di Enrico Franceschini
La Repubblica, 7 settembre 2024
La decisione riguarderà chi ha già scontato almeno il 40% della pena ed è stato incriminato per reati meno gravi. Al momento, negli istituti penitenziari di tutto il Paese, ci sono meno di cento posti liberi. Nel Regno Unito non c’è più posto in prigione. Per questo, con una decisione che sembra surreale ma è necessaria, il governo britannico ha deciso di rilasciare alcune migliaia di detenuti rinchiusi per reati meno gravi e che abbiano scontato il 40 per cento della pena.
di Valter Vecellio*
Il Dubbio, 6 settembre 2024
I detenuti fanno notizia solo se sono violenti contro se stessi o gli altri, non per le proteste non violente. Carceri come bombe ad orologeria: basta un “nulla” ed ecco che esplodono. Così le cronache riferiscono di risse tra detenuti e disordini nel carcere minorile di Bari (esagerato chiamarla rivolta). Ultimo di una serie di episodi che si sono verificati a Roma, Torino, Milano. Quanto basta perché Federico Pilagatti, segretario di un sindacato della polizia penitenziaria, il Sappe, inviti a riflettere sulla “tempistica”; Pilagatti non esclude “l’esistenza di una regia occulta dietro quanto sta accadendo. Una regia che tende a voler destabilizzare la situazione nelle carceri, comprese quelle per minori”.
di Marina Lomunno
vocetempo.it, 6 settembre 2024
Ancora suicidi fra i detenuti, ancora tentativi di rivolta. Secondo l’ex magistrato Tomaselli la Riforma Nordio continua ad ignorare il drammatico problema del sovraffollamento. “Bisogna starci dentro nelle carceri, bisogna aver visto”. Così il giurista Piero Calamandrei, padre costituente e parlamentare della Repubblica, interveniva nel 1948 sulla previsione di spesa del Ministero di Grazia e Giustizia dopo aver visitato le patrie galere denunciandone già allora la situazione drammatica, non molto lontana da quella attuale. Anche quella di quest’anno è stata un’estate calda nelle carceri italiane, che appaiono sempre più una polveriera: l’ultimo suicidio nel carcere di Reggio Emilia a fine agosto ha portato a 67 il numero dei reclusi che si sono tolti la vita nel 2024 dietro le sbarre, ad essi si devono aggiungere 7 agenti penitenziari.
di Lorenzo Nicolao
Corriere della Sera, 6 settembre 2024
Il Consiglio dei ministri ha dato ieri il via libera al decreto legislativo che cambia l’articolo 114 del codice di procedura penale. Sarà possibile pubblicare solo il capo di imputazione. Vietato pubblicare il testo dell’ordinanza di custodia cautelare finché non siano concluse le indagini preliminari o fino al termine dell’udienza preliminare. Il Consiglio dei ministri ha approvato ieri il testo del decreto legislativo sulla modifica dell’articolo 114 del codice di procedura penale. Viene così dato il via libera alla norma Costa (dal deputato di Azione Enrico Costa e ribattezzata dalle opposizioni “norma bavaglio”), il decreto legislativo che toglie ai mezzi di informazione la possibilità di pubblicare parti delle intercettazioni, come consentito nel 2017 con la legge sulle intercettazioni dell’allora Guardasigilli Andrea Orlando.
di Virginia Piccolillo
Corriere della Sera, 6 settembre 2024
Primo sì del governo. Il testo delle ordinanze di custodia cautelare sarà segreto fino alla conclusione delle indagini preliminari. Il Consiglio dei ministri di mercoledì ha dato il via libera anche al decreto legislativo di modifica dell’articolo 114 del codice di procedura penale che porterà al divieto di pubblicazione fino al termine delle indagini o dell’udienza preliminare. Si conclude così l’iter della contestata “legge bavaglio”. Iniziato con un emendamento del deputato di Azione Enrico Costa all’articolo 4 della legge di adeguamento della normativa nazionale alle disposizioni della direttiva europea. Cancellata la riforma del 2017 dell’allora ministro della giustizia, Andrea Orlando, che rendeva le ordinanze pubblicabili senza limiti. Ora si potranno citare solo i contenuti dell’atto senza i virgolettati. E si potrà riportare fedelmente solo il capo di imputazione. Ora il testo sarà sottoposto alla lettura delle due commissioni Giustizia di Camera e Senato per eventuali suggerimenti non vincolanti. La Federazione nazionale della stampa (Fnsi), con la segretaria generale Alessandra Costante, parla di “Paese sempre meno libero”.
di Gian Carlo Caselli
La Stampa, 6 settembre 2024
Il problema dei problemi del nostro ordinamento giudiziario è la durata interminabile dei processi, una vergogna che trasforma in denegata giustizia il diritto dei cittadini - tutti - ad una giustizia giusta. In un Paese preoccupato della qualità della sua democrazia il governo si impegnerebbe al massimo per avviare a soluzione questo problema di civiltà, dedicandovi tutto il tempo e l’impegno necessari. Invece nulla di tutto questo, mentre basterebbe una frazione millesimale della determinazione (ossessione) riservata a perseguire l’obiettivo che sembra stare più a cuore dell’attuale maggioranza: vietare la pubblicazione integrale o per estratto del testo del provvedimento con cui si dispone la custodia cautelare finché non siano concluse le indagini preliminari ovvero fino al termine dell’udienza preliminare.
di Errico Novi
Il Dubbio, 6 settembre 2024
Nel Consiglio dei ministri via libera anche al decreto legislativo che attua la “legge Costa” e che consente di riportare testualmente, degli atti di un gip, solo il capo d’imputazione. Il resto dovrà essere riassunto dal cronista. Tra le misure varate ieri dal governo c’è anche un decreto legislativo. E l’oggetto del provvedimento non è banale: dà compiuta attuazione alla norma, approvata in via definitiva dal Senato lo scorso 14 febbraio, che vieta la riproduzione letterale delle ordinanze cautelari. Tecnicamente, scompare il passaggio che, all’articolo 114 del codice di rito, deroga - per le sole ordinanze che dispongono misure cautelari, appunto - al divieto di pubblicazione degli atti d’indagine. Nei fatti, la norma attuativa appena varata dal Consiglio dei ministri - ora sottoposta al parere non vincolante di Camera e Senato - precisa che gli atti con cui il gip infligge (anche) le “manette” non possono essere citati dal giornalista in modo letterale, eccezion fatta per il capo d’imputazione. Resta pacifico che, di quell’atto, si potrà continuare a dar conto per riassunto. Come anticipato da Repubblica, è stato il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro, di Fratelli d’Italia, a proporre che si potesse continuare a riportare il capo d’imputazione parola per parola.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 6 settembre 2024
Lettera aperta ai docenti universitari contro il manuale di diritto privato finito al centro delle polemiche per le frasi sulle “giudici instabili”. Oltre trecento magistrati hanno inviato una lettera aperta a tutti i docenti universitari in merito alle frasi che compaiono nel Manuale di diritto privato di Francesco Gazzoni, dove le magistrate italiane sono dipinte quali persone “in equilibrio molto instabile nei giudizi di merito in materia di diritto di famiglia”. Come ci spiega uno dei promotori dell’iniziativa, Simone Spina del Tribunale di Siena, “il nostro obiettivo non è il boicottaggio del libro ma sollecitare l’Accademia sul proprio ruolo di responsabilità e sensibilità con riguardo alla scelta dei testi da adottare nell’ambito dei corsi universitari, consapevoli che gli Atenei italiani continueranno in questa loro missione, cruciale per lo sviluppo democratico del nostro Paese, di educazione alla cultura dell’eguaglianza e di rifiuto di ogni forma di linguaggio gratuitamente offensivo e discriminatorio”.
di Michele Vaira*
Il Domani, 6 settembre 2024
Prima dell’avvento del digitale, la moltiplicazione di versamenti poteva essere giustificata dal fatto che materialmente le copie venivano eseguite diverse volte. Oggi non accade più, con il rilascio su supporto digitale. Ed ecco che si passa dal pagamento di “diritti di cancelleria” a un vero e proprio guadagno da parte dello Stato, una sorta di “tassa sulla difesa”. La notizia dell’indagine della Procura di Treviso a carico di una decina di avvocati “rei” di aver fotografato alcuni atti di indagine per non pagare i valori bollati è l’ennesimo, gratuito, oltraggio alla dignità della classe forense. I commenti si sprecano: alcuni soloni blaterano di “gravissime condotte” dei malcapitati avvocati mentre i più benigni descrivono i colleghi quali poveri straccioni, disposti a tali espedienti per risparmiare poche decine di euro.
di Paola Rossi
Il Sole 24 Ore, 6 settembre 2024
La doppia prescrizione dell’allontanamento dal Comune e quella di “rimpatriare” nel luogo di residenza è requisito imprescindibile dell’ordine del questore anche in caso di cittadini italiani. La Cassazione annulla la decisione dei giudici di appello che avevano ritenuto legittimo il provvedimento del questore che stabiliva l’allontanamento dal Comune senza ordinare il rientro in quello di residenza ritenendo così consumato il reato previsto dal comma 3 dell’articolo 76 del Dlgs 159/2011. La doppia prescrizione è invece rispondente al modello legale della misura di prevenzione decisa dal questore a fronte della pericolosità del soggetto a cui si rivolge. Precisa, infatti, la Cassazione penale che il fine di contenere il rischio insito nella pericolosità sociale del soggetto colpito dall’ordine del questore non è precipuamente quello di allontanarlo dal Comune in cui non può far reingresso.
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