di Donatella Stasio
La Stampa, 8 febbraio 2023
Un film già visto in Ungheria e Polonia si ripete ora in Israele limitando l’alta Corte. Bisogna ripartire dalla formazione dei cittadini per evitare che la giustizia diventi una farsa. Quando cominceremo a prendere sul serio la Costituzione?
di Chiara Saraceno
La Stampa, 8 febbraio 2023
La legge di bilancio 2023, nell’annunciare la fine del Reddito di cittadinanza a partire dal 2024, quando verrà sostituito da una nuova misura tutta da definire, ha introdotto alcune modifiche sostanziali per il 2023. Le più importanti, che mutato i diritti e le obbligazioni dei beneficiari, sono tre. La prima è la riduzione a soli 7 mesi della durata del beneficio per tutti coloro, adulti, che non hanno tra i familiari un minorenne, una persona con una grave disabilità, un anziano ultra-sessantacinquenne, a prescindere dal fatto che, secondo la normativa vigente, siano indirizzati al patto per il lavoro o invece al patto per l’inclusione sociale. Un ultracinquantenne senza figli a carico, disoccupato di lungo periodo e senza realistiche chance di trovare un’occupazione regolare con remunerazione decente, attualmente inviato ai servizi sociali, a fine luglio perderà il sostegno che gli consente di pagarsi un affitto e di provvedere ai propri bisogni di base. La seconda modifica è l’eliminazione della possibilità di rifiutare anche una sola proposta di lavoro “congrua”, come se il problema fosse l’eccesso di rifiuti e non la scarsità e inadeguatezza delle offerte. La terza modifica è l’obbligo, per chi è tenuto al patto per il lavoro, a frequentare sei mesi intensivi di un corso di formazione, a partire dal primo di gennaio. Per i giovani fino ai 29 anni che non hanno il titolo della scuola secondaria di primo grado, a questo obbligo si aggiunge quello di frequentare, sempre dal primo gennaio, corsi che consentano di acquisirlo.
di Sabato Angieri
Il Manifesto, 8 febbraio 2023
Monito del segretario generale all’Assemblea delle Nazioni unite: ho paura dell’annientamento nucleare, rischio più alto da decenni. “Le possibilità di ulteriore escalation e spargimento di sangue continuano a crescere. Temo che il mondo non stia camminando come un sonnambulo in una guerra più ampia, temo che lo stia facendo con gli occhi ben aperti”. Sono parole di Antonio Guterres, il segretario generale delle Nazioni unite. Di fronte all’Assemblea generale Guterres si è mostrato, forse per la prima volta in modo così esplicito, seriamente preoccupato. Il mondo “è al più alto rischio da decenni di una guerra nucleare”, ha sottolineato in un altro passaggio del suo discorso il capo dell’Onu, “un annientamento nucleare causato in modo accidentale o in modo deliberato”.
di Michele Giorgio
Il Manifesto, 8 febbraio 2023
Terremoto. L’Oms ricorda che il paese è in condizioni critiche dopo la guerra civile e l’epidemia di colera. Una dozzina gli Stati che si sono detti pronti ad aiutare Damasco. Usa e Ue soccorrono solo le aree a nord-ovest che non sono sotto il controllo di Bashar Assad.
di Valerio Gigante
Il Manifesto, 8 febbraio 2023
L’appello della Comunità di Sant’Egidio. “Riteniamo sia giunto il momento di sospendere le sanzioni per permettere ai soccorsi di giungere copiosi e il più rapidamente possibile, in aiuto alla popolazione stremata dalla guerra e dal sisma”: dopo il terremoto che ha devastato Turchia e Siria e che ha interessato anche le aree del Kurdistan settentrionale e occidentale si muove la Comunità di Sant’Egidio, il movimento cattolico che ha appena compiuto 55 anni (celebrati, stamattina, con una messa a S. Giovanni in Laterano, presieduta dal loro ecclesiastico più autorevole, il card. Matteo Zuppi, attuale presidente della Cei), definita “l’Onu di Trastevere” per il grande credito a livello internazionale, specialmente Oltreoceano, ottenuto negli anni e la sua “diplomazia parallela”, particolarmente attiva nell’area africana e medio orientale.
di Francesca d’Aloja
Corriere della Sera, 8 febbraio 2023
Escluse da istruzione, lavoro, sport, e le passeggiate al parco senza accompagnatore sono proibite. Sono state allontanate anche dalle Ong. È difficile capire il livello di terrore che impedisce agli afghani di protestare. Come può rispondere la comunità internazionale?
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 7 febbraio 2023
Una valanga di bufale nel dibattito parlamentare sul 41 bis, a partire da come è nato, il suo scopo originario e del perché, di fatto, si è trasformato in tortura di Stato. L’aver varato il 41 bis è stata davvero una conquista di civiltà? La mafia corleonese è stata sconfitta grazie ad esso? Per Totò Riina era realmente il suo incubo peggiore visto che ha ordinato l’attentato di Via D’Amelio nel momento in cui c’era un Parlamento fortemente garantista tanto che solo a causa della strage, spinto dalla più che giustificata onda emotiva, ha deciso di accelerare l’iter, convertendo in legge il “decreto antimafia Martelli-Scotti” rimasto nel limbo dall’8 giugno 1992? Il 41 bis era una misura temporanea, oppure ordinaria?
di Patrizia Maciocchi
Il Sole 24 Ore, 7 febbraio 2023
Cesare Mirabelli, presidente emerito della Corte costituzionale, analizza luci ed ombre dell’applicazione pratica delle norme sul cosiddetto carcere duro. Un regime speciale che riguarda oggi in Italia 728 detenuti.
di Paolo Becchi
Il Riformista, 7 febbraio 2023
Il ministro ha il potere di alleviare le misure afflittive. Le stringenti regole della detenzione speciale non si applicano a pacchetto: sia il magistrato sia il titolare di via Arenula possono ad esempio concedere all’anarchico più colloqui con i familiari o la possibilità di leggere e studiare, per fare degli esempi.
di Armando Spataro
La Stampa, 7 febbraio 2023
Ormai da varie settimane il caso del detenuto Alfredo Cospito sembra diventato il cuore del dibattito politico (e non solo). Cospito rifiuta di nutrirsi perché sottoposto al regime penitenziario del “41 bis” di cui chiede la revoca per sé e per tutti coloro (circa 740) che si trovano in identica situazione. La sua vita è a rischio, tanto che a sostegno della revoca sono scesi in campo intellettuali di diversa estrazione, ma anche gruppi terroristici in Italia ed in altre nazioni europee con azioni intimidatorie.
- Criticare il 41 bis non è possibile: chi tocca i fili fa una brutta fine
- Deve visitare Cospito da giorni, ma non autorizzano il medico ad entrare in carcere
- “Cospito, condizioni non allarmanti”. Il “piano Omega” per il ricovero
- Il legale di Cospito al Guardasigilli: “Se aspetta ancora a decidere sul 41 bis, lui non ci sarà più”
- Il caso Cospito: chiariamo alcuni punti









