di Valentina Farina*
brindisireport.it, 7 gennaio 2026
La condizione dei detenuti in Puglia, come nel resto d’Italia, è caratterizzata da un forte sovraffollamento carcerario. Dati statistici dell’amministrazione penitenziaria rilevano al 30 novembre 2025 una presenza negli undici istituti pugliesi di 4.601 persone detenute (di cui 200 donne e 506 stranieri) a fronte di una capienza di 2.945 unità. Il problema del sovraffollamento investe anche le strutture penali minorili, conseguenza dell’applicazione del “Decreto Caivano”, a cui si aggiungono problemi legati a carenze strutturali e di sicurezza e mancanza di personale - a seguito anche dei continui tagli economici effettuati in questi anni dai vari governi che si sono nel tempo succeduti, con una ricaduta significativa sul processo di rieducazione e di reinserimento sociale dei ragazzi detenuti, costretti a vivere “il tempo vuoto della detenzione” e a partecipare a limitate attività scolastiche, formative, sportive, ricreative ed educative.
ottopagine.it, 7 gennaio 2026
Il Garante Ciambriello denuncia la situazione nelle carceri. Atmosfera inusuale quella che si è respirata ieri nel reparto di articolazione psichiatrica del carcere di Secondigliano, dove si è svolto un pranzo delle festività natalizie promosso e offerto dal Garante Campano delle persone private della libertà personale Samuele Ciambriello. Il pranzo è stato organizzato per le 18 persone ristrette nell’articolazione psichiatrica dell’istituto. Le operatrici volontarie dell’associazione La Mansarda, che da anni si recano settimanalmente e gratuitamente nel reparto dedicando i loro lunedì alle attività con i detenuti, insieme al gruppo del Garante, hanno curato l’allestimento, portando cibo e decorazioni natalizie.
di Michela Cuccu
La Nuova Sardegna, 7 gennaio 2026
Le mura del carcere di Massama, a Oristano, tornano a tremare. Quella che doveva essere una tranquilla domenica pomeriggio, il 4 gennaio scorso, si è trasformata in poche ore in un teatro di guerriglia. La notizia, trapelata solo oggi, delinea un quadro di tensione altissima che va ben oltre la cronaca di un disordine passeggero. Tutto sarebbe iniziato intorno alle 15. Un gruppo di detenuti avrebbe preso il controllo di un’area dell’istituto dando vita a una protesta violenta: vengono distrutte le cassette degli idranti, trasformando i corridoi in fiumi d’acqua, e vengono mandate in frantumi le lampade, lasciando le sezioni nel buio o sotto luci spettrali. Per impedire l’intervento delle guardie, davanti ai cancelli viene appiccato un fuoco. Nonostante l’organico ridotto ai minimi termini, gli agenti della polizia penitenziaria sono riusciti, con non poca fatica, a riportare la situazione sotto controllo.
di Raimonda Lobina*
elbareport.it, 7 gennaio 2026
A Natale, si sa, si è tutti più buoni e quest’anno anche il Giubileo dei Detenuti, proclamato da Papa Leone XIV, ha spinto moltissimi pellegrini a Roma, per denunciare le condizioni spesso degradanti di chi è ristretto e per sensibilizzare la società e la politica su queste tematiche. Appunto, la politica e le amministrazioni, le amministrazioni locali, che invitate a far visita al carcere dell’isola e ad essere presenti in modo concreto, non hanno risposto all’invito, salvo due solitarie e timide eccezioni. Appunto, del carcere non se ne vuole occupare nessuno, non se ne parla, fatta eccezione per quando si verificano eventi critici che permettono di dar fiato alle trombe del sensazionalismo e ad evocare rimedi securitari e repressivi.
catanzarochannel.it, 7 gennaio 2026
Un’iniziativa nata per offrire ai ragazzi, in particolare stranieri privi di una rete familiare sul territorio italiano o che hanno smarrito ogni riferimento affettivo, un’occasione concreta di relazione, ascolto e reinserimento sociale. Vedere il mare: un desiderio semplice che ha dato avvio alla prima giornata del progetto “Adozione in Città”, promosso dalla Camera Penale “Alfredo Cantàfora” di Catanzaro. Un’iniziativa nata per offrire ai giovani detenuti - in particolare stranieri privi di una rete familiare sul territorio italiano o ragazzi che hanno smarrito ogni riferimento affettivo - un’occasione concreta di relazione, ascolto e reinserimento sociale.
di Patrizia Caiffa
b-hop.it, 7 gennaio 2026
In Sicilia, sui Monti Iblei e nel carcere Cavadonna a Siracusa, la cooperativa L’Arcolaio crea opportunità di lavoro e inclusione sociale attraverso la coltivazione delle erbe officinali e un laboratorio di pasticceria. Il sole sta per tramontare dolcemente sui Monti Iblei in una giornata di cielo terso. Siamo nel terreno gestito dalla cooperativa sociale L’arcolaio che opera nel carcere maschile di Cavadonna a Siracusa. Da qui il vulcano Etna, la montagna che domina tutta la Sicilia orientale, non si vede. Ma la sua presenza di fuoco si avverte ovunque con una potente vibrazione energetica che entusiasma gli animi.
di Vittoria Melchioni
Corriere di Bologna, 7 gennaio 2026
Oggetti di design vengono prodotti nei laboratori di sartoria (uno interno e uno esterno) della Dozza da detenute ed ex detenute. Il progetto ha l’obiettivo di insegnare una competenza reale per il mondo del lavoro. Ci sono materiali che sembrano aver esaurito il loro compito: manifesti, banner, teli in pvc che hanno raccontato una mostra e poi, silenziosamente, vengono messi da parte. E ci sono persone che, agli occhi della società, rischiano di subire la stessa sorte. È dall’incontro tra questi due “margini” che nasce Ritagli di Futuro, il progetto che unisce sostenibilità ambientale, lavoro dignitoso e inclusione sociale, trasformando materiali dismessi della Fondazione Mast in accessori di design realizzati da donne detenute ed ex detenute.
di Enrico Parola
Corriere della Sera, 7 gennaio 2026
Il maestro sabato 10 dirige l’Orchestra Cherubini nel carcere milanese. “Devo fare di più per i detenuti. L’opera che metterei in scena? Simon Boccanegra, a cui Verdi fa dire: “E vo gridando: pace!”. Ne abbiamo bisogno tutti”. Qualunque teatro del mondo, in qualunque momento, gli aprirebbe le porte; questa volta è stato lui a sceglierlo, dove ad ascoltarlo ci sarà un pubblico che in larga parte neppure lo conosce. Sabato Riccardo Muti porta la sua Orchestra Cherubini nel teatro del carcere di Opera; con loro il coro La Nave di San Vittore, composto da detenuti e alcuni volontari che li seguono, cui si uniranno gli Ex Scaligeri di buona volontà e il soprano Rosa Feola, per spaziare da Vivaldi al Va’ pensiero e l’Ave Maria dall’Otello.
laquilablog.it, 7 gennaio 2026
Baschi blu e ristretti uniti in un gesto che va oltre la semplice solidarietà, assumendo un valore sociale e simbolico di grande rilievo, capace di raccontare un’altra idea di giustizia e di comunità. L’iniziativa è stata resa possibile grazie all’impegno del direttore della Casa di Reclusione di Sulmona, il dottor Stefano Liberatore, della coordinatrice dell’area trattamentale, dottoressa Elisabetta Santolamazza, del commissario Francesco Arena e di alcuni esponenti della Polizia Penitenziaria, coordinati dal sovrintendente Tiziana Sciarra. Un’azione condivisa che ha dimostrato come, anche all’interno di un istituto penitenziario, sia possibile accomunare cuori di persone che la vita ha collocato in ruoli contrapposti, trasformando una raccolta fondi in un messaggio potente di umanità e responsabilità.
di Angela Iantosca
articolo21.org, 7 gennaio 2026
Fino all’11 gennaio a Milano (Teatro Carcano) è in scena “Hair The Tribal Love - Rock Musical”, per la regia di Simone Nardini e la produzione Simone Nardini MTS Entertainment in collaborazione con Déjà Donné e il supporto di Teatro Carcano di Milano, Imbonati11 Art Hub e MTS - Musical! The School. Lo spettacolo, che riprende l’acclamata produzione di Mts Entertainment interrotta dalla pandemia, è in una versione completamente rinnovata, con un cast di giovani interpreti, selezionati attraverso quattro mesi di audizioni, tra più di 300 talenti con background artistici diversi, provenienti da tutta Italia. Una edizione che ha una particolarità: in occasione di questa nuova edizione, la produzione ha deciso di affidare il restyling dei costumi e della scenografia alla sartoria delle detenute di San Vittore. Una scelta che nasce dalla volontà di promuovere l’inclusione e l’abbattimento dei muri, sottolineando il messaggio stesso dello spettacolo di pace universale e di libertà incondizionata, priva di qualsiasi giudizio.










