di Beatrice Branca
Corriere del Trentino, 9 febbraio 2024
Piergiorgio Bortolotti aiutava i detenuti a creare il giornale della Casa circondariale. Alla direzione del carcere non sarebbero piaciuti alcuni articoli critici. Ai volontari Apas è stato rinnovato il permesso di entrare nella casa circondariale di Trento per il 2024. A tutti tranne che allo scrittore Piergiorgio Bortolotti. Nessun avviso, nessuna spiegazione ma solo l’amara sorpresa di non ricevere dopo 10 anni un’autorizzazione che gli permettesse di portare avanti l’attività di “Non solo dentro”, il giornale che dà voce alle storie e ai pensieri dei detenuti e che da ormai cinque anni viene distribuito assieme al settimanale diocesano “Vita Trentina”. “Come Apas abbiamo avuto un ultimo incontro con la direzione della Casa Circondariale il 18 gennaio per chiarire alcune questioni, dopodiché ci è stato detto che ci avrebbero fatto sapere per le autorizzazioni - racconta Bortolotti.
di Tommaso di Giannantonio
iltquotidiano.it, 9 febbraio 2024
Il coach Marco Crespi nella casa circondariale di Trento: “Tutte le volte che entro e li vedo correre sono felice”. Si apre il cancello. E si oltrepassa la soglia. Primo box di controllo: si lascia la carta d’identità a un agente. Poi si attraversa una strada e si accede a un’altra struttura. Telefono, chiavi, giubbotto: finisce tutto in un armadietto. Si apre e si chiude un’altra porta in alluminio. Si torna all’aperto: un piazzale squadrato da muri. Altra porta, altra struttura, l’ultima. Si consegnano nome e cognome a un altro agente di polizia penitenziaria. Ora il portone automatico schiude a corridoi larghi e pallidi. Le finestre sono rinforzate dalle inferriate. La luce entra quadrettata anche dai fori sul soffitto. Si superano tre cancelli in ferro battuto. Si arriva a un ampio atrio circolare. I “bracci” confluiscono tutti qui. Incontriamo i ragazzi. E ci inoltriamo nel corridoio che porta alla palestra.
di Donatella Stasio
La Stampa, 9 febbraio 2024
Aver impedito la sua presentazione nel carcere di San Vittore è stato un momento triste per la democrazia. Avremmo raccontato la storia della Consulta, un’istituzione di garanzia che fissa i limiti al potere politico. Di che cosa avrei parlato con i detenuti di “Costituzione Viva” del carcere di San Vittore se, ad appena 24 ore dall’incontro sul libro “Storie di diritti e di democrazia. La Corte costituzionale nella società”, scritto insieme al presidente emerito della Consulta Giuliano Amato, non fosse arrivato l’”ordine” dell’Amministrazione penitenziaria di bloccare tutto?
di Maurizio Crippa
Il Foglio Quotidiano, 9 febbraio 2024
La battuta di Papa Francesco, “Chi sono io per giudicare?”, in fondo ha avuto successo perché, a un livello popolare, individua un dubbio che da tempo attanaglia anche i piani alti della cultura, filosofia e diritto, e del potere costituito: chi può giudicare, e di conseguenza stabilire una punizione, una pena, per chi trasgredisce una norma? E quale norma, e quale pena? Il concetto di “punizione” è connaturato alla storia delle civiltà, ma la riflessione su cosa sia, a cosa serva, fa parte dei grandi dubbi del nostro tempo. Segnato appunto da “una progressiva delegittimazione dei tipi tradizionali di pena”. Allo stesso tempo, però, a livello sociale e politico l’idea del punire in modo “retributivo” o anche puramente “afflittivo” è tornata potente. Il populismo penale è una tremenda “passione contemporanea”. Martha Nussbaum ha scritto: “Pensiamo che infliggere dolore nel presente aggiusti il passato”. Anche in questo, il nostro presente è bipolare.
di Pietro Forti
micromega.net, 9 febbraio 2024
Un’ispezione straordinaria nel CPR di Ponte Galeria evidenzia di nuovo le condizioni disumane in cui sono detenuti gli immigrati “irregolari”, ma la destra continua a puntare sul modello dei lager gestiti da privati. Se è innegabile la responsabilità dei governi di sinistra nell’aver istituzionalizzato la disumanità in termini di “accoglienza”, il governo Meloni sta facendo un passo in avanti per moltiplicare un modello che isola, umilia e uccide.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 9 febbraio 2024
Le Sezioni Unite civili della Cassazione hanno emesso ieri due ordinanze interlocutorie con le quali chiedono alla Corte di Giustizia europea di pronunciarsi in via d’urgenza sulla garanzia finanziaria di circa 5mila euro che un richiedente asilo deve versare per evitare di essere trattenuto in un centro alla frontiera in attesa dell’esito dell’iter della domanda di protezione.
di Francesco Machina Grifeo
Il Sole 24 Ore, 9 febbraio 2024
Le Sezioni Unite della Cassazione decidendo sui ricorsi proposti dal Ministero dell’interno contro i decreti del Tribunale di Catania, con due ordinanze di oggi hanno rimesso la questione alla Corte di giustizia. Sarà la Corte di giustizia europea a decidere sulla legittimità della garanzia di 5mila euro, da versare in un’unica soluzione personalmente o al più mediante fideiussione bancaria, da parte dei migranti irregolari, sprovvisti dei prescritti documenti, come alternativa al trattenimento alla frontiera. Le Sezioni Unite civili della Cassazione decidendo sui ricorsi proposti dal Ministero dell’interno contro i decreti del Tribunale di Catania hanno infatti reso due ordinanze interlocutorie di identico contenuto (n. 3562 e n. 3563) con le quali hanno rimesso in via pregiudiziale la questione alla Cgue. Il trattenimento e la cauzione sono previste dal Dl Cutro che ha introdotto l’art. 6-bis, Dlgs n. 142 del 2015, emanato in attuazione della direttiva 2013/33/UE sull’accoglienza dei richiedenti protezione internazionale. In particolare, nel mirino della Suprema corte è finita la previsione di una somma fissa e non dunque da valutarsi caso per caso in modo da potere valutare la proporzionalità del versamento rispetto alla situazione del migrante, con l’effetto di ostacolare la misura alternativa. Il decreto legge, ricordiamo, venne emanato, a seguito del naufragio in cui, nel febbraio 2023, persero la vita 94 migranti tra cui 35 bambini, nel paese di Cutro sullo Ionio.
di Paola Rossi
Il Sole 24 Ore, 9 febbraio 2024
La sopravvenuta interpretazione non consente di respingere l’istanza reiterata, ma obbliga a un nuovo esame nel merito se costituisce presupposto per il suo possibile accoglimento. La domanda respinta di riconoscimento dello status di rifugiato o di protezione sussidiaria può essere riproposta in base a una nuova interpretazione della normativa applicabile fornita dalla Corte di giustizia Ue, se in base a essa sussiste la probabilità di accoglimento dell’istanza dello straniero, cioè la sentenza della Cgue può rappresentare quel motivo “nuovo” che giustifica la riapertura dell’esame dell’istanza a suo tempo presentata e respinta. In tal caso lo Stato membro non potrà seccamente respingere la riproposizione della domanda giudicandola irricevibile in quanto reiterata.
di Giansandro Merli
Il Manifesto, 9 febbraio 2024
Secondo il ministro degli Esteri Antonio Tajani la cittadina Ilaria Salis non deve scontare i domiciliari nell’ambasciata italiana a Budapest perché potrebbe frugare nei cassetti che custodiscono documenti riservati. È il succo dell’informativa di ieri alla Camera, il punto che ha fatto scaldare gli animi tra i deputati. La rivelazione arriva dopo una mezz’ora in cui il leader di Fi elenca i tanti e timidi passi compiuti dalla rappresentanza diplomatica nelle lande magiare per provare a rimediare alle indegne condizioni delle prigioni di Orbán. L’elenco dovrebbe servire a mostrare che la Farnesina si è impegnata subito, lontano dai riflettori. Invece svela solo l’impotenza degli Esteri che sapevano cosa accadeva ma non sono riusciti neanche a impedire che Salis fosse trascinata in tribunale con guinzaglio e catene.
di Greta Privitera
Corriere della Sera, 9 febbraio 2024
Abed Zagout, fotografo: “Viviamo in una tenda da due mesi. I miei figli non vanno a scuola, non giocano più. Siamo in gabbia, aiutateci”. Hanno bombardato? “Riuscite a farci uscire? Siamo in sei: io, mia moglie e i miei quattro figli”. Di dove siete? “Potete parlare con il vostro ministro degli Esteri e dirgli di portarci fuori?”.
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