di Valentina Stella
Il Dubbio, 3 febbraio 2023
Il costituzionalista Casonato e il presidente dei camici bianchi, Anelli: la “Dat” va rispettata. Due lettere scritte a penna: una il 12 novembre, l’altra il 17 gennaio. Alfredo Cospito le indirizza al suo avvocato Flavio Rossi Albertini dal carcere di Sassari. Ribadisce la propria volontà di rifiutare l’alimentazione forzata e qualsiasi altro trattamento sanitario finalizzato ad interrompere lo sciopero della fame. Ma l’uomo non vuole morire, come ha ribadito ieri il suo stesso legale: “Cospito non ha una vocazione suicida, non vuole morire ed è pronto ad interrompere lo sciopero della fame se dovessero sospendergli il 41 bis. Lui ha deciso di attuare questa forma di protesta contro la misura che gli è stata applicata ma, considerate le sue convinzioni di anarchico, la sua non è solo una battaglia personale: non si limita a denunciare la illegittimità della misura a cui è sottoposto ma denuncia contestualmente il regime del 41 bis come violazione dei diritti umani”.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 3 febbraio 2023
“La Giunta Ucpi esprime apprezzamento, solidarietà e sostegno per la dura azione non violenta con la quale un detenuto in regime di 41 bis, il signor Alfredo Cospito, ha inteso denunziare con forza, a rischio della propria vita, l’incivile barbarie di quel regime detentivo”: inizia così il documento dei penalisti italiani. Ne parliamo con il loro presidente Gian Domenico Caiazza.
di Roberto Rampi
Il Riformista, 3 febbraio 2023
La discussione in corso, si fa per dire, sulla carcerazione “dura”, il cosiddetto 41 bis, l’ergastolo “ostativo”, le intercettazioni e la carcerazione preventiva, si sviluppa tutta sul filo dell’ipocrisia demagogica di una politica che ha rinunciato al ruolo di guida, di proposta, e di pedagogia di massa. Di reati associativi e associazione esterna poi nemmeno si fa più finta di discutere. Eppure, si tratta di un abominio se si ragiona in termini di democrazia liberale, dove la responsabilità non può che essere individuale, legata a fatti specifici e condotte costituenti reato del singolo, accertati oltre ogni ragionevole dubbio e con la prospettiva costituzionalmente sancita di una trasformazione della condotta che possa portare a una diversa valuta-* zione delle proprie azioni e a un pieno reintegro nella società. Quando la Politica era dominata dal Pensiero, dopo la tragedia della dittatura, pur nelle profonde differenze di progetto antropologico e di società, i costituenti svilupparono un sistema di valori che, sebbene linguisticamente sofferente di una certa tendenza allo stato etico, garantiva tutti gli spazi di tutela e di sviluppo della vita del cittadino, anche se la sua condotta infrange in modo grave la legislazione data. Perché di questo dovrebbe occuparsi lo stato (con la “s” necessariamente minuscola) nella sua versione contemporanea: definire forme di tutela della convivenza dei cittadini, tutela della vita, dell’agibilità politica ed economica, e intervenire in modo proporzionato in caso di violazione delle norme con il solo obiettivo, pratico, di impedire la reiterazione della violazione, tutelando il prossimo e se possibile risarcendo il danno. Senza Giudizio, che appartiene al campo della morale, da cui lo stato dovrebbe tenersi ben lontano. E senza darsi il non raggiungibile obiettivo di fare Giustizia, che anch’essa, nel caso, appartiene a ben altre sfere, ma più praticamente garantire legittimità e legalità, che per propria natura devono essere sempre mutevoli e discutibili.
di Roberto Cota
Il Riformista, 3 febbraio 2023
L’altro giorno alla Camera c’è stata l’ennesima bagarre sulla giustizia. Durante la discussione sul caso Cospito, il deputato Donzelli ha rivelato il contenuto di una conversazione captata in carcere tra Cospito ed esponenti della ‘ndrangheta e della camorra. Donzelli ha citato documenti reperiti presso il ministero della Giustizia e ha anche riferito di un incontro che Cospito ha avuto in carcere a Sassari con i parlamentari del Pd Serracchiani, Verini, Lai e Orlando che gli avevano fatto visita per sincerarsi delle sue condizioni di salute.
di Lucio Luca
La Repubblica, 3 febbraio 2023
Mafiosi, trafficanti e assassini. Abbiamo incontrato i detenuti al 4-bis, quelli che non possono sperare in alcun beneficio di legge. Per capire, ora che di loro molto si parla, cosa significa essere sepolti vivi. La casa dei sepolti vivi è in un supercarcere di periferia. Ha un nome secco, gelido, AS1, la sigla che indica il livello massimo di sicurezza per gente che ha commesso crimini indicibili e merita di scontare condanne pesantissime. Ci sono mafiosi e camorristi, boss della ‘ndrangheta e trafficanti internazionali di droga, estortori e rapinatori seriali. E assassini, certo, che sono rinchiusi qui a Rebibbia da venti, trenta, anche quarant’anni e in questo tempo non hanno mai usufruito di un permesso premio, una giornata da passare con la famiglia o qualche ora di semilibertà perché hanno perso tutto, anche il diritto alla speranza.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 3 febbraio 2023
Il legale di Ernesto Fazzalari, condannato per ‘ndrangheta e recluso a Parma: “Così lo Stato si fa Leviatano e impone una sofferenza eticamente e giuridicamente inaccettabile”. “La tutela della salute di ogni detenuto costituisce un’assoluta priorità”, questo è il pensiero del ministro della Giustizia Carlo Nordio. E così, in effetti, dovrebbe essere perché il diritto alla salute, che discende dal più generale diritto alla dignità, è un bene fondamentale per l’uomo, ancor prima di quello retributivo, teso ad infliggere una sofferenza al reo quale compenso per il male commesso”. Così dice al Dubbio l’avvocato Antonino Napoli, difensore di Ernesto Fazzalari. L’uomo, ex numero due dopo Matteo Messina Denaro, era tra i ricercati più pericolosi d’Italia ed è stato arrestato il 26 giugno 2016. Deve scontare 30 anni al 41 bis.
di Claudio Sebastiani
ansa.it, 3 febbraio 2023
Una forma di protesta “autolesionista e abbastanza diffusa”, spiega Daniela De Robert, dell’ufficio del Garante dei detenuti, sottolineando che la quasi totalità degli scioperi durano “per un periodo limitato”. Nello stesso periodo dell’anno scorso, i detenuti in sciopero della fame erano uno in meno rispetto ad oggi, a conferma che si tratta di una modalità diffusa e ripetuta nel tempo, anche prima che la vicenda dell’anarchico in sciopero da 105 giorni finisse sulle prime pagine.
di Errico Novi
Il Dubbio, 3 febbraio 2023
Il ministro: la relazione del Dap sui colloqui tra Cospito e altri reclusi al 41bis poteva essere resa pubblica. Ma per giuristi e magistrati restano incertezze. Non erano atti segreti. E neppure la dicitura stampigliata sul fascicolo, “limitata divulgazione”, avrebbe dovuto dissuadere il deputato Giovanni Donzelli dal renderli pubblici. Sono le “conclusioni” riferite questa sera dal guardasigilli Carlo Nordio nel comunicato stampa che, almeno dal punto di vista del ministro, mette la parola fine al caso degli ultimi giorni: i richiami fatti martedì, nell’aula di Montecitorio, dal parlamentare di FdI alla relazione sui colloqui del dicembre scorso fra Alfredo Cospito e tre suoi “compagni di socialità” al 41 bis, nel carcere di Sassari.
di Giuliano Foschini e Fabio Tonacci
La Repubblica, 3 febbraio 2023
“A divulgazione limitata”. Il futuro del sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro dipende dall’interpretazione che ministero e procura di Roma intenderanno dare alla dicitura apposta sulla nota che accompagnava le carte riguardanti la detenzione di Alfredo Cospito. Quelle che Delmastro, al contrario di quanto ha sostenuto con Repubblica (“gli ho solo sintetizzato alcuni fatti”) ha passato integralmente al deputato Giovanni Donzelli, coinquilino e collega di partito in Fratelli D’Italia, perché le brandisse in Aula contro l’opposizione. Fregandosene delle informazioni sensibili che contenevano.
di Grazia Longo
La Stampa, 3 febbraio 2023
Il Dipartimento Amministrazione Penitenziaria aveva raccomandato “il massimo riserbo”. La Procura di Roma è al lavoro: la violazione del segreto d’ufficio è punibile con la reclusione. Notizie riservate. Di più, riservatissime. Al punto da essere definite “non divulgabili e non cedibili a terzi, pur non essendo secretate”. In questo modo il Dap (Dipartimento amministrazione penitenziaria) aveva definito le conversazioni tra l’anarco-insurrezionalista Alfredo Cospito e i boss mafiosi, tutti al 41 bis nel carcere di Sassari. Il documento del Dap è stato spedito lunedì scorso al sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro, di Fratelli d’Italia, in risposta alla sua richiesta di informazioni sul detenuto Cospito.
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