di Valerio Fioravanti
L’Unità, 13 dicembre 2025
Secondo l’Institute for Crime and Justice Policy Research di Londra, sono almeno 733.000 le donne in stato di detenzione in tutto il mondo. Si ritiene che il numero effettivo sia molto più elevato, poiché i dati relativi a cinque paesi (Cuba, Eritrea, Somalia, Uzbekistan, Corea del Nord) non sono disponibili, e quelli relativi alla Cina sono incompleti. Le donne sono sempre una minoranza nella popolazione carceraria: nel 2024 costituivano solo il 6,8% a livello globale. Eppure il numero cresce, e a un ritmo più rapido rispetto a quello degli uomini. Dal 2000, le donne in prigione sono aumentate del quasi 60%, e pare che il motivo principale sia la povertà. I reati commessi dalle donne sono spesso per la sopravvivenza della famiglia. Una ricerca ha rilevato che le leggi criminalizzano gli atti di sopravvivenza, e le donne sono sproporzionatamente colpite perché sono sovrarappresentate tra i settori più poveri della società. La stessa mancanza di proporzione vale per i reati per cui vengono incarcerate, come il furto di cibo per bambini, l’accattonaggio, la “guerra alla droga” e il lavoro nell’economia informale, termine sotto il quale rientra anche la prostituzione “per necessità”.
di Nello Scavo
Avvenire, 13 dicembre 2025
Il giudice Suvorov ha emesso la condanna in contumacia del magistrato della Corte penale internazionale, che aveva chiesto l’arresto del presidente russo. Con lui sono stati ritenuti colpevoli altri otto magistrati. La Cpi aveva spiccato un mandato contro lo zar per la deportazione illegale di bambini ucraini. Nella settimana che viene definita “decisiva” per ottenere una tregua in Ucraina, Mosca lancia un nuovo messaggio nello stile tipico del Cremlino: 15 anni di carcere per il giudice italiano Rosario Aitala, che ha istruito le indagini della procura internazionale contro Vladimir Putin. Il magistrato è colpevole del peggiore degli affronti: primo firmatario del mandato di cattura per il leader del Cremlino, inizialmente per il crimine di deportazione dei bambini ucraini e successivamente per altri crimini di guerra, a cominciare dalla deliberata distruzione di infrastrutture civili.
di Francesca Luci
Il Manifesto, 13 dicembre 2025
Arrestati a un funerale. Narges torna in carcere: deve scontare ancora dieci anni: “L’attacco israeliano ha convinto il sistema di essere infetto da una rete capillare di spie e gli dà la giustificazione per colpire di più gli attivisti, deportare centinaia di migliaia di afghani e restringere il campo anche ai riformisti”. Prendere di mira le donne sembra un esercizio senza fine per il potere della Repubblica islamica, anche ora che il Paese è colpito da una devastante crisi economica che ha portato anche a carenze di elettricità e acqua.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 12 dicembre 2025
Nell’aula del Senato si è tenuto il convegno “Dignità e diritti in carcere. Verso il Giubileo dei detenuti, le proposte dei Garanti”, nato su iniziativa del senatore Filippo Sensi. Una giornata per rimettere al centro dell’attenzione politica una questione che troppo spesso viene ricordata solo d’estate, quando il caldo rende ancora più insopportabile la vita dietro le sbarre. Il senatore Sensi lo ha detto chiaro: “Se le istituzioni parlamentari si mostrano in qualche modo sensibili, altrettanto non è da parte del Governo”. Ha citato il Presidente del Senato La Russa, che si è detto favorevole a un gesto di clemenza, ma ha sottolineato come dal Governo arrivino segnali opposti. “Il sottosegretario Del Mastro delle Vedove stamattina e il sottosegretario Mantovano nei giorni scorsi sembrano avversare fortemente la possibilità di un’iniziativa per dare respiro alle persone detenute”.
di Enzo Fortunato
Il Sole 24 Ore, 12 dicembre 2025
Ci sono porte che si aprono raramente, e non per mancanza di chiavi, ma di sguardi. Le carceri italiane sono tra queste. Il Giubileo dei detenuti chiede di tornare a vedere chi vive ai margini. Secondo il Rapporto Antigone 2024, i detenuti sono oltre 61.000 a fronte di circa 51.000 posti; in molte regioni il sovraffollamento supera il 130%. Nel 2023 i suicidi sono stati 69, segno di un disagio che interroga la coscienza civile. Dietro i numeri ci sono persone.
di Mauro Bazzucchi
Il Dubbio, 12 dicembre 2025
Il presidente del Senato torna a chiedere alla maggioranza un provvedimento immediato contro l’affollamento delle carceri. Ignazio La Russa non si arrende, e prova nuovamente a sollecitare alla sua maggioranza e al governo un provvedimento che alleggerisca nel breve termine la situazione di insostenibile affollamento nelle nostre carceri. Nel tradizionale scambio di auguri con la stampa parlamentare, il presidente del Senato riparte da lì, dal “no” ricevuto sul mini- indulto che aveva proposto alla premier Meloni. Un diniego che non lo frena, anzi lo spinge a rilanciare: “Visto che mi hanno detto di no, c’è un’altra strada: allarghiamo i criteri per gli arresti domiciliari, subito, prima di Natale”. Il sovraffollamento delle carceri, dice, “è reale” e può essere affrontato intervenendo su ciò che già esiste. E qui entra in scena un altro pezzo del sistema: i giudici di sorveglianza.
di Eleonora Martini
Il Manifesto, 12 dicembre 2025
“Allarghiamo i criteri degli arresti domiciliari subito prima di Natale e semplifichiamone la concessione; aumentiamo i giudici di sorveglianza con norme temporanee”, affidandone il compito anche “ai magistrati onorari”, “affrontiamo con norme già esistenti il tema del sovraffollamento, che è reale”. E niente, Ignazio La Russa non cede e torna a parlare di carcere, rispondendo indirettamente al suo vecchio amico Gianni Alemanno che proprio ieri, dalla sua cella di Rebibbia dove è recluso, lo ha quasi redarguito. E lo ha spronato a non perdere l’occasione del “Giubileo dei detenuti”, passando dalle parole ai fatti.
di Annalisa Chirico
Il Tempo, 12 dicembre 2025
Ignazio La Russa ci riprova. Intervenendo alla cerimonia dello Scaldino, il tradizionale scambio di auguri con la stampa parlamentare, il presidente del Senato è tornato su un tema che gli sta a cuore: il sovraffollamento carcerario. Non in modo retorico, né lagnoso, ma con una proposta concreta, dopo la chiusura del governo all’idea di un “decreto bipartisan” per consentire a chi abbia quasi interamente scontato la pena di poter usufruire dei domiciliari.
di Riccardo Renzi
Il Riformista, 12 dicembre 2025
La visita del Presidente Sergio Mattarella al carcere femminile di Rebibbia non è stata una semplice tappa istituzionale, né un gesto di cortesia verso un progetto artistico. È stata una lezione civile rivolta al Paese. L’inaugurazione di Benu - l’installazione permanente ideata da Eugenio Tibaldi e realizzata insieme alle donne recluse - è diventata un’occasione per mostrare ciò che dovrebbe essere il carcere secondo la nostra Costituzione: un luogo di rinascita, non di abbandono. La simbologia della Fenice, che risorge dalle proprie ceneri, è stata il filo conduttore del discorso presidenziale. Ma la Fenice, ha lasciato intendere Mattarella, non può risorgere se il nido è marcio. E alcuni istituti italiani oggi lo sono, “in condizioni totalmente inaccettabili”.
Ristretti Orizzonti, 12 dicembre 2025
Il Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale (Gnpl) esprime la propria gratitudine al Presidente della Repubblica per quanto dichiarato nella sua visita alla Casa circondariale femminile di Rebibbia. Nel suo discorso il Capo dello Stato ha ricordato l’importanza “del fine rieducativo della pena” nonché “del progetto e della missione degli istituti di costituire, prevedendole, opportunità di socializzazione”, per far sì che “gli istituti di pena non siano isolati dal mondo esterno, ma facciano parte - come è doveroso - del mondo esterno, del mondo della nostra Repubblica”.
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