di Claudio Mazzone
Corriere della Sera, 17 gennaio 2023
Il primo laureato del Polo Universitario penitenziario della Federico II è tra i 700 detenuti semiliberi che godevano di licenza straordinaria Covid: ma il governo Meloni non l’ha prorogata: “Mi sento come la vittima di un accanimento terapeutico”.
di Alessandro Barbano
Il Dubbio, 17 gennaio 2023
“Ladri impuniti”, ma a cadere è al più la misura cautelare. “Mafiosi legalizzati”: palesemente falso. Il solito “pestaggio” giustizialista. La manina nascosta, la velina velenosa, la gran cassa che amplifica senza discernimento, l’agente incursore nei talk, i mazzieri della menzogna negli editoriali dei quotidiani più faziosi, e la riforma della giustizia diventa una vergogna nazionale, di cui indignarsi. Missione compiuta.
di Liana Milella
La Repubblica, 17 gennaio 2023
Dopo la cattura di Messina Denaro, “grande successo governo centrodestra” per il Guardasigilli, si apre il caso per le parole del capo dei pm di Palermo. Nella riforma della giustizia del ministro verrebbero mantenute quasi esclusivamente per mafia e terrorismo.
Quando la violenza è delle istituzioni: il servizio sociale può ridurre il rischio di maltrattamento
di Gianmario Gazzi
huffingtonpost.it, 17 gennaio 2023
Dalla scuola Diaz alla morte di Stefano Cucchi, dal Forteto alle carceri sovraffollate. Ma anche le sentenze che non arrivano mai e la colpevolizzazione delle vittime: l’iniziativa di quarantaseimila assistenti sociali per fare in modo che tutti possano accedere ai propri diritti.
di Barbara Rosina*
Il Riformista, 17 gennaio 2023
Il 20 gennaio a Firenze la conferenza dell’Ordine assistenti sociali contro la “violenza istituzionale”. La Riforma Cartabia è sotto accusa. In questi giorni i media si occupano di giustizia perché c’è il rischio della probabile revoca di misure cautelari per reati procedibili a querela. Oggi si parla di carcere perché qualche boss potrebbe uscirne o non entrarci, ma, a meno di suicidi, pestaggi, rivolte, morti… l’occhio distratto dell’informazione - con le necessarie eccezioni - guarda altrove. Giustizia, carcere, ma anche aule di tribunali, questure, uffici, dipartimenti di salute mentale, servizi sociali. Luoghi dove chi ti dovrebbe proteggere ti colpisce, dove una vittima diventa colpevole, dove l’Autorità fa ingiustizia. Parliamo di violenza istituzionale, parliamo di Stato nemico e ne parliamo noi, assistenti sociali, non per puntare il dito contro gli altri, ma perché in tanti, dai giudici, agli avvocati, dalle forze dell’ordine agli impiegati, ai medici, ai professionisti, dobbiamo capire e cambiare. Perché dobbiamo riflettere e discutere per non commettere, mai, mai, nessun errore sulla pelle dei più vulnerabili.
di Cristiano Cupelli*
Il Foglio, 17 gennaio 2023
Necessario un intervento legislativo. Perché troppo spesso i funzionari pubblici non prendono decisioni che pur ritengono utili per timore. Ma l’abolizione non è una scelta conveniente. Sono le statistiche a supportare l’esigenza di tornare a occuparsi dell’abuso d’ufficio. Il dato che, pur a fronte di un numero elevatissimo di iscrizioni, solo il 3 per cento di queste si trasforma in sentenze di condanna, rende ineludibile un nuovo e ulteriore intervento legislativo diretto a circoscrivere il rischio di un coinvolgimento generalizzato, in sede penale, dei pubblici amministratori.
di Paolo Frosina
Il Fatto Quotidiano, 17 gennaio 2023
286 candidati, ma l’intesa tra i partiti non c’è ancora. Verso la fumata nera. I nuovi consiglieri dovranno essere scelti tra professori universitari ordinari in materie giuridiche e avvocati con almeno 15 anni di esercizio: serve la maggioranza dei tre quinti dei componenti. L’intesa tra i partiti però è ancora lontana: quasi sicuramente l’elezione non arriverà alla prima seduta. I candidati sono 286, ma i nomi “veri” potrebbero essere ancora coperti. La tentazione del centrodestra: schierare l’asse con Renzi e Calenda e fare “cappotto”.
di Claudio Cerasa
Il Foglio, 17 gennaio 2023
Sono trent’anni che una certa parte dell’informazione, ostaggio di una incessante trattativa fra giornalisti e magistrati, accusa lo stato di essere colluso. E sono trent’anni, invece, che lo stato non perde occasione, come ieri, di tagliare sempre più tentacoli a un mostro osceno di nome Cosa nostra
di Alberto Cisterna
Il Dubbio, 17 gennaio 2023
La lunga latitanza del boss di Cosa nostra finisce grazie all’ennesimo gran lavoro del reparto speciale dei carabinieri, dopo decenni di illazioni e sospetti. La guerra dei Trenta anni. Un ciclo si chiude, così come è iniziato, con l’apporto decisivo del Ros dei Carabinieri che, esattamente trenta anni or sono, si fecero carico praticamente da soli di dare la caccia agli assassini di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino in un paese spaurito e attonito. Praticamente da soli, perché la cattura - il 15 gennaio 1993 - di Salvatore Riina ha rappresentato obiettivamente la Stalingrado dei Corleonesi, ha rinfrancato e dato speranza a una Nazione attonita, ha dato forza a chi aveva pensato con Antonino Caponnetto che tutto fosse finito con l’esplosivo di Capaci e via D’Amelio e che la mafia ormai avesse vinto.
di Agostino Gramigna
Corriere del Mezzogiorno, 17 gennaio 2023
Alle “Costarelle” 159 detenuti al 41 bis, il maggior numero di tutta Italia. Nella stessa struttura (unica del genere per le donne) anche la brigatista Nadia Desdemona Lioce. Il controllo affidato agli agenti speciali del “Gom”: visite a sorpresa e in tv solo programmi nazionali (per evitare messaggi in codice su canali locali)
- Sabella: “Un boss spietato, ma va curato come tutti i cittadini”
- Giuseppe Di Lello: “Non era l’ultimo capo, quella mafia non c’è più”
- Nino Di Matteo: “Letale dire che lo Stato ha vinto se non si svelano le coperture”
- “Preso a Palermo perché un capo non abbandona il suo territorio”
- Piacenza. Detenuto si uccide in carcere. È il quarto caso in un anno










