di Martina Marchiò*
La Stampa, 25 maggio 2024
Tre nuovi sacchi bianchi per cadaveri si sono aggiunti ai tanti altri senza nome. Sono di una famiglia intera arrivata già morta al nuovo punto sanitario di Medici Senza Frontiere a Rafah. Ho pensato per un attimo che forse è stato meglio così, se ne sono andati insieme, spero che non abbiano sofferto, che non abbiano capito. In questo nuovo punto, attivo da qualche giorno, offriamo cure d’emergenza ai pazienti più gravi, quasi tutti vittime di esplosioni. Li stabilizziamo, cercando di portare in vantaggio la vita sulla morte, e poi li trasferiamo nei pochi ospedali ancora funzionanti. Intanto, il confine è ancora chiuso, il carburante non basta e le medicine che abbiamo non sono infinite. Ancora poche settimane e, se non entreranno nuove forniture, saremo costretti a fare scelte difficili per alcune delle nostre attività.
di Niccolò Figà-Talamanca*
L’Unità, 25 maggio 2024
Le richieste dei mandati di arresto avanzate dal Procuratore della Cpi? Indipendenza e imparzialità non significano equidistanza. La responsabilità penale, anche a livello internazionale, è individuale, i popoli sono vittime e non colpevoli perché della stessa nazionalità degli indagati. “Quali sono le risposte possibili alla crisi di efficacia della comunità internazionale e dei meccanismi a favore del rispetto dei diritti umani e dello Stato di Diritto?” Con questa (epocale) domanda il 18 maggio abbiamo festeggiato al Campidoglio il 30esimo anniversario della fondazione di Non c’è pace senza giustizia. Prima di tutto voglio ricordare Marino Busdachin, primo segretario scomparso l’anno scorso e il senatore Sergio Stanzani che l’ha presieduta per anni. Due giorni dopo, il procuratore della Corte penale internazionale Karim Khan inviava la richiesta ai giudici per i primi cinque mandati di arresto per crimini di guerra e contro l’umanità in merito alla situazione in Palestina: tre per i rappresentanti di Hamas, per atti commessi almeno dal 7 ottobre 2023, due per rappresentanti dello Stato di Israele per atti commessi almeno dall’8 ottobre 2023. Il giorno dopo l’Unità si chiedeva giustamente “ma la guerra chi l’arresta?”. In attesa della risposta dei giudici alle richieste di Khan, e a una risposta alla nostra domanda, che in parte ingloba le preoccupazioni del direttore Sansonetti, voglio condividere le parole della presidente di Non c’è pace senza giustizia Tara O’ Grady sull’argomento: “Confidiamo che l’Ufficio del Procuratore mantenga il proprio impegno nel proseguire le indagini indipendenti sui crimini sotto la sua giurisdizione commessi a partire dal primo deferimento [palestinese] avvenuto il 13 giugno 2014. È infatti preoccupante che l’apparente inazione della Corte possa aver contribuito alle dinamiche politiche di impunità, soffocando le voci a favore della giustizia e della responsabilità sia nella società israeliana che in quella palestinese”.
di Elisabetta Zamparutti*
L’Unità, 25 maggio 2024
Efferato. Parola che ci trasporta dall’umano al bestiale. Aggettivo a cui solitamente ricorriamo per definire l’azione piuttosto che chi la compie. Parliamo di delitto efferato, di omicidio efferato. Eppure l’atto feroce, che allontana dall’umana comprensione, riguarda chi lo subisce come anche chi lo compie. Efferato è allora il regime iraniano. Nell’elenco dei paesi membri dell’ONU risponde al nome di “Repubblica Islamica dell’Iran”. Preferisco chiamarlo teocrazia misogina che come una belva feroce con indomita violenza si nutre di corpi umani e di questa ferocia campa. In meno di un mese, il regime dei Mullah si è preso anche il corpo di donne e minori, giustiziandoli in varie parti del Paese.
di Adriano Sofri
Il Foglio, 24 maggio 2024
Una settimana fa il convegno intitolato “Io non so parlar d’amore” si è poi tenuto davvero, al carcere Due Palazzi di Padova, organizzato da Ristretti Orizzonti, e ispirato alla sentenza di gennaio della Corte Costituzionale secondo cui, in sostanza, non c’è bisogno di alcuna legge ad hoc per riconoscere il diritto dei detenuti, e dei loro famigliari, a non essere amputati della propria vita affettiva e sessuale, e che si tratta soltanto (soltanto!) di metterlo in pratica. Si può riconoscere qui un elemento costitutivo del supposto stato di diritto: che c’è sempre bisogno di chiarire di che cosa non c’è bisogno. Lo si sta chiarendo da almeno tre o quattro decenni, mentre altrove lo si fa come una cosa ovvia, in Norvegia o in Albania, e in altri 29 paesi!
di Sergio D’Elia*
L’Unità, 24 maggio 2024
Siamo stati auditi come Nessuno tocchi Caino dalle Commissioni Affari costituzionali e Giustizia della Camera dei deputati che sta esaminando l’ennesimo disegno di legge detto “sicurezza”. Ci sono cose buone e giuste come quelle in materia di lavoro in carcere. Ma poi c’è, immancabile, la batosta sanzionatoria a tutela dell’ordine e della sicurezza nelle carceri. In un istituto di per sé penitenziario si pensa che legge e ordine possano essere assicurati dalla minaccia di ulteriori pene e dalla esclusione dai benefici penitenziari. Al reato di “Istigazione a disobbedire alle leggi” previsto dall’articolo 415 del codice del Ventennio, il Parlamento della Repubblica aggrava: “la pena è aumentata se il fatto è commesso all’interno di un istituto penitenziario ovvero a mezzo di scritti o comunicazioni diretti a persone detenute”.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 24 maggio 2024
Il presidente del Cnf: “Il divorzio tra giudici e pm è indispensabile, anche l’inserimento dell’avvocato nella Carta necessario per riequilibrare il sistema”. Suspence sulla riforma costituzionale di Nordio, il cui testo a via Arenula è pronto, ma che non è ancora stata messa all’ordine del giorno di Palazzo Chigi. Intanto il presidente del Cnf avverte: “La modifica è indispensabile, ora il giusto processo non esiste”. Il disegno di legge costituzionale su separazione delle carriere e riforma del Consiglio superiore della magistratura è praticamente pronto. Lo riferiscono fonti del ministero della Giustizia. Si attende ora solo di conoscere da Palazzo Chigi, che definisce gli ordini del giorno, la data in cui il provvedimento, insieme ad altri decreti legge in materia di giustizia - compreso uno sulle carceri - finirà sul tavolo del Consiglio dei ministri.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 24 maggio 2024
Per la Corte Europea la legge italiana non offre garanzie adeguate. L’avvocato Stefano Giordano chiederà un incontro con il ministro Nordio. In Italia l’autorità giudiziaria abusa delle intercettazioni senza alcun valido motivo e, come se non bastasse, non esistono rimedi interni alla nostra legislazione per opporsi. È per questo motivo che la Corte Europea dei Diritti Umani di Strasburgo (Cedu) condanna il nostro Paese attraverso la sentenza Contrada contro Italia, che riguardava la liceità dell’intercettazione delle conversazioni telefoniche del ricorrente e la perquisizione della sua abitazione e di altri beni. Parliamo in particolare dell’operazione svolta dalla Procura generale di Palermo - titolari l’allora Procuratore generale Roberto Scarpinato (ora senatore del Movimento 5Stelle e componente della commissione Antimafia) e i sostituti Domenico Gozzo e Umberto De Giglio - la quale aveva disposto la perquisizione non solo dell’attuale abitazione dell’ex 007 Bruno Contrada, ma anche di altri due immobili, perché - scriveva la Procura - “esiste fondato motivo di ritenere, sempre sulla base di elementi acquisiti in questo procedimento, che Contrada abbia ancora la disponibilità di documenti”. Contrada, però, non faceva parte di alcun procedimento penale. Ovviamente fu un buco nell’acqua.
di Andrea Sceresini
Il Manifesto, 24 maggio 2024
Sull’assassinio di Rocchelli e Mironov nel Donbass ad opera dell’esercito ucraino ora sappiamo tutto, ma riaprire il procedimento contro i responsabili in questo momento appare difficile. Secondo i genitori “prima o poi dovrà essere riaperto, e si dovrà agire contro i comandanti dei due reparti che quel giorno erano presenti sulla collina”. Oggi il ricordo del reporter a Pavia. Esattamente dieci anni fa, il 24 maggio del 2014, Andy Rocchelli e Andrej Mironov sono stati assassinati mentre facevano il loro dovere di reporter sul fronte di Sloviansk, in Ucraina. Oggi, nonostante il silenzio che avvolge questa vicenda, sulle loro morti sappiamo praticamente tutto, compresi i nomi di chi le ha provocate ma probabilmente non sarà mai condannato.
di Gianni Giacomino
La Stampa, 24 maggio 2024
Gallo: “Il ministro dopo l’ispezione non ha fatto nulla”. Non ha retto al carcere e si è suicidata ieri mattina, nel bagno della sua cella della sezione femminile del carcere Lorusso e Cotugno. Mariassunta Pulito, 64 anni di Caltanissetta, era accusata assieme al marito di aver violentato il loro padrone di casa, un uomo di 65 anni Cogne. Era in custodia cautelare dal 26 marzo, quando era stata arrestata dai carabinieri. Alle 7,30 è stata trovata morta dagli agenti della polizia penitenziaria: si era soffocata con un sacchetto di plastica in testa e legato attorno al collo con un laccio. Secondo quanto ricostruito, ha aspettato che la sua compagna di cella uscisse per andare nel bagno e togliersi la vita.
di Andrea Ossino
La Repubblica, 24 maggio 2024
La storia di Massimiliano Sparacio, condannato a 30 anni di carcere per l’omicidio di Luca Palli, l’uomo che lo perseguitava. Adesso non mangia, scrive al governo e chiede che venga raccontata tutta la verità. Rinchiuso nella cella in cui dovrà trascorrere 30 anni della sua vita, Massimiliano Sparacio non mangia. Da tre mesi è in sciopero della fame. Perché dopo aver invano scritto lettere al presidente del Consiglio Giorgia Meloni e ai ministri Matteo Salvini e Carlo Nordio, ha pensato che questo fosse l’unico modo per essere ascoltato.
- Brescia. Minori autori di reato, al via progetto di giustizia riparativa all’Università Cattolica
- Torino. Studiare dietro le sbarre, “chiave” per tornare liberi
- Pesaro. “Dal paradosso all’utopia (possibile): il carcere come luogo di cultura”
- Macerata. Il carcere di oggi visto da Livio Ferrari
- Pistoia. Le voci dal carcere con il giornalista Aleotti










