di Eleonora Martini
Il Manifesto, 17 febbraio 2026
La presidente Todde in piazza a Cagliari il 28 febbraio. In Consiglio regionale una proposta di legge per fermare il progetto governativo di Delmastro. Dal campo largo a FI: (quasi) tutti contro “l’insularità come strumento di separazione”. Sono passati più di 30 anni da quando, come misura emergenziale, una riforma dell’ordinamento penitenziario introduceva il regime carcerario speciale conosciuto come “41 bis”, da somministrare ai boss mafiosi che tenevano in pugno il Paese. Detenuti - recita la norma - da collocare “preferibilmente in aree insulari”. Erano i tempi dell’Asinara e di Pianosa, isole minori e inaccessibili dove oggi, fortunatamente, dismesse le carceri di massima sicurezza, si va solo per turismo. Ma la legge resta. E a farne le spese è rimasta, in particolare, la Sardegna. Che ora si mobilita “contro la nuova servitù carceraria” voluta dal sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro Delle Vedove.
di Serena Sileoni
La Stampa, 17 febbraio 2026
La campagna del referendum costituzionale è passata dal piano inclinato alla caduta libera. Da slogan e messaggi di cattivo gusto si è passati alle parole di Gratteri e Nordio, inopportune non solo e non tanto per quel che esprimono ma soprattutto per chi le ha pronunciate: magistrato l’uno, Guardasigilli l’altro. È solo l’ultimo atto di una conflittualità tra giustizia e politica che nel nostro paese, come è noto, ha radici profonde e dinamiche bizzarre. Certo non si può pretendere che in campagna elettorale si parli solo del contenuto e degli effetti della riforma sul piano tecnico. È nella natura delle consultazioni elettorali esprimere un voto che, in ogni caso, ha un che di politico.
di Tommaso Nannicini
La Stampa, 17 febbraio 2026
Le parole del ministro Nordio sul Csm come “sistema paramafioso” e quelle del pm Gratteri su “indagati e massoneria deviata” che votano per il Sì sono il segno di un dibattito pubblico che scivola dall’argomento all’insulto: toni dai quali dovrebbe tenersi alla larga chiunque abbia a cuore le nostre istituzioni. Ma, sul piano politico, le parole del ministro rischiano di essere più controproducenti di quelle del pm. Perché chi ha la responsabilità di portare avanti un cambiamento deve farlo con più misura di chi si limita a dire sempre no. Onori e oneri. Come ci insegna la storia repubblicana. C’è un filo rosso che unisce le grandi battaglie referendarie. Un filo che non riguarda le singole leggi - divorzio, aborto, scala mobile - ma una questione più profonda: chi ha il diritto di esercitare, di fatto, un potere di veto su leggi approvate dal Parlamento, pretendendo di rappresentare l’interesse generale. E soprattutto, come si fa a ridimensionare quel veto senza trasformare la politica in una guerra di religione.
di Vincenzo R. Spagnolo
Avvenire, 17 febbraio 2026
La campagna verso il voto sulla riforma prosegue senza esclusione di colpi. Nordio scrive alle toghe per conoscere i nomi dei sostenitori del Comitato “Giusto dire No”. Ma le toghe ribattono: i cittadini sono protetti dalla riservatezza. Senza esclusione di colpi. Ormai la campagna referendaria fra i sostenitori del Sì e quelli del No alla riforma costituzionale dell’ordinamento giurisdizionale registra ogni giorno un grado o due di temperatura più elevato. Dopo l’affondo domenicale del Guardasigilli Carlo Nordio, che ha definito “paramafioso” il meccanismo di funzionamento dell’attuale Csm, la settimana si apre con un rovente botta e risposta fra il ministero della Giustizia e l’Associazione nazionale magistrati, a cui viene chiesto di rendere note le fonti di finanziamento del Comitato “Giusto dire No” costituito a fine estate in vista del referendum. La richiesta è firmata dalla capo di gabinetto del dicastero, Giusi Bartolozzi, in un documento indirizzato al presidente dell’Anm Cesare Parodi, in cui si sottopone alle valutazioni dell’Associazione “l’opportunità di rendere noto alla collettività, nell’ottica di una piena trasparenza, gli eventuali finanziamenti ricevuti dal Comitato da parte di privati cittadini”. La missiva solleva il caso di “un potenziale conflitto tra magistrati in servizio iscritti all’Anm e privati sostenitori” del Comitato “Giusto dire No” che “finirebbero per praticare una forma di finanziamento indiretto dell’Anm”.
di Giovanni Bianconi
Corriere della Sera, 17 febbraio 2026
La difesa di Pinelli (eletto dal centrodestra). A poco più d’un mese dal voto, la sempre più aspra campagna referendaria è piombata dentro il Consiglio superiore della magistratura. A conferma che la vera posta in gioco non è la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, bensì proprio l’organo di governo autonomo delle toghe. Che con la riforma costituzionale verrà sdoppiato, composto da consiglieri togati sorteggiati anziché eletti e privato dell’attività disciplinare. Con conseguente depotenziamento di un’istituzione messa a salvaguardia di autonomia e indipendenza dell’ordine giudiziario, di cui è presidente (nonché garante del corretto funzionamento) il capo dello Stato. Anche per questo, polemiche troppo accese innescate da esponenti di altre istituzioni rischiano cortocircuiti istituzionali che suscitano preoccupazioni all’interno dello stesso Csm.
di Mauro Bazzucchi
Il Dubbio, 17 febbraio 2026
Referendum, il dibattito organizzato dai giovani avvocati con Sensi (Pd) e Zanettin (Forza Italia). Evitare l’imbarbarimento del dibattito e i “discorsi da bar” sulla riforma della giustizia. O almeno tentare di scongiurare che la campagna referendaria continui a scadere, perdendo totalmente di vista il merito delle questioni, che sono il pieno compimento del principio del giusto processo e della piena terzietà del giudice. È il senso dell’iniziativa “Giovani, giustizia e referendum”, che si è tenuta oggi all’Istituto Santa Maria in Aquiro presso il Senato della Repubblica, promossa dall’Aiga, alla quale hanno partecipato giovani avvocati ed esponenti del mondo della politica.
di Gian Guido Vecchi
Corriere della Sera, 17 febbraio 2026
L’ultima nota della Cei, la settimana scorsa, era presentata come una risposta firmata da Vincenzo Corrado, direttore dell’ufficio comunicazioni, alle “richieste di chiarimento” intorno alla posizione dei vescovi sul referendum: “La Conferenza episcopale italiana non è entrata nel merito della questione con indicazioni di voto”. Sono tre settimane che la Chiesa italiana lo ripete, da quando cioè il cardinale Matteo Zuppi ha parlato del referendum sulla giustizia sulla giustizia all’inizio del consiglio permanente, il 26 gennaio. Le parole del presidente sono state variamente interpretate, con relativo fastidio dei vescovi. Anche per questo ha creato un po’ di agitazione e imbarazzo l’annuncio che monsignor Francesco Savino, vicepresidente della Cei, sarebbe intervenuto al congresso di Magistratura democratica, l’associazione schierata per il “no” alla riforma Nordio. Il rischio è che la presenza del “vice” di Zuppi sia interpretata come un’indicazione di voto, il che peraltro è già accaduto.
di Roberto Maggioni
Il Manifesto, 17 febbraio 2026
Cambia da omicidio stradale a omicidio stradale per “eccesso colposo nell’adempimento del dovere” l’imputazione per il carabiniere alla guida della macchina che, la notte del 24 novembre 2024, inseguì lo scooter guidato da Fares Bouzidi con a bordo Ramy Elgaml, il giovane del quartiere Corvetto di Milano che morì nello schianto al termine dell’inseguimento. È quanto emerge da una nuova chiusura delle indagini sul caso. Con questa nuova riformulazione dell’imputazione al carabiniere viene riconosciuto che stava “adempiendo” a un dovere, ma avrebbe ecceduto nell’inseguimento. Nel nuovo capo di imputazione compaiono tre nuove circostanze giudicate positive per i legali di Fares Bouzidi, Debora Piazza e Marco Romagnoli.
di Giovanni Negri
Il Sole 24 Ore, 17 febbraio 2026
Interpretazione garantista di una delle norme chiave della legge Nordio. Alla difesa deve potere essere sottoposto tutto il materiale investigativo. Servono due interrogatori preliminari se il pubblico ministero, dopo lo svolgimento del primo, compie un altro atto d’indagine. Lo chiarisce la Cassazione, sentenza 6185 della Sesta sezione penale depositata ieri, interpretando una delle misure chiave della legge Nordio, la necessità di un interrogatorio preventivo prima dell’applicazione della misura cautelare, nel caso in questione l’interdizione dai pubblici uffici in un’indagine per corruzione.
di Raffaella Ianuale
Il Gazzettino, 17 febbraio 2026
Le volontarie: “Servono psicologi e psichiatri”. Fine pena a rischio: “Temono di non essere accettate”. Ha lasciato un biglietto prima di congedarsi dalla sua giovane vita. Un addio che toglie ogni dubbio sul perché abbia deciso a 32 anni di impiccarsi nel bagno della cella del carcere femminile della Giudecca. Quindi si archivia un altro suicidio, l’ennesimo, di un detenuto. La giovane donna non ha retto, malgrado non avesse commesso reati irreparabili che le impedissero di ripartire. Pagava per guai legati al mondo della droga e stava finendo di espiare la sua pena. Al di fuori, nel Trevigiano, aveva una mamma che non l’aveva rinnegata, come a volte accade a chi ha avuto problemi con il carcere, anzi la seguiva. Una morte che ha scosso le detenute e ora l’attenzione è massima perché in un momento di dolore forte c’è sempre qualche rischio.
- Venezia. “Qualcuno fuori vi pensa”: nel carcere della Giudecca dopo il suicidio di una detenuta
- Padova. “Ma come fanno?” Pensieri di una volontaria in biblioteca sui detenuti AS trasferiti improvvisamente
- Trento. Detenuta si tolse la vita nel 2023. La famiglia: “Si indaghi”
- Lecce. Il grido di dolore nella lettera dei detenuti: “Siamo troppi, è un girone infernale”
- Augusta (Sr). Il senatore Nicita presenta un’interrogazione sui due detenuti morti per overdose










