di Antonio Fraschilla e Liana Milella
La Repubblica, 17 agosto 2024
Dopo l’incontro col Garante dei detenuti spunta l’idea di domiciliari per chi ha un anno da scontare. L’alt di FdI e Lega: “No a colpi di spugna”. E il ministro frena. Ma FI: “È un dramma, bisogna agire”. Sulla testa del Guardasigilli Carlo Nordio incombe il suicidio numero 66. Le carceri sono una pentola a pressione pronta a esplodere e la maggioranza rischia di spaccarsi su questo tema molto delicato: con il ministro e Forza Italia che aprono a soluzioni che non piacciono però a Fratelli d’Italia. Le evidenze delle tensioni nel centrodestra ci sono tutte, come è altrettanto chiaro che il decreto sulle carceri, approvato appena una settimana fa, non porta alcun beneficio. Tant’è che lo stesso Nordio è alla disperata ricerca di altre soluzioni. Perché, come ribadito anche ieri dal forzista Pietro Pittalis, vicepresidente della commissione Giustizia a Montecitorio: “Che il problema delle carceri sia drammatico non è una novità per noi di Forza Italia ed è la ragione per la quale abbiamo lanciato in queste settimane l’iniziativa “Estate in carcere”. L’obiettivo è proporre le soluzioni migliori per alleviare il problema del sovraffollamento e dei suicidi”.
di Grazia Longo
La Stampa, 17 agosto 2024
Forza Italia spinge per le misure alternative, mentre Fratelli d’Italia frena. L’ipotesi: l’ultimo anno ai domiciliari. Il disegno legge sicurezza continua ad inasprire i rapporti dentro la maggioranza. Se Forza Italia spinge per le misure alternative al carcere, Fratelli d’Italia frena. Il provvedimento, dopo il passaggio in commissione, da settembre arriverà in Aula alla Camera. Ma la battaglia è già in atto e mentre gli azzurri, insieme al Partito Radicale, proseguono con la campagna estiva per visitare gli istituti penitenziari, sul caso interviene direttamente il ministro della Giustizia Carlo Nordio.
di Francesco Malfetano
Il Mattino, 17 agosto 2024
Sul tavolo del ministero il piano per semplificare il ricorso alle misure alternative. Frenata di Delmastro: “Il tana libera tutti non rieduca e non garantisce sicurezza”. È un’estate caldissima quella delle carceri italiane. Mentre a Torino la situazione tornava lentamente alla normalità dopo che nella notte tra giovedì e venerdì una rivolta ha ferito sei agenti della polizia penitenziaria, un’indiscrezione ha riacceso le contrapposizioni all’interno della maggioranza. Tra le ipotesi su cui starebbe lavorando il ministero della Giustizia per arginare il drammatico sovraffollamento degli istituti penitenziari spunta infatti anche l’idea di facilitare il ricorso a misure alternative al carcere per quei detenuti che devono scontare pene residue entro un anno. Tradotto: potrebbero ricorrere ai domiciliari o all’affidamento in prova, coloro che sono all’ultimo miglio prima dell’uscita (segmento in cui, peraltro, è significativo l’impatto dei suicidi secondo i dati di Associazione Antigone) a patto che non si tratti di condannati per reati ostativi. A differenza di oggi cioè, sarebbe possibile avvalersi della misura senza ricorrere al tribunale di sorveglianza.
di Eleonora Martini
Il Manifesto, 17 agosto 2024
Il sottosegretario di Fd’I smentisce anche che il ministero sia a lavoro contro l’emergenza suicidi. Un altro suicidio (un 36enne tunisino morto in cella di isolamento a Parma, il 66esimo dall’inizio dell’anno), proteste e disordini in Piemonte, agenti feriti a Torino e Ivrea, visite di politici con foto opportunity annessa. È passato così il Ferragosto nelle carceri italiane la cui onda lunga si è concretizzata ieri in un nuovo confronto muscolare a distanza tra Forza Italia e Fratelli d’Italia. O meglio: tra quel che resta del garantismo di Carlo Nordio e l’ala forcaiola del governo Meloni.
di Chiara Spagnolo
La Repubblica, 17 agosto 2024
Il dirigente meloniano: “Gli svuota-carceri in passato sono stati fallimentari. Trattare i detenuti non significa liberarli”. Va a visitare le carceri, ma senza incontrare i detenuti, Andrea Delmastro. E lo rivendica. Lo ha fatto il 14 agosto a Taranto e Brindisi, dove ha spiegato: “Non mi inchino alla Mecca dei detenuti”. È un altro segnale della frattura tra Fratelli d’Italia e Forza Italia, che invece gira le carceri in tandem con i Radicali e chiede di trovare soluzioni per il sovraffollamento nelle celle. Il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro Delle Vedove afferma: “Nella mia delega non c’è il detenuto, ma la polizia penitenziaria”. Dall’altro fronte della maggioranza il capogruppo di FI in commissione Giustizia della Camera, Tommaso Calderone, prospetta invece la necessità di occuparsi dei problemi dei detenuti “compreso quello delle cure sanitarie”. Prospettive inconciliabili, evidentemente.
di Francesco Petrelli*
Il Foglio, 17 agosto 2024
Con le sue dichiarazioni, il Sottosegretario alla Giustizia ha immesso nell’azione del governo una visione di programmatica ostilità nei confronti dei detenuti, contraria e incompatibile con ogni ipotizzata “umanizzazione”. Ma Delmastro esercita una delega conferita dal ministro, l’unico a cui spetta decidere l’indirizzo politico-amministrativo. Nello stesso giorno di Ferragosto, nel quale si sarebbe consumato nel carcere di Parma l’ennesimo suicidio (il terzo in quell’istituto ed il 67esimo nel Paese), il Sottosegretario alla Giustizia Delmastro, in visita alle carceri pugliesi spiegava in maniera piuttosto chiara quale fosse il suo rapporto ideologico con l’istituzione carceraria. Pensando di provocare con parole sprezzanti coloro che nel Paese hanno cura delle condizioni del popolo dei carcerati, non si rendeva conto del fatto, altrettanto grave, che con le sue affermazioni offendeva innanzitutto quello stesso personale di Polizia penitenziaria, il cui ruolo e la cui funzione avrebbe dovuto istituzionalmente salvaguardare.
di Claudio Cerasa
Il Foglio, 17 agosto 2024
Dopo le frasi becere del sottosegretario, per Meloni forse è ora di rimediare. Nella scorsa legislatura Andrea Delmastro Delle Vedove era un deputato di Fratelli d’Italia che il cognome riuscì a non far passare inosservato ai cronisti, e per il resto riuscì a distinguersi soltanto per qualche rissa verbale da avvocatuccio di provincia sui temi della giustizia, a lui non particolarmente chiari, tanto da far risaltare persino l’ex Guardasigilli Alfonso Bonafede come un luminare e un garantista. Uno degli errori ingiustificabili di Giorgia Meloni, che purtroppo resteranno agli atti di questo governo (assieme in verità ad altre nomine risultate non all’altezza) è quello di avere trasformato Delmastro Delle Vedove in un sottosegretario, e ancora peggio al ministero della Giustizia. Luogo che gli è concettualmente estraneo. Lo scorso anno già era incappato in un pasticcio istituzionale che aveva rivelato - per chi avesse dubbi - la sua incompetenza, la rivelazione di segreto d’ufficio sul caso Cospito.
di Carmelo Palma
linkiesta.it, 17 agosto 2024
Non è poi così strano che uno come il sottosegretario di Fratelli d’Italia, che ha un’idea pre-costituzionale della pena, sia arrivato a Via Arenula con questo governo. Che idea delittuosa della pena avesse Andrea Delmastro Delle Vedove era chiaro da tempo, da quando almeno, nel giugno 2020, poche settimane dopo il pestaggio di massa dei detenuti nel carcere di Santa Maria Capua Vetere e l’avvio delle indagini da parte dell’autorità giudiziaria, aveva presentato un’interpellanza urgente per sollecitare il conferimento dell’encomio solenne all’intero corpo di polizia penitenziaria in servizio presso la casa circondariale campana “per spiccate qualità professionali e non comune determinazione operativa”.
di Ermes Antonucci
Il Foglio, 17 agosto 2024
Dopo il capo di gabinetto, Alberto Rizzo, e la direttrice dell’ispettorato, Maria Rosaria Covelli, lascia il ministero anche Raffaella Calandra, capo ufficio stampa del ministro. All’addio avrebbe contribuito l’ormai solito, costante attivismo di Giusi Bartolozzi, nuova capa di gabinetto. Dietro la confusione del Guardasigilli Nordio sulle carceri, palesatasi con il suo auspicio di incontrare il presidente Mattarella per parlare di soluzioni al sovraffollamento, proprio mentre in Parlamento si votava il suo decreto carceri, si cela anche una fase di turbamento che sta interessando il ministero della Giustizia. La squadra ministeriale, infatti, continua a perdere pezzi. Dopo il capo di gabinetto, Alberto Rizzo, dimessosi a febbraio, e la direttrice dell’ispettorato, Maria Rosaria Covelli, andata via a maggio, stavolta è il turno di Raffaella Calandra, che ha deciso di lasciare il suo incarico di capo ufficio stampa del ministro, per tornare al Sole 24 Ore. Fonti di Via Arenula riferiscono che all’addio avrebbe contribuito l’ormai solito, costante attivismo di Giusi Bartolozzi, nuova capa di gabinetto.
di Federica Olivo
huffingtonpost.it, 17 agosto 2024
Le ultime circolari e la gestione del Gio affidate a Lina Di Domenico, vicina al sottosegretario alla Giustizia, mentre il numero uno del Dap, scelto dal ministro, resta low profile. In stand-by le norme per il nuovo 41 bis. Disordini a Torino, sovraffollamento, suicidi, timori per possibili rivolte, detenuti stretti nella morsa del caldo e agenti penitenziari costretti a straordinari ai limiti del disumano. In questa estate in cui (ancora una volta) si parla in termini emergenziali del carcere, in cui si confezionano decreti che - lo dicono gli esperti - risolveranno ben poco, si nota il profilo molto basso di chi le carceri dovrebbe gestirle. Il nome in questione è quello di Giovanni Russo, capo del Dap nominato dal ministro della Giustizia Carlo Nordio. Una figura in ombra la sua, che si contrappone a un profilo, che invece, emerge sempre di più, quello della vice capa del Dap, Lina Di Domenico. Magistrato anche lei come Russo, ha trascorso gli ultimi anni fuori ruolo, prima al Dap, con un’altra mansione, e poi alla commissione parlamentare antimafia.
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