di Eleonora Martini
Il Manifesto, 10 novembre 2023
Secondo l’amministrazione penitenziaria i compact disc produrrebbero diversi pericoli, tra cui quello “neomelodico”. Il nuovo braccio di ferro intorno alla vicenda penitenziaria di Alfredo Cospito riguarda la possibilità che il detenuto anarchico, recluso al 41 bis, possa ascoltare Cd musicali. Cospito, condannato per strage a 23 anni per due bombe esplose senza morti o feriti, ha presentato un reclamo al magistrato di sorveglianza contro il No ricevuto dal carcere di Bancali. Il 3 ottobre scorso, venti giorni prima che il tribunale di sorveglianza di Roma confermasse il regime detentivo speciale nonostante il parere della Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo, il giudice gli ha dato ragione. Se il “carcere duro” ha lo scopo di impedire il contatto con organizzazioni criminali esterne, ha scritto il magistrato, il divieto dei Cd ha solo un carattere afflittivo. Violando il diritto a un’innocua attività ricreativa e culturale.
di Serena Termini
ilmediterraneo24.it, 10 novembre 2023
Due persone detenute nel carcere dell’Ucciardone si raccontano e raccontano come vivono all’interno della struttura: “Facciamo un corso come peer supporter per conoscerci ed evitare che i detenuti più fragili possano fare stupidaggini”. È nata il 5 marzo del’73 e ha tre figli. Dal 2005 è stata la corrispondente dell’agenzia di stampa nazionale Redattore Sociale con cui oggi collabora. Da sempre, ha avuto la passione per la lettura e la scrittura. Ha compiuto studi giuridici e sociologici che hanno affinato la sua competenza sociale, facendole scegliere di diventare una giornalista. Ciò che preferisce della sua professione è la possibilità di ascoltare la gente andando al di là delle prime apparenze: “fare giornalismo può diventare un esercizio di libertà solo se ti permettono di farlo”.
Corriere della Sera, 10 novembre 2023
Il progetto per i detenuti “Lav(or)ando” nelle lavanderie industriali delle carceri di Cagliari e Quartuccio grazie alla cooperativa sociale Elan sostenuta da Fondazione Con il Sud. “Quando ero fuori non immaginavo di poter lavorare. All’inizio è stato difficile perché non avevo regole, poi ho capito che non avere regole non porta a nulla”. E così dopo un tirocinio, per G.S. è arrivato un contratto come addetto alla lavanderia. Lui è uno dei i detenuti che lavorano nelle due lavanderie industriali realizzate dalla cooperativa sociale Elan nei due istituti carcerari di Cagliari (Casa circondariale di Uta) e Quartucciu (Istituto penale per i minorenni). Si occupano di lavare i “panni sporchi” dei Carabinieri, dell’Esercito, della Marina Militare, della Polizia Municipale, dei Vigili del Fuoco. Servono i principali Ministeri della Giustizia, della Difesa e degli Interni. Lo considerano un onore e un riscatto, un modo per rimediare agli errori commessi nel passato, dimostrando un impegno verso la società che dovrà accogliergli.
Milano. Sesta Opera, 100 anni dell’associazione di volontariato penitenziario nata grazie ai gesuiti
di Roberta Barbi
vaticannews.cn, 10 novembre 2023
Pioniera in Italia nell’ambito della giustizia riparativa, l’associazione, attiva a Milano, nacque su iniziativa di alcuni laici della Congregazione Mariana che avevano partecipato agli esercizi spirituali sull’opera di carità “visitare i carcerati”. Oggi festeggia il centenario con un calendario ricco di eventi. Di strada ne è stata fatta tanta, da quel 1923 in cui un gruppo di liberi professionisti della Congregazione Mariana - laici di spiritualità ignaziana oggi Comunità di Vita Cristiana - dopo aver partecipato a Triuggio agli esercizi spirituali del gesuita padre Alberto Beretta, decidono di riunirsi presso la sede di Porta Volta, oggi in San Fedele, e di dedicare parte del loro tempo ai reclusi, proprio come recita la sesta opera di misericordia corporale del Vangelo, da cui prende il nome l’associazione.
cr.piemonte.it, 10 novembre 2023
“Per ragionare di carcere minorile con coscienza di causa è necessario conoscerne a fondo i meccanismi e le dinamiche che lo governano. Sono convinto sia quanto mai necessario che le istituzioni e i soggetti interessati si impegnino per approfondirne la realtà e trovare le soluzioni più adatte per far sì che l’esperienza della detenzione rappresenti sempre più, per i giovani, un’opportunità di recupero e di reinserimento nel tessuto sociale”. Lo ha dichiarato il componente dell’Ufficio di presidenza del Consiglio regionale Gianluca Gavazza in apertura dell’incontro Il carcere minorile contemporaneo. Parliamone! che si è svolto al Circolo dei lettori di Torino.
giustiziainsieme.it, 10 novembre 2023
In occasione del centenario dalla prima legge sugli stupefacenti, n. 396 del 18 febbraio 1923, la Rivista Giustizia insieme ha organizzato il convegno dal titolo: “100 anni di leggi sugli stupefacenti” che si terrà a Roma, il 1° dicembre 2023 presso l’Aula magna della corte di Cassazione.
comunicareilsociale.com, 10 novembre 2023
Una nuova strada per conoscere se stessi e crescere insieme ai propri figli. “Il gioco serio del teatro” è un percorso didattico-ludico-formativo rivolto ai detenuti e ai loro figli che, attraverso la pratica del palcoscenico e l’apprendimento dei mestieri del teatro, porta a galla il loro mondo interiore, le emozioni, gli eventuali disagi, aiutando a sciogliere le barriere che rendono difficile l’integrazione e la comunicazione col mondo reale. “Il gioco serio del teatro” è un progetto della Cooperativa Sociale “I Bambini di Truffaut”, vincitore dell’edizione 2023 di “Orizzonti solidali”, bando di concorso destinato al terzo settore pugliese, promosso dalla Fondazione Megamark in collaborazione con i supermercati Dok, A&O e Famila. Prima sperimentazione in Italia di un laboratorio-scuola rivolto ai genitori detenuti e ai loro figli che nasce con l’obiettivo di mettere in piedi una vera e propria compagnia stabile.
di Carlo Bonini
La Repubblica, 10 novembre 2023
L’autrice, nel suo ultimo saggio, ricostruisce il vulnus alla verità inferto dai Servizi alle istituzioni democratiche tra le stragi di piazza Fontana e Bologna. Non è semplice misurarsi con il capitolo più oscuro e cruciale della nostra storia repubblicana - gli anni dal dicembre 1969 all’agosto 1980, dalla strage di piazza Fontana a quella di Bologna - indagando sul vulnus alla verità che le hanno inferto i nostri Servizi segreti di allora. A maggior ragione, non lo è con il rigore e la completezza di cui è capace solo la ricerca storiografica e, insieme, con la passione di chi dimostra di maneggiare con sicurezza la storia politica del nostro secondo Novecento. Benedetta Tobagi, con il suo Segreti e lacune (Einaudi), è riuscita a farlo. Consegnandoci un libro civile che è, insieme, un’inchiesta sul potere, sulla dimensione e natura della sua “indicibilità”, e una denuncia sulla macroscopica arbitrarietà della gestione del segreto e della ragione di Stato da parte di chi aveva il compito di esercitarlo in modo rispondente al giuramento di fedeltà costituzionale.
di Antonio Andolfi
Il Fatto Quotidiano, 10 novembre 2023
Venerdì 20 ottobre si è aperta all’Urban Center la prima giornata per il decennale dell’Associazione Accoglierete, titolo: “Accoglienza e inclusione: una sfida possibile”. A questa è seguita sabato 21 il secondo incontro. Accoglierete è nata dieci anni fa dalla volontà di persone di diventare tutori legali volontari di minori extracomunitari, una decisione motivata dall’arrivo sulle nostre coste di centinaia di minorenni provenienti da Paesi dell’Africa e dell’Asia che giungevano in uno stato di grande smarrimento. Portati nei centri di prima accoglienza, all’arrivo veniva dato loro un numero: non erano più persone, proprio come nei campi nazisti. Troppi mesi erano passati dalla partenza all’arrivo in Sicilia e quel lungo viaggio era stato costellato da sopraffazioni, violenze, pericoli, con la detenzione in carceri libiche; infine l’imbarco su barconi poco adatti e il dramma della traversata, forse la prova più pesante e dolorosa vissuto con tanta paura e incertezza: l’ultimo passo che li portava a diventare maturi giocoforza.
di Leo Lancari
Il Manifesto, 10 novembre 2023
Quello che sorgerà a Gjader, in Albania, sarà un Cpr e non una struttura dove esaminare rapidamente le richieste di asilo, come aveva spiegato due giorni fa Matteo Piantedosi. A contraddire il ministro dell’Interno è stato ieri un fedelissimo della premier Giorgia Meloni come il sottosegretario Giovanbattista Fazzolari, alimentando così il sospetto che l’accordo tra Italia e Albania sia stato pensato e gestito da palazzo Chigi all’insaputa degli alleati. “Quello che accade in Albania è lo stesso che accade in Italia”, ha spiegato Fazzolari parlando a Porta a Porta. “Abbiamo fatto procedure accelerate, in 28 giorni siamo in grado di rispondere alla richiesta. Poi chi non ha diritto può essere trattenuto fino a 18 mesi in attesa del rimpatrio, il massimo consentito dalla legge italiana”.
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