di Don Antonio Mazzi
Oggi, 26 febbraio 2026
Superata la dipendenza, ora lavora per gli altri sapendo “di non avere la verità in tasca”. E che quel che conta è “accogliere e ascoltare, senza giudizio e pregiudizio”. Oggi voglio condividere la storia di una rinascita con una lettera che ho ricevuto da un educatore: “Caro Don, provo a raccontarti la strada così come l’ho vissuta. Per un certo periodo della mia vita è stata la mia casa, la strada che mi conduceva alla panchina su cui avrei trascorso la notte, il viottolo dov’era una macchina abbandonata, un rifugio come protezione, il viale che porta alla stazione, per stare al caldo in un vagone del treno o in sala d’attesa. Quella strada che ogni tanto mi riconduceva nella casa dove ero cresciuto. Ad aspettarmi c’era mia madre, che di nascosto da mio padre mi faceva mangiare, lavare, cambiare e riposare. Ricordo che una volta mi disse: “Puzzi come un barbone”. Ancora oggi mi chiedo come facesse a sopportare quel tanfo che lei non aveva mai conosciuto. Ricordo strane macchine, con scritte sui lati e sirene sulla cappotta, che si dirigevano a un albergo forzato: il carcere, dove l’ambiente, l’umidità facevano penetrare nelle ossa, nella testa, nei vestiti, un odore così forte e impregnante che non dimenticherò mai.
di Andrea Riccardi
Corriere della Sera, 26 febbraio 2026
Sulle orme di Francesco, sarà a Lampedusa il giorno in cui gli Stati Uniti festeggeranno i 250 anni dall’indipendenza. Il programma dei viaggi del papa annuncia che il 4 luglio Leone XIV sarà a Lampedusa, approdo di migranti e rifugiati. Lì, nel 2013, Francesco denunciò gli scafisti, ma soprattutto la “globalizzazione dell’indifferenza”: “Ci ha tolto la capacità di piangere”. Iniziava lì il suo costante discorso sul dramma dei migranti, ma anche sulla chance che essi rappresentano per Paesi in crisi demografica. Leone andrà nell’isola nel giorno in cui gli Stati Uniti celebrano “America 250”, il Giorno dell’Indipendenza. Si dice che qualche responsabile americano l’avrebbe voluto in patria per quella data. Ma il papa non andrà negli Usa per tutto il 2026. Sarà invece a Lampedusa il 4 luglio.
di Luca Mazza
Avvenire, 26 febbraio 2026
L’Italia non sta facendo abbastanza per contrastare lo sviluppo diseguale raccontato dalle storie di tante persone: sono i senzatetto, i migranti e i lavoratori della gig economy. Ma per molte altre famiglie la soglia della povertà è vicina e farsi carico anche della loro situazione per la politica è un dovere. Quando parliamo dei diritti degli ultimi si corre sempre il rischio di usare un’espressione astratta. Ma gli ultimi sono persone in carne e ossa. Sono le famiglie che scivolano nella povertà senza più riuscire a rialzarsi. Sono i senzatetto che abitano gli angoli invisibili delle nostre città. Sono i migranti spesso ghettizzati anziché considerati risorse da integrare nella comunità. Sono i lavoratori fragili della gig economy che consegnano cibo sotto la pioggia senza sapere se pedaleranno abbastanza per permettersi qualcosa da mangiare e un alloggio per dormire.
di Angela Nocioni
L’Unità, 26 febbraio 2026
Accusato di essere uno scafista. Imprigionato per 28 mesi ingiustamente. Poi invece di liberarlo e risarcirlo lo mandano nel Centro in Albania. È questa la nuova linea del governo sull’immigrazione? Servono a ingabbiare persone che non potrebbero essere imprigionate in Italia le gabbie fatte costruire dal governo Meloni in Albania. Hanno creato problemi d’immagine alla presidente del Consiglio soltanto per quanto costano e per quanto inutilizzabili fossero quelle oscene celle che oggi la destra esibisce come un trionfo perché sono finalmente piene. Eppure servono all’Italia a compiere soprusi su persone indifese, a intimidire i prigionieri, a consumare meschine vendette contro quelli che non tacciono. Per esempio contro Huseyin Durali, cittadino turco, tenuto ingiustamente 28 mesi incarcerato in Calabria con l’accusa infondata di essere uno scafista senza nemmeno esser stato additato come tale da nessun migrante sbarcato. Assolto per non aver commesso il fatto. Appena scarcerato rinchiuso nel centro per il rimpatrio di Caltanissetta e da lì deportato in Albania appena ha osato chiedere: ridatemi la mia roba, mi avete distrutto la barca, ridatemi i miei soldi e il mio passaporto, ridatemeli e poi io torno in Turchia, ma prima ridatemeli. Impacchettato e spedito in Albania.
di Eliana Riva
Il Manifesto, 26 febbraio 2026
Netanyahu e il ministro suprematista Ben Gvir verso l’approvazione definitiva della legge sulla pena di morte in Israele per i palestinesi della Cisgiordania occupata. Un altro passo è stato compiuto verso l’approvazione definitiva della legge sulla pena di morte in Israele per i palestinesi della Cisgiordania occupata. Dopo alcune discussioni sul linguaggio utilizzato all’interno del progetto, il premier israeliano Netanyahu e il ministro della Sicurezza nazionale Ben Gvir avrebbero infatti raggiunto un’intesa.
di Shelly Kittleson
Il Foglio, 26 febbraio 2026
Dove vengono trasferiti i prigionieri dell’isis dopo il ritiro delle Sdf. Il ruolo di Baghdad. Il trasferimento di migliaia di prigionieri, trasportati in aereo dalla Siria all’Iraq a partire dalla fine del mese scorso, è sembrato a molti segnare la fine di un’epoca in cui il sostegno statunitense alle Forze democratiche siriane (Sdf), guidate dai curdi, era giustificato soprattutto dal loro ruolo di principale baluardo contro una nuova insurrezione dello Stato islamico (Isis). La rapida perdita, da parte delle Sdf, della maggior parte dei territori che controllavano - territori che, va ricordato, sono a maggioranza araba - nei giorni immediatamente precedenti al trasferimento ha mostrato chiaramente che le Sdf non sarebbero state in grado di mantenere il controllo del territorio senza un supporto straniero costante e insostenibile. Il 13 febbraio scorso, il Comando Centrale dell’esercito americano ha annunciato di aver completato il trasferimento di circa 5.700 prigionieri dell’Isis in Iraq, dopo aver inizialmente stimato, a gennaio, che il numero sarebbe potuto arrivare fino a 7.000.
di Coordinamento carcere Due Palazzi
Ristretti Orizzonti, 25 febbraio 2026
Ci arriva la notizia di 74 trasferimenti di detenuti di Alta Sicurezza, dal carcere di Parma. Anche lì sta accadendo quanto è successo a noi. Da oggi ogni giorno pubblicheremo una o più schede che riguardano le persone detenute di Alta Sicurezza improvvisamente trasferiti da Padova dopo anni di attività rieducative. Pietro Marinaro non ce l’ha fatta, e ha scelto di morire. Il dolore e lo smarrimento non ci lasciano, e iniziamo con lui, con la sua breve scheda, che ci commuove. Lui frequentava il laboratorio di cucito OCV Operatori Carcerari Volontari: Emmanuela e Giorgio che da anni gestivano il laboratorio, fanno fatica a riprendersi da questa drammatica cesura.
di Alessia Candito
La Repubblica, 25 febbraio 2026
Il nuovo rapporto dell’associazione, il primo dopo l’approvazione della nuova norma, mostra come l’allarme, alla base di provvedimenti sempre più restrittivi, sia ingiustificato. Non un aumento della criminalità minorile, ma un aumento della percezione che se ne ha, anche grazie alla criminalizzazione di comportamenti in precedenza gestiti con un approccio diverso. Dalla presunta “emergenza baby gang” ai cosiddetti “maranza”, il nuovo rapporto Antigone sulla giustizia minorile, il primo dopo l’approvazione del decreto Caivano, smonta - numeri alla mano - molti dei luoghi comuni su cui si basa il discorso pubblico sui minori.
di Federica Olivo
huffingtonpost.it, 25 febbraio 2026
Il Rapporto Antigone sulla giustizia minorile: aumentano alcuni reati (+25% di violenze sessuali), ma i dati restano più bassi di 30 anni fa. Calano le denunce in dieci anni. L’effetto del decreto Caivano sul sovraffollamento: a fine 2025 c’erano 572 ragazzi reclusi, nel 2023 erano 200 in meno. L’impennata degli psicofarmaci. I minorenni italiani delinquono la metà rispetto ai coetanei europei. Eppure da quando si è insediato il governo Meloni la presenza di giovanissimi nelle carceri a loro dedicate è aumentata. E l’incremento non è trascurabile, perché parliamo del 35% in più tra il 2022 e il 2025. Sono alcuni dei dati presentati dall’associazione Antigone nell’ottavo rapporto sulla giustizia minorile.
di Vittorio Barosio e Gian Carlo Caselli
La Stampa, 25 febbraio 2026
All’inizio del suo governo Giorgia Meloni aveva detto di non volere attriti con la magistratura. Ma il governo ha sempre vissuto con particolare sofferenza le sentenze che contestavano certi suoi atti e quindi i rapporti con i giudici sono poi sempre stati, in realtà, molto difficili. Da qualche tempo però la situazione è nettamente peggiorata. Ormai è un riflesso automatico e violento. Ogni volta che un giudice emette una sentenza che non le fa piacere la Presidente del Consiglio alza i toni contro quella decisione: “rimango allibita”, “sono senza parole”, “è una sentenza abnorme” e addirittura “surreale”; “i giudici sono di ostacolo all’azione dell’esecutivo” e “impediscono la lotta contro i trafficanti di essere umani”.
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