di Daniele Biella
vita.it, 3 giugno 2024
Don Gino Rigoldi, storico cappellano del Beccaria, il carcere minorile di Milano, insieme a don Claudio Burgio che lo coadiuva da tempo, lancia un appello ai cittadini: non lasciate soli i giovanissimi detenuti. E propone un’iniziativa del tutto nuova: la messa domenicale aperta. La domenica mattina della periferia ovest di Milano racconta di un gran bel sole, alti palazzi in costruzione - ma oggi ruspe e gru sono nel silenzio del giorno di festa - persone che corrono, passeggiano, cani al guinzaglio e bambini che giocano nelle ampie aree verdi. Siamo in via Calchi Taeggi, e dando le spalle alla nuova Milano che avanza, vediamo una porta a doppio battente aperta che dà su una struttura rossastra, decisamente più bassa: il carcere minorile Beccaria. Che oggi ospita una sessantina di giovanissimi detenuti, con pene di varia entità, e che negli ultimi tempi è finito in tutti i telegiornali per avere inanellato risse, incendi, evasioni, proteste ma anche comportamenti violenti da parte di chi dovrebbe fare rispettare l’ordine (13 agenti arrestati per maltrattamenti lo scorso 22 aprile).
a cura di Associazione Gruppo Operatori Carcerari Volontari
Ristretti Orizzonti, 3 giugno 2024
Nella Casa di reclusione Due Palazzi l’attività sportiva del podismo, che si effettua ogni mercoledì nel “polo all’aperto”, cioè l’area verde del campo sportivo, ha preso avvio nel 2014 in seguito alla richiesta di una persona detenuta di poter usufruire del campo sportivo per più giorni alla settimana e in maniera più strutturata, anziché limitare l’attività sportiva alle sole due ore settimanali normalmente previste. Ci si è rivolti allora alle operatrici dello “Sportello della Salute”, che sostiene tutte quelle iniziative volte a promuovere il benessere psico-fisico in carcere. Le operatici hanno suggerito di avviare una raccolta firme tra i detenuti interessati all’iniziativa da presentare poi alla Direzione e, infine, ci sono state più di duecento adesioni. In attesa che lo Sportello della Salute trovasse un allenatore volontario per accedere al campo sportivo (ex art. 17 O.p.), la persona detenuta che aveva promosso l’iniziativa ha pensato di rivolgersi a Giorgio Rietti, un ex atleta e volontario dell’associazione OCV che segue abitualmente anche l’attività hobbistica di cucito e falegnameria nella sezione dell’Alta Sicurezza all’interno della Casa di Reclusione. Il direttore Claudio Mazzeo, quindi, ha concesso di poter frequentare il campo per quattro ore alla settimana a chiunque ne avesse fatto richiesta: un grande traguardo per tutti!
perugiatoday.it, 3 giugno 2024
“Donne e carcere. La genitorialità dietro le sbarre” è il tema dell’evento organizzato dal Comitato pari opportunità dell’Ordine degli avvocati di Perugia, con il patrocinio della Camera Penale di Perugia “Fabio Dean” e l’Unione forense per la tutela dei diritti umani, sezione Umbria. L’evento, in programma giovedì 6 giugno 2024 alle ore 15 presso la sede dell’Ordine degli avvocati (Palazzo Friggeri, piazza IV Novembre n° 36), prevede i saluti introduttivi dell’avvocato Francesca Pieri, coordinatrice commissione “Progetto Donna”, l’avvocato Francesca Brutti presidente Comitato pari opportunità presso l’Ordine degli avvocati di Perugia.
ansa.it, 3 giugno 2024
Da Nicola Zambelli 33 puntate da 1 minuto ciascuna su Instagram. Un viaggio tra le mura del carcere più sovraffollato d’Italia, il “Nerio Fischione” di Brescia (già Canton Mombello), dove un gruppo di detenuti si racconta in una web-serie documentaristica. Si intitola “11 Giorni: tra le mura del carcere”, il racconto-inchiesta, diretto da Nicola Zambelli, vincitrice del “Premio Sorriso Rai Cinema Festival” all’interno del XVII Festival Internazionale della Cinematografia Sociale Tulipani di Seta Nera, insieme ai premi per miglior fotografia e miglior montaggio. Il documentario è anche iscritto alla selezione premio “Globo d’Oro” condotto e ospitato dall’Associazione Stampa Estera in Italia e sarà proiettato anche alla Camera dei Deputati il 3 giugno.
di Vincenzo Trione
Corriere della Sera, 3 giugno 2024
Nell’Università, come nella vita politica, ci muoviamo in un paesaggio per lo più abitato da “mezzeculture”. Mancano le grandi figure del passato che accendevano il fuoco della conoscenza. Avevano una vocazione: lasciare una impronta, una traccia, un segno negli studenti. Dar loro luce. Favorire la soggettivazione dei saperi. Qualcuno ci accuserà di nostalgia o di “retrotopia”. Ma è stato davvero formidabile il tempo lontano dei maestri, evocato da Luciano Fontana in una recente lectio brevis pronunciata all’Università di Roma. Ad esempio, chi ha frequentato la Facoltà di Lettere de La Sapienza negli anni settanta e ottanta ha assistito ai memorabili corsi di giganti come, tra gli altri, Argan, Brandi, Calvesi, Romanini, Romeo, De Felice, Sapegno, Asor Rosa, De Mauro, Sasso, Colletti e Garroni. Anche altrove si potevano vivere esperienze analoghe. Bastava entrare in tante aule universitarie, per incontrare grandi personalità di diversa provenienza culturale e ideologica. Autentici fari per intere generazioni, esperti in una specie di sport estremo: scalate le montagne, conducevano verso le vette più alte, consegnando da lassù una vista unica.
di Chiara Putignano
L’Espresso, 3 giugno 2024
I dati dell’ultimo barometro dell’odio di Amnesty mostrano come sempre più persone non credano nell’utilità delle proteste, mentre anche i Tg si concentrano su danni e disservizi e sempre meno sulle ragioni dei manifestanti. E online crescono i discorsi d’odio: movimenti e attivisti i più colpiti dall’hate speech. “Ecoteppisti”, “ragazzini”, “terroristi”. Quanti modi per banalizzare la disobbedienza civile. E la questione non è solo di distorsione semantica, ma anche della pericolosa trasformazione che un discorso, pubblico e privato che sia, può subire attraverso la narrazione che ne viene fatta.
di Rosaria Amato
La Repubblica, 3 giugno 2024
Il dato è emerso al Festival Internazionale dell’Economia, in un incontro con Chiara Saraceno, Andrea Morniroli e Marco Rossi-Doria. Ci sono i giovani talenti che lasciano l’Italia perché all’estero trovano migliori opportunità, come ha affermato nelle “Considerazioni finali” il governatore della Banca d’Italia Fabio Panetta. Ma ci sono anche i giovani che non vanno da nessuna parte, perché sono talmente sfiduciati da non cercare un lavoro neanche sotto casa. L’Italia ha il triste primato dei Neet in Europa: i giovani che non studiano e non lavorano sono oltre due milioni. Ma se qualcuno si volesse chiedere come e perché si arriva a diventare Neet, dovrebbe andare un po’ a scavare nelle storie di questi giovani “bloccati”, e troverebbe che in buona parte la loro incapacità di inserimento è dovuta a un basso livello di competenze. “Se sommano i dati del 2021 degli Elet (early leaving from education and training) e quelli sulla dispersione implicita (gli studenti che terminano gli studi senza aver acquisito le competenze necessarie) - ha spiegato ieri al Festival Internazionale dell’Economia la sociologa Chiara Saraceno - emerge che oltre il 20% dei giovani della fascia di età 18-24 anni ha lasciato la scuola prima di effettuare l’esame di Stato, oppure l’ha terminata senza acquisire competenze di base minime”.
di Bianca Senatore
L’Espresso, 3 giugno 2024
Il piano della premier era aprire il centro di permanenza per i rimpatri come mossa da campagna elettorale. Ma al momento non c’è nessun lavoro. E nell’ex aeroporto, off limits, pascolano le capre. “Largohu. Mos bëni foto”. L’uomo con la casacca gialla urla verso di noi appena mettiamo piede sul bordo del cantiere albanese del nuovo Cpr italiano, il Centro di permanenza per i rimpatri, in costruzione. Nella sua lingua con fare minaccioso dice di andare via e di non fare foto, perché i lavori sono top secret e nessuno ha il permesso di entrare. Ma basta spostarsi qualche metro più in là dal cancello per osservare che nell’immensa ex base militare dei tempi di Enver Oxha non c’è ancora nemmeno un mattone in piedi. A Gjader, piccolo villaggio a pochi km dalla città di Lezha, sembra che i lavori vadano a rilento e infatti nel cantiere ci sono solo due escavatori che spostano terriccio e un basamento di cemento che delinea un quadrato.
di Carlo Ciavoni
La Repubblica, 3 giugno 2024
Costretti con la violenza ma anche per portare i soldi a casa: poi muoiono come soldati in una guerra assurda. Che la violenza genera e moltiplica altra violenza è tanto più vero oggi ad Haiti, in quella metà dell’isola caraibica condivisa con la Repubblica Domenicana, dove sembra che il destino (?) non faccia che procurare dolore, povertà estrema endemica, disastri d’ogni sorta. L’Unicef diffonde note informative periodiche sulla situazione generale, ma oggi una è focalizzata sui bambini che - si legge - li vede spinti, anzi costretti, ad entrare nei gruppi armati, che dalla fine di febbraio controllano di fatto l’80% del Paese ed hanno scatenato una nuova ondata di nefandezze spietate che coinvolgono la popolazione civile. Gli ospedali sono distrutti o chiusi per assenza di personale e le scuole non funzionano ormai da mesi. La stima - solo approssimativa - delle giovanissime vittime è di 2.500; è invece di circa 180mila il numero dei ragazzini sfollati, costretti a scappare da qualche parte, lontano dalle loro famiglie.
di Raffaella Troili
Il Messaggero, 2 giugno 2024
Nonostante una sentenza della Corte costituzionale, nessun penitenziario si è mosso per realizzare locali dove una coppia possa appartarsi in intimità. C’è poco di umano nel chiuderli dentro e buttare la chiave, impedire contatti e relazioni affettive, svilire quella civiltà che dovrebbe distinguere una struttura di recupero. Dietro le sbarre i legami si sfilacciano, la vita segue altri tempi e regole, la nostalgia si arrende come l’amore. I colloqui con familiari e intimi sono pochi e in presenza del servizio di sorveglianza: l’Italia non brilla anzi, sul sostegno concreto alle relazioni tra detenuti e partner. Eppure la Corte Costituzionale a gennaio è stata chiara: ai detenuti è consentito il diritto a colloqui intimi in spazi dedicati e in assoluta privacy con i partner della loro vita. E ora le prime istanze ai magistrati di sorveglianza stanno per partire: “Stante la sentenza della Corte costituzionale chiedo di avere un rapporto intimo con la mia compagna, si attende risposta”, scrivono i detenuti.
- I volti della povertà in carcere
- Si fa presto a dire riforma: la strada in Aula è ancora lunga
- La separazione delle carriere è un via libera alla Repubblica dei pm
- Separazione delle carriere. La chiarezza di Falcone e i cattivi interpreti
- Il procuratore Bono: “L’Anm non abbia pregiudizi sulla separazione delle carriere”










