di Chiara Saraceno
La Stampa, 4 aprile 2024
Non si tratta di un rischio più o meno imminente. La sanità a pagamento è ormai diventata un fatto reale. Se un tempo vi ricorreva chi voleva saltare la coda, non voleva aspettare qualche mese per fare un intervento, avere una visita specialistica, effettuare esami clinici, oggi vi è costretto chi non può aspettare non dico qualche mese, ma un anno e più per avere una diagnosi, effettuare visite di controllo necessarie, ottenere un intervento che impedisca il peggioramento della propria malattia. Perché anche le “urgenze” rimangono tali solo sulla carta (per un caso che conosco personalmente un intervento urgente da effettuarsi entro tre mesi è stato effettuato solo dopo nove mesi). E non è inconsueto sentirsi consigliare dagli stessi operatori pubblici di rivolgersi al privato, perché nel pubblico l’attesa è troppo lunga.
di Luigi Manconi
La Repubblica, 4 aprile 2024
È pensabile che le decisioni più intime, quelle relative alla sfera più profonda della nostra coscienza, non vadano considerate “indisponibili” e, all’opposto, siano sottratte alla facoltà di scelta del singolo? E che il nostro vivere e il nostro morire - di noi individui in carne e ossa - non siano affidati al libero arbitrio di ognuno, bensì ad autorità esterne come quelle dello Stato, delle leggi, delle confessioni religiose e delle morali pubbliche?
di Roberto Maggioni
Il Manifesto, 4 aprile 2024
Ispezione del consigliere regionale Pd Paladini e dell’infettivologo Cocco a via Corelli: “Gli eventi critici sono trattati come ordinari”. “Il Cpr non è vita, vieni maltrattato e dimenticato da tutti. Devi urlare per chiedere ogni cosa. Ho visto gente sbattere la testa contro il muro solo per chiedere di accendere una sigaretta. Preferisco morire che tornare lì dentro”. Nabil vive in Italia da 20 anni, è originario del Marocco, ma è cresciuto a Cremona dove ha moglie e figli. Dopo una condanna, già scontata, non è più riuscito a rinnovare il permesso di soggiorno e a inizio febbraio è finito dentro al Cpr di via Corelli a Milano.
di Andrea Di Turi
Avvenire, 4 aprile 2024
Cresce la protesta di realtà cattoliche e della società civile contro la modifica, in senso permissivista, della legge 185 sul commercio e il finanziamento degli armamenti. Il messaggio non potrebbe essere più chiaro: questa legge non s’ha da modificare, comunque non come vorrebbe il governo. La legge è la 185/90 sull’export di armi. Sulle modifiche votate in Senato a febbraio e ora all’esame della Camera, che potrebbe votarle a maggio, un numero crescente di associazioni cattoliche e più in generale della società civile ha alzato la voce per dire senza mezzi termini il suo “No!”. C’è il timore che la 185 venga svuotata e non riesca più a garantire trasparenza e controllo democratico sul commercio di armamenti e su chi lo finanzia. Per giunta in anni di narrazione bellicista imperante, in Italia e in Europa.
di Piero Sapienza
prospettive.eu, 4 aprile 2024
“La pace è soprattutto deterrenza”, così, il 28 marzo scorso, la premier Giorgia Meloni si è rivolta al contingente militare italiano operante in Libano. Io non so se la premier conosce o no il latino, ma questa sua affermazione riecheggia il celebre detto degli antichi romani: “Si vis pacem, para bellum” (Se vuoi la pace, prepara la guerra). Una visione questa diametralmente opposta a quella del Magistero sociale della Chiesa che, proprio a riguardo del fenomeno della deterrenza delle armi come mezzo di dissuasione, ha espresso “severe riserve morali”, affermando: “L’accumulo delle armi sembra a molti un modo paradossale di dissuadere dalla guerra eventuali avversari. Costoro vedono in esso il più efficace dei mezzi atti ad assicurare la pace tra le nazioni”.
di Carmine Pinto
Il Riformista, 4 aprile 2024
L’universalismo dei diritti politici e sociali, la difesa delle donne, il pacifismo morale: una sfida potente per le nostre società. Non tutti i dittatori sono uguali. Prendiamo il caso del Venezuela, dove alla leader dell’opposizione Maria Corina Machado è stato appena proibito di partecipare alle elezioni. Un paese travolto dall’ondata populista degli anni Novanta, dove prese il potere un militare ex golpista, Hugo Chavez, seguito (dopo la morte) da Nicolas Maduro. Il loro regime si è basato sul controllo delle materie prime, la distruzione dei media liberali, la repressione degli oppositori. Ha provocato una delle peggiori crisi umanitarie del XXI secolo. Attualmente, sono in carcere almeno 268 dissidenti.
di Micol Flammini
Il Foglio, 4 aprile 2024
Sullivan avverte gli israeliani che potrebbe essere dichiarata la carestia nella Striscia, il problema è la distribuzione degli aiuti e dopo la morte dei sette volontari della World Central Kitchen, anche altri operatori umanitari minacciano di andare via. Ieri i giornali israeliani erano pieni di virgolettati di funzionari dell’esercito che lamentavano la diffusione di due culture molto diverse all’interno di Tsahal e il sovvertimento della catena di comando. L’uccisione dei sette operatori umanitari che stavano portando i rifornimenti nella Striscia di Gaza, conducendo un’operazione di cui l’esercito era stato informato in ogni dettaglio, ha fatto emergere un dibattito intenso in Israele.
di Adriano Sofri
Il Foglio, 4 aprile 2024
Gli scrittori dicono che il Paese ha perduto l’anima, nella suicida e omicida leadership moderna. I vecchi capi sentivano la precarietà del rapporto con gli arabi. Quelli di oggi conoscono solo l’esercito di occupazione. Gli scrittori israeliani danno interviste desolate, in cui dicono alternamente che Israele ha perduto l’anima, o ha perduto la reputazione. È probabile che l’anima sia il miglior sinonimo della reputazione, e viceversa. Ambedue le espressioni lasciano intendere che la reputazione e l’anima perduta sono molto difficili, se non impossibili, da recuperare. Che cosa può succedere ancora che, se non salvare anima e reputazione, riduca almeno il danno e rallenti la corsa allo sbaraglio che ha ubriacato il governo israeliano? Un mio amico, uno che ha spinto il suo amore per Israele fino alla impossibile difesa di Netanyahu, mi dice che una volta tolto di mezzo Netanyahu gli altri faranno esattamente quello che sta facendo lui. Io dissento anche da questo, almeno per principio - l’ultima dea. Ma non ho alcuna speranza che compaia sull’orizzonte israeliano un uomo (o una donna) “nuovo”, capace di un pensiero e di un gesto spiazzante, che mostri semplicemente ragionevole ciò che oggi sembra scandalosamente o fatalmente impensabile. Mi piace, certo, una simile idea. È il bello di ogni messianismo. Peccato che non succeda. Nemmeno nel nostro piccolo, quando si evocava, e ci piaceva, l’avvento di un “papa straniero”. Non succede nemmeno col papa, da qualunque parte provenga.
di Pietro Pellegrini*
quotidianosanita.it, 3 aprile 2024
Nei primi tre mesi del 2024 sono stati 28 i suicidi nelle carceri. Tassi di suicidio 20 volte superiori a quelli della popolazione generale. Un fenomeno allarmante e complesso rispetto al quale non sono adeguate letture semplicistiche che talora alimentano lo stigma dei malati mentali ritenuti responsabili sia dei disordini interni agli istituti di pena sia dei suicidi. I dati della Relazione del Garante Nazionale offrono importanti riflessioni.
di Irene Carmina
La Repubblica, 3 aprile 2024
Intervista al sociologo: “Il 40% dei detenuti assume psicofarmaci, in larga parte sedativi”. Per Luigi Manconi, sociologo dei fenomeni politici ed ex sottosegretario alla Giustizia nel governo Prodi, il carcere oggi assomiglia a una grossa “bancarotta irreversibile”. Un luogo non solo inutile ma anche dannoso che calpesta i diritti dei detenuti. Con l’aggravante che, “se la classe politica non adotterà provvedimenti radicali, la situazione potrà solo precipitare”.
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