redattoresociale.it, 24 luglio 2024
Manca il 16% delle unità di Polizia Penitenziaria previste in pianta organica. L’8,4% delle persone presenti presenta diagnosi psichiatriche gravi, mentre il 17,7% assume regolarmente stabilizzanti dell’umore, antipsicotici o antidepressivi. Le 15 richieste per un carcere “costituzionale”. In carcere manca tutto, dallo spazio alla libertà, dagli affetti all’aria. Mancano, però, anche personale e salute. Lo riferisce Antigone, nel denso Rapporto appena pubblicato. Iniziamo dal personale: secondo i dati riportati nelle schede trasparenza del Ministero aggiornate al 2024, manca il 16% delle unità di Polizia Penitenziaria previste in pianta organica. In totale il personale effettivamente presente è pari a 31.068. Il rapporto detenuti agente attuale è pari ad 1,96 detenuti per ogni agente, a fronte di una previsione di 1,5. Un dato non uniforme sul territorio, come nella Casa Circondariale di Pescara, dove il rapporto detenuti per agente è di 3,7 o come a Regina Coeli a Roma, dove il rapporto è di 3,5.
di Grazia Zuffa
Il Manifesto, 24 luglio 2024, 24 luglio 2024
“Costruire Relazioni Positive (CORPO”): è il progetto di formazione - ideato dalla Società della Ragione col sostegno di Fondazione Cassa Risparmio Firenze - per operatori penitenziari di diversa professionalità e posizione di alcuni istituti penitenziari fiorentini, fra cui Sollicciano. Il tema: relazionalità, emotività, affettività, esplorate nel contesto carcerario.
di Claudia Guasco
Il Messaggero, 24 luglio 2024
Fondi per l’edilizia carceraria e un Commissario straordinario in arrivo, procedure più snelle per le misure alternative alla reclusione, nuove comunità per accogliere adulti e minori. A indicare la direzione sarà il decreto “Carcere sicuro” approvato dal Consiglio dei ministri, “è lo strumento strutturale dal quale vogliamo partire per riformare e risolvere il problema che abbiamo ereditato”, afferma Andrea Ostellari, sottosegretario alla Giustizia. Le carceri italiane, riflette, “accolgono e custodiscono donne e uomini privati della libertà, ma non della loro dignità. Il compito del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria è collaborare al loro pieno recupero e al successivo reinserimento”.
di Liana Milella
La Repubblica, 24 luglio 2024
Intervista al sottosegretario alla Giustizia: “No allo svuota-carceri mascherato della sinistra perché erode la certezza della pena”. Le mamme in cella? “Decide il giudice, ma le borseggiatrici seriali non hanno diritto all’impunità perché sono madri”. Nordio nelle carceri? “Non tengo il pallottoliere delle sue visite”.
di Emilio Pucci
Il Messaggero, 24 luglio 2024
La battaglia portata avanti da Forza Italia per fronteggiare il problema del sovraffollamento delle carceri si gioca in Senato. Alla Camera infatti, la maggioranza ha già pronta la contromossa sulla richiesta delle forze dell’opposizione (eccetto il M5s) di votare oggi in Aula a scrutinio segreto la pdl firmata dall’esponente renziano Roberto Giachetti: su proposta di FdI e Lega la discussione sul testo slitterà ancora, con il rinvio del provvedimento in Commissione. A patto però che FI non decida di mettersi di traverso per difendere la proposta di legge che prevede di riformare l’articolo 54 della legge 354/75 sulla liberazione anticipata con l’aumento da 45 a 60 giorni.
di Luciana Cimino
Il Manifesto, 24 luglio 2024
Sul dl Nordio si divide anche la maggioranza. Antigone presenta nuovi dati drammatici: 10mila ricorsi per condizioni degradanti. Duecento detenuti ogni 100 posti. Neanche 3 metri quadrati di spazio a persona. Il tasso di sovraffollamento delle carceri italiane è salito al 130,4%, ben oltre il dato medio, già altissimo, del 120% rilevato negli ultimi anni. Secondo i dati dell’Osservatorio Antigone, che quest’anno ha ispezionato 88 istituti penitenziari, in oltre 56 carceri si supera il 150% con punte di oltre il 200% negli istituti di Milano San Vittore maschile e Brescia Canton Mombello.
di Simona Musco
Il Dubbio, 24 luglio 2024
La proposta del capogruppo di Forza Italia in Commissione Giustizia: far riesaminare al giudice il rischio di reiterazione del reato, 60 giorni dopo l’applicazione della misura. Tommaso Calderone, capogruppo di Forza Italia in Commissione giustizia alla Camera, prova a cambiare la custodia cautelare, intervenendo nella parte che prevede, tra le esigenze, il rischio di reiterazione del reato. Con una proposta “garantista”, spiega al Dubbio, che prevede di rivalutare l’esigenza dopo 60 giorni e che “farà storcere il naso a più di un giustizialista. Fosse già esistita, avrebbe consentito di evitare casi come quello di Giovanni Toti”, ai domiciliari per corruzione dal 7 maggio e di fatto “costretto” a rinunciare al proprio ruolo per tornare in libertà.
di Gabriella Cerami
La Repubblica, 24 luglio 2024
“Pm sotto il controllo del governo”. Per Margherita Cassano la riforma “è dannosa per i cittadini”. Per Santalucia anche il sorteggio per le cariche della magistratura “è antidemocratico. Una carrellata di audizioni, molte delle quali di peso e dai contenuti critici. Dalla prima presidente della Cassazione, Margherita Cassano, e dal presidente dell’Associazione nazionale magistrati, Giuseppe Santalucia, arriva una bocciatura netta al disegno di legge, all’esame della commissione Affari costituzionali della Camera, che prevede la separazione delle carriere tra magistratura giudicante e requirente. “Sarebbe un danno per il cittadino”, secondo Cassano, e “i pm finirebbero inevitabilmente sotto il controllo del governo”, sottolinea Santalucia.
di Mario Di Vito
Il Manifesto, 24 luglio 2024
Le audizioni alla Camera in Commissione affari costituzionali. Scandalo al Csm, La Russa (quasi) scarica Natoli: “Non ho consigli da darle”. Quanto vale davvero la “riforma epocale” della separazione delle carriere della magistratura? La risposta l’ha data ieri mattina alla Camera, in Commissione affari costituzionali, la prima presidente della Cassazione Margherita Cassano: “Negli ultimi cinque anni è pari allo 0,83% la percentuale dei pubblici ministeri con funzioni requirenti che sono passati a funzioni giudicanti. Ed è dello 0,21% la percentuale dei giudici che sono passati a funzioni requirenti”. Questi due numeri, già da soli, basterebbero a smontare la retorica epica che il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha deciso di dare alla sua riforma, passata in consiglio dei ministri alla fine di maggio e ora attesa alla prova dei passaggi parlamentari. Ma i problemi non si limitano al piano della narrativa, perché riguardano anche aspetti sostanziali. Ancora Cassano: “La separazione delle carriere si pone in netto contrasto con le ultime norme approvate, a partire da quella del 2022, la riforma Cartabia, che prevede che per i reati meno gravi, come danneggiamento o guida in stato di ebbrezza, fin dalla fase delle indagini preliminari possano essere promosse dal pm sanzioni, per un superamento della prospettiva carcerocentrica. Si chiede cioè al pm l’assunzione di funzioni e responsabilità che prima non aveva, avvicinandolo alla sensibilità del giudice”. In sostanza, è la conclusione dell’alto magistrato, “l’unico danneggiato sarà il cittadino”.
di Enrico Scoditti*
La Stampa, 24 luglio 2024
È una cattiva riforma il disegno di legge costituzionale che prevede l’introduzione dell’estrazione a sorte dei magistrati destinati a comporre il Consiglio superiore della magistratura. Una parola chiara va subito detta sull’associazionismo giudiziario e sulle cause delle degenerazioni emerse nel rapporto fra associazionismo e Csm. C’è un marchio di origine nel moderno giudice europeo-continentale ed è l’organizzazione, di derivazione napoleonica, della funzione giudiziaria all’interno di un corpo di funzionari reclutati per concorso e portatori di un’ideologia burocratica. L’assetto burocratico dell’organizzazione giudiziaria era destinato ad entrare in collisione con il costituzionalismo novecentesco, non solo sul versante dell’ingresso nel mondo del diritto della nuova fonte costituzionale e dei temi dell’interpretazione della legge, ma anche su quello dell’ideologia di ceto che la forma burocratico-amministrativa comporta, e cioè le aspettative di carriera con le relative aspirazioni di promozione, il trattamento retributivo e il prestigio rispetto ad altri apparati. Il merito dell’associazionismo giudiziario è stato quello di rendere compatibile con il giudice della costituzione democratica novecentesca il guscio del giudice-funzionario, concepito in un tempo nel quale fra burocrazia e giurisdizione non doveva esserci distinzione.
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