di Luigi Alfonso
vita.it, 18 aprile 2024
Al flash-mob anche la Garante. Concordi i pareri di Irene Testa e dei responsabili di alcune delle principali realtà dell’Isola: occorrono nuove comunità per le misure alternative al carcere. Così le persone possono essere recuperate e lo Stato risparmia. Giovedì 18 aprile alle 11, di fronte al tribunale di Cagliari, si è tenuto un flash-mob per richiamare l’attenzione dei cittadini e soprattutto della classe politica sul sistema carcerario sardo. Vi prenderanno parte la Garante regionale delle persone private della libertà della Sardegna, Irene Testa, i rappresentanti della Camera penale, dell’associazione “Socialismo diritti e riforme” e di altre realtà del Terzo settore che si occupano di questa tematica. “Nell’Isola non è tanto grave il problema della popolazione in stato di detenzione (parliamo di circa 2.100 detenuti, ndr), quanto la percentuale di malati psichiatrici e tossicodipendenti”, spiega Testa. “Nel rapporto che presenterò a breve farò presente che è vero che siamo nel tetto massimo previsto dal ministero per la nostra regione, tuttavia siamo arrivati al limite e, in alcune strutture (per esempio le Case circondariali di Uta e Bancali), c’è sovraffollamento. Questo sta moltiplicando i casi di suicidi, a volte evitati d’un soffio, da parte di persone con gravi disagi. Sono necessarie misure straordinarie per fermare questo stillicidio di vite umane. Dobbiamo garantire a tutti la dignità e i diritti fondamentali”.
di Roberto Le Pera*
Il Dubbio, 18 aprile 2024
Il sistema penitenziario è divenuto oramai una sorta di circo, non di circuito, in cui, però, non esistono trampolieri e pagliacci, ma soltanto gabbie che trattengono esseri umani che, con cadenza settimanale, si arrendono alla vita; si suicidano nelle gabbie. Un ordinamento penitenziario che consente o soltanto tollera, ritenendolo legale e legittimo, un sistema penitenziario, quello delle carceri italiane, che, negli ultimi venti anni, ha generato, mediamente, un suicidio ogni settimana può ritenersi distante dalla pena di morte? Il pensiero della pena di morte è solo apparentemente distante dal nostro stato di diritto; riflettiamo: oramai siamo indifferenti rispetto alle continue morti nelle carceri italiane.
di Ivan Grozny Compasso
padovaoggi.it, 18 aprile 2024
Antonio Bincoletto: “Le persone che si suicidano, col loro gesto mostrano di non aver trovato nel carcere speranza, opportunità di recupero e cura, ma anche di non sopportare la fatica del ritorno nel mondo fuori. Tante erano persone giovani e vicine alla fine della pena”. Per denunciare questa situazione e richiedere un’energica iniziativa che affronti l’emergenza e, più in generale, il problema delle carceri in Italia, la Conferenza Nazionale dei Garanti Territoriali indice una giornata di sensibilizzazione per il 18 aprile, invitando tutti i garanti ad intraprendere iniziative nel proprio ambito e a leggere alle ore 12 i nomi delle persone che hanno posto fine alla loro vita in carcere. Il Garante di Padova, Antonio Bincoletto, parteciperà nell’auditorium della Casa di Reclusione Due palazzi ad un incontro con studenti, docenti, volontari e detenuti previsto nell’ambito del progetto scuola/carcere (“A scuola di libertà”) organizzato dall’Associazione “Granello di senape”. Intorno alle ore 12 verrà data lettura del comunicato della Conferenza Nazionale dei Garanti Territoriali e dell’elenco dei nomi delle persone che sono morte per suicidio dall’inizio dell’anno nelle carceri italiane.
di Marina Lomunno
La Voce e il Tempo, 18 aprile 2024
Nel 2024 sono già 31 i suicidi registrati nelle carceri della Penisola, tra cui 3 agenti penitenziari: un dato preoccupante se teniamo conto che nel 2023 i detenuti che si sono tolti la vita sono stati 57, ma siano solo ad aprile. Tra gli ultimi suicidi, poche settimane fa, un malato psichiatrico ristretto nella Casa circondariale di Torino “Lorusso e Cutugno” che non doveva stare in carcere ma in una Rems, le residenze per detenuti psichiatrici (dove le liste d’attesa sono chilometriche). Una situazione, punta dell’iceberg dell’allarmante disagio nelle nostre carceri sovraffollate, che non è più ammissibile come ha più volte sottolineato il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ancora recentemente ricevendo la Polizia Penitenziaria il 18 marzo definendo i suicidi uno “stillicidio intollerabile”.
di Elena Giovinazzo
aostaoggi.it, 18 aprile 2024
La Garante valdostana: a Brissogne 10 tentativi sventati, serve rafforzare prevenzione e rieducazione. La Conferenza nazionale dei Garanti dei detenuti lancia un appello sulla necessità di intervenire “con la massima urgenza” per prevenire i suicidi in carcere, sia dei ristretti che degli agenti di polizia penitenziaria. Solo quest’anno, i Garanti segnalano già trentuno casi di suicidio in tutta Italia. In Valle d’Aosta, la Garante Adele Squillaci spiega che non ci sono stati casi, però si registrano dieci tentativi. A questi vanno aggiunti 976 “eventi critici” tra aggressioni, minacce, danneggiamenti, violazioni di norme penali.
Corriere della Sera, 18 aprile 2024
La vittima era bresciana, ma in carcere ad Ascoli Piceno: aveva più volte scritto alla Procura lamentando le sue precarie condizioni di salute. Gli avvocati: il direttore pro tempore della prigione non era nemmeno iscritto nel registro degli indagati. Ieri mattina, mercoledì 17 aprile, al tribunale di Ascoli Piceno si è celebrata l’udienza a seguito delle opposizioni alla richiesta di archiviazione del procedimento relativo al suicidio di Roberto Franzè, detenuto impiccatosi nel carcere di Ascoli l’8 dicembre 2021. Franzè 45 anni era residente a Brescia ed era in carcere, all’epoca, su ordinanza di custodia cautelare firmata dal GIP bresciano nell’ambito di un’inchiesta su usura ed estorsione. Era stato un suicidio annunciato da lettere che il detenuto scrisse alla procura di Brescia nelle quali riferì delle condizioni gravi di salute nelle quali si trovava.
di Zaira Mureddu
La Stampa, 18 aprile 2024
Ha ucciso il padre e un amico, era incapace di intendere. A inizio marzo, a sette mesi dal duplice omicidio commesso da Sacha Chang a Montaldo Mondovì, il giudice Daniela Rita Tornesi del tribunale di Cuneo ha giudicato il ragazzo incapace di intendere al momento del fatto, accogliendo la richiesta formulata dal difensore del giovane, l’avvocato monregalese Luca Borsarelli, sulla scorta della perizia formulata dallo psichiatra Franco Freilone. Il 16 agosto scorso Sacha Chang, 22 anni, ospite a Montaldo Mondovì di Lambertus Ter Horst ha ferito a morte quest’ultimo dopo aver ucciso con la stessa arma, un coltello da cucina, suo padre, Chain Fa Chang.
di Chiara Currò Dossi
Corriere dell’Alto Adige, 18 aprile 2024
Il piano dell’Asl: un trattamento farmacologico ai detenuti per interrompere la catena del contagio. “La misura più idonea è il trattamento farmacologico. Cercheremo di fare un intervento massivo, su tutto il gruppo dei detenuti, per interrompere la catena dei contagi. Non in termini di una vaccinazione: il farmaco uccide l’acaro sulla pelle e ne impedisce la replicazione, una sorta di sterilizzazione che però ha una durata di pochi giorni. Se dopo si torna in contatto con l’acaro, si ricomincia daccapo. Per questo la prima linea da presidiare è quella dell’igiene”. È Pierpaolo Bertoli, referente per le attività sanitarie in carcere, a descrivere il protocollo elaborato per fronteggiare i contagi di scabbia in via Dante.
casertanews.it, 18 aprile 2024
È stato dato il via ufficiale alle attività agricole della Casa di reclusione attraverso il trapianto delle colture estive. Si sono aperte questa mattina, mercoledì 17 aprile, le attività del progetto Crea - coltivare responsabilità ed alternative in agricoltura. Si tratta di un importante lavoro destinato al reinserimento sociale dei detenuti, coordinato dalla cooperativa sociale Terra Felix, con il supporto di Coldiretti Caserta insieme al Provveditorato regionale della Campania.
rovigo.news, 18 aprile 2024
Sono la presidente di “Granello di Senape Padova Odv”, Ornella Favero, l’associazione “Il Tarassaco” Odv di Rovigo, la campagna di comunicazione “Molte lingue per dire no alla violenza sulle donne” del Centro Veneto Progetti Donna - associazione Padova Donne (ex aequo) e l’azienda Cardinal di Padova quattro dei sei candidati vincitori al premio Gattamelata di quest’anno, nato 18 anni fa per valorizzare la promozione della cultura e della pratica del volontariato e della solidarietà.
- Vicenza. Giustizia riparativa, Agnese Moro con i carcerati del “Del Papa”
- Cesena. “Dopo il carcere si comincia una nuova vita”
- Daria Bignardi: “Ogni carcere è un’isola: l’ho imparato lì dentro”
- Il “fallimento” dei diritti costituzionali
- Migranti. Degrado e nessuna tutela: “I Centri di rimpatrio sono da chiudere”










