di Chiara Sgreccia
L’Espresso, 21 gennaio 2024
Dall’inizio dell’operazione di Israele, sono oltre 24mila le vittime. E 8 abitanti su dieci non hanno più la casa. Intanto il Medio Oriente si infiamma tra Iran, Pakistan, Iraq, Siria e Mar Rosso. Una distesa di tende senza fine riempie ogni spazio libero. Tra gli edifici rimasti in piedi dopo i bombardamenti, a Rafah, ormai dall’inizio di dicembre, da quando le operazioni militari di terra stanno distruggendo anche il Sud della Striscia di Gaza, vivono circa un milione e mezzo di persone. Scappate dalle zone in cui il conflitto armato è più intenso, dormono sotto teli di plastica tenuti in piedi da quattro assi di legno. Che non proteggono né dalla pioggia né dal freddo. Che non assomigliano per niente alle case abbandonate di fretta per non morire durante le esplosioni. Sebbene le bombe colpiscano anche i luoghi in cui chi ha perso tutto si rifugia. Anche a Rafah, al confine con l’Egitto, vicino al valico da cui gli aiuti umanitari che entrano non sono sufficienti per sostenere una popolazione allo stremo. Anche al Sud, dove l’esercito israeliano aveva intimato ai palestinesi di cercare la salvezza.
di Manuela Cavalieri e Donatella Mulvoni
L’Espresso, 21 gennaio 2024
La ricca città della west coast è la seconda città per incidenza di overdose. La comunità di oltre ottomila senzatetto sopravvive tra mille difficoltà e in assenza di leggi efficaci per aiutare chi soffre di disturbi mentali. E il contrasto tra la miseria estrema e l’opulenza della Silicon Valley dà le vertigini.
di Maria Brucale*
Il Domani, 20 gennaio 2024
È di pochi giorni fa la notizia della morte, nella casa di reclusione di Milano Opera, di un uomo di 72 anni, Giulio Bellocco. Stava scontando una condanna a 13 anni e sei mesi per reati connessi alla ‘ndrangheta e da 10 anni era al 41bis. Aveva una malattia neurodegenerativa che ne ha causato la morte poco prima che terminasse di scontare la pena, ma non ha potuto accedere al beneficio di morire a casa con la sua famiglia.
di Nicola Scaramuzzi
ultimavoce.it, 20 gennaio 2024
Sovraffollamento e decessi sono in aumento nelle carceri e costituiscono un grave problema. Il Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale ha recentemente sollevato un grido di allarme, mettendo in evidenza l’urgente necessità di adottare provvedimenti concreti per fronteggiare la crescente criticità nelle carceri italiane. In un contesto in cui il tasso di sovraffollamento delle carceri ha raggiunto il preoccupante 127,54%, e con un triste aumento di 18 decessi nei primi 14 giorni del 2024, la situazione si profila sempre più drammatica.
di Giulia Merlo
Il Domani, 20 gennaio 2024
Il vicepresidente leghista Pinelli è l’ennesimo grattacapo per l’esecutivo. La premier è stretta tra inchieste giudiziarie sui suoi e riforme rischiose. La giustizia è il vero nervo scoperto del governo, intesa in tutte le sue accezioni: quella dei tribunali, quella delle riforme e quella degli organi istituzionali. L’ultimo pasticcio è stato combinato dal vicepresidente del Csm, il laico considerato in quota Lega ma in realtà nome su cui c’era la condivisione di tutti i partiti di maggioranza, Fabio Pinelli.
di Ermes Antonucci
Il Foglio, 20 gennaio 2024
Il capo dello stato non ha gradito le parole del vicepresidente del Csm Fabio Pinelli, che ha accusato la precedente consiliatura di aver “deragliato dalla sua funzione costituzionale”, né la reazione dei togati di area centrosinistra. Un Sergio Mattarella furioso ha reagito all’ennesimo caso Csm, scatenato dalle dichiarazioni del vicepresidente dell’organo, Fabio Pinelli. Lo rivelano diverse fonti vicine al Quirinale ascoltate dal Foglio. Il capo dello stato non ha affatto gradito lo scarso equilibrio mostrato da Pinelli, che durante una (insolita) conferenza stampa convocata giovedì per fare il punto sui risultati dell’attuale consiliatura, ha giudicato l’operato del precedente Consiglio superiore della magistratura sostenendo che questo avesse “deragliato dalla sua funzione costituzionale”, che è quella di “alta amministrazione” dell’organizzazione giudiziaria e non di “impropria attività di natura politica”, quasi fosse “una terza Camera”. Parole che inevitabilmente chiamavano in causa il ruolo rivestito dallo stesso Mattarella, che del Csm - di questo attuale, come di quello precedente - è presidente.
di Gian Carlo Caselli
Il Fatto Quotidiano, 20 gennaio 2024
La giustizia è materia delicata e complessa. Il metodo per governarla dovrebbe essere la ragionevolezza, non il paradosso. E invece… Primo paradosso: il sottosegretario alla giustizia Delmastro annuncia in Parlamento ispezioni in 13 Procure, per verificare se siano state compiute violazioni della normativa che consente conferenze stampa solo in caso di rilevante interesse pubblico. In altre parole se i magistrati abbiano parlato anche quando avrebbero dovuto tacere: che guarda caso è proprio il succo di quel che la magistratura di Roma contesta a Delmastro per le notizie che questi ha passato (e non avrebbe dovuto) all’amico parlamentare Donzelli.
di Francesco Verri
Il Dubbio, 20 gennaio 2024
L’interesse e la discussione sulla “gogna” alla quale i media e i social espongono e sottopongono chi sbaglia (o è solo accusato di aver sbagliato) sono al loro apice. Mai se n’è parlato tanto o per lo meno in modo così diffuso, anche al di fuori - cioè - della cerchia degli addetti ai lavori. Hanno certamente influito alcune clamorose vicende. Soprattutto quella di Chiara Ferragni, accusata di avere consapevolmente ingannato il pubblico sulla destinazione in beneficenza di una parte del ricavato di un pandoro; e ora quella di Giovanna Pedretti, la ristoratrice che si è tolta la vita probabilmente perché non è riuscita a sopportare le critiche e gli insulti basati sul sospetto che avesse inventato una recensione sfavorevole sulla presenza nel suo ristorante di gay e disabili allo scopo di reagire contro il falso avventore e procurarsi, così, una pubblicità a buon mercato (è stato definito “marketing dei sentimenti”). Il “grande pubblico” e la stampa in queste ore si interrogano con una certa (inedita) insistenza sul fenomeno e sulle sue pericolose implicazioni, che le vittime conoscono bene. Le vittime sopravvissute, intendo. Perché fra le persone cadute sotto una “ shitstorm” - come le chiamano - non c’è solo Giovanna Pedretti. Il “Corriere della Sera” ha ricordato il suicidio dell’imprenditore agrigentino Alberto Re che a novembre si è tolto la vita dopo che alla serata inaugurale del festival che aveva organizzato il teatro era rimasto vuoto e questo aveva provocato una valanga di sfottò e di insulti sui social. Ma mi viene in mente anche la vicenda del vigile urbano che, a Bergamo, aveva parcheggiato l’autovettura in uno stallo per disabili e, quando la fotografia della violazione ha cominciato a circolare scatenando il solito fuoco di fila, non ha retto. E come non rievocare, andando un po’ più indietro nel tempo, gli indagati di Tangentopoli suicidi anch’essi perché travolti dall’ondata d’odio scatenata da una “inchiesta spettacolo” svolta senza il minimo rispetto del segreto istruttorio e utilizzando il “tintinnio delle manette” come spauracchio per indurre confessioni e “pentimenti”. Chi respinge l’accusa di ispirare e celebrare processi mediatici (Selvaggia Lucarelli e il compagno) non dice una sciocchezza quando rivendica il diritto di critica. In effetti, se risultasse vero che la recensione pubblicata dalla ristoratrice è una fake news, dovremmo dire che è legittimo smascherarla. Quello che però si trascura è che le opinioni devono essere espresse con misura e moderazione. E, se si tratta di reati ancora da accertare, non si possono anticipare i giudizi. Altro è disapprovare un comportamento o segnalare un errore e persino riferire di un’ipotesi di reato (a tempo debito); altro è offendere e invitare - direttamente o meno, intenzionalmente o meno - il popolo del web all’odio verso il bersaglio di turno. Un sentimento da consumare in fretta perché la notizia brucia, i social fremono e non c’è tempo di approfondire, verificare, garantire i diritti. Vittorio Manes, nel suo prezioso “Giustizia mediatica”, ha scritto: “Di fronte alla distanza temporale tra il processo anticipato in modo fast and frugal dai media e il processo reale, e al cospetto dell’eventuale esito divergente a cui i due “sistemi di verifica” possono condurre, è quasi scontata la tentazione di ritenere il secondo un’accozzaglia di orpelli formali, di lungaggini e cavilli da rimuovere per migliorarne le prestazioni in termini efficientistici, o persino di ritenere il primo strumento più efficace e tempestivo della giustizia istituzionale”. Ora la riflessione è uscita dai saggi, dalle aule delle Università, da quelle dei Tribunali e dai convegni fra avvocati. Un suicidio clamoroso ha messo il tema all’ordine del giorno. Pochi giorni prima, Chiara Ferragni, idolo del web, era diventata Belzebù in un attimo. Colpita da una sanzione. Ma anche da una fuga di notizie su un procedimento penale che avrebbe dovuto restare riservato e di cui invece sappiamo tutto. E che si è concluso male - prima di cominciare. Come è finita in tragedia l’indagine su Lee Sunkyun, l’attore protagonista del film Parasite, interrogato per diciannove ore in relazione a fatti di droga mentre i media, che lo avevano “accompagnato” davanti alla polizia, raccontavano tutto per filo e per segno. Lee si è suicidato alla vigilia di Natale. E ora il regista della pellicola, Bong Joon- ho, accusa gli inquirenti di aver passato le notizie alla stampa e chiede un’inchiesta sulla morte.
di Salvatore Curreri
L’Unità, 20 gennaio 2024
La Suprema corte riafferma la matrice liberale della nostra Carta e della democrazia, che a differenza del regime fascista consente libertà di opinione. Nessuna sorpresa. Come avevo qui previsto, la Cassazione - chiamata a sezioni unite per decidere in via definitiva sulla questione interpretativa - ha stabilito che il cosiddetto saluto romano è reato di pericolo concreto e non astratto.
di Patrizia Maciocchi
Il Sole 24 Ore, 20 gennaio 2024
La condizione di soggezione in cui si trova il detenuto, rispetto al suo datore di lavoro, impedisce il decorso della prescrizione. La condizione di soggezione nella quale il lavoratore carcerato si trova rispetto al suo datore di lavoro, impedisce il decorso della prescrizione per i crediti che vanta nei confronti del ministero della Giustizia. Né via Arenula può costituirsi nel giudizio contro di lui, avvalendosi di un suo funzionario, come può fare quando la causa riguarda dei pubblici dipendenti, perché il rapporto che si instaura con il detenuto-lavoratore è di tipo privato.
- Bari. Il Gup: “Il detenuto malato psichico fu torturato con crudeltà”
- Milano. Il lavoro dei detenuti trasforma le barche delle persone migranti in strumenti musicali
- Milano. Cpr, il Garante comunale dei detenuti non si occupa dei migranti
- Sondrio. “Basta promesse. Il Comune risolva i problemi della Garante dei detenuti”
- Oristano. “Cpr Macomer e immigrati, detenuti in attesa di reato”










