di Riccardo Noury*
Il Fatto Quotidiano, 8 gennaio 2024
Da quando, nel 2006, l’organizzazione non governativa israeliana Yesh Din ha iniziato a monitorare la violenza dei coloni nella Cisgiordania occupata, quello appena terminato è stato di gran lunga l’anno peggiore dal punto di vista del numero e della gravità degli attacchi - oltre un migliaio -, della massiccia partecipazione di civili israeliani e delle conseguenze per i civili palestinesi. I dati di Yesh Din coincidono con quelli delle Nazioni Unite: 621 attacchi nel 2022, 1200 nel 2023.
di Iuri Maria Prado
L’Unità, 7 gennaio 2024
Hanno festeggiato l’arrivo del 2024 tentando di ammazzarsi. Uno nel carcere di Verona, l’altro in quello di Sulmona. Pare che i discorsi di fine anno e di auguri per il nuovo siano entrati nelle loro celle senza rasserenarli. Pare che non se la sentissero di sentirsi orgogliosi in un altro anno di orgoglio italiano. Pare che preferissero seguire le decine di detenuti come loro che hanno scelto di togliersi di mezzo nel corso dell’anno appena concluso. Pare che li abbiano rimessi nelle loro celle. Pare che la notizia del loro tentativo di la vita in un carcere non abbia fatto molta notizia. Pare che sia necessario ancora qualche giorno perché il pallottoliere dei suicidi in prigione riprenda il suo giro, magari con questi due che al secondo tentativo ce la fanno. Pare che intanto non gliene frega niente a nessuno.
di Santi Consolo*
L’Unità, 7 gennaio 2024
Da Nordio, bravissimo magistrato che ho apprezzato mi aspettavo riforme, non inaccettabili pacchetti sicurezza contro le rivolte in cella. Quando ero a capo dell’amministrazione penitenziaria, sentivo nel mio intimo di dover fare una revisione critica e, nel cercare di capire quale doveva essere il mio effettivo ruolo, veramente determinante è stato un incontro con Marco Pannella. Quando una volta venne a trovarmi l’ho aspettato giù all’ingresso perché volevo riservargli la dignità di un grande italiano, quella che si riserva alla massima carica dello Stato. Ed è stato forte: tutto quello che lui mi ha detto, tutto quello che mi sapeva comunicare con la luminosità dei suoi occhi, con la sua intelligenza.
di Massimo Zanchin
L’Unità, 7 gennaio 2024
Vivo in carcere da più di 10 anni, condannato in via definitiva. Il mio giudice nella condanna ha voluto scrivere con caratteri cubitali: fine pena mai. Nonostante l’abbia scritto in quei modi, io leggo e voglio leggere: fine pena con data da destinarsi. Non so se sono in grado di dire la cosa giusta e non ho questa pretesa, anche perché la cosa giusta è la conseguenza del giudizio dell’uomo, e già per questo difetta per sua natura. Però posso fare una cosa: parlarvi con onestà d’animo e con onestà intellettuale e per testimonianza diretta di ciò che vivo, di ciò che vedo, di ciò che provo. Per poter accedere ai benefici, a un detenuto si chiedono due condizioni: la giustizia riparativa e la revisione critica del proprio passato.
di Barbara Rosina
huffingtonpost.it, 7 gennaio 2024
Certamente sistemi processuali e legislativi diversi dal nostro, ma la storia di Beniamino Zuncheddu, cinquantottenne ex allevatore di un paese del cagliaritano che ha trascorso 32 anni in carcere a causa di una condanna definitiva all’ergastolo, ha richiamato alla mente le storie di persone ingiustamente condannate. Di carceri, di violenza tra le sbarre, di malagiustizia.
di Iuri Maria Prado
L’Unità, 7 gennaio 2024
O forse non se l’è scordata. Forse immagina che non sia un gran problema. A meno che non sia un non-problema. O a meno che sia bensì un problema, ma del quale è giusto continuare a disinteressarsi. Ecco tutte le ragioni per le quali riguarda non solo la nostra libertà ma anche le nostre tasche. Il fatto che alla fine dell’anno si decida di non dedicare nemmeno una parola alla giustizia, come ha deciso di fare il presidente Mattarella, può significare due cose: che la giustizia non è un problema, oppure che è un problema di cui tuttavia è legittimo disinteressarsi. Conosciamo l’obiezione. D’accordo i diritti, d’accordo lo Stato di diritto, queste menate: ma qui ad aggredire la vita e il benessere degli italiani ci sono i problemi veri, l’economia che arranca, le imprese che chiudono, gli investimenti che calano, la povertà che cresce, l’insicurezza nelle strade, l’immigrazione.
di Glauco Giostra
Il Domani, 7 gennaio 2024
Risulta difficile vedere il nesso tra il rispetto della presunzione d’innocenza e l’emendamento Costa che Meloni ha difeso in conferenza stampa. Anzi se venisse approvata, la realtà si incaricherà di dimostrare in modo imbarazzante che non risulterà maggiormente tutelata ma più facilmente offuscata. Una circostanza inedita ha connotato il discorso di fine anno della presidente del Consiglio: la protesta della Fnsi che ha indotto per la prima volta molti giornalisti a disertare questo tradizionale appuntamento del capo del governo con la stampa. La contestazione, come è noto, ha riguardato l’approvazione nei lavori parlamentari di un emendamento volto a introdurre “il divieto di pubblicazione integrale o per estratto del testo dell’ordinanza di custodia cautelare”.
di Giovanna Vitale
La Repubblica, 7 gennaio 2024
Proposta di Mollicone, presidente della commissione Cultura: “Basta fake news contro di noi”. E lancia la riforma dell’editoria: “Difendere attendibilità delle fonti e veridicità delle informazioni”. Una riforma dell’editoria che certifichi la veridicità delle notizie. Dopo l’emendamento-bavaglio che impedisce di pubblicare gli atti delle inchieste e la stretta sulle intercettazioni, è l’ultima iniziativa di Fratelli d’Italia per provare - d’intesa col governo - a controllare l’informazione.
di Paolo Frosina
Il Fatto Quotidiano, 7 gennaio 2024
La norma prevede che la politica debba indicare i criteri ai procuratori: Fi e Lega propongono di ignorare la corruzione. I delitti da punire con urgenza? Per il centrodestra sono soprattutto quelli violenti: politici e colletti bianchi possono aspettare. O almeno è quanto traspare da una proposta di legge, da poco all’esame della Commissione Giustizia del Senato, che punta a realizzare una delle previsioni più controverse della riforma penale di Marta Cartabia. Il testo firmato nel 2021 dall’ex Guardasigilli stabilisce infatti, tra le altre cose, che i “criteri generali” di priorità per l’esercizio dell’azione penale debbano essere “indicati dal Parlamento con legge”: la maggioranza di turno, quindi, ora può contribuire a “selezionare le notizie di reato da trattare con precedenza rispetto alle altre”, disegnando una “cornice” di principio a cui poi i procuratori capo devono adeguarsi nei loro progetti organizzativi. La novità era stata assai contestata dalla magistratura: nel parere reso dal Csm, la norma era addirittura descritta come in “possibile contrasto con l’attuale assetto dei rapporti tra i poteri dello Stato”, perché - si avvertiva - l’individuazione dei criteri non potrà che rispecchiare “le maggioranze politiche del momento”. E l’ex consigliere Nino Di Matteo - ora alla Direzione nazionale antimafia - parlava di un “vulnus evidente” e di uno “squarcio che apre la via a una chiara violazione della separazione dei poteri”.
di Roberto Giachetti
Il Riformista, 7 gennaio 2024
L’intervista ad Alessandro Barbano, autore di La gogna. Hotel Champagne, la notte della giustizia italiana: “È una vicenda il cui racconto ufficiale è forse l’esatto opposto di ciò che è accaduto”. Alessandro Barbano, vicedirettore del Corriere dello Sport, è l’autore di “La gogna. Hotel Champagne, la notte della giustizia italiana”.
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