di Antonella Napoli
La Repubblica, 21 gennaio 2023
Dopo la rottura della fragile tregua tra Kinshasa e Kigali, l’Africa precipita verso un conflitto che coinvolge anche eserciti e forze militari di Uganda, Kenya e Burundi. La fragile tregua tra la Repubblica democratica del Congo e il Ruanda, sul filo degli accordi di Luanda, in Angola, e del tavolo dei colloqui a Nairobi, in Kenya, è ormai in frantumi. Con uno scambio al vetriolo tra i due governi, ieri è stata ufficializzata la rottura. Alla nota diffusa per volontà del presidente Félix Tshisekedi, con la quale il Congo ha annunciato la ripresa delle azioni militari contro i ruandesi del Movimento 23 Marzo, il capo di stato del Ruanda Paul Kagame ha risposto che “il reclutamento di mercenari stranieri da parte della Rdc è una chiara indicazione che si stia preparando per la guerra, non per la pace”. E ha aggiunto che il suo Paese “si difenderà in ogni modo possibile”.
di Daniele Mastrogiacomo
La Repubblica, 21 gennaio 2023
La presidente Boluarte ha preso il potere con un colpo di mano ma nel rispetto della Costituzione. Ora metà paese chiede le sue dimissioni. Tutto inizia qui, all’incrocio tra calle Cuzco e calle Lampa. Pieno centro di Lima, a due passi dalla Plaza de Armas. Sullo sfondo si staglia il Palazzo Pizarro, sede della presidenza. È l’obiettivo della folla oceanica che da tre ore ha invaso la capitale. L’hanno promesso, adesso sono solo in cinquantamila, arrivati dalle 13 regioni da una settimana in rivolta e sottoposte a coprifuoco. L’hanno chiamata la “Marcia per la presa di Lima”. Ricordano gli ultimi giorni del 2000 quando il Perù si ribellò ad Alberto Fujimori, invase le strade e costrinse il dittatore alla fuga.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 20 gennaio 2023
Con la cattura di Matteo Messina Denaro, c’è l’inevitabile reazione - dettata dall’onda emotiva - che rafforza la necessità del 41 bis, sorvolando sulle sue storture sia nell’applicazione che nell’esecuzione visto le innumerevoli misure afflittive (alcune già tolte dalle sentenze della cassazione e della Consulta) che esulano dal suo scopo originario. E si rischia di oscurare la vicenda dell’anarchico Alfredo Cospito che da tre mesi è in sciopero della fame. Da giorni è sul tavolo del ministro della Giustizia Carlo Nordio la nuova richiesta di revoca presentata dall’avvocato difensore Flavio Rossi Albertini.
di Frank Cimini
Il Riformista, 20 gennaio 2023
“Alfredo Cospito è sull’orlo del precipizio. Ha consumato ormai tutto il grasso, la situazione potrebbe precipitare da un momento all’altro. L’ho sconsigliato di camminare durante l’ora d’aria perché il quadro potrebbe ulteriormente aggravarsi consumando altre energie”.
di Silvia Mancinelli
Adnkronos, 20 gennaio 2023
Alfredo Cospito, detenuto al carcere di Bancali, ha descritto così al suo avvocato Flavio Albertini Rossi la sua vita al 41bis. “C’è una finestra nella cella di due metri e mezzo per tre metri e mezzo - racconta il suo legale all’Adnkronos - una finestra schermata dal plexiglass che non si apre quasi mai e che si affaccia, al di là delle sbarre, su un cubicolo interno circondato da muri di cemento alti metri e metri, schiacciati da una rete metallica a chiudere il quadrato di cielo.
di Susanna Marietti*
Il Fatto Quotidiano, 20 gennaio 2023
Se lo Stato lascerà morire Alfredo Cospito - in sciopero della fame nel carcere di Sassari dallo scorso 20 ottobre per protestare contro il regime speciale detentivo ex articolo 41-bis dell’ordinamento penitenziario a cui è sottoposto dallo scorso maggio - avrà perso su ogni piano. Lo sciopero della fame, che affonda le proprie radici nella storia della nonviolenza, è un’azione di protesta che mette a rischio il corpo di chi la compie. Uno Stato forte, in qualsiasi delle sue articolazioni, non misura la propria autorevolezza negando ascolto a chi protesta in forma nonviolenta. L’ascolto fa parte del gioco sano della democrazia ed è perdente un’istituzione che lo teme.
di Francesco Grignetti
La Stampa, 20 gennaio 2023
Serve a spezzare i contatti dei boss con l’esterno, ma anche a piegarli per spingerli a collaborare. Condizioni pesanti che limitano i rapporti con la famiglia. Più volte la commissione europea dei diritti umani è stata chiamata a pronunciarsi sulla norma.
di Giulia Merlo
Il Domani, 20 gennaio 2023
Anche la premier Meloni ha fatto confusione, scambiando il regime ostativo con il carcere duro, quando ha dichiarato che “è stato il primo provvedimento del governo”. Il 41bis è un regime di detenzione che isola il detenuto per interrompere legami con la criminalità. Stanno scontando così la pena anche la Br Lioce e l’anarchico Cospito. In Italia ci sono 749 detenuti al 41 bis, di cui 13 donne. Solo 12 istituti carcerari hanno la sezione dedicata a questo regime per gli uomini, mentre ne esiste solo una per le donne.
di Maria Elena Viggiano
Corriere della Sera, 20 gennaio 2023
Sono i cosiddetti “ristretti”: oggi 1.246 rispetto ai 796 del 2018. Aderiscono solo 75 istituti su 190 e mancano gli spazi per studiare. Il progetto della Statale di Milano: “Così abbattiamo la recidiva”.
di Francesco Machina Grifeo
Il Sole 24 Ore, 20 gennaio 2023
Camere penali: la speculazione politica di stampo giustizialista e populista ha come obiettivo quello di impedire il programma di riforme liberali. I penalisti italiani plaudono alla ennesima presa di posizione del ministro della Giustizia Nordio contro l’abuso delle intercettazioni telefoniche. Un tema da sempre al centro del dibattito politico ma reso ancora più attuale dal recente arresto del super latitante Matteo Messina Denaro anche grazie all’utilizzo di captazioni telefoniche.
- “Sulle intercettazioni parole sbagliate e fuori linea”. Il governo prova a contenere le uscite di Nordio
- Nordio e la trappola delle tre intercettazioni
- Intanto, zitto zitto, il governo dà ai Servizi segreti la facoltà di intercettare come e quando vogliono
- Non intercettate la Costituzione
- La gogna non è giustizia, per nessun reato









