di Paolo Borgna
Avvenire, 22 febbraio 2024
Nel suo editoriale del 14 febbraio Marco Impagliazzo ci ha detto una cosa elementare che da sola dovrebbe spazzar via i fumi tossici delle dispute ideologiche: per parlare di cittadinanza basta guardarsi attorno quando si vanno a prendere i figli a scuola. Meditando sulla propria esperienza, ciascuno di noi trova immediata conferma a questa fulminante verità. La legge italiana sulla cittadinanza è del 1992. In quell’anno, andando a prendere mia figlia alle elementari, non incontravo genitori e bimbi dai tratti non italiani. Oggi, andando a prendere la mia nipotina all’asilo, incontro un tripudio di visi, di colori, di fogge di vestiti e copricapi di tutti i continenti. Tutti un po’ di corsa, a volte trafelati, ma tutti col sorriso che solo i bambini sanno trasmettere. Tutti uniti dalla lingua italiana.
di Giansandro Merli
Il Manifesto, 22 febbraio 2024
La decisione cautelare del tribunale di Brindisi sblocca la nave umanitaria e riconosce il valore costituzionale del soccorso civile nel Mediterraneo. “Un precedente importante”. C’è un giudice a Brindisi. Poi c’è anche un numero: il diciassette. Tanti sono stati i fermi amministrativi delle navi Ong disposti sulla base del decreto Piantedosi dal 2 gennaio del 2023, data di entrata in vigore. L’ultimo aveva colpito la Ocean Viking di Sos Mediterranée il 9 febbraio scorso: venti giorni di detenzione e alcune migliaia di euro di multa le sanzioni comminate. Come negli altri casi, a eccezione del veliero Mare*Go, l’organizzazione umanitaria ha fatto ricorso. Per la prima volta si è avuta una decisione sulla misura cautelare. Ed è stata positiva: la magistrata Roberta Marra ha sospeso il blocco della nave in attesa dell’udienza di merito che si terrà il 14 marzo. “L’opposizione appare sostenuta da un fumus di fondatezza”, si legge nel provvedimento. Significa che il ricorso ha argomenti forti e, in attesa dell’accertamento definito, è verosimile esista un diritto da tutelare.
di Leonardo Clausi
Il Manifesto, 22 febbraio 2024
Processo londinese per l’estradizione del fondatore di WikiLeaks, ieri ha parlato l’accusa statunitense. Fuori la protesta cresce. Era il turno degli avvocati degli Stati uniti, ieri alla Royal Courts, nella seconda udienza della due-giorni giudiziaria in cui si compirà il destino del prigioniero politico Julian Assange, colpevole di giornalismo. E l’olezzo maccartista di tutta l’operazione permeava di sé tutto lo Strand. Nonostante la giornata bigia e piovosa, davanti alla tetraggine gothic revival dell’edificio che ospita i massimi uffici giudiziari del paese c’erano forse ancora più manifestanti di mercoledì. Perché estradare Assange significa cestinare la Magna Carta.
di Enrico Franceschini
La Repubblica, 22 febbraio 2024
Per il processo contro centinaia di membri dell’organizzazione jihadista palestinese catturati nelle dopo l’attacco del 7 ottobre si creerà un problema analogo a quello del 1961 quando nessun legale israeliano volle difendere in aula l’architetto dell’Olocausto. Sessantatré anni fa, l’operazione per trovare in Argentina, catturare, portare in Israele e processare l’ex-gerarca nazista Adolf Eichmann si inceppò su un dettaglio che il governo di Gerusalemme non aveva inizialmente considerato: nessun avvocato israeliano si sentiva di difendere in tribunale l’uomo soprannominato “l’architetto dell’Olocausto”, responsabile della morte di milioni di ebrei nei campi di concentramento del Terzo Reich.
di Eleonora Martini
Il Manifesto, 21 febbraio 2024
Al 31 gennaio 2024, 502 ragazzi e 14 ragazze. “Mai così tanti dal 2012”. Presentato il VII Rapporto di Antigone sugli Ipm. “Il 51% sono stranieri. La crescita delle presenze negli ultimi 12 mesi è dovuta quasi interamente alle misure cautelari. I reati di droga sono aumentati del 37,4% in un solo anno”. “Punire per educare è una politica perdente”. Illusoria e socialmente dannosa. Lo dimostra e lo sottolinea “Prospettive minori”, il VII Rapporto di Antigone sulla giustizia minorile e gli Istituti penali per minorenni. Basta un dato: al 31 gennaio 2024 nei 17 Ipm italiani risultavano rinchiusi 502 ragazzi e 14 ragazze. Una cifra mai raggiunta negli ultimi dieci anni. Il 51,2% erano giovani stranieri (a fronte di un 30% circa di stranieri reclusi nei penitenziari per adulti). Poco meno di un anno fa, invece, il 15 marzo 2023, si registravano 380 minorenni reclusi negli Imp, di cui 12 ragazze.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 21 febbraio 2024
Negli anni precedenti si era registrato un calo costante negli Ipm, ma dal 15 settembre fino al 31 dicembre, ci sono stati 576 ingressi, con una media di 5,25 al giorno. Abbiamo un sistema di giustizia minorile invidiato in tutta Europa e forse nel mondo, ma rischia di diventare un lontano ricordo a causa del panpenalistmo del governo, in particolare il decreto Caivano. Questo decreto ha introdotto una serie di misure che stanno avendo e continueranno ad avere effetti distruttivi sul sistema della giustizia minorile, sia in termini di aumento del ricorso alla detenzione che di qualità dei percorsi di recupero per i giovani autori di reato. Questo emerge chiaramente dal settimo Rapporto dell’associazione Antigone intitolato “Prospettive minori”, sulla giustizia minorile e gli Istituti penali per minori.
di Alessio Scandurra
L’Unità, 21 febbraio 2024
Schizzano gli ingressi negli Ipm, per la prima volta aumentano i minorenni. Il decreto Caivano dispiega i suoi effetti. Eppure il sistema penale minorile italiano era un esempio in Europa, proprio per il ruolo marginale del carcere. Ieri abbiamo presentato “Prospettive minori”, il VII Rapporto di Antigone sulla Giustizia minorile e gli Istituti penali per minorenni. Ed il quadro che dagli ultimi due anni di osservazione emerge è decisamente preoccupante. Il modello italiano della giustizia minorile, che per anni è stato considerato in Europa un esempio da seguire per la centralità che attribuisce ai bisogni educativi del minore e per la residualità del ricorso al carcere, sembra non andare giù al nuovo governo. Dopo che anni di politiche populiste in ambito penale hanno fatto delle carceri per adulti del nostro paese una istituzione di cui vergognarsi, ora anche il sistema della giustizia minorile è sotto attacco.
di Susanna Marietti*
Il Fatto Quotidiano, 21 febbraio 2024
Nelle scorse ore abbiamo presentato - scegliendo il luogo simbolico del Roma Scout Center e alla presenza del Capo Dipartimento per la Giustizia Minorile e di Comunità, Antonio Sangermano - il nostro nuovo rapporto sulla giustizia minorile in Italia. Nei mesi scorsi abbiamo girato per il paese, visitando le carceri minorili italiane, le comunità, parlando con gli operatori, osservando i ragazzi. Abbiamo intitolato questo rapporto “Prospettive minori”, per sottolineare la nostra preoccupazione per un sistema che sta rinunciando a quei principi ispiratori che lo hanno reso un modello per l’intera Europa e sempre più sta offrendo ai giovani delle prospettive di futuro e di vita inadeguate e insufficienti.
di Giansandro Merli
Il Manifesto, 21 febbraio 2024
Il rapporto di Antigone sugli under 18 dietro le sbarre. Intervista a Paolo Tartaglione, referente area penale minorile del Coordinamento nazionale comunità di accoglienza. “Avevamo un’ottima legge, è stata spazzata via senza dibattito politico e a colpi di fiducia”. Paolo Tartaglione è un pedagogista e ha 49 anni. Presidente della cooperativa Arimo, che in Lombardia si occupa di giovani autori di reati, svolge un ruolo di consulenza per il Garante regionale dell’infanzia ed è referente dell’area penale minorile del Coordinamento nazionale comunità di accoglienza. Al Cnca aderiscono 240 organizzazioni presenti in quasi tutta Italia. Con Tartaglione parliamo del settimo rapporto di Antigone, “Prospettive minori”.
di Fulvio Fulvi
Avvenire, 21 febbraio 2024
Don Grimaldi: trasformare gli istituti in veri luoghi di convivenza e redenzione. Cambiare le nostre carceri affinché siano dei veri luoghi di convivenza, redenzione, riabilitazione e non “polveriere di rabbia” e, a volte, “tombe di umanità”. È l’appello che, in occasione della Quaresima, l’ispettore generale dei cappellani degli istituti di pena italiani, don Raffaele Grimaldi, rivolge ai colleghi e agli operatori spirituali che assistono i detenuti. Un motivo di riflessione per tutti.
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