di Paola Molteni
Avvenire, 28 maggio 2024
Giuseppe Delmonte ha fondato una onlus e l’ha chiamata “Olga” come la mamma uccisa da suo padre 27 anni fa: io e i miei fratelli siamo stati lasciati soli. Non deve più accadere. Si chiama “Olga”, acronimo che sta per “oltre la grande assenza”. Per questo è nata la onlus: per colmare la distanza che separa le vittime di violenza dalla politica e dalle istituzioni. Ma prima di tutto il nome è quello di Olga Granà, morta a 51 anni per mano dell’ex marito, e madre di Giuseppe Delmonte, 47enne, fondatore dell’associazione appena presentata nel capoluogo lombardo. Un progetto che grazie alla collaborazione di uno staff di professionisti in ambito sanitario, educativo e legale, punta a promuovere iniziative psicologiche, pedagogiche e formative, anche grazie alla collaborazione delle forze dell’ordine.
di Angela Nocioni
L’Unità, 28 maggio 2024
Ha iniziato uno sciopero della fame nella sua cella Maysoon Majidi, 27 anni, curdo-iraniana, e nota attivista per i diritti umani, in carcere da Capodanno. Non capisce perché non viene liberata essendoci prove lampanti della sua innocenza ed essendo riuscita finalmente a farsi interrogare dalla pm: 10 ore di interrogatorio. Ad accusarla di aver collaborato a bordo con gli scafisti erano le dichiarazioni di due migranti che hanno viaggiato nella stessa barca a vela incagliatasi il 31 dicembre. I due che hanno firmato l’atto d’accusa la scagionano completamente. Hasan Hosenzadi, uno dei due, attualmente a Berlino, dichiarato irreperibile dalla Guardia di finanza delegata dal tribunale di cercarlo, tanto irreperibile da essere intervistato dall’Unità il 10 maggio, ha detto: “Sono disposto a giurare che quella ragazza non ha niente a che fare con chi gestiva la barca, non ha fatto niente, viaggiava come me”. E ancora: “Ho detto che questa ragazza era una come noi, del tutto estranea, mi hanno fatto firmare alcuni documenti, non so esattamente cosa fossero. La polizia ha detto che questa ragazza era una degli scafisti.
di Silvio Messinetti
Il Manifesto, 28 maggio 2024
Non aveva altra scelta. Per bucare il muro del silenzio sul suo grottesco caso giudiziario Maysoon Majidi ha iniziato ieri uno sciopero della fame. È rinchiusa nel carcere Rosetta Sisca di Castrovillari da sei mesi. Una protesta eclatante quanto disperata. Sia per professare la propria innocenza rispetto alle tesi accusatorie dei pm di Crotone, sia per chiedere che venga fissata con urgenza l’udienza al tribunale del Riesame di Catanzaro per l’appello contro il rigetto della richiesta dei domiciliari. Attrice e regista curdo-iraniana di 28 anni, attivista per i diritti delle donne in Iran, Majidi è fuggita dal suo paese perché perseguitata dagli ayatollah.
ansa.it, 28 maggio 2024
In Veneto, al 30 aprile scorso, i condannati ammessi a regimi esterni al carcere risultano il triplo di quelli detenuti. Il dato è emerso dal convegno organizzato oggi a Vicenza dal Consiglio regionale dell’Ordine degli Assistenti sociali del Veneto, insieme alla Fondazione Con i Bambini e ai referenti del Progetto Tra Zenit e Nadir. Secondo i dati pubblicati dal Dipartimento giustizia minorile e di comunità forniti dal sistema Siepe, in Italia al 30 aprile erano 138.627 le persone in carico agli Uffici esecuzione penale esterna (Uepe) per gli adulti, di cui 27.517 in messa alla prova e 29.648 in affidamento in prova al servizio sociale. Il numero complessivo è doppio rispetto ai 61.049 detenuti in carcere. In Veneto la situazione è anche migliore: al 30 aprile i soggetti in carico agli Uepe erano 9.029, mentre quelli in carcere 2.617.
di Lina Bruno
Quotidiano di Sicilia, 28 maggio 2024
In Sicilia tre Rems con 60 ristretti e 500 pazienti in comunità. L’assessore Volo: “Ma la Regione è seconda per posti attivati”. Una chiusura che ha segnato l’inizio di una nuova fase per la gestione della malattia mentale dei reclusi ma dopo dieci anni si ha l’impressione di essere davanti a un percorso incompiuto. La legge 81 del 2014 che fissava per il primo aprile 2015 la data definitiva dell’abolizione degli ospedali psichiatrici giudiziari arriva dopo un lungo iter partito da un’indagine parlamentare che accertò le condizioni di estremo degrado degli istituti e la generalizzata carenza di quegli interventi di cura che avevano motivato l’internamento. Le telecamere per la prima volta entrarono in queste strutture, mostrando le degradanti condizioni di vita in cui persone con gravi patologie erano costretti a vivere, in molti casi senza la prospettiva di un fine pena.
di Luigi Alfonso
vita.it, 28 maggio 2024
I responsabili delle otto strutture che fanno capo al Coordinamento regionale della Sardegna delle Comunità per l’accoglienza rivolta al mondo della detenzione, hanno incontrato l’assessore della Sanità per segnalare criticità e proposte d’intervento. Un più efficace coordinamento con il sistema della giustizia e l’avvio di una campagna di ascolto reciproco. Lo chiede a gran voce il Coordinamento regionale della Sardegna delle Comunità per l’accoglienza rivolta al mondo della detenzione, composto da otto realtà che da decenni svolgono un’intensa attività su tutto il territorio dell’Isola: cooperativa sociale “San Lorenzo” - Iglesias; cooperativa sociale “Il Samaritano” - Arborea (OR); cooperativa sociale “Ut Unum Sint” - Nuoro; cooperativa sociale “Comunità Il Seme” - Santa Giusta (OR); associazione di volontariato “Giovani in cammino” - Sorso (SS); associazione “Cooperazione e confronto - Comunità la Collina” - Serdiana (CA); cooperativa sociale “Casa Emmaus” - Iglesias; cooperativa sociale “Differenze” - Sassari. All’incontro ha partecipato anche il portavoce del Forum Terzo settore della Sardegna, Andrea Pianu.
di Claudio Mazzeo*
Corriere del Veneto, 28 maggio 2024
Egregio direttore, in relazione all’articolo del 18 maggio a firma della giornalista Sara Busato, avente ad oggetto il recente convegno che si è tenuto in data 17 maggio all’intero dell’istituto penitenziario che dirigo, sento il dovere di fornire dei chiarimenti a rettifica dell’articolo che vede riportate delle affermazioni che appaiono riduttive di un più complesso e articolato intervento del sottoscritto. La questione affettività in carcere è di estrema complessità e come detto alla giornalista, pur ritenendomi favorevole in linea di principio, bisogna attendere le indicazioni del Dipartimento che proprio per questo ha istituito un apposito tavolo tecnico per studiare come attuare la sentenza della Corte costituzionale.
di Massimiliano Nerozzi
Corriere di Torino, 28 maggio 2024
È scontro tra Magistratura indipendente, il gruppo associativo più votato alle ultime elezioni del Csm, e la Camera penale, sul dramma dei suicidi in carcere, l’ultimo giovedì scorso. “Vogliono solo screditarci, strumentalizzando una situazione tragica”, si legge in una nota, che replica alle accuse dei penalisti. Dritti al punto (ammesso che questo lo sia): “La Camera penale non ha perso l’occasione di formulare affermazioni pretestuose, infondate, generiche e prive di argomentazioni in relazione all’attività della magistratura all’evidente fine - non se ne vedono altri - di screditarne l’immagine”. Lo scrive, in un lungo comunicato, la segreteria distrettuale di Magistratura indipendente (Mi) in risposta, appunto, alla nota dei penalisti, la scorsa settimana. Sul dramma dei suicidi in carcere, l’ultimo giovedì, quando una signora di 64 anni si era tolta la vita al “Lorusso e Cutugno”, dove era detenuta in custodia cautelare. È la quarta donna a suicidarsi alle Vallette negli ultimi 12 mesi.
di Alberto Zorzi
Corriere del Veneto, 28 maggio 2024
Sul registro degli indagati erano finiti il comandante della Polizia penitenziaria del carcere di Santa Maria Maggiore e due colleghe. Ma nei giorni scorsi, come richiesto dal pm Roberto Terzo, la loro posizione è stata archiviata dal gip Luca Marini. Nessun colpevole, dunque, per la morte di Bassem Degachi, il 38enne tunisino che il 6 giugno di un anno fa si impiccò in cella con delle lenzuola dopo aver ricevuto quella mattina una nuova ordinanza di arresto per droga, lui che vedeva ormai vicina la libertà.
di Francesco Machina Grifeo
Il Sole 24 Ore, 28 maggio 2024
Il Coa di Milano e l’Avvocatura stigmatizzano l’iniziativa della Procura meneghina che ha intercettato e poi chiesto misure cautelari due legali sostenendo che le parcelle professionali integravano il reato di ricettazione. Sdegno dell’Avvocatura per l’iniziativa della Procura di Milano che si è spinta a chiedere una misura cautelare interdittiva per l’attività svolta da due legali, difensori di cittadini turchi per svariate fattispecie di reato, perché avendo ricevuto dagli assistiti somme di denaro quale compenso professionale, avrebbero integrato il reato di ricettazione. Immediata la reazione dell’Unione lombarda degli ordini forensi che ha espresso “sostegno” alla presa di posizione del Coa di Milano condividendone la preoccupazione per una iniziativa che svilisce il rapporto difensivo e ne viola la riservatezza. La Procura, infatti, ha monitorato, “con attività tecnica a mezzo di intercettazioni”, “il libero e inviolabile esercizio del mandato stesso, espressamente tutelato dall’art. 103 c.p.p.”.
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- Milano. Imparare un lavoro in carcere, a Opera apre la scuola edile










