di Sergio D’Elia
L’Unità, 4 maggio 2024
Ciò che resta del famigerato Stato Islamico continua a compiere attacchi mortali e imboscate da aree remote e nascondigli nel deserto ai confini tra Siria e Iraq. Il grosso di quel che era il Califfato islamico più temuto al mondo è rinchiuso in un buco a Nassiriya, il carcere che gli abitanti del luogo chiamano “al hout”, la balena, perché inghiotte le persone e non le sputa più fuori. La prigione di Nassiriya è l’unica in Iraq dove c’è il braccio della morte. Si contano circa ottomila prigionieri, accusati per lo più di appartenere all’Isis.
di Paolo Lepri
Corriere della Sera, 4 maggio 2024
Procuratrice generale dell’Ecuador, giurista di origini afro-ecuadoriane, cresciuta da una madre single nella città di Ibarra, ai piedi del vulcano Imbabura. È una donna che Don Winslow, lo scrittore americano autore di “Il cartello” e altri indimenticabili thriller, potrebbe raccontare bene, ispirandosi a lei in uno dei suoi romanzi. Diana Salazar Méndez, procuratrice generale dell’Ecuador, è stata indicata da Time tra le cento personalità più influenti del 2024 e Samantha Power - già rappresentante permanente degli Stati Uniti all’Onu durante la presidenza Obama - parla così di questa giurista di origini afro-ecuadoriane, cresciuta da una madre single nella città di Ibarra, ai piedi del vulcano Imbabura: “Il suo è uno dei più duri e pericolosi lavori in tutto l’emisfero occidentale”.
di Franco Corleone
L’Espresso, 3 maggio 2024
I fatti del “Beccaria” di Milano mostrano l’urgenza di trasformare questi istituti in Case d’accoglienza. La crisi del carcere è fuori controllo a causa del sovraffollamento, ai limiti di una nuova condanna della Cedu (Corte europea per i diritti dell’uomo) per trattamenti degradanti, e della catena inarrestabile di suicidi. Le violenze e le torture nel carcere minorile di Milano hanno provocato una indignazione all’altezza dello scandalo.
di Andrea Orlando*
Avvenire, 3 maggio 2024
Una normativa per garantire sicurezza e per contenere la violenza che è “violenta” già nella titolazione con cui viene comunemente indicata: Decreto Caivano. Come uno stigma a marchiare un territorio, come a sottolineare che certi eventi possono verificarsi solo lì. Tutta l’Italia, tutto il mondo non dimenticheranno Caivano come terra degli orrori. Più facilmente, ahimè, si dimenticherà come e perché è stato necessario intervenire. E ci sarà necessità di dedicare ad altri luoghi altri decreti, se gli interventi di rafforzamento ed incentivazione della socialità positiva non saranno estesi a tutte le zone che hanno già espresso difficoltà analoghe.
di Manuel Sarno*
Il Giorno, 3 maggio 2024
Il letto di contenzione, simbolo di un sistema carcerario arretrato, viene ancora utilizzato in alcune strutture, violando i principi rieducativi della pena. Fenomeni inquietanti si verificano anche in istituti minorili, evidenziando gravi carenze e complicità. La necessità di riforme è urgente. C’era una volta il letto di contenzione, simbolo di un sistema che non funziona e che non dovrebbe più essere presente negli istituti penitenziari da decenni: uno - forse non sarà l’unico e ultimo - è stato trovato nella sesta sezione del carcere genovese di Marassi solo qualche anno fa: uno strumento anacronistico e drammatico, incompatibile con la normativa sul trattamento sanitario obbligatorio. Ma non veniva utilizzato solo in questi casi: vi venivano fatti giacere anche “ospiti” insubordinati sedandone le intemperanze anche assestando qualche manganellata. La nostra Costituzione canonizza la finalità rieducativa della pena, un principio risalente al pensiero illuministico di Cesare Beccaria che deve trovare applicazione prevedendo percorsi di studio, formazione e lavoro all’interno delle carceri: ma le risorse mancano e la violenza non può essere un gratuito ed intollerabile additivo della privazione della libertà, delle condizioni igieniche e della assistenza sanitaria carenti, del sovraffollamento.
di Riccardo Carlino
L’Espresso, 3 maggio 2024
Ai fatti di cronaca il governo risponde con decreti che aumentano i delitti o le pene. Ma la deriva securitaria complica il nostro sistema giuridico. E disperde ogni effetto deterrente. C’è un rave party in un casale abbandonato? Il governo risponde con il decreto anti-rave, che innalza le pene detentive fino a sei anni e le multe da 1.000 a 10 mila euro. Un barcone pieno di persone affonda tragicamente a pochi metri dalla costa in Calabria? L’esecutivo risponde con il decreto Cutro, inasprendo le pene per il reato di immigrazione clandestina e aggiungendo quello di “morte o lesioni come conseguenza di delitti in materia di immigrazione clandestina”, punito con la reclusione da venti a trent’anni.
di Vitalba Azzollini*
Il Domani, 3 maggio 2024
Due emendamenti al ddl cybersecurity prevedono il carcere per i giornalisti quando pubblicano notizie di provenienza illecita. Gli emendamenti limitano l’attività di quei giudici che hanno tutelato il diritto di cronaca. Quando il potere cerca di intaccare la libertà di stampa non è mai un buon segno, specie se lo fa mettendo mano al codice penale. Il segno è ancora peggiore quando l’interferenza con l’attività dei giornalisti è realizzata intervenendo anche su quella dei giudici, per impedire che con le proprie pronunce questi ultimi tutelino in modo troppo ampio l’esercizio del diritto di cronaca.
di Ugo Mattei
L’Espresso, 3 maggio 2024
L’idea dei test si inserisce nella tendenza di voler normalizzare e prevedere tutti i comportamenti, dai consumatori fino ai giudici. Un altro modo per rafforzare il potere. M i sono interrogato in queste settimane circa la posizione che ritengo corretta sulla questione dei test psicologici per entrare in magistratura. Ovviamente, il dibattito in Italia è caratterizzato dalle opposte tifoserie. Una curva Nord, garantista, si contrappone ad una Sud, giustizialista.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 3 maggio 2024
Il responsabile Giustizia di Azione lancia un decalogo affinché gli eletti a Strasburgo si impegnino per la presunzione d’innocenza e il rispetto dello Stato di diritto in Ue. “Se siete davvero garantisti dovete aderire, anche firmando, questo Manifesto”: è questo l’appello trasversale lanciato ieri dal deputato e responsabile giustizia di Azione, Enrico Costa, a tutti i candidati delle forze politiche in vista delle prossime elezioni Europee dell’8 e 9 giugno. Non poteva essere che lui a lanciare questa iniziativa, considerate le battaglie che sta portando avanti da anni in Commissione Giustizia e in Parlamento sul filone garantista della giustizia, molto spesso isolato e con la magistratura a criticarlo aspramente.
di Oliviero Mazza
Il Dubbio, 3 maggio 2024
È possibile avviare un dibattito pubblico sullo stato della giustizia penale in vista delle elezioni del Parlamento europeo? Se volessimo dare credito agli autori della peggior riforma dell’intera storia repubblicana, i quali per mesi ci hanno spiegato che il processo penale efficientista e il diritto penale etico sono stati imposti dall’Europa e dal Pnrr, il tema dovrebbe essere assolutamente centrale nella discussione politica. Ma se anche, con maggior realismo, ritenessimo che il rapporto con l’Europa è stato solo l’astuto pretesto nostrano per portare a termine il disegno risalente di controriforma del processo accusatorio entrato in vigore nel 1989, il risultato non cambierebbe.
- Lavoro e carcere. Naspi ai detenuti, altre due sentenze favorevoli
- Sicilia. Rinnovato l’accordo per i Poli Universitari Penitenziari: 118 detenuti iscritti
- Milano. Ipm Beccaria, secondo don Rigoldi bisogna fare i corsi di formazione con gli imam
- Modena. “Torture in carcere, serve un giudizio certo”
- Prato. La denuncia della Garante: “Nel carcere della Dogaia c’è una disorganizzazione totale”










