di Elisa Sola
La Repubblica, 12 aprile 2024
Elmadhi Halili è stato il primo ideologo dello Stato Islamico arrestato in Italia. Condannato a 6 anni, in carcere ha iniziato la deradicalizzazione, interrotta dopo l’uscita. Definito, pericoloso e ancora ossessionato, è stato però lasciato solo. Lezione numero uno. “Ai miscredenti dico, aggrediteli come vi hanno aggredito. Chi insulta Maometto, lo si può uccidere”. Era il 6 luglio 2017 quando Elmadhi Halili, il primo ideologo dello Stato islamico in Italia condannato per terrorismo, spiegava a un ventenne ivoriano - in una casa di Lanzo - il proprio manuale, “Quaderno rosso”. Un manoscritto di 64 pagine che Halili, a 23 anni, aveva ideato per indottrinare i combattenti pronti a partire per la Siria.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 12 aprile 2024
Il Mandato di Arresto Europeo (European Arrest Warrant) rappresenta un pilastro fondamentale della cooperazione giudiziaria tra gli Stati membri dell’Unione Europea. Affinché questo strumento funzioni in modo efficace e rispetti i diritti fondamentali delle persone coinvolte, è essenziale adottare raccomandazioni specifiche per migliorarne le procedure e l’attuazione. Un’analisi approfondita condotta dall’Agenzia dell’Unione Europea per i Diritti Fondamentali ha focalizzato l’attenzione sulla decisione quadro 2002/ 584/ GAI riguardante il Mandato di Arresto Europeo.
di Gabriele Romagnoli
La Repubblica, 11 aprile 2024
La prigione dev’essere un luogo di privazione della libertà, ma anche di preparazione al reinserimento. Il condannato resta un cittadino, non deve perdere la dignità. Purtroppo nessuno vuole riformare il carcere. La verità è che c’è una resistenza sociale alla umanizzazione delle prigioni. Il punto è che il livello di vita dei detenuti deve essere inferiore a quello del gradino più basso nella scala sociale di chi detenuto non è. Un poveraccio onesto non può sopportare che un carcerato viva meglio di lui, è una cosa che creerebbe rivolte. Ma una società democratica deve cercare di migliorare le condizioni di entrambi”.
di Gaetano Scalise*
Il Dubbio, 11 aprile 2024
La proposta di legge elaborata da Roberto Giachetti e Rita Bernardini, che determinerebbe un sicuro effetto deflattivo nelle carceri, è criticata dalla giudice Vittoria Stefanelli: le condanne, dice la magistrata del Tribunale di Sorveglianza di Roma, verrebbero, in virtù dello sconto di pena, “neutralizzate”.
di Riccardo C. Gatti
Il Riformista, 11 aprile 2024
La carenza di risposta terapeutica multidisciplinare e la mancanza di terapeuti e di supporto, può trasformarsi in un dramma. In un articolo di ieri, a firma Giovanni M. Jacobazzi, intitolato “Trenta suicidi in cella: insufficienti i fondi per gli psicologi” si precisa che “Il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha firmato l’altro giorno un decreto con cui vengono stanziati 5 milioni di euro per il potenziamento dei servizi trattamentali”. Questo può migliorare in qualche modo la situazione, tenendo, però, presente che questi servizi dipendono dalla Amministrazione Penitenziaria e il “trattamento” a cui ci si riferisce, consiste, come esplicitato nel sito del Ministero della Giustizia, “nell’insieme degli interventi rieducativi che gli operatori penitenziari propongono di attuare nei confronti del condannato o internato nel corso dell’esecuzione della pena”. Sebbene la fase di “osservazione scientifica della personalità” possa fornire alcuni elementi utili per allertare sulla eventuale presenza di situazioni patologiche, l’équipe di osservazione, composta da personale dipendente dell’Amministrazione Penitenziaria, ha a che fare solo indirettamente con la clinica e la cura di patologie e si muove sostanzialmente in area rieducativa.
di Giovanni M. Jacobazzi
Il Riformista, 11 aprile 2024
“Sulla giustizia chiediamo un’accelerazione dei tanti dossier annunciati e mai portati a termine”, ha affermato ieri l’avvocato Francesco Petrelli, presidente delle Camere penali, rispondendo alle domande del Riformista. Riguardo la separazione delle carriere in magistratura, in particolare, Petrelli ha dichiarato che l’occasione è “irripetibile”. Purtroppo per Petrelli, e per la maggioranza dei cittadini che aspirano ad un sistema giustizia effettivamente liberale e garantista, la possibilità che le riforme in cantiere vadano in porto è ogni giorno che passa sempre più difficile, con il concreto rischio che ci si limiti ad un semplice maquillage.
di Francesco Bechis
Il Messaggero, 11 aprile 2024
Intervento del Csm per trasferire 60 toghe nei tribunali dove i ritardi sono più gravi. Un “bonus Pnrr” per i magistrati italiani. Il governo corre ai ripari per far fronte alle gravi carenze di organico della giustizia. E soprattutto accelerare sullo smaltimento dell’arretrato del processo civile, un obiettivo chiave del Recovery Ue da cui dipende l’erogazione di ingenti fondi all’Italia. Fra gli emendamenti della maggioranza al decreto Pnrr al vaglio della Camera ce n’è uno dedicato alla “giustizia-lumaca”. La norma prevede “applicazioni straordinarie di magistrati per il raggiungimento degli obiettivi Pnrr”.
di Mario Di Vito
Il Manifesto, 11 aprile 2024
Dal Senato ok al ddl Smartphone: il Pd si astiene, mentre il M5s vota contro e attacca. Pd e Movimento Cinque Stelle si dividono sul ddl Smartphone che toglie ai pm la possibilità di sequestrare i telefonini e li obbliga a farsi autorizzare da un gip. Al Senato i voti favorevoli sono stati 89 (la maggioranza più Italia Viva), 18 i contrari (il M5s) e 34 gli astenuti (il Pd). Una frattura evidente su un tema delicatissimo come la giustizia, anche se manca un passaggio alla Camera e la questione si è consumata tutta nel giro di poche ore, senza grandi sussulti nell’opinione pubblica e con un dettaglio non irrilevante: tutti, persino il M5s che un anno fa aveva presentato una proposta di legge sul tema, sono di per sé favorevoli al fatto che il pm non possa più da solo sequestrare uno smartphone. Sia pure con qualche distinguo nei modi e nei termini.
di Giuseppe Di Federico
L’Unità, 11 aprile 2024
È stata un’iniziativa senza precedenti, quella del procuratore di Perugia di riferire su indagini in corso. Da ora varrà per tutti? Anche per i giudici? Su un caso di notevole rilievo istituzionale è sceso il silenzio. Mi riferisco all’episodio di cui è stato protagonista il procuratore della Repubblica di Perugia, Raffaele Cantone, che ha chiesto ed ottenuto di essere udito dalla Commissione antimafia del Parlamento su un caso giudiziario di cui è titolare e su cui sta ancora svolgendo indagini, cioè quello degli accessi abusivi alla banca dati della Direzione nazionale antimafia. Il procuratore generale di Perugia, Sergio Sottani, definito “inusuale” l’iniziativa di Cantone. Si tratta in effetti di un evento “senza precedenti, non previsto né regolato dal nostro ordinamento giudiziario”.
di Giulia Merlo
Il Domani, 11 aprile 2024
La Commissione è diventata il palcoscenico per inchieste mediatiche, da Bari a Palermo. Parlano le procure, ma per prassi gli indagati no. Laudati, coinvolto a Perugia, non sarà ascoltato. La vocazione garantista del centrodestra si ferma - o almeno rallenta bruscamente - davanti alla porta della commissione Antimafia. Guidata da Chiara Colosimo, che è deputata vicinissima ad Arianna e Giorgia Meloni, la commissione è tornata alla ribalta grazie all’interessamento in tutti i casi giudiziari che in questi mesi hanno avuto più attenzione mediatica, con l’effetto di amplificarli con inevitabili riverberi anche di natura elettorale.
- Il “caso dossieraggio” è sparito. Ma non era lo scandalo del decennio?
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- “Verità per Giuseppe Uva”. La Cedu apre un procedimento
- Marche. Il Garante Giulianelli: “Troppi tentativi di suicidio e mancano posti nelle Rems”
- Torino. La relazione annuale del Garante dei detenuti: “In carcere a condizioni degradanti”










