di Luigi Manconi
fondazionefeltrinelli.it, 7 marzo 2026
Il nome di Alan Kurdi e il diritto di non essere dimenticati. La vicenda di Alan Kurdi è illuminante: ed è per questo che vi ritorno periodicamente, in quanto credo costituisca qualcosa di molto simile a un paradigma carnale e, nel contempo, metafisico. Il corpo di Alan, tre anni, venne ritrovato il 2 settembre del 2015 sulla spiaggia di Bodrum, in Turchia. La sua foto, come si dice, fece il giro del mondo: indossava una maglietta rossa, pantaloncini blu e scarpette nere. Aveva fatto naufragio mentre cercava di raggiungere, dal Kurdistan siriano, le coste greche; la madre e il fratello di due anni più grande morirono in mare mentre il padre, unico sopravvissuto della famiglia, poté raggiungere, infine, la Germania. E lì trovò un’occupazione avviando un percorso di positiva integrazione nella società tedesca.
di Fabrizio Floris
Il Domani, 7 marzo 2026
Se il linguaggio degli esperti diventa impermeabile all’esperienza, cresce la distanza tra chi formula le politiche e chi ne vive gli effetti. La distanza non è solo una questione comunicativa. Può diventare una delle condizioni che alimentano la sfiducia verso le istituzioni. Molti cittadini rifiutano certe politiche perché non si riconoscono nella narrazione che li riguarda. Non so niente. Ma c’ero. Ai convegni internazionali mi siedo sempre un po’ defilato. Le slide scorrono in un inglese impeccabile: cognitive frames, welfare recalibration, policy design. I relatori citano Foucault, Bourdieu, l’ultimo paper pubblicato su una rivista indicizzata. Le frasi sono precise, levigate, sicure. Ogni concetto è collocato dentro una genealogia. Annuisco. Prendo appunti. E dentro di me riaffiora lo stesso pensiero: non so niente.
di Daniele Zaccaria
Il Dubbio, 7 marzo 2026
Da quando le bombe di Stati Uniti e Israele hanno iniziato a piovere dal cielo, Teheran sembra una città fantasma, interi quartieri si sono svuotati, milioni di persone hanno lasciato le loro case muovendosi lontano dagli obiettivi militari, verso le province settentrionali del Paese, considerate relativamente più sicure. Altri, però, non hanno avuto questa possibilità e sono rimasti nella capitale, esposti alla minaccia costante delle esplosioni cercano riparo nelle cantine o in rifugi improvvisati. Atri ancora sono letteralmente in trappola, come i detenuti del carcere di Evin, la più celebre e più temuta prigione della Repubblica islamica, riservata in gran parte ai prigionieri politici.
di Francesca Spasiano
Il Dubbio, 7 marzo 2026
Il grido di Leila Farahbakhsh, attivista iraniana: “Il mondo ha avuto 48 anni per alzare la voce e cambiare le cose. Ma nessuno, né europei né americani, l’ha fatto. Ora il limite si è superato. Siamo in un momento storico in cui i nostri interessi combaciano, e finalmente qualcuno ci sta guardando”. Il suo grido in piazza è diventato un caso. Di più: un calcio capace di sparigliare gli schemi della sinistra pacifista. Come quella che domenica scorsa sfilava per le vie di Firenze, quando Leila Farahbakhsh ha preso parola per sferzare il corteo: “Dove eravate - ha domandato - quando il regime uccideva 40mila iraniani?”.
di Fulvio Fulvi
Avvenire, 6 marzo 2026
Nelle carceri italiane è ancora emergenza. Non solo per i suicidi - dieci dall’inizio dell’anno - ma anche per le forti tensioni che si manifestano nelle strutture detentive, soprattutto a causa del sovraffollamento, ancora alto, e degli organici insufficienti del personale di sorveglianza. Il Garante nazionale ha diffuso il report relativo al 2025, dal quale risulta che i decessi di persone recluse registrati dal Dap nei dodici mesi sono stati in totale 254, tra cui 76 per mano propria, 125 per cause naturali, 50 per motivi ancora da accertare e 3 per incidente. Dalla relazione si evince che, con l’aumento esponenziale delle presenze negli istituti, è cresciuto anche il numero dei morti: da qui l’allarme dell’Autorità che tutela i soggetti privati della libertà personale.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 6 marzo 2026
Se sarà dichiarata l’incostituzionalità del caso, sollevato dal Tribunale di Sorveglianza di Firenze, il Parlamento dovrà intervenire. Due anni e mezzo di battaglie legali, ordinanze disattese, ispezioni e promesse mai mantenute. Alla fine il Tribunale di sorveglianza di Firenze ha fatto quello che pochi si aspettavano: ha sollevato una questione di legittimità costituzionale e trasmesso gli atti alla Corte costituzionale. La questione riguarda l’articolo 147 del codice penale, che stabilisce quando si può rinviare l’esecuzione di una pena detentiva. Secondo i giudici fiorentini, quella norma è incompleta e incostituzionale perché non prevede la possibilità di sospendere la pena quando le condizioni del carcere costituiscono un trattamento inumano. Il provvedimento, firmato il 17 febbraio 2026 dal presidente estensore Marcello Bortolato, porta il numero 636/2026 e rappresenta l’epilogo di una vicenda che dice tutto su cosa significa oggi essere detenuti a Firenze-Sollicciano.
di Valentino Maimone
La Ragione, 6 marzo 2026
Nelle 190 carceri italiane la gente continua a morire togliendosi la vita oppure per colpa di incidenti, per omicidi, per cause naturali o non ancora accertate. E sono in tanti, troppi. Lo dimostra la relazione annuale del Garante nazionale dei detenuti. Giusto qualche mese fa sembrava che gli italiani - o quantomeno la versione che ne ricaviamo dallo specchio deformato dei media - fossero stati improvvisamente risvegliati da un afflato di coscienza e sensibilità umana. Tutti lì a far la faccia compunta di fronte ai numeri dei suicidi nelle carceri, sempre più numerosi e intollerabili. C’è stato un momento (qualche giorno, non di più) in cui se ne parlava talmente tanto che persino certa politica ne approfittò per salire sul carro del tema del giorno e raccattare consensi.
di Ilaria Dioguardi
vita.it, 6 marzo 2026
Nelle carceri italiane circa 2mila detenuti sono iscritti all’università. Marina Formica (Università di Roma Tor Vergata): “Il tasso di recidiva crolla tra chi intraprende un percorso universitario. E l’università svolge una funzione nevralgica di mediazione culturale tra carcere e opinione pubblica”. Roberta Paltrinieri (Università di Bologna): “La cultura offre potenzialità a chi deve immaginarsi in una prospettiva futura. Il diritto alla bellezza è una nuova forma di cittadinanza”. Un incontro al Cnel. A Roma si è svolta la prima “Giornata nazionale della ricerca universitaria in favore dell’articolo 27 della Costituzione”, organizzata dal Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro - Cnel nell’ambito del programma “Recidiva Zero”, realizzato dallo stesso Cnel in collaborazione con il ministero della Giustizia, per favorire l’inclusione sociale e lavorativa delle persone private della libertà personale attraverso studio, formazione e lavoro in carcere e fuori dal carcere.
di Fulvio Fulvi
Avvenire, 6 marzo 2026
Chi sono veramente gli uomini e le donne che scontano la loro pena in un carcere? “Se vogliamo capire e aiutare chi vive questa triste esperienza è importante risolvere un grosso equivoco, quello di non identificare la persona reclusa con l’errore che ha commesso”, dice il giornalista Davide Dionisi, che dall’aprile del 2018 all’ottobre 2022 ha seguito per Radio Vaticana, L’Osservatore Romano e Vatican News, le visite di Francesco ai carcerati, è entrato negli istituti e ha partecipato come cronista a convegni e dibattiti sui temi penitenziari. La sua esperienza, tradotta in reportage, servizi, interviste, è stata raccolta ora nel volume “Le loro prigioni. Percorsi di libertà dietro le sbarre” (Gambini editore).
di Eugenio Losco e Mauro Straini*
Il Manifesto, 6 marzo 2026
Si succedono pacchetti sicurezza che aumentano i poteri della polizia: indebolire i magistrati serve a togliere forza alla difesa delle libertà costituzionali. Con il referendum del 22 e 23 marzo la cittadinanza è chiamata a decidere sulla composizione e le funzioni del Csm, organo previsto in Costituzione per l’autogoverno della magistratura, con competenza su assegnazioni, promozioni, trasferimenti, sanzioni disciplinari. Se vincessero i sì, il Csm sarebbe duplicato (uno per le carriere dei pubblici ministeri, uno per quelle dei giudici), e perderebbe la competenza sui disciplinari, attribuita ad un nuovo organo unitario (un’alta corte disciplinare); per la selezione dei componenti dei tre organi l’elezione sarebbe sostituita con un’inedita estrazione a sorte.
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