di Andrea Oleandri*
lavialibera.it, 1 gennaio 2026
Il piano del governo Meloni è fallito: mancano gli spazi per i detenuti, le condizioni degli istituti sono pessime e morti e suicidi hanno raggiunto numeri senza precedenti. Si chiude il 2025 e guardando al sistema penitenziario quello che quest’ultimo anno lascia in eredità è una situazione drammatica: è cresciuto il numero delle persone detenute e con esse il sovraffollamento; sono diminuiti i posti disponibili, al netto di un piano di edilizia penitenziaria che - come accaduto in passato - non sta producendo alcun effetto; il numero delle persone morte e dei suicidi si è mantenuto al livello drammatico a cui gli ultimi quattro anni ci hanno abituati; ogni ipotesi di riforma è stata respinta al mittente, nonostante l’anno si fosse aperto con l’appello alla clemenza di Papa Francesco, nel Giubileo dei detenuti.
di Maria Neve Iervolino
fanpage.it, 1 gennaio 2026
Intervista a Alessio Scandurra, coordinatore nazionale Osservatorio Antigone. Sovraffollamento e sofferenza psichica stanno trasformando le carceri italiane in bombe pronte a implodere. In Italia, alla fine di novembre 2025, erano detenute oltre 63 mila persone, quasi 2 mila in più rispetto a un anno fa, a fronte di una capienza effettiva di soli 46.124 posti. Il tasso di sovraffollamento nazionale ha raggiunto il 138,5%, con punte superiori al 200%. Dati che si riflettono direttamente sul benessere di tutte le persone coinvolte nel sistema carcere: detenuti, operatori, e forze di Polizia. Sono i numeri del bilancio di fine anno dell’associazione Antigone. “Ci troviamo davanti a una situazione grave e pesante che dura da un po’ di tempo, ma nel 2025 il logoramento delle carceri si sta riflettendo anche sulle persone. È il risultato della stretta securitaria del Governo che ha reso le carceri meno sicure per tutti”, lo spiega a Fanpage.it Alessio Scandurra, coordinatore nazionale dell’area adulti dell’Osservatorio Antigone.
di Francesco Malfetano
Il Messaggero, 1 gennaio 2026
“Per le carceri italiane serve un grande patto nazionale. Bisogna applicare quel “modello Giubileo” invocato da Pier Ferdinando Casini e intervenire subito. Lo ha detto il Papa nel suo appello in occasione della visita a Rebibbia per l’Anno Santo e ce lo dice soprattutto la Costituzione: non si può più aspettare. È il momento del qui e ora”. Parlamentare dem di lungo corso, Walter Verini è oggi senatore, segretario della commissione Giustizia e capogruppo in commissione Antimafia. Quella delle carceri italiane è una situazione che conosce perfettamente (“Ci sono circa 15mila detenuti in più rispetto alla capienza dei nostri istituti, siamo oltre il 32%. A oggi se ne sono suicidati 80, più 7 agenti di polizia penitenziaria”) e che è convinto bisognerebbe affrontare uniti: “Serve coraggio da parte di tutti”.
di Lucrezia Agliani
ultimavoce.it, 1 gennaio 2026
Poche sono le ore trascorse in seguito alla rivolta delle persone detenute nel carcere della Dozza, a Bologna, dove una quarantina di persone hanno trascorso l’intera notte in corridoio, rifiutandosi di rientrare nelle proprie celle. In seguito, un copione di atti, parole e manovre senza fine, che ribadiscano come il carcere e le istituzioni in Italia si siano sempre poste nei confronti dei detenuti. Prima l’incendio appiccato ai materassi, in seguito l’interventi degli agenti della penitenziaria, che però a poco è servito, data la scarsa agibilità delle celle a causa del fumo e la mancanza di posti liberi nelle altre carceri della Regione. La rivolta nel carcere di Dozza sarebbe partita in seguito al rifiuto di un ricovero di uno dei detenuti.
ansa.it, 1 gennaio 2026
Ora la palla passa alla Camera per l’iter della proposta. Sono state superate le 50mila firme che servono per chiedere al Parlamento di discutere la proposta di legge Zuncheddu e altri sul risarcimento vittime di giustizia. Si tratta di una proposta di iniziativa popolare per garantire una provvisionale economica a chi alla fine di un processo è stato assolto e nei casi di ingiusta detenzione e che poi deve attendere anche 10 anni per vedersi riconosciuto il danno in forma economica. La legge, se approvata, prevede un anticipo per permettere a chi, come Zuncheddu, non è in grado di mantenersi, di poter ricevere un anticipo per sostenersi.
di Francesco Gandolfi
Il Riformista, 1 gennaio 2026
La riforma della magistratura non è un golpe, ma un ddl votato ex articolo 138 della Costituzione: chiamarlo “attentato”, o definirlo “sovversione”, è un abuso semantico prima ancora che giuridico. L’idea che il governo non possa proporre riforme costituzionali ignora l’articolo 71 della Costituzione e dimentica che ogni iniziativa passa dal vaglio del Capo dello Stato (art. 87 Cost.): chi attacca l’uno, colpisce l’altro. L’obiezione utilitaristica (“non serve ai cittadini”) riduce un sistema articolato ad un esercizio cronometrico. La giustizia non è solo velocità: è contraddittorio, riservatezza, prova formata nel dibattimento (art. 111 Cost.). Si dice essere riforma “inutile o dannosa”, ma si tratta di un pigro “aut aut”: se il corpo soffre di comorbidità, e il soggetto è morente, l’inerzia è la terapia peggiore.
di Angelo Picariello
Avvenire, 1 gennaio 2026
Il professor Bachelet, figlio di Vittorio, ex presidente di Ac assassinato dalle Br, guida il comitato che chiede di bocciare la riforma del governo. “La cosa che più mi preoccupa di questa riforma è la demolizione del Consiglio superiore della magistratura, dell’equilibrio usato dai nostri Padri costituenti”. Giovanni Bachelet, presidente del Comitato “Società civile per il No al referendum costituzionale”, è il figlio di Vittorio Bachelet, ex presidente di Azione Cattolica, assassinato dalle Brigate rosse proprio da vicepresidente del Csm. Ex deputato del Pd, richiamato in servizio quasi “a sua insaputa”, ha accettato volentieri: “Le riforme andrebbero fatte insieme”, dice. E ora - dopo il vertice con i leader delle opposizioni di lunedì - si dice convinto che l’obiettivo delle 500mila firme da raccogliere in poco tempo sarà raggiunto.
lospiffero.com, 1 gennaio 2026
“Apprendo con soddisfazione che la Giunta regionale ha deciso di continuare a investire sulla giustizia riparativa, nel solco della Riforma Cartabia, che si è proposta di disciplinare i percorsi e l’incontro tra autori di reato, persone offese e società civile”. Lo dichiara il Garante regionale per l’Infanzia e l’Adolescenza Giovanni Ravalli in merito all’approvazione della delibera che proroga il Protocollo d’intesa tra la Regione, il Garante, il Centro Giustizia minorile, la Procura presso il Tribunale per i minorenni di Torino, il Tribunale per i minorenni di Torino e i Comuni di Torino e di Novara per gli interventi di giustizia riparativa e di comunità volti all’inserimento di minori sottoposti a provvedimenti penali.
di Daniela Peira
lanuovaprovincia.it, 1 gennaio 2026
Michele Miravalle, coordinatore nazionale Osservatorio sulle condizioni detentive, Associazione Antigone mette in fila tutte le domande e i possibili errori nella gestione della crisi dell’elettricista arrestato e incarcerato. Non si placa lo sgomento del suicidio al carcere di Asti di Christian Guercio, 38 anni, avvenuto nella serata di lunedì. Per tanti motivi. Il primo riguarda proprio lui, un uomo molto conosciuto in città, pieno di amici, presente in molte attività cittadine, grande appassionato di musica con una importante competenza da dj, con un lavoro di elettricista che svolgeva con perizia. Tantissimi, in questi giorni, i messaggi di cordoglio alla famiglia travolta da questo lutto. E tutti, pur conoscendo le fragilità di Christian, fanno emergere le qualità che aveva oltre ai suoi problemi di dipendenza.
di Manuela Zoccola
gazzettadalba.it, 1 gennaio 2026
“Mancano investimenti in educatori e sanitari in grado di garantire l’incolumità psico-fisica degli individui affidati allo Stato”. Christian Guercio, 38 anni, si è tolto la vita nel carcere di Asti la sera del 29 dicembre. L’uomo era un elettricista, grande appassionato di musica, che aveva da anni una dipendenza dalla droga, per cui aveva avuto qualche problema con la giustizia. Proprio per questa dipendenza era finito nel carcere di Asti. Secondo le prime notizie giornalistiche, dopo una crisi fortissima causata dall’assunzione di droghe pesanti, per cui era diventato ingestibile, risultando pericoloso per sé e per gli altri, era stato chiamato il 118 dalla famiglia. Gli operatori sanitari, viste le condizioni dell’uomo, avevano chiesto l’intervento delle Forze dell’ordine. In preda a un fortissimo stato di agitazione, l’uomo si era ribellato a chiunque gli si avvicinasse, finendo per essere arrestato per resistenza a pubblico ufficiale.
- Bologna. I detenuti protestano passando la notte nei corridoi. Il Garante Cavalieri: “Serve l’indulto”
- Cagliari. Avvocati in visita al carcere di Uta: “Dentro 725 detenuti su 561 posti”
- Sciacca (Ag). Carcere senza medico di notte, il sindacato: “A rischio salute detenuti e sicurezza”
- Mattarella, la cultura repubblicana come antidoto all’odio
- La democrazia fragile e la forza dei giornali










