di Valeria Rando
Il Manifesto, 16 marzo 2024
Paralisi giuridica, sovraffollamento e rischio di fame: come incide la crisi economica nella vita dei detenuti del paese mediterraneo. La prima volta che ha fumato una Cedars (nota marca di sigarette libanesi), Ahmad era in carcere, in una cella sovraffollata della prigione di Tripoli (città del nord del Libano ndr). Quattro giorni di sentenza nel 2021 “per la sola ragione di essere siriano,” dice e non avere i documenti in regola. Al terzo giorno, incapace di dormire, si è steso sul pavimento dei bagni comuni, e finalmente ha goduto di un po’ di spazio per sé, per il suo corpo magro. “Con i muscoli non rilassati per settantadue ore, in cella era impossibile chiudere occhio.” Venti persone in una stanza di pochi metri quadrati, accovacciati o in piedi, senza aria né luce ad eccezione della piccola, unica finestrella sbarrata sulla porta, da cui le guardie facevano passare i beni provvisti dai famigliari. Ma lui non aveva famiglia, non qui almeno. Nessuno che gli procurasse le sigarette che era solito fumare. “Capitava che un unico sandwich venisse passato dalla finestrella, ricevuto dalla cura di una madre, di una moglie o chessoio. E allora, senza sapere da chi fosse stato portato, a uno a uno ce lo si passava, un morso a testa. È la legge non scritta della cella, insieme al non fare domande.”
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 15 marzo 2024
È la ventiquattresima vittima dall’inizio dell’anno Se continua così sarà record di morti. E la politica tace. La tragedia continua a colpire dietro le sbarre del sistema penitenziario italiano, con un recente aggiornamento che porta il conto dei suicidi a 24 in meno di 70 giorni dall’inizio dell’anno. La voce del dolore si alza dalle famiglie distrutte, mentre le istituzioni sembrano inerti di fronte a questa crescente crisi umanitaria. Non si è fatto in tempo nel dare notizia dei tre suicidi avvenuti nel giro di 24 ore, che solo dopo giorni dal fatto è emerso che un altro giovane detenuto si è tolto la vita nel carcere di Parma. Il ragazzo, in carcere da dicembre, era dal 10 marzo in isolamento per motivi disciplinari. Il garante regionale dei detenuti, Roberto Cavalieri, si è subito recato nel carcere di Parma per un confronto con la direzione.
di Simona Musco
Il Dubbio, 15 marzo 2024
Mentre prosegue l’iter del ddl Giachetti, l’emergenza bussa alle porte della politica. Che rimane in silenzio. Quello di ieri, a Parma, è il suicidio numero 24. In meno di tre mesi, le carceri hanno mietuto un terzo delle vittime del 2023, quando a togliersi la vita sono state 68 persone. Numeri impressionanti, che raccontano un trend in crescita: i suicidi sono infatti stati 2mila in più tra il 2021 e il 2022 e di 4mila tra il 2022 e il 2023. “Proiettando questo dato in un anno - speriamo che non sia così - raddoppiamo il record di suicidi che c’è stato nel 2022”, quando i morti erano stati 84, aveva detto in aula l’8 febbraio scorso Roberto Giachetti.
di Michele Brambilla
Il Giornale, 15 marzo 2024
La Costituzione dice che la pena è finalizzata al reinserimento. In Italia nel 68,7% dei casi chi esce di galera torna a delinquere. La recidiva scende al 2% per chi ha avuto una formazione professionale. In Italia il 68,7 per cento di chi esce di galera torna a delinquere. Questo è il dato ufficiale (fonte Cnel), calcolato negli anni su 18.654 detenuti. Quello reale supera il 90, perché di molti reati non si scopre il colpevole. La recidiva scende però al 2 per cento fra i detenuti che in carcere hanno vissuto un’esperienza di lavoro e che conservano il posto una volta scontata la pena.
di Angela Stella
L’Unità, 15 marzo 2024
Silvia Albano, giudice, Presidente di Magistratura democratica (la storica corrente di sinistra della magistratura) interviene con una intervista al nostro giornale su alcuni dei temi scottanti che riguardano la giustizia. 1) La necessità di un indulto, specialmente per le persone che già hanno scontato una parte della pena. Un indulto - dice - servirebbe anche a ridurre il sovraffollamento delle carceri che sta diventando insopportabile. 2) La necessità di non tenere in cella le donne incinte. È dell’altro giorno la notizia che una signora tunisina è stata messa in cella per un piccolo reato mentre era incinta, e dopo quattro mesi in prigione ha perduto il bambino. 3) La curiosa contraddizione, nell’azione del governo, tra la convinzione che la repressione non aiuti la lotta all’evasione fiscale e la scelta di aumentare pene e reati per tutti gli altri reati. Dice Silvia Albano: “La politica penale del Governo si è caratterizzata fino a questo momento solo per l’aumento di pene per determinati tipi di reati, creare nuove fattispecie di reato - ma quanto nel frattempo ne abroga altri, come l’abuso di ufficio - e per provvedimenti come quello Caivano che sta comportando l’aumento dei minori in carcere.
di Giovanni Maria Jacobazzi
Il Dubbio, 15 marzo 2024
Bernadette Nicotra, presidente della Commissione che si occupa della valutazione di professionalità delle toghe al Csm, affronta il tema: “Non si possono avere oltre 100 morti in sei mesi nelle carceri italiane. Nella prospettiva costituzionale della finalità educativa della pena e del conseguente reinserimento sociale del detenuto, gioca un ruolo fondamentale la tutela lavorativa e lo sviluppo culturale e umano”.
di Franco Insardà
Il Dubbio, 15 marzo 2024
Parla Cesare Burdese, studioso di architettura penitenziaria: “Subito progetti pensati per tutta l’utenza dei penitenziari”. “Non si può realizzare nulla per risolvere il problema immediato del sovraffollamento”. L’architetto Cesare Burdese non ha dubbi alla luce della sua decennale esperienza, avendo partecipato ai lavori della Commissione ministeriale, istituita dall’ex ministro della Giustizia Bonafede e conclusasi quando a via Arenula c’era Marta Cartabia, che si è occupata di architettura penitenziaria.
di Giulio Goria
Il Riformista, 15 marzo 2024
Meno detenzione e più percorsi alternativi, così si ricostruisce il patto sociale. Grande cura va data soprattutto ai disturbi psicologici. Gemma Tuccillo, magistrato di Cassazione da un anno in quiescenza, conosce molto bene la giustizia minorile italiana; vi ha dedicato oltre vent’anni di carriera, prima nei tribunali minorili a Napoli e Potenza e dal 2017 al gennaio 2023 a capo del Dipartimento per la giustizia minorile e di comunità del Ministero della Giustizia. È la persona adatta per riflettere sul disagio giovanile senza farsi trasportare dall’emergenza.
di Antonio Nastasio*
bergamonews.it, 15 marzo 2024
L’importanza dello scrivere sul carcere e sulle proposte innovative già in discussione al Parlamento tanto importanti quanto non rese partecipe alla discussione e partecipazione pubblica come avvenne negli anni 70 con l’avvio dell’Ordinamento Penitenziario che fu più di popolo che di esperti. In un’epoca dominata da notizie fugaci e superficiali, dove l’informazione è spesso condita con un’apparenza accattivante, è essenziale comprendere il vero significato di ciò che viene comunicato. Il mondo delle comunicazioni in particolare psichico-politiche-sociale non è immune da questo fenomeno. L’uso dei segnali discorsivi gioca un ruolo fondamentale nel plasmare la percezione del messaggio.
di Ilaria Sacchettoni
Corriere della Sera, 15 marzo 2024
“Voglio imparare a usare il cellulare” dice ora. Mica facile per chi è entrato in carcere nel 1991. Prima di Mani pulite. Dieci anni prima dell’attacco alle Torri Gemelle. Durante l’invasione del Kuwait, quando George Bush senior pensò di poter umiliare Saddam Hussein bruciando i suoi pozzi. Trentatré anni dopo eccolo qui il pastore dalle due vite. Beniamino Zuncheddu da Burcei. L’assoluzione, dopo trentatré anni di carcere da innocente (il 26 gennaio scorso), ne fa una leggenda tutta sarda. I bambini del paese lo cercano per un selfie. Il sindaco, Simone Monni, lo chiama. Il parroco, don Giuseppe Pisano, lo cita dal pulpito quale esempio di mite costanza. La gente lo ferma anche solo per chiedergli come sta, che progetti gli frullano in testa, quale legge interiore lo abbia tenuto vivo durante il carcere.
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