di Valentina Stella
Il Dubbio, 21 dicembre 2023
Sarà vietato pubblicare sui giornali il contenuto letterale e dettagliato degli atti. Non leggeremo più ad esempio riferimenti ad elementi anche irrilevanti per l’accertamento del reato. L’emendamento del responsabile giustizia di Azione Enrico Costa approvato alla legge di delegazione europea due giorni fa alla Camera, così come riformulato su richiesta del Governo, comporta una modifica dell’articolo 114 del codice di procedura penale (divieto di pubblicazione di atti e di immagini) prevedendo, nel rispetto dell’articolo 21 della Costituzione e in attuazione dei principi sanciti dagli articoli 24 e 27 della stessa, il “divieto di pubblicazione integrale, o per estratto, del dispositivo dell’ordinanza di custodia cautelare finché non siano concluse le indagini preliminari ovvero fino al termine dell’udienza preliminare”.
di Sergio Soave
Il Foglio, 21 dicembre 2023
La norma proposta dal deputato di Azione Enrico Costa e approvata dalla Camera non è un bavaglio: bisogna ricordare che un indagato resta “innocente fino a sentenza definitiva”. Oggi si celebra “il funerale della libertà”: ce lo dice Repubblica che insorge contro la “legge bavaglio”, cioè la norma che vieta la pubblicazione delle ordinanze dell’arresto di un indagato, votata alla Camera da una maggioranza più ampia del solito, visto che era stata proposta da un esponente di Azione e ha ottenuto il voto, oltre che della maggioranza di centrodestra, anche dei due raggruppamenti centristi. Bisognerebbe ricordare che chi perde davvero la libertà è l’indagato sottoposto all’arresto cautelare, un indagato che resta “innocente fino a sentenza definitiva”.
di Ermes Antonucci
Il Foglio, 21 dicembre 2023
La norma voluta dal deputato di Azione mira a limitare lo sputtanamento mediatico delle persone soltanto indagate. I giornalisti potranno continuare a riportare il contenuto delle ordinanze di custodia cautelare. Altro che censura. Martedì sera la Camera ha dato il via libera alla norma proposta dal deputato di Azione Enrico Costa che vieta la pubblicazione delle ordinanze di custodia cautelare, cioè i provvedimenti attraverso i quali i magistrati dispongono l’arresto in carcere, i domiciliari o altre misure di limitazione della libertà degli indagati. La norma, presentata come emendamento al ddl di delegazione europea sul recepimento della direttiva europea sulla presunzione di innocenza, introduce “il divieto di pubblicazione integrale, o per estratto, dell’ordinanza di custodia cautelare finché non siano concluse le indagini preliminari ovvero fino al termine dell’udienza preliminare”. Diversi quotidiani hanno riportato la notizia in modo indignato, parlando di “bavaglio” e addirittura “funerale della libertà”. In realtà, l’emendamento Costa mira a un obiettivo nobile, cioè quello di limitare lo sputtanamento mediatico delle persone soltanto indagate, e non ancora rinviate neanche a giudizio.
di Federico Marconi
Il Domani, 21 dicembre 2023
Il testo prevede il divieto di pubblicazione dell’ordinanza di custodia cautelare. Così molti dettagli delle inchieste rimarranno nascosti all’opinione pubblica. Non potremo conoscere motivazioni e circostanze delle accuse, le dinamiche dei fatti, i colloqui che danno sostanza a una accusa. Non potremmo sapere per quale motivo, nel 2014, i magistrati di Roma decisero di chiamare l’inchiesta su Massimo Carminati, Salvatore Buzzi e sodali, “Mondo di mezzo”. La famosa frase di Carminati su Roma, dove ci sarebbe un “mondo di mezzo” appunto “in cui anche la persona che sta nel sovramondo ha interesse che qualcuno del sottomondo gli faccia delle cose che non le può fare nessuno”, era contenuta nell’ordinanza di custodia cautelare che ha portato all’arresto del boss e i suoi.
di Tiziana Maiolo
Il Dubbio, 21 dicembre 2023
La reazione della stampa dopo l’ok all’emendamento Costa che vieta la pubblicazione delle ordinanze cautelari non stupisce. L’iniziale dissenso di Nordio sì, invece. Quel che stupisce, dopo la votazione della legge che vieta la pubblicazione delle ordinanze di arresto, è l’iniziale dissenso del ministro Nordio. Ben altro comportamento aveva tenuto l’ex guardasigilli Cartabia sul voto che riguardava la presunzione di innocenza. Due mele dello stesso paniere, indispensabili perché l’Italia si adegui finalmente alle normative europee sulle garanzie e i diritti dei cittadini. Cioè alla norma votata nel marzo 2021, su cui la ministra del governo Draghi si era impegnata perché il nostro ordinamento si allineasse, sia pure con ritardo, alla direttiva europea del 2016 che vieta alla magistratura e alla stampa di presentare gli indagati e gli imputati come colpevoli.
di Gian Carlo Caselli
La Stampa, 21 dicembre 2023
Il Guardasigilli Carlo Nordio, parlando ai magistrati di Area riuniti a Palermo ha fatto il suo mestiere, sintetizzabile nella frase “tutto va ben madama la marchesa”. Peccato che le cose non stiano esattamente così. La riforma costituzionale della separazione delle carriere fra Pm e giudici “checché ne pensi Nordio che la vuole anche se dice di sentirsi “ancora la toga addosso” “avrà inesorabilmente, come risultato, di subordinare il Pm all’esecutivo. Così è ovunque vi sia una qualche declinazione della separazione. La verità è che le (contro) riforme come questa non sono funghi che spuntano per caso.
di Silvia Madiotto
Corriere del Veneto, 21 dicembre 2023
L’emergenza, le norme e un equilibrio difficile da mantenere Esperti a confronto dal braccialetto elettronico alla formazione. La domanda non è retorica. Se la stanno ponendo tutti il giorno dopo il brutale omicidio di Vanessa Ballan. Poteva essere salvata? Perché il codice rosso non ha funzionato? Perché la denuncia non ha tenuto lontano da lei lo stalker che poi l’ha uccisa? Lo chiede il senatore del Pd Andrea Martella: “È necessario non sottovalutare i segnali di allarme, dare credito alle donne che denunciano e ricorrere meglio alle misure cautelari e al braccialetto elettronico”. “Dobbiamo accertare cosa non ha funzionato nel sistema a tutela delle donne e se, nonostante la denuncia, vi sia stata una pericolosa sottovalutazione” aggiunge la presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio Martina Semenzato, deputata di Coraggio Italia. Piero Fassino, deputato Pd eletto in Veneto: “La giusta esecrazione non è sufficiente. Le autorità giudiziarie e di polizia spieghino perché non sono state assunte le misure di prevenzione e di allontanamento nei confronti di Bujar Fandaj”. La consigliera dem Vanessa Camani coinvolge la Regione: “Il lutto regionale non basta. Serve istituire un osservatorio sulla violenza di genere. Vanno chiarite le competenze, chi deve agire prima e dopo una denuncia, serve elaborare statistiche, analizzare i contesti. Le forze dell’ordine devono avere strumenti per intervenire. Serve un piano di azione su più livelli”.
di Felice Manti
Il Giornale, 21 dicembre 2023
Lo spauracchio dell’ennesimo ingiusto processo fa capolino nella tragica vicenda della povera Giulia Cecchettin, la ragazza uccisa dal fidanzato Filippo Turetta. Un processo che sembra già scritto, in sfregio ai diritti del ragazzo, tanto che il Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Venezia ha dovuto dichiarare l’ovvio, in questo orrendo clima perennemente forcaiolo e panpenalista: “Dobbiamo garantire, come prevede il codice di procedura penale, i diritti dell’indagato, la serenità alle parti. L’indagato non si deve sentire condannato, prima che i fatti vengano accertati nei modi e nei tempi previsti dalla Costituzione. È un fatto di civiltà a cui tutti dovremmo riferirci”.
di Giovanna De Minico
Il Sole 24 Ore, 21 dicembre 2023
Perché una persona ha diritto a essere giudicata da un giudice? Risposta: perché ognuno di noi ha fiducia solo nel suo simile. Così i nobili si sottrassero al giudizio del Re pretendendo con la Magna Charta di essere sottoposti a quello di un loro pari. Vediamo allora cosa può fare l’intelligenza artificiale, una volta entrata in un tribunale: intervenire a fianco del giudice o in sua vece? Anche se la chiamiamo intelligenza, manca proprio di quelle facoltà cognitive e di giudizio che assistono la mente umana.
di Giorgio Sbordoni
collettiva.it, 21 dicembre 2023
La sentenza accoglie il ricorso presentato dall’Inca provinciale per il riconoscimento dell’indennità a un uomo che aveva lavorato durante la detenzione. Il Tribunale di Milano, Sezione Lavoro, con la sentenza n. 4380/2023 pubblicata il 12/12/2023, ha accolto il ricorso giudiziario promosso dal legale Silvia Gariboldi e da Inca Milano per il riconoscimento della NASpI a un ex-detenuto che aveva svolto attività̀ lavorativa durante il periodo di detenzione.
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