di Maurizio Martina*
Avvenire, 24 dicembre 2025
Nel mondo oggi si conta il numero più alto di conflitti dalla Seconda Guerra mondiale. Quest’anno sono state contate oltre quaranta crisi umanitarie, con otto milioni di bambini nati in aree di guerra. Fame e guerra si tengono la mano da sempre. Pensavamo di avere lasciato alla storia le immagini più drammatiche di questo binomio devastante prodotto dall’uomo. Ma la cronaca, purtroppo, ci ha riproposto e ci ripropone ancora il manifestarsi concreto di questa spirale che colpisce, ovunque e prima di tutto, donne e bambini. È forse vero che le guerre del nuovo secolo, quelle “ibride” e di ultima generazione, si fanno con droni e satelliti.
di Susanna Ronconi
Il Manifesto, 24 dicembre 2025
Non è passato nemmeno un anno dalla innovativa Risoluzione approvata dalle Nazioni unite nel marzo 2025, che prevede la valutazione delle Convenzioni internazionali, nella prospettiva di un cambiamento dell’approccio globale proibizionista. Un inedito e cruciale passo avanti che tuttavia oggi appare minacciato da una inversione reazionaria all’insegna di una resuscitata centralità della ‘lotta all’offerta’ manu militari. A dire il vero non è solo la reiterazione della tradizionale war on drugs: piuttosto, i venti di guerra che spirano a tutte le latitudini rilanciano e intercettano anche la guerra alla droga. L’esempio più lampante è quello degli attacchi Usa alle imbarcazioni venezuelane accusate di narcotraffico: decine di morti in violazione palese dei diritti umani e del diritto internazionale, morti che sono esecuzioni extragiudiziali, proprio come quelle dei battaglioni della morte filippini o brasiliani.
di Giuliano Foschini
La Repubblica, 24 dicembre 2025
“Signora Armanda, sono Sergio Mattarella. Forza, non perdete la speranza: l’Italia è con Alberto. E con voi”. Nei giorni scorsi è squillato il telefono di casa Trentini. A chiamare era il Quirinale: il presidente della Repubblica voleva parlare con Armanda Trentini, la madre di Alberto, il cooperante italiano detenuto in Venezuela da 404 giorni, per esprimerle la solidarietà e la vicinanza di tutto il Paese. La signora Trentini, con l’avvocata Alessandra Ballerini, da mesi chiede agli italiani di non lasciarla sola, disperata perché non si intravede una soluzione immediata. Alberto è detenuto nel carcere di El Rodeo, a pochi chilometri dalla Capitale, senza alcuna accusa. Più che un detenuto è un ostaggio: Trentini era stato arrestato il 15 novembre 2024 mentre viaggiava da Caracas a Guasdualito, nello Stato di Apure. Un fermo a un posto di blocco, senza spiegazioni, seguito da settimane di isolamento: nessun contatto con la famiglia, nessuna possibilità per l’Italia di vederlo o di avere informazioni attendibili.
di Stefano Anastasìa
garantedetenutilazio.it, 23 dicembre 2025
L’ultima notizia dal fronte delle carceri è quella della morte di un uomo di quarantasette anni, con gravi problemi di salute, e che pure era ancora in carcere a tre mesi dal suo fine pena. Pena certa, inflessibile, disumana. Con questi saldi principi siamo arrivati a quasi 64mila detenuti per meno di 47mila posti detentivi. Tre anni di annunci e sproloqui sulla costruzione di nuove carceri, incentivi alle comunità di accoglienza e riduzioni delle misure cautelari in carcere ci hanno portato a questo: al numero di detenuti che erano nelle carceri italiane quando il nostro paese è stato condannato dalla Corte europea dei diritti umani per il sovraffollamento strutturale che lo caratterizzava e che è tornato a caratterizzarlo (oggi non abbiamo ancora subito l’onta di una nuova sentenza pilota solo perché è stato istituito un rimedio interno prima di andare in Europa, e infatti i magistrati di sorveglianza nel 2024 hanno riconosciuto in 5837 reclami le condizioni inumane o degradanti cui sono costretti i detenuti).
di Riccardo De Vito
volerelaluna.it, 23 dicembre 2025
Nel corso del Giubileo dei detenuti, il Papa ha pronunciato una parola che da anni la politica evita con cura: amnistia. Nell’omelia del 14 dicembre 2025, Leone XIV ha rilanciato l’auspicio - già coltivato da Francesco nella Bolla di indizione dell’anno giubilare - che si possano “concedere forme di amnistia o di condono della pena” in molti Paesi. Non in un futuro indeterminato, ma qui, ora, subito. Il Papa ha pronunciato quella parola senza enfasi, nella convinzione che sia normale e necessaria in un’epoca in cui la pena della reclusione, per moltissime ragioni - il sovraffollamento è solo una di queste - sta tornando a essere supplizio, presa terribile sul corpo.
di Paola Balducci
Il Dubbio, 23 dicembre 2025
Ci ricordiamo di alcuni temi solo quando nella coscienza collettiva riesce a farsi strada il “dovere” di farlo. E c’è in effetti un momento, ogni anno, in cui il tema delle carceri italiane sembra riaffacciarsi con più forza nel dibattito pubblico: è il Natale. Un tempo simbolico, sospeso, in cui parole come umanità, dignità, misericordia e reinserimento tornano a circolare anche laddove, per il resto dell’anno, dominano rimozione, silenzio e anche quasi fastidio. Per qualche giorno, le celle sovraffollate, le vite sospese, le morti dimenticate sembrano rompere il muro dell’indifferenza. Poi, puntualmente, tutto torna com’era prima.
di Denise Amerini
sinistrasindacale.it, 23 dicembre 2025
Il 26 dicembre 2024 papa Francesco aprì la Porta Santa dentro il carcere di Rebibbia: la prima ad essere aperta dopo quella di San Pietro, a simboleggiare il carcere come luogo dove può esistere anche una sacralità, a fronte del rifiuto, dell’esclusione e della separazione dalla “società civile”, che sempre più ne fa una istituzione chiusa, totale, estranea. Il Giubileo della speranza, si disse, doveva essere speranza per tutti gli esclusi, per tutti coloro che vengono considerati scarti, da allontanare ed espellere. In quella occasione, come in tante altre, alta si levò la denuncia, da parte di molti, dello stato in cui versano gli istituti penitenziari, le condizioni in cui sono costretti a vivere i detenuti.
di Erald Hoxha, René Paniga, Alessandro Nathan Demolii
Corriere della Sera, 23 dicembre 2025
“Siamo ancora qua”, canta Vasco. Ma proprio per niente: a volte, specie quando viene Natale, la verità è che almeno noi abitanti delle prigioni non siamo più né qua né là. Anche se per ora, nello specifico di questo Natale strano, noi che fino a qualche giorno fa ci trovavamo nel carcere milanese di San Vittore siamo planati nel giro di una notte dentro quello di Bollate. Il migliore d’Italia, dicono. Ma torniamo a quando tutto è cominciato, sabato 13 dicembre. Un giorno che ricorderemo sempre. L’una del pomeriggio, terzo raggio di San Vittore, alcuni sono appena tornati dai colloqui. A un tratto le tv si spengono. È saltata la luce, su tutti i quattro piani.
di Paul Oliviery*
Corriere della Sera, 23 dicembre 2025
Le festività e l’aria di Giuseppe Verdi, la forza di “ricordare che là fuori c’è qualcuno che ti ama e che ti aspetta: sono nato libero, voglio continuare a sorridere e far capire a chi come me è rinchiuso, e a mia moglie che tra breve partorirà, che la vita va oltre il buio”. Una lettera dal carcere: “Va’ pensiero” oltre il muro, la conquista della felicità. Scrivendo nel silenzio ascolto il vento. E attraverso la finestra della cella il tram sulle rotaie che se ne va. E le automobili in movimento. Seduto al tavolino osservo la sezione mentre i miei compagni dormono ancora. L’appuntato passa camminando senza far rumore, anche se il dondolio delle chiavi si fa sentire. Allora pensi al fatto che nonostante tu sia chiuso in questa stanza la tua mente ti trasporta lì fuori.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 23 dicembre 2025
Il Consiglio dei ministri ha approvato il decreto legge in base al quale le consultazioni elettorali del 2026, compreso il referendum sulla separazione delle carriere, si svolgeranno in due giornate, domenica e lunedì. Dietro questa scelta ci sarebbe l’esigenza di contrastare in tutti i modi possibili l’astensionismo che, almeno in teoria, potrebbe mettere a rischio la vittoria del Sì. Nulla invece è stato deciso sulla data della consultazione. L’incognita è legata all’iniziativa presa venerdì scorso da 15 cittadini che si sono recati in Cassazione per chiedere di raccogliere 500mila firme sullo stesso tema, ma con un quesito formulato in modo più ampio.
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