di Edmondo Bruti Liberati
La Stampa, 14 febbraio 2023
Si discuta delle concrete restrizioni applicate sul detenuto, non sono tutte indispensabili. Va considerato una persona, non “un anarchico”: il carcere duro non dipende dal crimine. Nei commenti sul “caso Cospito” si sono talora sovrapposte considerazioni le più disparate.
di Antonio Maria Mira
Avvenire, 14 febbraio 2023
Ci sono forti vincoli pure nel trattamento meno restrittivo, per questo contestato sui siti dell’anarchia. Se fosse revocato il 41-bis ad Alfredo Cospito, il leader anarchico della federazione anarchica Fai-Fri rientrerebbe nel circuito carcerario dell’Alta sicurezza, nello specifico quello denominato As2, destinato agli esponenti dei gruppi terroristici (As1 è per i mafiosi, As2 per i narcotrafficanti). Il circuito dove è sempre stato dal 14 settembre 2012, quando venne arrestato a Torino per la “gambizzazione” dell’ad di Ansaldo nucleare, Roberto Adinolfi, avvenuta il 7 maggio dello stesso anno. Il 41-bis venne deciso il 4 maggio dello scorso anno dall’allora ministro della Giustizia, Marta Cartabia.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 14 febbraio 2023
Una chiacchierata con chat Gpt, la nuova intelligenza artificiale che sta spopolando online. Tema: carcere e 41bis. L’intelligenza artificiale ci spiega che si deve conciliare la sicurezza con il rispetto dei diritti umani.
di Angelica Giambelluca
trendsanita.it, 14 febbraio 2023
Il carcere può diventare un hub di salute e riabilitazione ma a oggi il detenuto, una volta tornato libero, non ha un riferimento territoriale che continui la presa in carico iniziata nel penitenziario.
di Alberto Cisterna
Il Riformista, 14 febbraio 2023
Rispetto alla drastica contrapposizione tra le forze politiche sul caso Cospito, ancora una volta è toccato ai magistrati ricercare con fatica un punto di equilibrio e di mediazione. Casi simili: Eluana Englaro e Dj Fabo. Il parere reso dalla Procura generale della Cassazione, ai suoi massimi livelli di rappresentanza a quanto si legge, spariglia le carte dell’affaire Cospito che per la verità sembrava incappato in una pericolosa stagnazione. Il ricovero in ospedale del detenuto, autorizzato in via d’urgenza dal ministro della Giustizia, ha infatti solo rinviato la soluzione del problema che è posto dalla perdurante intenzione dell’anarchico di proseguire nello sciopero della fame sino alla revoca del regime speciale ex 41-bis.
di Giulia Merlo
Il Domani, 14 febbraio 2023
La Cassazione potrebbe dire di sì alla revoca del carcere duro per l’anarchico, che ha ripreso ad assumere integratori. Il ministro oggi dovrà difendere il sottosegretario sulla fuga di notizie.
di Francesco Grignetti
La Stampa, 14 febbraio 2023
Il documento del Superprocuratore è sulla scrivania di Nordio dal 2 febbraio: ora deve decidere. “Il regime non ha ridotto il proselitismo né contenuto le attività del movimento insurrezionalista”.
di Nello Trocchia
Il Domani, 14 febbraio 2023
La rivelazione su Cospito ha infranto tutte le procedure sulla gestione dei documenti. La commissione ha accesso agli atti, ma non si possono copiare né diffondere. La commissione parlamentare antimafia ha gli stessi poteri dell’autorità giudiziaria, poteri che non consentono di divulgare gli atti, anche quelli del Dap, il dipartimento dell’amministrazione penitenziaria.
di Pippo Giordano*
Il Fatto Quotidiano, 14 febbraio 2023
Sul 41 bis, ne sto sentendo di tutti i colori. Ma è giusto che se ne parli, ma ciò dovrebbe avvenire con cognizione di causa e non per “disorientare” l’opinione pubblica. Vorrei ricordare che nel corso della mia attività investigativa, spesso tra un interrogatorio e l’altro, c’erano momenti di relax e ciò mi consentiva di affrontare coi pentiti di Cosa nostra tematiche del loro mondo. Parlavamo la stessa lingua, nel senso che ero conoscitore delle dinamiche mafiose oltre che dei componenti le famiglie.
di Giorgio Romeo
La Stampa, 14 febbraio 2023
Duplice femminicidio a Catania. Parla il magistrato che nel 1997 fece arrestare La Motta per omicidio: “Rischiamo la liberazione in massa dei mafiosi presi negli Anni 90”. “Chi ha commesso fatti così gravi, non può tornare libero se c’è il rischio che continuerà ad uccidere. Altrimenti lo Stato cosa potrà dire ai parenti delle vittime?”.
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