di Vincenzo Brunelli
Corriere Fiorentino, 14 aprile 2024
I reclusi avevano lavorato per 4 anni nel carcere di custodia attenuata di Solliccianino ma non avevano ricevuto la Naspi. Sette detenuti della casa circondariale “Mario Gozzini”, conosciuto anche come Solliccianino, il carcere a custodia attenuata accanto a Sollicciano, hanno vinto una causa contro l’Inps che si era rifiutata nel 2019 di concedergli l’indennità di disoccupazione (Naspi) dopo aver lavorato per circa 4 anni in carcere dove sono tuttora detenuti. Nel 2021 dopo il diniego definitivo da parte dell’istituto con i loro legali avevano deciso di avviare un procedimento giudiziario per il riconoscimento di quello che ritenevano un loro diritto acquisito. Nei giorni scorsi la sentenza del Tribunale di Firenze che ha condannato l’Inps a pagargli 24 mesi di Naspi, più interessi e rivalutazione. Si tratta di una delle prime pronunce di un Tribunale ordinario dopo la sentenza della suprema corte di Cassazione del gennaio scorso che aveva fatto chiarezza sull’argomento.
di Giulia Marro
La Stampa, 14 aprile 2024
Il direttore della Casa circondariale di Cuneo è Domenico Minervini, in amministrazione penitenziaria dal 1997. Già a capo degli istituti di Asti, Alessandria, Verbania, Aosta, Torino. Secondo lui bisogna considerare determinati fattori legati sia alla popolazione detenuta, che è cambiata come la società all’esterno, sia alle modifiche che riguardano il personale di sicurezza interno. “Stiamo assistendo ad un aumento significativo di quantità di sostanze stupefacenti che circolano - dice -. Le dipendenze che provocano sono preoccupanti. Spesso nel carcere non si riescono ad interrompere o l’astinenza ne genera altre.
di Dario Crippa
Il Resto del Carlino, 14 aprile 2024
Il dato è emerso dal report del Garante Giulianelli: “Occorre intervenire subito”. Disagio psicologico, patologie psichiatriche, atti di autolesionismo. Uno spaccato della realtà all’interno degli istituti penitenziari che desta preoccupazione e induce a una riflessione di più ampio respiro, come quella proposta dal Garante Giancarlo Giulianelli “Non basta più accendere i riflettori - dice - soltanto quando si è al cospetto di gesti estremi. Non basta più semplicemente fotografare, occorre intervenire. Ma al momento ci troviamo in una situazione di profondo stallo, con notizie che rischiano di aggravarla ancora di più”. In base al monitoraggio effettuato dal Garante le patologie più diffuse, soprattutto negli istituti maggiori, sono quelle psichiatriche (diversi anche i detenuti in terapia psicotropa) e a seguire le problematiche cardiovascolari, respiratorie, osteoarticolari. Ovviamente le tossicodipendenze hanno una loro rilevanza come pure i tentativi di suicidio e si registrano diversi scioperi della fame. Nota dolente, come evidenziato da Giulianelli, sugli atti di autolesionismo, con un picco di 187 nel 2023 a Montacuto.
di Lisa Ciardi
La Nazione, 14 aprile 2024
“Dura lex, sed lex” dicevano gli antichi, ovvero “la legge è dura, ma è legge”. Ma le norme devono essere rigorose o giuste? Qual è il punto di equilibrio possibile fra diritto e senso di giustizia? A questi interrogativi è stata dedicata la conferenza Riflessioni su Antigone - Tra politica, giustizia e città, organizzata per il centenario dell’Università di Firenze. Introdotti da Irene Stolzi, direttrice del Dipartimento di Scienze Giuridiche, hanno preso la parola gli accademici dei Lincei Massimo Cacciari e Pietro Costa, insieme a Luciano Violante, presidente emerito della Camera dei Deputati.
orizzontescuola.it, 14 aprile 2024
Una lezione in carcere a conclusione del percorso di educazione alla legalità per gli studenti dell’istituto Parini di Lecco. Si tratta di un percorso intrapreso dall’istituto scolastico che prevede in particolare, si legge su Lecco Today, alle classi terze viene proposto un percorso di approfondimento sulla giustizia minorile tenuto dagli avvocati penalisti delle camere penali di Como e Lecco, mentre le classi quarte effettuano un’uscita presso il tribunale cittadino assistendo ad alcune udienze dopo avere seguito una lezione di approfondimento sul processo penale tenuta dagli avvocati.
di Alessandra Poggi
La Nazione, 14 aprile 2024
Successo per la due giorni di spettacolo agli Animosi organizzato anche dalla Camera penale provinciale. Volpi: “Coinvolti i carceri di Massa e Spezia. Per loro è una sorta di conquista, dopo il disagio”. Il teatro per riabilitare i detenuti e farli sentire persone “normali”. Questa la filosofia della prima edizione del mini festival ‘Passaggi’, di scena venerdì e sabato al teatro degli Animosi per la regia di Alessandro Bianchi. Sul palco veri carcerati quasi prossimi alla libertà, che grazie al teatro riescono a raccontare la loro voglia di riscatto.
di Antonia Fama
collettiva.it, 14 aprile 2024
Il rap del giovane detenuto Davo, creato nell’Ipm di Catanzaro grazie ai laboratori musicali del progetto Crisi Come Opportunità. “Non ero mai riuscito a chiedere scusa a mia madre per i reati commessi. Non so perché non riuscissi a dirlo. Mi vergognavo troppo del dolore che le avevo fatto provare... o forse una parte di me, sapendo che mia mamma mi avrebbe perdonato, pensava di non meritarlo”. Davide ora è un ragazzo libero, ma da detenuto dell’Istituto Penitenziario Minorile Paternostro di Catanzaro, ha partecipato a uno dei laboratori di rap del Presidio Culturale Permanente, un progetto di CCO - Crisi Come Opportunità. In Calabria, i due incontri settimanali con i ragazzi sono condotti da Christian Zuin, Nancy Cassalia e Giuseppe Fazzari, e coordinati dal rapper Kento.
di Dario Crippa
Il Resto del Carlino, 14 aprile 2024
Sandra Piacentini, rapper falconarese, lavora coi detenuti. “Penso a Jordan, morto in cella”. “Quando ho letto di Jordan Jeffrey Baby, il trapper di 26 anni di Bernareggio morto in carcere a Pavia, non ho potuto fare a meno di pensare: se fosse stato uno dei “miei” ragazzi forse non sarebbe andata a finire così”. La falconarese Sandra Piacentini, in arte Miss Simpatia, sa di cosa parla. Perché i “suoi ragazzi” sono rapinatori, ladri, pusher, assassini, qualche volta innocenti, ma hanno tutti qualcosa in comune: sono in carcere. E lei, atipica mamma di 38 anni, per vocazione dà speranza e un senso alla loro vita. Con lezioni di rap.
di Andrea Fagioli
Avvenire, 14 aprile 2024
Un immaginario carcere, il San Michele, dove un controverso direttore, il duro Bruno Testori, si comporta da sovrano assoluto. Da qui il titolo Il re dato alla serie di Sky Studios. Ma può anche succedere che “il re” finisca dalla parte opposta delle sbarre con l’accusa di omicidio. Ecco il finale della prima stagione e l’inizio della seconda con Luca Zingaretti protagonista, diretto da Giuseppe Gagliardi in una storia fuori dagli schemi scritta da Peppe Fiore, Alessandro Fabbri e Federico Gnesini, in onda il venerdì sera su Sky Atlantic e Sky Cinema Uno e disponibile on demand. Per tirare fuori il direttore dalla cella e rimetterlo al suo posto interviene addirittura il capo dei servizi segreti con una richiesta-ricatto in cambio: far parlare un detenuto illustre, un magistrato accusato forse ingiustamente di omicidio. A questo punto Testori sospetta di essere lui lo strumento inconsapevole di una macchinazione, persino di un potenziale complotto internazionale. In cambio della libertà sente di perdere il suo potere assoluto. E se è vero che nel suo “regno” ha sempre esercitato la propria idea di giustizia in maniera decisamente discutibile, non tollera che il potere decida di schiacciare un potenziale innocente per interessi superiori. La serie si concentra così ancor più sul tema dell’abuso di potere: oltre a quello di Testori, adesso anche quello incarnato dai servizi segreti, che si mostra altrettanto ambiguo, manipolatorio e sostanzialmente immorale, con il confine tra bene e male, giusto e sbagliato, che diventa sempre più sottile. L’atmosfera si conferma cupa, ma meno claustrofobica, anche perché l’elemento thriller aggiunto in questa stagione spinge più spesso il protagonista all’esterno del carcere, che resta comunque uno spazio angusto, un microcosmo isolato dalla società esterna, in cui i conflitti tra le persone esplodono con violenza.
di Antonia Fama
collettiva.it, 14 aprile 2024
I detenuti del carcere di Brescia si raccontano in una web-serie per la regia di Nicola Zambelli: “Qui neanche la vita è più tua”. Sin dalle prime scene 11 giorni è una soggettiva che ti porta dentro, cancello dopo cancello, insieme agli occhi di Nicola Zambelli, regista della web-serie che entra nel Nero Fischione di Brescia. Con una percentuale di presenze che ha superato, tra il 2023 e il 2024, il 200%, il penitenziario più affollato d’Italia apre le sue porte a un racconto nudo e crudo, che esce tutti i giorni sulla pagina Instagram del progetto @11giorni, in un gioco di numeri che regala 3 episodi al giorno, per un totale di 33. I numeri, per chi vive dietro le sbarre hanno un peso enorme: gli anni che si contano, le persone che si perdono, quelle con cui si condivide una quotidianità fatta di spazi angusti, sporcizia, violenza.
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