Corriere di Verona, 19 novembre 2023
È la solidarietà che abbatte le sbarre. Anche quelle di un carcere. Una solidarietà fatta di cose semplici: farina, pasta, lievito, legumi, grissini, ciambelle. “Armi” con le quali ieri ad essere abbattute sono state le sbarre del carcere di Montorio. Quella casa circondariale in cui le situazioni di vita non sono sempre facili, ieri si è aperta all’esterno con quel pacco carico di prodotti che le detenute e i detenuti di Montorio avevano comprato per se stessi allo spaccio. Non c’erano, in carcere, i volontari con la pettorina gialla e i sacchetti da riempire. Non c’era, soprattutto, la libertà di girare tra gli scaffali rigonfi di uno dei 14mila supermercati che hanno aderito all’iniziativa. Ma quella “spesa” le detenute e i detenuti hanno voluto metterla assieme per donarla alla “colletta alimentare” organizzata dal Banco Alimentare. E, forse, tra tutte le spese donate, quella di chi è in difficoltà in cella per chi è in difficoltà fuori, è stata la più preziosa.
di Valerio Servillo
La Discussione, 19 novembre 2023
La pena capitale non lascia spazio all’umanità. Testimonianze fotografiche di Luisa Menazzi Moretti. Il tempo medio che un condannato a morte attende è di diciassette anni. Un tempo persecutorio che diventa una condanna nella condanna. Su questa attesa, spesso disperata, a volte di speranza, Luisa Menazzi Moretti ha cercato altrettanti scatti fotografici che ora sono in mostra in Italia. Immagini che dopo la Biennale di Fotografia di Berlino (EMOP Berlin 2016) e il premio dell’International Photography Awards di New York arriva anche a Brescia, a conclusione del programma “Bergamo-Brescia Capitale Italiana della Cultura 2023”.
di don Luigi Ciotti
La Stampa, 19 novembre 2023
“Non immagini per commuoversi ma persone che chiedono dignità”: questo ha detto Papa Francesco annunciando la settima “Giornata mondiale dei poveri”. E sempre Francesco, dieci anni fa, all’inizio del pontificato, aveva sottolineato nella “Evangelii Gaudium” la centralità dell’impegno della Chiesa per le persone private della loro dignità: “Qualsiasi comunità di Chiesa che pretenda di stare tranquilla senza occuparsi dei poveri rischia di essere sommersa da una mondanità spirituale dissimulata con pratiche religiose, riunioni infeconde, discorsi vuoti”.
di Fabio Balocco*
Il Fatto Quotidiano, 19 novembre 2023
Ogni giovedì, nella piazzetta qui sotto casa, si siedono sulle panchine degli immigrati - solitamente, da quel che intuisco, slavi, in buona parte rumeni. Sono lì perché hanno ritirato il pacco settimanale di generi di conforto dalle suore vincenziane. Di solito hanno un bicchiere di plastica in mano con un caffè caldo e si fermano a chiacchierare tra loro. Generalmente sono persone anziane, apparentemente anche male in arnese, più uomini che donne. Sono gli scarti del sistema.
di Marco Bascetta
Il Manifesto, 19 novembre 2023
Un colpo di teatro modello: in Europa, e in Germania, l’idea di trasferire in paesi terzi l’”aggravio” di accoglienza, procedure per l’asilo e respingimenti non è affatto disdegnata. Ogni politica è sempre anche un gioco di finzioni, un’arte del far credere, del “come se”. E nei casi in cui la complessità o l’enormità di un fenomeno, di un evento o di uno sviluppo storico sono del tutto fuori dalla portata dei poteri costituiti e della loro immaginazione politica, allora la finzione prende completamente il sopravvento. È quanto accade con tutte le misure e gli strumenti messi in campo per arginare, governare, dirottare la circolazione dei migranti diretti in Europa.
di Diletta Bellotti
L’Espresso, 19 novembre 2023
Il “divoramento”, cioè l’internamento e l’uccisione nei campi di concentramento, dei popoli romanì è un fatto storico sottoposto ad autentico memoricidio. Il destino di un numero di persone tra 200 mila e un milione in Europa è avvolto dall’oscurità. Secondo alcune fonti, Tadeusz Joachimowski, ebreo polacco sopravvissuto alla prigionia nel campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau, riuscì a seppellire un archivio dei rom e sinti internati nel Zigeunerlager, l’apposito settore per gli “asociali”, ovvero coloro che venivano socialmente riconosciuti come romanì, ritenuti intrinsecamente criminali e su cui venivano condotti i principali esperimenti di eugenetica per separare il gene “ariano” da quello “criminale”. Grazie a Tadeusz e ad altri due prigionieri, sappiamo i nomi dei 20 mila rom e sinti uccisi nei forni crematori, quando si decise di fare spazio per l’arrivo delle prigioniere politiche.
di Barbara Benzi*
Il Domani, 19 novembre 2023
La dignità dell’uomo, lo Stato di diritto, la democrazia, la separazione dei poteri sono principi fondanti dell’Unione Europea e sono oggi soggetti a stress ed al rischio di ridimensionamento, tanto repentino quanto pericoloso.
di Domenico Quirico
La Stampa, 19 novembre 2023
Nel terzo millennio la parola d’ordine è annientare, si uccide senza castigo. Quante vittime può tollerare una “guerra giusta”? È strano come in guerra tutte le cose acquistino una nuova dimensione, come se ci mostrassero per la prima volta il loro nero aspetto e ci invitassero, perentoriamente, a evitare scappatoie ipocrite e a riconoscere la realtà. I bombardamenti a tappeto, indiscriminati, i civili massacrati e usati come mezzo di scambio, le stragi degli innocenti, gli ospedali smantellati come se fossero fortezze assediate, i profughi aggrappati a frontiere impietose, voragini, bunker, terre svuotate di genti dall’espressione sbalordita e il passo incerto, uomini il cui mitra sembra nato con loro: tutto è così chiaro e tangibile. Siamo chiusi in un pozzo, siamo in trappola: è la guerra. Dobbiamo imparare a esser contenti, noi, per il semplice fatto di essere vivi.
di Ugo Mattei
L’Espresso, 19 novembre 2023
I massacri del 7 ottobre potrebbero provocare l’annessione della Cisgiordania e l’allargamento del conflitto anche a Libano e Siria da parte di Netanyahu.
di Alessandro Longo
L’Espresso, 19 novembre 2023
Fake news, disinformazione, immagini manipolate con la IA. Sulle piattaforme i conflitti esasperano tendenze già dominanti. Ma dietro le regole necessarie si affaccia il rischio della censura. Un bambino che piange, tra le rovine di un quartiere raso al suolo dalle bombe. Sembra Gaza. Ma è una finzione. I terroristi di Hamas cominciano a utilizzare i nuovi strumenti di intelligenza artificiale per creare immagini ad alto impatto emotivo; come se in quella striscia tormentata di terra non ci fosse già troppa sofferenza reale, verrebbe da dire. Ma, si sa, immagini create ad arte fanno più colpo, sui social media. Un’altra foto “artificiale” raffigura bambini abbracciati alla bandiera palestinese: pura propaganda. Sono finzioni smascherate da uno studio dell’Università di Berkeley.
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