di Francesco Caia*
Il Dubbio, 23 gennaio 2023
Il 24 gennaio è la Giornata internazionale dell’avvocato in pericolo, quest’anno è dedicata alla situazione in Afghanistan l’Oiad segue con molta attenzione anche quanto sta accadendo in Iran e Ucraina.
di Giuliano Foschini
La Repubblica, 23 gennaio 2023
L’intervista alla vigilia del settimo anniversario dell’omicidio. “Per noi è sempre il 25 gennaio, il giorno in cui Giulio non è tornato a casa E anche il prossimo sarà molto amaro”. Mentre alle otto della sera il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, dal Cairo era sui tg a pronunciare quello che si sente da sette anni - “Abbiamo chiesto al presidente Al Sisi collaborazione sul caso Regeni” - Fiumicello, casa di Giulio, si preparava ad accogliere mercoledì 25 l’ “onda gialla” (una giornata tra gli altri con Marco Paolini, Ascanio Celestini, Carlo Lucarelli, Pif). Paola e Claudio Regeni, con accanto il loro avvocato Alessandro Ballerini, sono qui, sempre dalla stessa parte.
di Manuela D’Alessandro
agi.it, 22 gennaio 2023
Nemmeno l’alimentazione forzata potrebbe salvarlo, spiega la dottoressa che segue l’anarchico in sciopero della fame contro il 41 bis. Alfredo Cospito “da un momento all’altro può avere un deficit, sono negativa sull’evolversi della situazione”. Lo dice Angelica Mellia, il medico dell’anarchico in sciopero della fame da tre mesi detenuto in regime di 41 bis nel carcere di Sassari.
di Elisabetta Soglio
Corriere della Sera, 22 gennaio 2023
Lo storico cappellano del carcere minorile di Milano e i “suoi” giovani: “Eravamo un modello. Poi è cambiato tutto”. “È un carcere, sì, ma la filosofia non è mai stata ‘li sbatti dentro e butti via la chiave’. Piuttosto costruiamo speranze”.
di Virginia Piccolillo
Corriere della Sera, 22 gennaio 2023
Il ministro Nordio dopo le tensioni sulle intercettazioni: “Mai pensato di dimettermi. C’è sintonia con la premier Meloni”. I malumori di FI sul ruolo di Delmastro (FdI).
di Francesco Grignetti
La Stampa, 22 gennaio 2023
Anche il Carroccio prende le distanze. Il Guardasigilli costretto a smentire l’ipotesi di dimissioni: “Con Giorgia perfetta sintonia”. Come minimo, si dirà che è indispettito. Ma è un pallido eufemismo per nascondere la solenne arrabbiatura di Carlo Nordio. Il ministro della Giustizia, uomo dal pensiero indipendente e garantista adamantino, non ha per niente gradito la presa di distanze di questi giorni, più o meno sotterranea, da parte dei due partiti di centrodestra meno garantisti. Nell’ordine, Fratelli d’Italia e Lega. Ma se del secondo ha ben chiara la parabola, e ha sempre messo in conto qualche distinguo, è del “suo” partito che si sta lamentando in giro. Non se l’aspettava. Si sente tradito. Né gli è sfuggito, due giorni fa alla Camera, che il suo discorso tutto all’attacco dei magistrati italiani, categoria che ben conosce essendo stato decenni alla procura di Venezia, è stato interrotto spesso e volentieri dagli applausi scroscianti di Forza Italia e del Terzo Polo. Meno, molto meno, dagli eletti di Giorgia Meloni.
di Andrea Colombo
Il Manifesto, 22 gennaio 2023
Salvini fa dietrofront: “Basta scontri con la magistratura”. Nordio mollato a metà da FdI, preso di mira dalla Lega, tenta il contrattacco: “Non ho mai minimamente pensato a dimettermi. Con la premier siamo in perfetta sintonia e le critiche, soprattutto quelle scomposte ed eccentriche, sono uno stimolo a proseguire”. A stringere l’assedio intorno al ministero di via Arenula era stata ieri una Lega martellante. Parte Salvini, rispondendo al sottosegretario alla Giustizia Andrea Del Mastro delle Vedove che aveva annunciato parlato di una stretta non sulle intercettazioni ma sulla pubblicazione delle stesse, o almeno di quelle considerate “irrilevanti”. Salvini stempera: “Spero che sia finito il tempo dei contrasti tra politica e magistratura. La politica deve evitare lo scontro con la magistratura e viceversa”. E il Guardasigilli? “Nordio pone l’accento su alcuni abusi ma l’importante è che non ci siano polemiche con l’intera magistratura che ha al lavoro persone per bene”.
di Conchita Sannino
La Repubblica, 22 gennaio 2023
Il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, e il vice premier e ministro delle Infrastrutture, Matteo Salvini. Il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, e il vice premier e ministro delle Infrastrutture, Matteo Salvini.
di Davide Varì
Il Dubbio, 22 gennaio 2023
Delmastro: “La pubblicazione di stralci non pertinenti dovrebbe diventare un illecito civile”. Sanzioni ai giornali, senza toccare lo strumento di indagine. Ma Ostellari: “La stampa sia libera”.
di Massimo Giannini
La Stampa, 22 gennaio 2023
Aveva ragione Bauman: la civiltà occidentale soffre di “retrotopia”. Ha invertito la rotta e naviga a ritroso. Il futuro è un posto troppo incerto e inaffidabile, mentre il passato è uno spazio in cui le speranze non sono state ancora screditate. In Italia il fenomeno è persino più grave. La nostra retrotopia non è solo nostalgia: è anche il nastro della Storia che si riavvolge in continuazione, tra vecchi miti che vanno e vecchi fantasmi che tornano. Basta guardare i telegiornali, i siti e le prime pagine dei giornali di martedì scorso, per sentirsi risucchiati nella macchina del tempo, a fare i conti con un Paese spesso prigioniero di un passato che non passa. Matteo Messina Denaro che viene arrestato, Gina Lollobrigida che muore. L’Ultimo Padrino da una parte, l’Ultima Diva dall’altra. Stragi coppola e lupara di qua, pane amore e fantasia di là. L’Italia inchiodata ai suoi rituali e ai suoi clichè, a fare i conti con i crimini e i misteri di sempre, e a cercare conforto nella solita Grande Bellezza. Naturalmente e fortunatamente siamo molto di più di tutto questo. Ma l’impressione è che non si riesca mai a voltare pagina davvero, sospesi come siamo tra l’eterno ritorno dei peggiori e l’eterno riposo dei migliori.
- L’uso e l’abuso delle intercettazioni sono solo un corollario. Va risolta la questione giustizia
- La Cedu condanna l’Italia per maltrattamenti a detenuto con gravi problemi psichiatrici
- Milano. Carceri, mancano gli infermieri. I sindacati lanciano l’allarme
- Fermo. Morte in carcere: il compagno di cella rischia il processo
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