza di integrazione simbolica.
di Franco Corleone
L’Espresso, 26 giugno 2026
Nei giorni scorsi è stato presentato il Libro Bianco sulle droghe, giunto alla diciassettesima edizione, curato dalla Società della Ragione con il sostegno della rete di associazioni impegnata nella denuncia degli effetti del proibizionismo sul carcere e sulla giustizia. Si confermano i dati presenti da molti anni, aggravati, sul peso imponente dei detenuti accusati di detenzione e piccolo spaccio di sostanze stupefacenti vietate e dei prigionieri definiti come “tossicodipendenti”. Gli ingressi per violazione dell’art. 73 del Dpr 309/90, nota come Iervolino-Vassalli, si attestano nel 2025 al 28,3% mentre gli ingressi di persone definite tossicodipendenti superano il 41%.
di Leonardo Fiorentini
L’Unità, 26 giugno 2026
I dati della Relazione governativa e del nostro Libro Bianco sono sostanzialmente gli stessi, e si ripetono uguali da anni. Se si leggessero senza dogmatismi sarebbe evidente la necessità di una riforma. “Il lavoro non è finito” ha dichiarato ieri la Presidente del Consiglio Meloni riferendosi all’impegno per “costruire una società libera dalle droghe e da ogni dipendenza”. Lo ha fatto a margine della presentazione della Relazione sulle dipendenze del Governo, nella quale il sottosegretario Mantovano ha pur rivendicato oltre 20 mila operazioni antidroga, 55 tonnellate di sostanze sequestrate e più di 26 mila denunce nel corso del 2025. Eppure la cocaina è sempre più disponibile, la sua purezza raggiunge il 73-75%, quella del crack supera l’80% e il Sistema nazionale di allerta ha individuato 92 nuove sostanze psicoattive. Come abbiamo già scritto su queste pagine i mercati illegali dimostrano ogni giorno di sapersi adattare facilmente alle politiche proibizioniste, che si dimostrano sempre più inefficaci. Ogni nuova stretta sposta le rotte, concentra i principi attivi e rende le sostanze più difficili da conoscere e controllare.
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