di Riccardo Pavan
Città Nuova, 8 marzo 2024
Il progetto dell’Istituto don Calabria e il Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza (Cnca) promuovono in ogni provincia un tavolo permanente per la Giustizia riparativa rivolto a minori e neomaggiorenni coinvolti nel circuito penale. La sfida di una comunità educante. Il settimo rapporto sulla giustizia minorile appena presentato dall’associazione Antigone sottolinea un dato allarmante: all’inizio del 2024 erano reclusi negli Istituti penali minorili (Ipm) quasi 500 ragazzi, un record nell’ultimo decennio. Se guardiamo il totale degli ingressi in carcere per anno, vediamo che sono stati 835 nel 2021 e ben 1.143 nel 2023, la cifra più alta negli ultimi quindici anni.
di Paolo Comi
L’Unità, 8 marzo 2024
D’Attis (FI): “Sconcertante mancanza di controlli”. Orlando (Pd): “Pericolo di ingerenze. Chi chiedeva tutte queste informazioni?”. Mercoledì il capo della Procura nazionale antimafia, Giovanni Melillo, e ieri il Procuratore di Perugia, Raffaele Cantone, hanno illustrato le dimensioni del dossieraggio messo in piedi da una associazione di giornalisti e uomini della procura antimafia. Dimensioni paurose. Melillo e poi Cantone hanno anche spiegato che un’operazione così vasta - parliamo di decine di migliaia di atti di spionaggio su cittadini privati - non può essere considerata opera di un sottufficiale della Guardia di Finanza e di tre giovani cronisti. È impensabile. È chiaro. I due magistrati hanno detto che si è messa in moto una macchina molto molto più grande. Cosa possiamo dedurre da queste dichiarazioni-bomba rilasciate in modo ufficialissimo di fronte alla Commissione parlamentare antimafia? Che la politica e la vita pubblica italiana sono inquinate da una attività illegale che le condiziona e le imbarbarisce. Questo è certo.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 8 marzo 2024
Dopo Melillo, è il capo dei pm di Perugia, titolare dell’indagine sui presunti dossieraggi, ad allertare la commissione antimafia: “Scaricati più di 30mila file, non sappiamo se sono in mani straniere. Striano era a capo di un pool”. I numeri degli accessi abusivi realizzati dal finanziere Pasquale Striano sono “mostruosi, con oltre 30mila file scaricati”, anche se al momento non sono emersi “elementi che ci facciano pensare a finalità economiche”. “Sappiamo che Striano operava in pool, non abbiamo al momento fatto approfondimenti” su chi agisse con lui, tuttavia “lui era il coordinatore”. E ancora: “Il mercato delle Sos (le segnalazioni di operazioni sospette di Bankitalia, ndr) non si è mai fermato: mentre si indagava su quel sistema, c’era qualcuno che continuava a vendere sottobanco le Sos”.
di Filippo Facci
Il Giornale, 8 marzo 2024
L’apparato che tutta Europa invidia (e non adotta) è diventato un “mostro giudiziario” fuori controllo. Finirà in niente, diranno che il Parlamento si limitò a recepire una direttiva di Bruxelles (2018/843) e che il governo si limitò a trasformarla nel Decreto legislativo sull’antiriciclaggio (n.90) con l’applauso dei Cinque Stelle del Partito Democratico: da qui l’articolo 1 che dà la possibilità al Dipartimento nazionale antimafia (Dna, via Giulia, Roma) di chiedere e ricevere informative da Bankitalia e da altre banche dati: questo su qualsiasi cittadino italiano, non importa se sia indagato o no, perché l’Antimafia si muove a prescindere sulla base delle “misure di prevenzione” che esistono solo in Italia. È così dal 19 giugno 2018, quando prese forma quando il potere del Gruppo Sos retto sino a pochi mesi fa dal luogotenente della Finanza Pasquale Striano, ora indagato a Perugia. È da quel giorno che la Dna “in forma preventiva” ha assunto una serie di prerogative tra le quali essere il terminale di segnalazioni di ogni operazione che ritenga: 155mila nel 2022 con 800 accessi abusivi certi, una centralizzazione che monìtora tutti i politici e che il guardasigilli Alfonso Bonafede (Governo Conte) difese e confermò per com’era: un mostro con competenza illimitata. Se ne accorsero le procure di Milano, Roma e Napoli secondo le quali la Dna esulava dai propri limiti, ma nulla accadde, tranne che le fughe di notizie si fecero regola, e certi giornalisti rincorsero “notizie” come i cani con gli ossi gettati loro. Uscì di tutto, soprattutto su personale di centrodestra, ma anche sulla compagna di Giuseppe Conte e sul fidanzato di Rocco Casalino. Una sconcezza.
di Davide Varì
Il Dubbio, 8 marzo 2024
Sì, da questa storiaccia emerge il ritratto di un giornalismo “engagé” che diventa potere. Ma quel che sta accadendo in commissione antimafia è il trionfo del processo mediatico-giudiziario. Lo abbiamo detto e lo ribadiamo: la storiaccia del presunto dossieraggio impacchettato negli uffici dell’antimafia e consegnato ai giornalisti “amici” è solo l’ultimo atto, l’evoluzione finale del Frankenstein mediatico-giudiziario. È l’esito inevitabile di un “processo” iniziato con Tangentopoli, quando stampa e procure marciavano unite per affondare una intera classe politica, e finito col Sistema descritto Palamara, ovvero con la creazione di un contropotere politico-giudiziario che decideva nomine e carriere sulla base della dialettica amico-nemico.
di Patrizia Maciocchi
Il Sole 24 Ore, 8 marzo 2024
Il ristoro era stato tagliato del 30% per l’assenza di una casa, di affetti e in considerazione dell’accentuata marginalità sociale e “subalternità culturale”. È una discriminazione ridurre l’indennizzo per l’ingiusta detenzione, al senza fissa dimora, in considerazione dell’assenza di affetti, dell’accentuata marginalità sociale e della “subalternità culturale”. La Cassazione è costretta a ricordare alla Corte d’Appello che la privazione della libertà è pesante per tutti, e non solo per chi ha la villa con piscina e familiari che lo amano e aspettano la sua liberazione. Anzi quest’ultima circostanza, spiega la Suprema corte, può essere di aiuto per chi si trova in carcere.
di Vitalba Azzollini*
Il Domani, 8 marzo 2024
Secondo la Corte europea dei diritti dell’uomo, si possono pubblicare anche informazioni di “origine opinabile” se, per le circostanze del caso concreto, il diritto di cronaca prevalga su doveri e responsabilità del giornalista. La giurisprudenza della Corte di Cassazione non è univoca sul punto. L’interesse che in questi giorni l’opinione pubblica manifesta per i limiti del diritto di cronaca induce a verificare come i giudici europei e nazionali, in particolare quelli di ultima istanza, valutino gli atti che i giornalisti talora pongono in essere per procurarsi le notizie.
di Tiziana Maiolo
Il Dubbio, 8 marzo 2024
La retorica del cronista libero e indipendente? La vedo naufragare negli articoli di chi si fa strumento dei centri di potere. Che senso ha gridare al “bavaglio”? Due colpi d’accetta sarebbero necessari oggi, per dare una svolta a questo meccanismo che intreccia spiate e scoop, gogne e bersagli da colpire. Primo: decidiamoci ad abolire l’Ordine dei giornalisti. Secondo: chiudiamo i battenti della Direzione nazionale Antimafia. Facciamolo nel nome di Einaudi e di Falcone. Con questi due provvedimenti si potrebbe cominciare a prosciugare l’acqua in cui nuotano i pescecani. Pescecani di Stato e pescecani da tastiera. Tutti i soggetti complici del passato e oggi indagati dalla procura di Perugia diretta da Raffaele Cantone. Il quale ieri, come già il giorno precedente il capo della Dna Giovanni Melillo, ha usato parole di grande severità nei confronti di uomini e sistemi. Imputati e imputandi, come disse un giorno il preveggente Giulio Andreotti.
di Ermes Antonucci
Il Foglio, 8 marzo 2024
L’ex pm di Mani pulite si fece consegnare verbali coperti da segreto e ne rivelò il contenuto a una decina di soggetti, danneggiando la reputazione del consigliere Sebastiano Ardita e portando al suo isolamento al Csm. Se per dossieraggio si intende raccogliere notizie coperte da segreto su qualcuno e poi utilizzarle a danno di quest’ultimo, bisogna dire che l’unico a essere stato condannato in questi giorni per dossieraggio è Piercamillo Davigo. L’ex magistrato, pm simbolo di Mani pulite, è infatti stato condannato dalla Corte d’appello di Brescia a un anno e tre mesi di reclusione per rivelazione di segreto d’ufficio nella vicenda dei verbali di Piero Amara sulla presunta loggia Ungheria. La stessa pena era stata stabilita dal tribunale in primo grado lo scorso giugno, compreso il versamento di 20 mila euro alla parte civile Sebastiano Ardita.
di Claudio Cerasa
Il Foglio, 8 marzo 2024
La condanna di Davigo è un passo in avanti contro l’irresponsabilità e le ipocrisie della repubblica dei pm. La condanna in secondo grado comminata ieri a Piercamillo Davigo dai giudici della Corte d’appello di Brescia è una notizia clamorosa per almeno due ragioni diverse. Il primo elemento riguarda la nemesi del personaggio in questione, che da affezionato giocoliere del circo mediatico-giudiziario è divenuto tutto ciò che ha sempre combattuto: un moralista moralizzato deciso a scagliarsi contro gli organi di stampa che lo stanno descrivendo come un colpevole fino a prova contraria e deciso a denunciare la presenza di magistrati ideologici che lo avrebbero a suo dire condannato sulla base di teoremi. La nemesi di Davigo, vittima ora dello stesso teorema che aveva utilizzato per denunciare l’immoralità diffusa della classe politica, non esistono innocenti esistono solo colpevoli non ancora scoperti, è però solo una piccola parte della storia, che non dovrebbe far perdere di vista quella che è la vera notizia nella notizia.
- Gino Cecchettin: “Abbraccerei i genitori di Filippo, vivono un dramma più grande del mio”
- Makka, uccise il padre dopo le violenze: la via americana per l’attenuante
- “Dopo le violenze della polizia soffro di ansia e cerco giustizia”
- Non luogo a procedere per irreperibilità non applicabile all’appello
- Veneto. Madri detenute ad alto rischio suicidio. “Con i figli fino a 6 anni e fuori dal carcere”










