di Adriana Logroscino
Corriere della Sera, 14 maggio 2024
La giustizia è terreno di contro sia tra le forze politiche sia tra toghe e governo. Il ministro della Difesa: “Sono stato invitato alla cautela. Ma se qualcuno inventasse qualcosa per farmi male sarebbe un problema della democrazia”. È ancora la giustizia il terreno di scontro più violento, mentre il voto delle Europee si avvicina. Uno scontro in cui si fronteggiano i partiti tra loro e il governo con i magistrati. Nel giorno in cui si chiude il congresso dell’Anm a Palermo, le toghe confermano il loro no alla separazione delle carriere (“Non si tratta”), respingono l’accusa di corporativismo - “Non siamo una casta” - e rivendicano il diritto di partecipare al dibattito senza subire attacchi. Dopo il sostegno del Pd, incassano quello di M5S e Verdi e sinistra. Il ministro della Difesa, Guido Crosetto, però, nelle stesse ore lancia un nuovo allarme contro i “pm politicizzati” e avverte: “Se ora qualcuno, nella magistratura, per via delle opinioni che ho espresso, inventasse qualcosa per provare a farmi male, sarebbe un problema della democrazia”.
di Francesco Petrelli*
La Stampa, 14 maggio 2024
La dottoressa Stasio, nel rispondere alle critiche rivoltele per i contenuti del suo articolo “La separazione delle carriere e la scelta degli avvocati”, parla di “intolleranza” nei confronti di “opinioni dissenzienti” e di “aggressione personale”. Un modo, anche questo, di continuare a ricorrere al vizio populista di dividere il mondo fra chi sta dalla parte del bene e chi dalla parte del male, fra buoni e cattivi e di spostare il discorso dal mondo delle idee e del pensiero a quello degli schieramenti contrapposti. Non ci piace che si dia il patentino di “democratico” solo a chi la pensa come noi.
di Claudio Cerasa
Il Foglio, 14 maggio 2024
Arriva sempre un momento, durante un’inchiesta che ha grande rilievo sui media, in cui le accuse non sono più sufficienti a sfamare la pancia dell’opinione pubblica. E’ in quel momento che tra i giornali, i cronisti e le procure scatta come una scintilla magica: noi continuiamo a occuparci volentieri di questa inchiesta, voi però continuate a offrirci bignè per poter saziare l’appetito dei nostri lettori. Così arriva quella fase durante la quale le inchieste giudiziarie vengono affiancate sui giornali da allusioni gratuite, da aggettivi fuori luogo e da una serie di parole ricorrenti - tre in particolare - il cui utilizzo segnala con una certa precisione un passaggio durante la fase di un’inchiesta: “l’ora del cialtrone”.
di Angela Nocioni
L’Unità, 14 maggio 2024
In sala colloqui, a Reggio, origliano l’incontro tra la donna iraniana e il difensore e poi si accaniscono proibendole di tenere in mano l’immagine del bambino. Intanto in appello fioccano le assoluzioni di poveretti condannati in primo grado. Guardate che bell’ambientino il Tribunale di Locri. Che interessanti relazioni tra avvocati e pm, che garanzie per gli imputati poveri cristi. La Camera penale locale ha condannato un pezzo dell’Unità titolato “Pregate Dio di non finire in mano al Tribunale di Locri, la fabbrica degli scafisti” bollandolo in un comunicato mandato ai giornali calabresi come “chiaro ed evidente attacco all’amministrazione della giustizia verso i magistrati del Tribunale di Locri e, quindi, anche dell’avvocatura penale che ne consentirebbe un uso spregiudicato e al di fuori delle regole”. Strani penalisti questi che si scapicollano a difendere i pm. Come non s’è visto fare da avvocati nemmeno nel Venezuela di Nicolas Maduro, chissà in Afghanistan.
di Luigi Ferrarella
Corriere della Sera, 14 maggio 2024
L’avvocata Alessia Pontenani ha accusato madre e sorella dell’imputata di “responsabilità morale”. Viviana Pifferi: “Diana sarebbe ancora qui se fosse toccato a noi difenderla”. Di positivo - quando la Corte d’Assise lunedì mattina entra in camera di consiglio per la sentenza su Alessia Pifferi, imputata d’aver lasciato sola a casa a morire di sete e fame la figlia di 18 mesi Diana nei sei giorni di luglio 2022 in cui era in vacanza fuori Milano con un uomo - c’è che mette fine a un match che stava scendendo un po’ troppo sotto la cintura: di qua l’avvocata Alessia Pontenani (indagata dal pm in una controversa inchiesta-parallela su due psicologhe di Pifferi a San Vittore) che accusa madre e sorella dell’imputata di “responsabilità morale, sono stanca di questa famiglia comportatasi malissimo, se si fossero occupati di lei non saremmo qua”; e di là il pm Francesco De Tommasi a replicare chiedendo ai giurati popolari di “non riconoscere alcun beneficio” all’imputata “bugiarda, attrice e due volte traditrice di Diana quando la lasciò sola e quando qui ha mentito”, ma di condannarla all’ergastolo per “offrirle una speranza” (dice così), “la speranza di superare e compensare, attraverso la sofferenza della pena, il dolore che prima o poi le esploderà dentro”.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 14 maggio 2024
Il giudice deve valutare il comportamento e la situazione del condannato. Per valutare l’idoneità del detenuto all’affidamento in prova al servizio sociale, non basta limitarsi alla natura e alla gravità dei reati commessi. Questi rappresentano il punto di partenza per l’analisi della personalità del condannato, ma non possono essere l’unico elemento determinante. Fondamentale è anche la valutazione della condotta successiva e dei comportamenti attuali del detenuto. Questi ultimi sono essenziali per determinare se il condannato sia in un reale percorso di recupero sociale e se il rischio di recidiva sia minimizzato. Con la sentenza numero 18168, la Cassazione ha annullato l’ordinanza di rigetto impugnata dal detenuto e ha disposto un nuovo giudizio da parte del Tribunale di sorveglianza. Il Tribunale, in piena autonomia decisionale, dovrà tenere conto dei rilievi indicati dalla Cassazione.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 14 maggio 2024
L’uomo di 42 anni era stato condannato a oltre un anno di reclusione per il reato di maltrattamenti in famiglia. Il tribunale, dopo aver appreso dei nuovi episodi contro l’ex moglie, ha revocato il beneficio della sospensione condizionale della pena. Preferisce il carcere ai corsi anti-violenza. È la storia di un 42enne di Bolzano, condannato in via definitiva a un anno, dieci mesi e due giorni di carcere per il reato (ostativo) di maltrattamenti in famiglia. L’uomo era stato poi denunciato per stalking e allontanato dall’abitazione di famiglia con il braccialetto elettronico.
di Miriam Giangiacomo
Il Messaggero, 14 maggio 2024
Viste le gravi condizioni dell’uomo, i sanitari hanno deciso di trasferirlo all’ospedale della città, dove si trova ora ricoverato in rianimazione in prognosi riservata. È stato necessario l’intervento dell’elisoccorso ieri mattina per l’ennesimo probabile tentativo di suicidio di un detenuto nella casa circondariale di contrada Torre Sinello a Vasto, in provincia di Chieti. Erano circa le 8 di mattina quando un agente di servizio nella casa lavoro con annessa sezione circondariale si è accorto che un internato aveva tentato di impiccarsi. Immediatamente è scattato l’allarme e sul posto è giunto il personale sanitario del 118 con un’ambulanza. Viste le gravi condizioni dell’uomo, un detenuto di 40 anni di origini abruzzesi, dopo aver prestato i primi soccorsi, i sanitari hanno deciso di trasferirlo all’ospedale di Vasto dove si trova ora ricoverato in rianimazione in prognosi riservata.
di Alessandra Codeluppi
Il Resto del Carlino, 14 maggio 2024
Lo Stato non pagherà i danni per il brutale pestaggio al 44enne detenuto tunisino Intanto i dieci agenti imputati chiedono il rito abbreviato e offrono un risarcimento. Sit-in di Volt davanti al tribunale: “Perché il Comune non è costituito parte lesa?”. Il ministero della Giustizia fuori dal procedimento penale. Polemiche a sfondo politico contro il Governo. E l’offerta di un risarcimento da parte degli agenti penitenziari al detenuto che sono accusati di aver torturato. Sono rilevanti gli sviluppi emersi oggi nell’udienza preliminare sui dieci agenti della polizia penitenziaria accusati di tortura verso un tunisino 44enne che era detenuto nel carcere della Pulce, e anche di lesioni e falso in atto pubblico, per un episodio datato 3 aprile 2023.
di Mauro Zola
La Stampa, 14 maggio 2024
Chiuse le indagini: nonostante il parere contrario del Tribunale del riesame resta l’accusa principale. Sono tutti e venticinque accusati anche di tortura gli agenti della polizia penitenziaria di Biella. Lo conferma l’avviso di conclusione delle indagini nei loro confronti, a cui seguirà la richiesta di rinvio a giudizio. Nessun dubbio a riguardo da parte del procuratore capo di Biella Teresa Angela Camelio, neppure dopo che il Tribunale del Riesame di Torino aveva revocato le sospensioni dal servizio firmate dal gip di Biella proprio “escludendo la sussistenza del reato di tortura” e qualificando invece quanto accaduto nei tre episodi contestati come abuso di autorità contro arrestati o detenuti”, reato che non prevede l’applicazione di misure cautelari nei confronti degli indagati, a cui si sarebbero aggiunte percosse e lesioni.
- Padova. “No al limite di chiamate con i figli minorenni del detenuto condannato per mafia”
- Brescia. Giustizia riparativa, non solamente per i minori che delinquono
- Firenze. I detenuti diventano giardinieri: saranno formati e cureranno il verde della città
- Trieste. Rinasce il rione periferico: doposcuola, falegnameria, rigenerazione urbana
- Roma. “Reclusi”, film con riflessione sul disagio psichico










