di Guglielmo Starace*
L’Edicola del Sud, 29 aprile 2024
Chi ha deciso di dedicare la sua vita all’impegno per l’affermazione della Giustizia parla di errori giudiziari sapendo di affrontare il tema del fallimento degli ideali perseguiti. Quando si fa riferimento agli errori giudiziari bisogna innanzitutto fare un distinzione tra l’errore giudiziario in senso stretto, rappresentato dall’ingiusta condanna definitiva seguita da un processo di revisione che termina - dopo anni di sofferenza - con l’assoluzione, e l’errore giudiziario in senso più ampio, che fa riferimento alle vittime di ingiuste misure cautelari seguite da sentenze di assoluzione. In ordine a quest’ultima categoria, va innanzitutto sgombrato il campo dall’automatismo che identifica l’errore nella sentenza assolutoria in quanto essa rappresenta una delle fisiologiche conclusioni del processo penale che può conseguire a chiarimenti o arricchimenti probatori, così come può essere frutto di prove sopravvenute che non erano conosciute e conoscibili nel momento dell’esercizio dell’azione penale ovvero al momento dell’applicazione delle misure cautelari.
di Anna Foti
lacnews24.it, 29 aprile 2024
Sovraffollamento e carenza di personale le criticità ancora da risolvere. Ci sono però segnali incoraggianti grazie alla nuova frontiera della telemedicina nell’istituto reggino di Arghillà e alla crescita della struttura hub regionale di Catanzaro. Sovraffollamento (con picco nel carcere reggino di Arghillà, carenza di polizia penitenziaria (con picco nel carcere di Catanzaro) ed emergenza suicidi. Le dodici carceri calabresi non sono esenti dalle problematiche che attanagliano l’universo carcerario in Italia.
di Paola Militano
Corriere della Calabria, 29 aprile 2024
Intervista all’ex direttrice Stefania Ciavattini: “Serve sorvegliare, non ricorrere ad interventi contenitivi. Non è pensabile che la formazione degli agenti sia la medesima siano essi impegnati nel lavoro con gli adulti e con i minori”. Su richiesta del Ministro della Giustizia, Carlo Nordio, arriveranno presto all’Istituto penale minorile “Cesare Beccaria” di Milano nuovi rinforzi di personale: ai 13 agenti di Polizia Penitenziaria, che hanno già assunto servizio il 22 aprile - dopo l’arresto di altrettanti colleghi coinvolti a vario titolo nell’inchiesta della Procura di Milano su maltrattamenti e torture nel carcere minorile - si aggiungeranno altre 22 unità, distinte in vari ruoli. Nelle scorse ore, invece, sono stati interrogati gli ultimi agenti della polizia penitenziaria fra i 13 arrestati, due si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. Gli altri, davanti al giudice, avrebbero parlato di “interventi contenitivi” nei confronti dei detenuti, spiegando che svolgevano “turni massacranti e senza fare mai ferie”. Il Corriere della Calabria ha intercettato a Crotone, l’ex direttrice dell’istituto penitenziario minorile Stefania Ciavattini. Quattro anni trascorsi alla guida dell’Istituto e ben ventitrè da educatrice nella medesima struttura.
di Marco Carrai
La Nazione, 29 aprile 2024
Tra non molto i cittadini saranno chiamati ad esercitare il loro diritto costituzionale, massimo tra i diritti nei Paesi liberali, del voto. Sentiremo parlare di turismo, sicurezza, parcheggi, infrastrutture, finanche per i più illuminati di asili e scuole, ma credo che nessuno parlerà di carceri e nello specifico di Sollicciano. Questo perché la democrazia liberale si fonda sul diritto del voto, facoltà preclusa ai carcerati. La costituzione italiana però fonda anche il sistema delle carceri, o meglio della pena, sulla rieducazione del condannato. Infatti nell’articolo 27 è scritto: …”Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”. Perché tutti ci riempiamo la bocca di libertà e Costituzione ma non ne applichiamo i principi? Nel messaggio di fine anno del 1979 Sandro Pertini disse che “giovani non hanno bisogno di sermoni, i giovani hanno bisogno di esempi di onestà, coerenza e altruismo”.
di Domenico Agasso
La Stampa, 29 aprile 2024
Francesco, come primo gesto nella sua visita a Venezia, saluta, una a una, le circa 80 donne recluse che lo attendevano alla Giudecca. Accanto al Papa il patriarca di Venezia monsignor Francesco Moraglia. Nel discorso dentro la prigione il Pontefice scandisce: “Il carcere è una realtà dura, e problemi come il sovraffollamento, la carenza di strutture e di risorse, gli episodi di violenza, vi generano tanta sofferenza. Nessuno toglie la dignità della persona, nessuno”. Successivamente parla agli autori del padiglione della Santa Sede alla Biennale d’Arte collocato nella casa circondariale, e afferma: “Le donne artiste insegnano”. E cita Frida Khalo.
di Venanzio Postiglione*
Corriere della Sera, 29 aprile 2024
Avvocata, prefetta, primaria (e femminicidio). Servono parole nuove, per battere antichi stereotipi: e la pedagogia del linguaggio passa da varietà e condivisione. Uomini e donne. Parole nuove contro stereotipi, ripartire da varietà e condivisione. “Lo so. Il nostro è un mondo fabbricato dagli uomini per gli uomini, la loro dittatura è così antica che si estende perfino al linguaggio. Si dice uomo per dire uomo e donna, si dice bambino per dire bambino e bambina, figlio per dire figlio e figlia... La prima creatura non è una donna, è Adamo. Eva arriva dopo per divertirlo e combinare guai”. È scritto bene, vero? Infatti è una frase di Oriana Fallaci nel libro Lettera a un bambino mai nato. Sono passati 50 anni, ma forse non sono passati.
di Toni Nocchetti
La Stampa, 29 aprile 2024
Negli scorsi giorni è stata annunciata dal ministro della Lega Locatelli con toni entusiastici la approvazione della legge delega sulla disabilità. Più precisamente la ministra ha parlato di una rivoluzione culturale e civile per il nostro Paese e per le persone con disabilità. Se ci addentriamo nel merito del dispositivo governativo scopriamo che si dovrebbe definire per ciascuna persona con disabilità il progetto di vita individuale a fianco ai Lep (livelli essenziali di prestazioni ). Tutto perfetto. Sulla carta però. Solo sulla carta.
di Paolo Brera
La Repubblica, 29 aprile 2024
La domanda potrebbe essere formalizzata la prossima settimana. L’accusa è di crimini umanitari condotti sia a Gaza che in Cisgiordania. C’è un nuovo grosso guaio sulle spalle del governo israeliano. Mentre naviga a vista tra la pressione internazionale per le vittime civili della guerra scatenata dopo il 7 ottobre e le proteste interne sul fallimento degli obiettivi dichiarati - cioè liberare gli ostaggi e sconfiggere definitivamente Hamas - deve affrontare l’imminente decisione della Corte penale internazionale che, secondo indiscrezioni, nel corso della prossima settimana sarebbe pronta a chiedere l’arresto del premier Benjamin Netanyahu, del ministro della Difesa Yoav Gallant e del capo di Stato maggiore delle forze armate Herzi Halevi. L’accusa nei loro confronti è infamante: a tutti e tre vengono contestati crimini contro l’umanità commessi ai danni dei palestinesi.
di Michael Pauron*
Il Fatto Quotidiano, 29 aprile 2024
Come Londra si disfa del “problema” facendo felice il presidente Kagame che incassa centinaia di milioni di sterline. Ma a luglio si voterà e lo sfidante Habineza è contrario all’accordo. A un’ora di auto a sud di Kigali, la capitale del Ruanda, si trova il campo profughi di Gashora dove, dal 2019, in piccoli edifici bianchi e blu, sono accolti i richiedenti asilo provenienti da tutta l’Africa. Tutti sono stati evacuati attraverso la Libia, come previsto dal “Meccanismo per il transito di emergenza” gestito dall’Unhcr, l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, in accordo con il governo del Ruanda e l’Unione africana. Il programma è finanziato dall’Unione europea, con un budget di 25 milioni di euro per il periodo 2022-2026, in crescita rispetto ai 21,8 milioni per il 2019-2022. Questo accordo assomiglia molto al nuovo partenariato per la migrazione e lo sviluppo economico stretto tra Regno Unito e Ruanda, anche se certi aspetti sono leggermente diversi.
di Federico Rampini
La Repubblica, 29 aprile 2024
Classe 2024 o Generazione Gaza? La protesta dei campus universitari americani si allarga. Era cominciata negli atenei di élite frequentati soprattutto da privilegiati: Columbia, Harvard, Yale. Poi la bandiera palestinese è stata issata all’ingresso del New York City College, frequentato dai figli di operai e immigrati. Alle occupazioni di università sulle due coste, negli Stati Usa che votano democratico, si sono aggiunti atenei del Sud repubblicano. L’America fa il tifo per i giovani o è spaventata dalla loro violenza (verbale e non solo), si appassiona, si schiera e si divide sulla nuova emergenza.
- America Latina. La violenza continua a essere protagonista: una situazione preoccupante
- Il carcere, il senso di umanità, il riscatto
- Il diritto dei detenuti di avere giustizia in cella
- Nordio: “Carceri priorità assoluta, separazione delle carriere in arrivo”
- Il Garante dei detenuti D’Ettore fa il “garante” del governo










