di Dario E. Viganò
L’Osservatore Romano, 10 gennaio 2023
A colloquio con Antonio Albanese, protagonista di “Grazie ragazzi” al cinema dal 12 gennaio. “Tutti sbagliamo nella vita, ma l’importante è non rimanere sbagliati”. Lo ha detto Papa Francesco nell’ottobre del 2021 incontrando un gruppo di detenuti ed ex detenuti di Comunità di don Oreste Benzi, intitolate a Papa Giovanni xxiiii. In quell’occasione Francesco ricordava che occorre “sempre camminare”, e se si fa fatica a farlo da soli è bene chiedere la mano di qualcuno. Una riflessione che sembra trovare nuovamente eco in questi giorni nel film di Riccardo Milani Grazie ragazzi, una commedia sociale che mette a tema il mondo delle carceri italiane, dove tra le giornate che si ripetono grigie e immobili irrompe il teatro a scompaginare le esistenze e ad avviare un possibile percorso di riscatto. Protagonista è un trascinante Antonio Albanese, che interpreta un attore finito in bolletta e costretto a tirare avanti facendo il doppiaggio di film erotici. Quando gli viene proposta l’opportunità di condurre un laboratorio teatrale in un carcere, un po’ tentennante decide di rimettersi in gioco, ritrovando così l’amore per il proprio lavoro, la sua vocazione, grazie all’incontro con alcuni detenuti. Insieme mettono in scena il teatro dell’assurdo, il testo Aspettando Godot di Samuel Beckett, metafora di vite bloccate in attesa di cambiamento.
di Lucio Pellegrini
Il Domani, 10 gennaio 2023
Da ieri sera, in onda su Rai 1, le quattro puntate della serie tv che racconta la vita di Carlo Alberto Dalla Chiesa Dieci anni di guerra combattuta da ragazzi: ventenni i brigatisti, ventenni i carabinieri guidati dal generale.
di Vittorio Pelligra
Il Sole 24 Ore, 10 gennaio 2023
Un percorso, in più puntate, di esplorazione dei termini, dei concetti e dei paradigmi implicati nella discussione che negli ultimi secoli si è articolata intorno al tema della giustizia.
di Anais Ginori
La Repubblica, 10 gennaio 2023
L’economista francese spiega perché non avere statistiche sul fenomeno non ci permette né di conoscerne l’evoluzione, né di combatterlo. E di reagire alle diseguaglianze economiche che produce. Il razzismo non è un’opinione ma una realtà. Dobbiamo essere in grado di misurarlo per poter ragionare insieme su soluzioni”. Thomas Piketty torna con un piccolo libro di rovente attualità. A metà tra il saggio e il pamphlet, Misurare il razzismo. Vincere le discriminazioni punta al cuore dei temi che agitano il dibattito politico europeo. L’economista francese noto per il bestseller mondiale Il capitale nel XXI secolo offre un prezioso contributo di riflessione e una risposta ai “seminatori di odio”, come li definisce l’autore, che agitano paure sul tema dell’immigrazione. “Questo piccolo libro - spiega Piketty - ha una sola ambizione: mostrare che è possibile discutere concretamente sul modo migliore di combattere le discriminazioni e permettere la convivenza civile”.
di Annalisa Cuzzocrea
La Stampa, 10 gennaio 2023
Non è forse un bivio immediato, ma è un bivio. Che a Giorgia Meloni è stato posto davanti prima dal leader del Ppe Manfred Weber e poi, ieri, dalla presidente della commissione europea Ursula von der Leyen. Con chi vuole stare davvero in Europa la presidente del Consiglio di uno dei Paesi fondatori dell’Ue? Da chi pensa di poter ricevere più aiuto? Dal blocco di Visegrad che ha perso - si stanno autoincenerendo - i suoi punti di riferimento mondiali: Putin, Trump, Bolsonaro, o dal blocco dei popolari il cui aiuto, dal gas ai migranti, è sicuramente più spendibile ora che è al governo?
di Francesca Mannocchi
La Stampa, 10 gennaio 2023
Walida, Malek, Yessine e gli altri giovani figli della Tunisia annegati sognando l’Europa: nel cimitero degli ignoti i cadaveri restituiti dal mare. Nel 2011, ai tempi della rivoluzione, Walid Zreidat aveva cinque anni, suo padre Salem ne aveva venti di più, è sceso in piazza insieme a migliaia di giovani come lui chiedendo al suo Paese il cambiamento che una generazione intera aspettava da tempo: via Ben Ali, avanti il prossimo, cioè la democrazia. Quando ricorda quei giorni Salem dice che sorrideva e sorridevano tutti, che il futuro era confuso ma vicinissimo, e aveva un tratto in comune per ogni persona che protestava cioè la certezza che sarebbe stato illuminato da dignità e diritti. Poi, però, qualcosa è andato storto.
di Daniele Zaccaria
Il Dubbio, 10 gennaio 2023
Saccheggi, distruzioni e selfie: i seguaci di Bolsonaro e Trump incarnano la crisi di un sistema fragile che può finire in balia del complottismo populista. Come un’orda selvaggia e con violenza inaudita hanno invaso e saccheggiato, distrutto e sventrato, colpendo i simboli della democrazia brasiliana, le cupole di cemento del Congresso, il cubo di vetro del Tribunale supremo federale e il rettangolo di marmo del Planalto, il palazzo dove lavora il presidente, tutte opere ideate dal genio di Oscar Niemeyer, l’architetto modernista che disegnò la “futuristica” capitale Brasilia.
di Claudio Cerasa
Il Foglio, 10 gennaio 2023
Anche le rivoluzioni antidemocratiche si possono esportare. Le condanne a metà di Meloni e Salvini sull’aggressione alle istituzioni brasiliane mostrano la radice più tossica del sovranismo. Ha scritto ieri con saggezza Anne Applebaum sull’Atlantic che i sostenitori di Jair Bolsonaro, che domenica sera hanno preso d’assalto il Congresso brasiliano, il palazzo presidenziale e la Corte suprema, hanno dimostrato che le rivoluzioni in grado di diventare contagiose non sono solo quelle democratiche ma sono anche quelle anti democratiche. Applebaum naturalmente si riferisce alle simmetrie che esistono tra l’assalto ai palazzi del potere brasiliano (8 gennaio 2023) e quello al Congresso americano (6 gennaio 2021). E, in particolare, si riferisce al modo in cui, in Brasile, il presidente sconfitto - che dopo aver perso le elezioni a novembre si è rifiutato di partecipare all’insediamento del suo successore, di cancellare dalla bio dei suoi account social il titolo di presidente del Brasile e di riconoscere che coloro che hanno cercato di assalire le istituzioni brasiliane erano in buona parte suoi follower - ha scelto di non accettare la vittoria del suo rivale, proprio come Donald Trump.
di Omer Abdullah
focusonafrica.info, 10 gennaio 2023
Una grande manifestazione di solidarietà con i rifugiati in Libia è stata organizzata, in contemporane a quella prevista a Tipoli, in vari paesi europei.
di Francesca Luci
Il Manifesto, 10 gennaio 2023
Due giovani a rischio esecuzione: arrivano le famiglie e tanti iraniani. Il racconto di uno di loro, Rashid: “Sono intervenuti i poliziotti e sono scappato: con i miei precedenti nelle manifestazioni, se mi prendono, la prossima volta sarò al posto loro”.
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