di Luigi Travaglia*
Il Manifesto, 2 febbraio 2024
In carcere ogni oggetto è uno strumento ed ogni strumento è un rifugio. Le cassette della frutta impilate diventano comodini, le scatolette del tonno coltelli, i cartoni delle banane scaffali per l’armadietto, gli elastici delle mutande lacci per tenere insieme i pezzi di uno sgabello rotto. La creatività dei detenuti, di chi non può avere ciò di cui ha bisogno, lavora per trasformare oggetti inutili in oggetti utili. La sfida quotidiana contro tutte le oppressioni che siamo costretti ad abitare ha i suoi strumenti proprio in quegli oggetti attraverso i quali si incarna un’idea di normalità. In cella ogni oggetto ha tante vite, ognuna delle quali esplica una funzione fondamentale per evadere il tempo. Tutto ciò che di materiale ci passa per le mani può contribuire a riscrivere l’ordine delle giornate.
di Piero Sansonetti
L’Unità, 2 febbraio 2024
Il ministro Nordio, commentando la mancata carcerazione del giovane Matteo Di Pietro (condannato per avere provocato un incidente nel quale morì un bambino di 5 anni), ha detto che lui è per la certezza della pena. Ha criticato così in modo implicito anzi, praticamente esplicito - i magistrati che hanno patteggiato col ragazzo una pena di 4 anni e mezzo e una soluzione per evitargli la prigione. Si è schierato sulle stesse posizioni espresse da giornali come “Libero” e “Il Fatto Quotidiano” (quest’ultimo a firma del solito Piercamillo Davigo), cioè i capifila del giornalismo giustizialista.
di Fabio Ledda
L’Unione Sarda, 2 febbraio 2024
“In Italia molto spesso è stato facile entrare in prigione prima del processo da presunti innocenti e magari uscirne dopo la condanna definitiva da colpevoli conclamati”. Il ministro della Giustizia Carlo Nordio torna a parlare dei corto circuiti del sistema giudiziario, stavolta alla luce di due recenti vicende che si sono concluse in senso opposto: da una parte il caso di Beniamino Zuncheddu, l’ex pastore sardo accusato di strage che è riuscito a dimostrare la sua innocenza solo dopo quasi 33 anni di detenzione; dall’altra quello di Matteo Di Pietro, lo youtuber che è riuscito ad evitare il carcere dopo il patteggiamento a una pena di 4 anni e 4 mesi (quando il massimo per il reato di omicidio stradale è 18 anni) per la morte a Casal Palocco di un bimbo di 5 anni, travolto lo scorso giugno con un suv.
di Lorenzo Zilletti*
Il Dubbio, 2 febbraio 2024
Nelle aule di giustizia, faticano a passare il vaglio di ammissibilità domande intese a scandagliare le modalità di conduzione delle indagini. Che ci azzecca il contraddittorio? Il quesito, volutamente dipietrista, sorge spontaneo dopo la lettura di alcune diagnosi (prof Giostra) relative al caso Zuncheddu (anzi, allo scempio Zuncheddu, perché non esiste altro termine per qualificare il sequestro di un’intera vita, come quello sofferto dal pastore di Burcei). Alla base di quelle diagnosi stanno proposizioni integralmente condivisibili: inevitabile, la fallibilità dell’umana giustizia; impossibile, la certezza di aver conseguito la verità; doverosa, la predisposizione dell’itinerario cognitivo più affidabile per approssimarsi alla verità; ferma, la pretesa che un giudice terzo vi si attenga scrupolosamente; costante, il margine di miglioramento del sistema individuato.
di Tiziana Maiolo
Il Dubbio, 2 febbraio 2024
“Neanche un giorno di galera”: polemiche e proteste per la pena inflitta a Matteo Di Pietro, condannato per l’omicidio di un bimbo di cinque anni travolto da un suv a Casal Palocco. Sono gli stessi, quelli che lamentano il sovraffollamento delle carceri ma poi vorrebbero sbatterne in galera uno in più, quel tal Matteo Di Pietro, youtuber ventenne che, nel lanciare come un bolide impazzito a 120 chilometri l’ora un Suv Lamborghini per una ripresa video adrenalinica, aveva travolto una Smart, ucciso un bambino di cinque anni e mandato in ospedale la mamma e la sorellina. “Neanche un giorno di galera”, protestano giornali di destra e di sinistra.
di Andreina Baccaro
Corriere della Sera, 2 febbraio 2024
Le motivazioni della condanna a Franco Cioni di 6 anni e 2 mesi che uccise con un cuscino la moglie malata terminale. Concesse le attenuanti generiche e l’attenuante dei motivi morali e sociali. Uccise la moglie ma il suo fu il gesto disperato di un marito che non poteva più veder soffrire la donna con cui aveva trascorso tutta la vita e per i giudici non può essere tralasciato “il contesto”, né “l’altruismo” che Franco Cioni, 74 anni, aveva dimostrato nell’accudire la moglie dal principio dell’insorgere della sua malattia degenerativa.
di Luigi Ferrarella
Corriere della Sera, 2 febbraio 2024
In carcere ingiustamente per quattro mesi un 35enne del Bangladesh. “Solo” quattro giorni di reclusione per un cinese scambiato per un suo omonimo. Dovrebbe essere la massima garanzia teorica contro errori di identificazione e false generalità: il “Cui-Codice univoco identificativo”, stringa alfanumerica assegnata dai reparti scientifici delle forze dell’ordine al fotosegnalamento e alle impronte digitali di uno straniero, e da lì in poi “vangelo” per gli uffici giudiziari che vi si basano per i vari provvedimenti.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 2 febbraio 2024
Il 30enne che si è suicidato nel carcere di Montorio a dicembre soffriva di disturbi psichici e che aveva già tentato di togliersi la vita più di una volta. Si è impiccato nella cella di isolamento del carcere di Montorio, nonostante gli mancassero tre mesi alla libertà. Parliamo del suicidio di Oussama Sadek avvenuto l’8 dicembre scorso, che forse poteva essere evitato e solleva interrogativi sulla responsabilità. Tramite l’avvocato Vito Daniele Cimiotta, i familiari del ragazzo trentenne di origini marocchine hanno presentato un esposto presso la procura di Verona. Nel frattempo, se ne è aggiunto un altro, presentato da Sandra Berardi, presidente dell’associazione Yairaiha. Il quadro che emerge è disarmante.
di Filippo Fiorini
La Stampa, 2 febbraio 2024
Parla la mamma del ragazzo 25enne che si è suicidato in carcere ad Ancona. Contro il direttore della Casa circondariale di Monteacuto, Ancona. Poi, contro gli agenti penitenziari di un istituto a cui manca il 30% del personale. Ma anche contro il tutore legale di un ragazzo giudicato non autosufficiente per problemi psichiatrici. Inoltre, contro il cappellano di questo stesso penitenziario, il più sovraffollato d’Italia, così come contro i due medici che hanno firmato l’uno le dimissioni dall’ospedale di Matteo Concetti, dove era arrivato per un tentato suicidio e, l’altro, l’autorizzazione a metterlo in cella d’isolamento al suo ritorno dietro le sbarre (la sua pena finiva ad agosto). In aggiunta, contro il giudice che ha condannato questo 25enne per rapina e piccoli fatti droga, nonché contro i vari avvocati che nel corso del tempo lo hanno assistito. Su, verso l’alto nella gerarchia, arrivando al ministro della Giustizia, Carlo Nordio, e finanche alla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni: Roberta Faraglia è arrabbiata con tutti.
di Massimo Massenzio
Corriere di Torino, 2 febbraio 2024
Associazioni e avvocati in visita alle Vallette, oggi un convegno: “Rispettare i diritti umani”. “La soluzione non è più la repressione, il controllo sociale o il castigo, ma riportare la legittimità in questo “non-luogo”. Lo scrivono le detenute della casa circondariale Lorusso Cutugno in una lettera aperta in cui chiedono il rispetto dei diritti di tutti reclusi.
- Trento. “Smantellato l’antibagno nelle celle per fare spazio ai detenuti”
- Firenze. La direttrice: “Situazione del carcere disastrosa. Ma la demolizione è irrealistica”
- Brescia. Sono solo 18 i detenuti che lavorano fuori dal carcere
- Napoli. Nuove opportunità formative per giovani detenuti del carcere di Nisida
- Civitavecchia (Rm). Nordio: “La cultura, un itinerario verso la libertà intellettuale”










