di Paolo Riva
Corriere della Sera, 5 gennaio 2023
In Italia si stimano fino a 180mila lavoratori reclutati illegalmente. In arrivo misure a difesa dei diritti legate alle politiche agricole. Un decreto contro lo sfruttamento. E aiuti dal Pnrr per gli alloggi. Cinque arrestati a Foggia l’undici novembre. Quattro misure cautelari eseguite in provincia di Viterbo il giorno prima. Altri due arresti ad Argenta, nel Ferrarese, il quattro novembre. L’accusa è sempre la stessa: intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro. Cioè, caporalato. Nell’agricoltura italiana, è ancora un problema. Lo ha confermato anche un’indagine conoscitiva della Camera dei deputati. “Il fenomeno del caporalato rappresenta una forma di sfruttamento lavorativo che interessa diversi settori produttivi (quali, in particolare, i trasporti, le costruzioni, la logistica e i servizi di cura), ma che si manifesta con particolare forza e pervasività nel settore dell’agricoltura”, si legge nel documento. “Lo sfruttamento - prosegue l’indagine pubblicata lo scorso anno - si sostanzia in forme illegali di intermediazione, reclutamento e organizzazione della manodopera”. In pratica, le persone sfruttate, spesso straniere, vengono reclutate in maniera illegale, lavorano tanto e vengono pagate poco. Il tutto con contratti non rispettati o inesistenti. Senza tutele e diritti. Il problema, per sua natura, è difficile da quantificare. Le stime vanno dai 160 ai 180mila lavoratori in tutta Italia.
di Iuri Maria Prado
Il Riformista, 5 gennaio 2023
La Mani Pulite europea è diventata un grande ordalia per fare a pezzi la cooperazione internazionale e semplificare ciò che non è affatto semplice. Nessuno dice che in nome del fin di bene si debbano tollerare o mandare assolti i casi di corruzione e illecito arricchimento personale di cui i recenti scandali europei avrebbero reso evidenza.
di Fabio Marcelli*
Il Fatto Quotidiano, 5 gennaio 2023
Guai a sottovalutare il grido d’allarme lanciato da oltre trecento rabbini statunitensi, i quali hanno recentemente affermato che il governo Netanyahu costituisce un grave pericolo per l’immagine di Israele nel mondo attraverso prese di posizione ed azioni estremiste che costituiscono “un anatema per i principi della democrazia”.
di Franco Corleone
Il Manifesto, 4 gennaio 2023
Proprio mentre il 31 dicembre il Presidente della Repubblica Mattarella pronunciava il tradizionale discorso di fine anno, richiamando tra tante cose anche i valori della Costituzione, centinaia di detenute e detenuti in regime di semilibertà rientravano a dormire in carcere dopo due anni di licenza straordinaria e di ineccepibile dimostrazione di reinserimento. Il governo e il Parlamento sono stati sordi di fronte all’appello dei garanti per il rispetto del principio di progressività nel trattamento penitenziario.
money.it, 4 gennaio 2023
La risposta alla crisi delle carceri italiane: ordinati 8.500 caschi antisommossa e scudi protettivi. Sempre più calda la situazione nelle carceri italiane e i motivi non mancano. Le carceri italiane sono perennemente sovraffollate: i detenuti sono quasi 57.000 ma i posti regolamentari sono solo 51.000. Il sovraffollamento delle carceri italiane costringe in media oltre 105 detenuti a vivere nello spazio assegnato a 100 persone.
di Gennaro Grimolizzi
Il Dubbio, 4 gennaio 2023
Per il criminologo Adolfo Ceretti “dopo l’emergenza pandemica la tensione è aumentata. È fondamentale la realizzazione dei percorsi di giustizia riparativa”. La fuga, il giorno di Natale, di sette giovani detenuti dal carcere minorile di Milano “Cesare Beccaria” ha riportato alla ribalta il tema delle condizioni di vita negli istituti penali minorili. “I riflettori - spiega al Dubbio Adolfo Ceretti, ordinario di Criminologia nell’Università di Milano- Bicocca, coordinatore del gruppo di lavoro per l’attuazione della riforma Cartabia in tema di giustizia riparativa - si sono accesi quando sono emersi fatti drammatici, che però erano già stati ampliamente osservati e monitorati dal Dipartimento di Giustizia minorile e di Comunità”.
di Antonella La Morgia
Voci di Dentro, 4 gennaio 2023
La fuga di sette ragazzi dal carcere minorile Beccaria non andrebbe letta come la conseguenza di cosa mancava- e avrebbe dovuto esserci - al penitenziario in cui erano reclusi. Cioè, l’assenza di punti vulnerabili di cui è stato facile approfittare: le impalcature e le protezioni di un cantiere nell’edificio i cui lavori non erano terminati. O la scarsa sorveglianza degli agenti per un organico insufficiente.
Il Dubbio, 4 gennaio 2023
La senatrice dell’Alleanza Verdi e Sinistra ha visitato a sorpresa il penitenziario marchigiano dove nel 2015 morì suicida Anas Zenzami. “Ieri, 2 gennaio 2023, ho effettuato la terza visita di quello che sarà un lungo viaggio all’interno delle carceri italiane. Ispezione a sorpresa all’Istituto Penitenziario Villa Fastiggi di Pesaro dove moriva di burocrazia Anas Zenzami, suicida il 25 settembre 2015”. Lo scrive su Facebook la senatrice dell’Alleanza Verdi e Sinistra Ilaria Cucchi.
di Luigi Manconi
La Repubblica, 4 gennaio 2023
Dal 21 ottobre l’anarchico si trova nel carcere di Sassari e rifiuta il cibo contro il 41-bis. Dal 2009 già 4 detenuti morti così. Quando si fa lo sciopero della fame, di fame si può anche morire. Questa elementare consapevolezza sembra del tutto assente da quel tanto di riflessione che ha suscitato il digiuno intrapreso dall’anarchico Alfredo Cospito, a partire dal 21 ottobre scorso, contro il regime di detenzione speciale del 41-bis, cui è sottoposto nel carcere di Bancali (Sassari).
di Davide Varì
Il Dubbio, 4 gennaio 2023
Donatella era in carcere per un paio di furti. Poca roba, in realtà: qualche centinaio d’euro per comprare eroina. Donatella non era una criminale, era una tossica che rubava per assecondare la sua dipendenza. La verità, dunque, è che avrebbe dovuto alloggiare in una comunità di recupero e non in una prigione.
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