di Simone Alliva
L’Espresso, 7 giugno 2024
Il pm di Roma insiste nelle indagini sull’italiano trovato cadavere in una cella in Costa Azzurra. E i parenti chiedono l’intervento del titolare della giustizia contro silenzi e omissioni delle autorità francesi. Branka Mikenkovic non si arrende al racconto osceno e al sabba di omertà francese che vorrebbe relegare a un suicidio la morte di suo figlio, Daniel Radosavljevic, il cittadino italiano di 20 anni trovato impiccato nel carcere francese di Grasse, in Costa Azzurra il 20 gennaio 2023. Una storia sommersa da ombre, contraddizioni e compromessa dallo scaricabarile tra Francia e Italia dove da più di un anno galleggiano elementi che non trovano un posto: manomessi, nascosti, dispersi. Sono sparite le prove. Nella relazione francese, esaminata da L’Espresso, mancano il lenzuolo usato come cappio, i vestiti macchiati di sangue. Mancano soprattutto le registrazioni delle videocamere di sorveglianza. Cosa sia successo al corpo di Daniel in quelle ore tra le decine e decine di agenti, pubblici ufficiali e dirigenti, medici, infermieri e portantini che hanno disposto del suo corpo, non lo sappiamo. Così la famiglia si appella, tramite l’avvocata Francesca Rupalti, al ministro della Giustizia, Carlo Nordio. Lo ha fatto “con una richiesta di audizione che è stata formalizzata in queste ore, alla quale speriamo segua una pronta risposta”, spiega a L’Espresso la legale: “C’è la necessità di stimolare la leale collaborazione investigativa fra Stati dell’Unione, anche in un caso delicato come quello di una morte sospetta di un cittadino italiano all’interno di un carcere francese”.
di Paolo Brera
La Repubblica, 7 giugno 2024
Gli Stati Uniti chiedono “completa trasparenza”. Fermata un’incursione in Israele dalla Striscia. Sinwar verso il no alla tregua. Missili israeliani hanno colpito una scuola gestita dall’Onu nella zona del campo profughi di Nuseirat, al centro della Striscia, provocando una strage: “Almeno 33 morti, tra cui 14 bambini e nove donne”, secondo le autorità sanitarie e l’ospedale Al-Aqsa di Deir el-Balah, dove sono stati portati i corpi. Karin Huster, responsabile medico di Msf che gestisce il pronto soccorso, descrive l’ospedale come “una nave che affonda con pazienti sul pavimento e sangue ovunque. Non ci sono letti, i cadaveri non vengono portati all’obitorio perché è sovraccarico e in sala operatoria i feriti sono a terra”.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 7 giugno 2024
Un gruppo di richiedenti asilo sudanesi, tra cui famiglie con bambini piccoli, vittime di un brutale sgombero e abbandono da parte delle forze di polizia tunisine al confine con l’Algeria, ha presentato un ricorso d’urgenza al Comitato per i Diritti Umani delle Nazioni Unite. Il Comitato ha emesso un ordine immediato alla Tunisia, chiedendo di fornire assistenza umanitaria e protezione dalle espulsioni e da qualsiasi forma di violenza ai ricorrenti. Il 3 maggio scorso, circa 500 persone migranti accampate davanti alle sedi di Unhcr e Oim a Tunisi sono state sgomberate con la forza. Un gruppo di loro è stato poi abbandonato in una zona rurale vicino al confine algerino, senza cibo, acqua o riparo. Nonostante le precarie condizioni e la presenza di minori, le autorità tunisine non hanno fornito alcuna assistenza e hanno anzi proceduto con l’arresto e la detenzione dei migranti per circa una settimana, culminati con l’espulsione in Algeria di alcuni di loro.
di Stefano Mauro
Il Manifesto, 7 giugno 2024
Infuria il conflitto tra esercito e paramilitari. Oltre 1.300 morti in dieci giorni nell’assedio di el-Fasher. Ed è caccia ai non-arabi. La guerra in Sudan ha ormai assunto una dimensione etnica specie nel Darfur, dove la battaglia tra i militari dell’esercito sudanese (Fas), guidato dal generale Abdel Fattah Al-Burhan, e le Forze di Supporto Rapido (Rsf) del generale Hamdane Dagalo (detto Hemedti) sta causando migliaia di vittime nella città di el-Fasher (Nord Darfur).
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 6 giugno 2024
Le recenti critiche sono rivolte in particolare alla trasmissione di Bruno Vespa, che ha dedicato un segmento alla vicenda di Chico Forti, dipingendo un quadro idilliaco della vita dietro le sbarre, ben lontano dalla realtà. L’Unione delle Camere Penali Italiane ha lanciato un duro attacco contro la disinformazione mediatica che, secondo l’organizzazione, offusca la gravità delle condizioni carcerarie in Italia e ostacola il miglioramento del sistema penitenziario. Le recenti critiche sono rivolte in particolare alla trasmissione di Bruno Vespa, che ha dedicato un segmento alla vicenda di Chico Forti, dipingendo un quadro idilliaco della vita dietro le sbarre, ben lontano dalla realtà.
di Enrica Riera
Il Domani, 6 giugno 2024
L’idea del sottosegretario Delmastro Delle Vedove di istituire un Gruppo di intervento operativo per sedare le rivolte in carcere non piace agli avvocati penalisti e ai sindacati della polizia penitenziaria. Chiedono che il decreto che istituisce il Gio, Gruppo di intervento operativo, e il Gir, Gruppo di intervento regionale, per sedare le rivolte nelle carceri, venga rivisto. Chiedono che si faccia un passo indietro o almeno si “modifichi” il documento che, firmato dal ministro della Giustizia Carlo Nordio, stabilisce l’istituzione di questo nuovo reparto di polizia penitenziaria, che potrà operare anche negli Istituti penali minorili (Ipm). È attraverso una lunga lettera che la Camera penale di Roma - l’associazione degli avvocati penalisti - prende posizione nei confronti della “creatura”, anzi delle “creature” fortemente volute dal sottosegretario Andrea Delmastro Delle Vedove.
di Eleonora Martini
Il Manifesto, 6 giugno 2024
Trentuno anni appena compiuti, origini pakistane, in carcere da settembre per rapina e lesioni ma ancora in attesa di primo giudizio. Si è impiccato martedì intorno alle 23 nella sua cella del carcere romano di Regina Coeli. Era sottoposto, nella VII sezione, a regime di “grandissima sorveglianza” per episodi di autolesionismo. Ma, come spiegano Stefano Anastasia e Valentina Calderone, rispettivamente Garante dei detenuti del Lazio e di Roma, “la sorveglianza, grandissima o no che sia, ormai a Regina Coeli nel turno di notte è affidata a un numero di agenti che si contano sulle dita, mentre la conta dei detenuti arriva a 1.150 per 628 posti effettivamente disponibili, per un tasso di affollamento del 180%, il più alto nel Lazio, tra i più alti in Italia”.
di Guglielmo Starace
L’Edicola del Sud, 6 giugno 2024
La parola “carcere” ferma il respiro, l’idea delle mura rigide e invalicabili che ne segnano i confini consegna alle cittadine e ai cittadini l’idea di un mondo che separa -come se fosse possibile farlo- il male dal bene e che rassicura i buoni punendo i cattivi. In realtà colpisce dritto al cuore della sensibilità umana il pensiero della privazione del bene più prezioso, ossia la libertà personale, per un cittadino, talvolta ancor prima che un Giudice abbia sancito la sussistenza della sua penale responsabilità. Nessuno può sapere quanto potrà resistere una persona che trascorre una parte della sua vita dipendendo da altre persone, dopo avere perso il diritto a scegliere, a decidere e finanche a pensare. Il concetto diviene ancor più grave se si pensa alle modalità di espiazione della sofferenza, rese terribili dall’alto numero dei detenuti, dal basso numero dei detenenti e dalla proverbiale inefficienza delle strutture penitenziarie.
Italia Oggi, 6 giugno 2024
“Sport di tutti - Carceri” è un’iniziativa promossa dal ministro per lo sport e i giovani, per tramite del dipartimento per lo sport, realizzata in collaborazione con Sport e salute spa. Obiettivo dell’iniziativa è utilizzare lo sport come strumento contro il disagio sociale ed economico, deterrente sociale contro il rischio criminalità, mezzo di rieducazione per la popolazione detenuta. L’avviso ha una dotazione di 1,4 milioni di euro e finanzia progetti di valore dell’associazionismo sportivo di base e del terzo settore che operano con categorie vulnerabili, soggetti fragili e a rischio devianza.
di Francesco Machina Grifeo
Il Sole 24 Ore, 6 giugno 2024
Lo ha chiarito la Corte di cassazione, con la sentenza n. 22503 depositata oggi, segnalata per il “Massimario”. Legittima la pubblicazione in un libro delle intercettazioni, e di altri atti, facenti parte di un provvedimento archiviato. Lo ha chiarito la Corte di cassazione, con la sentenza n. 22503 depositata oggi, segnalata per il “Massimario”, che ha respinto il ricorso del Procuratore della Repubblica di Bolzano contro l’assoluzione dei due autori disposta dal Gip per “insussistenza del fatto”.
- Bergamo. Suicidi e sovraffollamento nelle carceri, la maratona oratoria dei penalisti
- Cosenza. Suicidi in carcere, “lo Stato è indifferente rispetto alle soluzioni proposte”
- Catanzaro. Il carcere lontano da standard di legalità: celle affollate, muffa e infiltrazioni
- Parma. Medico in servizio in carcere usciva dal penitenziario per lavorare in studi privati
- Firenze. Quattro chef per 10 detenute, il progetto con lezioni di cucina a Sollicciano










