di Valentina Stella
Il Dubbio, 25 giugno 2024
Nella discussione generale sulla riforma, già votata in Senato, Calderone (Forza Italia) ricorda il sì alla soppressione del reato ottenuto dal ministro in Ue. Costa ribadisce l’ok dei centristi. Nel giorno in cui il ddl Nordio che, tra l’altro, abolisce il reato di abuso d’ufficio, approda alla Camera per la discussione generale, il presidente dell’Anticorruzione Giuseppe Busia prende di mira la riforma. In un’intervista pubblicata ieri dalla Stampa il vertice dell’Anac rilancia l’allarme per il “vuoto normativo” che, a suo giudizio, l’addio al reato spauracchio dei sindaci provocherebbe: “L’ordinamento non classificherebbe più come reato certi comportamenti che sono chiaramente non accettabili”.
di Pieremilio Sammarco*
Il Dubbio, 25 giugno 2024
Si attende dalla Camera dei Deputati il sì definitivo al disegno di legge (C. 1718) voluto dal ministro Nordio per la modifica del codice penale e segnatamente dei reati di abuso di ufficio e di traffico di influenze illecite; ma il testo prevede rilevanti disposizioni in materia di intercettazioni dirette ad assicurare una maggiore tutela al terzo estraneo al procedimento penale. Viene infatti introdotto il divieto di pubblicazione, anche parziale, del contenuto delle intercettazioni in tutti i casi in cui quest’ultimo non sia riprodotto dal giudice nella motivazione di un provvedimento o utilizzato nel corso del dibattimento; per la tutela del soggetto che non è parte del processo, vi è il divieto di riportare nei verbali di trascrizione delle intercettazioni frasi che consentano la sua identificazione; è infine introdotto l’obbligo per il Pm di stralciare dai c. d. brogliacci espressioni lesive della reputazione o riguardanti dati sensibili di soggetti diversi dalle parti.
di Giovanni Maria Jacobazzi
Il Dubbio, 25 giugno 2024
Gravi le scoperture negli uffici del paese, ma continua “l’esodo” dei magistrati fuori ruolo. Il Consiglio superiore della magistratura colloca due toghe fuori ruolo per destinarle all’Ufficio legislativo del ministero della Giustizia e subito ripartono le polemiche, questa volta però amplificate dalla forte scopertura che caratterizza ultimamente molti dei tribunali italiani. Il corto circuito è andato in scena durante l’ultimo Plenum a Palazzo Bachelet.
di Paola Rossi
Il Sole 24 Ore, 25 giugno 2024
In caso di mancata conoscenza da parte del procedente che l’imputato impugnante sia ristretto per altra causa si applica il regime di ammissibilità dell’impugnazione previsto dalla Riforma Cartabia. In applicazione della Riforma Cartabia l’atto di impugnazione in appello deve essere accompagnato da nuova elezione di domicilio ai fini della notifica dell’atto di citazione, pena l’inammissibilità dell’atto di appello. Ma nel caso in cui l’appellante sia detenuto occorre differenziare le tre ipotesi che possono verificarsi al fine di stabilire se l’allegazione dell’elezione di domicilio all’atto impugnatorio sia o meno necessaria. Infatti, di regola il domicilio a cui notificare la vocatio in iudicium, in caso di detenuti, è quella del luogo di detenzione. Ciò in base all’articolo 156 del codice di procedura penale che impone per qualsiasi atto da notifcare all’imputato detenuto di procedere direttamente alla consegna alla persona nel luogo ove è ristretta.
di don Roberto Mozzi*
Avvenire, 25 giugno 2024
Negli ultimi 24 mesi, a San Vittore si sono tolte la vita 12 persone. In pochi saprebbero dire i loro nomi e ricordare i loro volti. La parola d’ordine è “dimenticare”. Con rapidità ed efficienza tutto deve tornare alla normalità in poche ore, come se nulla fosse avvenuto. La morte va rimossa in fretta, perché parla. La morte scandisce parole di dolore e incuria. Da dieci anni lavoro qui come cappellano e la morte è sempre stata affrontata così: “custodiamo corpi vivi, dei morti non sappiamo cosa farcene: non ce ne parlate neanche…”.
di Mario Pari
Brescia Oggi, 25 giugno 2024
Nella lettera inviata dai detenuti sono descritte situazioni insostenibili: la Casa circondariale di Brescia presenta condizioni che sono equiparabili, secondo quanto emerso in un recente incontro, a quelle di Guantanamo. La richiesta di chi è rinchiuso in cella non è quella della libertà, ma della dignità. Guantanamo. Succede anche lì. Si cucina e ci si libera fisiologicamente, dopo un’attesa di 15 turni, a poche decine di centimetri di distanza e contestualmente. I turni sono quelli dei compagni di cella, la stessa cella. È emerso recentemente in un incontro in cui si parlava di Canton Mombello. Che ora è “Nerio Fischione”, di nome. Ma di fatto è sempre “Cantone”, da tanto tempo, per i bresciani e non. Di nome e di fatto.
di Alessandra Codeluppi
Il Resto del Carlino, 25 giugno 2024
Entra nel vivo il processo per i fatti alla Pulce. Un agente si dissocia dal comportamento di alcuni colleghi. Un altro spiega perché mise il cappuccio al detenuto: “Si parlava di lamette e avevamo paura degli sputi”. Una parziale presa di distanza da un agente penitenziario imputato rispetto al comportamento di qualche collega verso un detenuto. Un altro poliziotto che ha invece spiegato e difeso l’uso della federa sulla testa del carcerato non solo nell’episodio del 3 aprile 2023, ma anche in uno avvenuto nel 2020. Davanti al giudice dell’udienza preliminare Silvia Guareschi, sono iniziati ieri gli interrogatori dei dieci agenti del carcere di Reggio accusati a vario titolo di tortura, lesioni verso un detenuto tunisino 44enne e falso nelle relazioni: i due uomini sentiti sono entrambi difesi dall’avvocato Federico De Belvis.
ilcittadinomb.it, 25 giugno 2024
Organizzata dall’Unione Camere Penali Italiane, è prevista a Monza il 3 luglio in piazza dell’Arengario a cura della Camera Penale di Monza. In sei mesi, nel 2024, sono già 45 i suicidi avvenuti nelle carceri italiane: “Morire di carcere. Non c’è davvero più tempo” dice la Camera Penale di Monza a fronte di un fenomeno che definisce “inaccettabile” e che deve essere affrontato “senza timidezze e con voce ferma”. Per questo invita alla “maratona oratoria”, organizzata dall’Unione Camere Penali Italiane, il 3 luglio dalle 11.30 fino alle 14.30/15.00, in piazza dell’Arengario a Monza, “per sensibilizzare l’opinione pubblica sulle condizioni di degrado cui sono costretti i detenuti”. Un tema “che ci coinvolge tutti” scrive il direttivo monzese in una nota.
di Roberta Barbi
vaticannews.va, 25 giugno 2024
Monsignor Gherardo Gambelli fino alla sua nomina alla guida dell’arcidiocesi toscana, avvenuta l’aprile scorso, è stato cappellano della casa circondariale di Sollicciano. Prima ancora di questo incarico, ha trascorso sette anni in Ciad come missionario “fidei donum”. Le prime parole sono state per loro, i detenuti di Sollicciano in mezzo ai quali ha trascorso questo ultimo anno pastorale e ai quali ha promesso che andrà comunque a visitarli, ogni volta che potrà. Monsignor Gherardo Gambelli il 18 aprile scorso è stato nominato nuovo arcivescovo di Firenze e oggi prende possesso del territorio ecclesiale, succedendo al cardinale Giuseppe Betori, dal quale ha raccolto il testimone nella cattedrale di Santa Maria del Fiore, quando ai cronisti ha parlato ancora una volta di carcere e di pastorale penitenziaria, una “priorità della Chiesa” perché consente davvero di “vivere la fedeltà al Vangelo”. Un concetto semplice che riprende anche nell’intervista con Radio Vaticana - Vatican News: “Anche Papa Francesco desidera attenzione verso le periferie e il carcere è una delle più importanti periferie esistenziali”.
di Roberta Barbi
vaticannews.va, 25 giugno 2024
Di origini yemenita ma da vent’anni in Italia, la guida spirituale islamica dei detenuti della casa circondariale fiorentina di Sollicciano racconta la sua esperienza di servizio a chi è in cella e dice: col nuovo arcivescovo di Firenze ci siamo sempre aiutati come fratelli. È arrivato in Italia grazie a un accordo di cooperazione sanitaria internazionale. Già mentre si trova ricoverato in ospedale, a Firenze, tocca con mano la principale difficoltà che condividono le persone straniere come lui - non capire una parola - così decide immediatamente di studiare per diventare mediatore culturale e linguistico per la sua gente: “Non volevo che nessun altro vivesse quello che avevo vissuto io - racconta a Radio Vaticana Vatican News Hamdan Al Zeqri - la difficoltà di capire cosa mi veniva detto e di essere capito”.










