di Mario Di Vito
Il Manifesto, 24 aprile 2024
Interrogati sei agenti, gli altri saranno ascoltati nel weekend. L’inchiesta dei pm di Milano continua. Torturavano i detenuti perché si sentivano “abbandonati a loro stessi”, “senza controlli gerarchici, senza aiuto da parte della struttura, incapaci di gestire le situazioni”. Questa è la spiegazione che hanno dato cinque dei sei agenti (uno si è avvalso della facoltà di non rispondere) interrogati ieri dal gip di Milano Stefania Donadeo, dopo l’operazione che ha portato alla scoperta del “sistema Beccaria”, un grande insieme di violenze e vessazioni portate avanti per molto tempo dai poliziotti penitenziari ai danni dei reclusi del carcere minorile milanese. In tredici sono stati arrestati, altri otto invece sono stati sospesi dal servizio. Pesantissimi i reati contestati: maltrattamenti a danno di minori, anche mediante omissione, aggravati dalla minorata difesa e dall’abuso di potere; concorso nel reato di tortura; concorso nel reato di lesioni in danno di minori, aggravate dai motivi abietti e futili e concorso nel reato di falso ideologico. È la prima volta che una cosa del genere accade in un istituto penale per minorenni.
di Monica Serra
La Stampa, 24 aprile 2024
“Oggi tutti i colleghi hanno mandato malattia nel pomeriggio, vogliono mandarla a oltranza. È una protesta verso il comandante nuovo e il direttore”. Una protesta a suon di certificati medici che, da quel che emerge, non era stata concordata col sindacato. A raccontarlo al segretario nazionale del Sappe Francesco Pennisi (non indagato) al telefono è uno degli agenti della Penitenziaria. Intercettato, gli spiega che “in passato quando accadevano episodi “spiacevoli” col comandante Ferone si lavorava bene”, “lui giustamente ci salvava” mentre “la nuova comandante non guarda in faccia nessuno”. È Pennisi a rispondere: “Ma questa è assegnata provvisoriamente? Adesso chiamo, faccio chiamare, gli dico di cacciarla via subito perché se no qua succede l’inferno”.
di Rosario Di Raimondo
La Repubblica, 24 aprile 2024
Un anno fa ha dato avvio con la sua denuncia all’inchiesta della procura che ha portato all’arresto di 13 agenti e alla sospensione di altri 8: “Provo dolore per quanto accaduto”. “Un’isola di illegalità”, all’interno della quale si respirava “un clima di terrore”, mentre alcuni agenti pensavano di essere “padroni del carcere”. Francesco Maisto, 78 anni, garante dei detenuti del Comune di Milano, con la sua segnalazione di un anno fa è stato determinante nel far scattare l’inchiesta sul Beccaria.
di Federica Venni
La Repubblica, 24 aprile 2024
La denuncia di una madre sui pestaggi in carcere al Beccaria: “Mio figlio ha preso “solo” qualche schiaffo e qualche pugno, ma non è mai stato preso davvero di mira come invece accadeva agli stranieri”. Elisabetta (il nome è di fantasia), 42 anni, è la mamma di un ragazzo che dal 2021 entra ed esce dal Beccaria per rapina. Da lei è partita una delle segnalazioni che ha poi fatto scattare l’inchiesta della procura. “Lui ancora è fortunato, perché ha una famiglia con cui parlare”.
di Marianna Vazzana
Il Giorno, 24 aprile 2024
Maria Carla Gatto, presidente del Tribunale per i minorenni: aggiornarsi è fondamentale. “Dietro le sbarre ci son o adolescenti difficili, non tutti sono idonei a gestirli”. “Questi fatti di una gravità inimmaginabile dovrebbero anche indurci a riflettere: chi lavora a contatto con i minori dovrebbe avere una formazione specialistica, che per quanto riguarda gli agenti di polizia penitenziaria nel carcere minorile è venuta meno dal 2018”.
di Ilaria Dioguardi
vita.it, 24 aprile 2024
La giornalista lo scorso gennaio andò a fare visita all’Istituto penale per minorenni di Milano, oggi al centro di un’inchiesta per per maltrattamenti e violenze con 13 agenti della Polizia penitenziaria e altri otto sospesi. “Non ci fecero vedere i ragazzi, uscii con una poco piacevole sensazione. È un episodio senza precedenti, nei numeri, in un carcere minorile”. Gaia Tortora, giornalista e vice direttrice del Tg La7, ha scritto un tweet con una foto che la ritrae insieme ad Irene Testa, garante dei detenuti per la Sardegna, che risale allo scorso gennaio. Erano appena state a visitare l’Istituto penale per minorenni “Cesare Beccaria” di Milano, ma non fecero vedere loro i ragazzi. Il tweet è stato scritto dopo la diffusione della notizia dell’arresto di 13 agenti della Polizia penitenziaria e della sospensione di altri otto, con l’accusa di maltrattamenti, concorso in tortura e una tentata violenza sessuale nei confronti di un detenuto.
di Irene Carmina
La Repubblica, 24 aprile 2024
L’accusa del Garante dei detenuti, Pino Apprendi. Mancano oncologi e diabetologi: “Anche un mal di pancia diventa un problema”. Da mesi nel carcere Ucciardone di Palermo non vengono effettuate le visite specialistiche ai detenuti ammalati. Almeno, non tutte. Ci sono un radiologo, un dentista, un infettivologo, un cardiologo, un ortopedico, un otorino, un oculista e un fisiatra. Neanche l’ombra, invece, di diabetologi, pneumologi, oncologi, dermatologi, gastroenterologi, per dirne alcuni. In questi casi, per curarsi, i detenuti devono uscire dal carcere e andare in ospedale, con tutte le complicazioni che ne derivano.
parmatoday.it, 24 aprile 2024
Un protocollo d’intesa per la promozione del reinserimento sociale e lavorativo delle persone detenute, ex detenute e persone in esecuzione penale esterna: è quello che viene presentato e firmato oggi, nella casa circondariale di Parma, tra Comune di Parma, Istituti Penitenziari di Parma, l’Ufficio Distrettuale Esecuzione Penale Esterna Reggio Emilia Parma Piacenza Ministero della Giustizia (Udepe) e l’Unione Parmense degli Industriali. A firmare il Protocollo questa mattina negli Istituti Penitenziari di via Burla, a simboleggiare l’incontro tra cittadinanza attiva, mondo produttivo, istituzioni e persone in esecuzione penale in uno spazio che non deve essere solo di reclusione, ma di ripartenza e rieducazione, erano presenti: il sindaco di Parma Michele Guerra, il vicedirettore degli Istituti Penitenziari di Parma Andrea Romeo, Laura Torre, Direttrice dell’Ufficio Distrettuale Esecuzione Penale Esterna Reggio Emilia Parma Piacenza Ministero della Giustizia, e Gabriele Buia, presidente dell’Unione Parmense degli Industriali.
di Marina Verdenelli
Il Resto del Carlino, 24 aprile 2024
L’idea del procuratore generale Roberto Rossi per due classi di una scuola “Devono capire che se si commettono dei reati non si rimane impuniti”. Il carcere apre le porte agli studenti per toccare con mano cosa sia la privazione della libertà se si commettono reati e per vedere come i detenuti possono essere avviati in percorsi di recupero in grado di dare loro un’altra chance nella vita. Due classi dell’istituto tecnico Enrico Mattei di Urbino andranno a visitare il carcere di massima sicurezza di Fossombrone, quello dove sono reclusi detenuti con pene alte da scontare, anche fino all’ergastolo, e per reati molto gravi che vanno dagli omicidi alle rapine fino alle associazioni a delinquere. L’iniziativa, che si terrà il prossimo 3 maggio, nasce su un progetto portato avanti dalla Procura generale presso la Corte di Appello di Ancona e l’ufficio scolastico regionale. Saranno due quinte, con studenti maggiorenni, ad aprire la prima visita di questo tipo ammessa nel carcere in questione.
di Gabriella Cantafio
iodonna.it, 24 aprile 2024
Il progetto di arte relazionale, ideato dall’artista Laura Mega e realizzato all’interno della sezione di Alta Sicurezza della casa circondariale femminile di Rebibbia, in collaborazione con l’associazione Seconda Chance, tra emozioni appuntate e motti ricamati. Favorire l’emancipazione delle donne detenute attraverso il potere della scrittura catartica: è questo l’obiettivo de “La parola libera”, un progetto di arte relazionale, ideato dall’artista Laura Mega e realizzato all’interno della casa circondariale femminile di Rebibbia, a Roma, in collaborazione con l’associazione Seconda Chance.
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