di Marco Benvenuti
La Stampa, 7 dicembre 2025
Accusato di calunnia e interruzione di servizio. Tra le sue vittime l’ex direttrice del carcere e 5 agenti. È un personaggio noto nei corridoi del “41 bis”, il carcere duro per i mafiosi. Non solo per il suo pesante trascorso criminale ma anche per il suo frequente prendere carta e penna e “farsi sentire”: richieste, istanze, segnalazioni, perfino alla Corte europea dei diritti dell’uomo, poi liti e discussioni. Forte della sua laurea in Giurisprudenza (presa in carcere al pari di quella in Scienza della comunicazione), solo in Cassazione ha fatto arrivare circa 700 ricorsi per trattamenti inumani e degradanti, che hanno impegnato la Corte con oltre 300 sentenze e 350 ordinanze. Da fare invidia a un avviato studio legale.
soveratoweb.com, 7 dicembre 2025
Negli ultimi mesi il mondo carcerario italiano è tornato prepotentemente al centro delle cronache. Non solo per il sovraffollamento, ormai cronico, ma per una serie di criticità che si aggravano ogni giorno: mancanza di cibo, celle fredde, carenze di medicinali, servizi essenziali quasi al collasso. Una realtà che pesa soprattutto sulle case circondariali calabresi, dove i detenuti denunciano condizioni sempre più difficili e, spesso, disumane. Da questo scenario nasce un segnale forte di solidarietà. L’iniziativa parte dalla giornalista Ada Cosco, voce e cuore del programma SOS Donna, in onda su Radio Amore Catanzaro ogni mattina dalle 8 alle 9.
di Sara Bessi
La Nazione, 7 dicembre 2025
Il modello del Polo psicodinamiche in collaborazione con Uepe. Lo psicodramma come strada alternativa per riprendere in mano la propria vita dalla dipendenza dall’alcol e come metodo alternativo per chi segue un iter penale, dopo un incidente o il ritiro della patente legato alla guida in stato di ebrezza, per la sua riabilitazione. Un’esperienza nata e cresciuta a Prato tra le mura del Polo Psicodinamiche di via Giotto e che è stata parte di un servizio di Tv7, rubrica del TG1, andata in onda venerdì sera. In particolare, la puntata del 5 dicembre ha condotto i telespettatori lungo un viaggio nei rischi dei “Guida pericolosa”, tra controlli su strada, iter obbligatori e vite cambiate da un alcol test positivo.
di Ugo Magri
La Stampa, 7 dicembre 2025
Sull’Enciclopedia Treccani il patriottismo è così definito: “Sentimento di amore, obbedienza e devozione” che si prova verso la patria. Non è una bandiera politica né uno sticker da attaccarsi al petto. Significa semplicemente voler bene alla comunità nazionale, se occorre rimboccandosi le maniche. Magari gratis, come i quasi cinque milioni di volontari che dedicano ogni anno alla collettività 84 milioni di ore del loro tempo. Ecco, per Sergio Mattarella questi cittadini innamorati dell’Italia e della nostra gente sono “veri e propri patrioti” nel senso più nobile dell’espressione (certo non scelta a caso). Di sicuro non lo sono meno di altri. I volontari lo dimostrano quotidianamente, ha insistito il capo dello Stato, attraverso l’impegno di solidarietà che ha un immenso valore morale e non solo: generano un valore anche economico, garantendo “consistenti risparmi per i conti pubblici”. Mattarella li ha ringraziati a nome della Repubblica nel suo intervento di saluto alla cerimonia conclusiva di “Palermo capitale italiana del volontariato 2025”, tenuta al Teatro Massimo.
di Alessia Melcangi
La Stampa, 7 dicembre 2025
Per uscire dai conflitti bisogna accettare le contraddizioni. Cancellare il dissenso è rifiutare la complessità. Il dramma che continua a vivere Gaza, tra bombardamenti mai cessati, morti, sfollati e devastazione, rappresenta oggi una delle espressioni più acute e drammatiche di violenza collettiva su scala globale. Una brutalità che investe civili, famiglie, generazioni. Ogni persona uccisa, ogni abitazione rasa al suolo, è un grido di sofferenza, un appello all’umanità, ma anche un monito per la comunità internazionale: la violenza non è mai un’opzione. Ed è un dovere, soprattutto quando si tratta di violenza ingiusta, raccontarla, spiegarla e, dunque, condannarla. Questo principio dovrebbe esser valido da qualsiasi angolazione lo si legga: che si tratti di violenza verbale, fisica, psicologica. Per questo è difficile comprendere l’assalto alla redazione del quotidiano La Stampa da parte di alcuni manifestanti pro-Palestina, che hanno imbrattato muri e messo a soqquadro gli uffici.
di Nina Fresia
La Stampa, 7 dicembre 2025
Mentre aspettano per mesi di ricevere lo status di rifugiato si accampano al Porto vecchio. Piazza Unità d’Italia, Trieste: tripudio di luci e alberi di Natale. Novecento metri più in là, i magazzini del Porto vecchio. Nessuna luce, niente stelle natalizie. Più di cento persone cercano di dormire nonostante il forte vento che scende dal Carso. Nonostante il cattivo odore e lo squittio dei topi. Sono migranti, arrivati dalla famigerata rotta balcanica fino a Trieste, in attesa di essere ricevuti dalle autorità italiane. “Torna domani” è quello che tutti i giorni si sentono dire dalla Questura, dove si presentano appena arrivati, anche a costo di stare in fila per ore. Per qualcuno quel domani si trasforma in mesi, passati senza un posto in cui dormire se non gli umidi silos del porto. Circa novanta di loro, settimana scorsa, sono stati “trasferiti” con lo sgombero di uno di questi edifici. Nella struttura accanto, in silenzio, ha invece perso la vita Hichem Billal, 32enne algerino arrivato a Trieste sei mesi fa. Quando l’hanno trovato era già morto da ore per il freddo. “Era venuto più volte a farsi medicare da noi volontari: estremamente vulnerabile, era totalmente consumato nel corpo. Mi parlava della moglie e del suo bambino”, racconta Lorena Fornasir, presidente dell’associazione Linea d’Ombra, che dal 2019 sostiene i migranti che arrivano in città.
di Matteo Garavoglia
Il Manifesto, 7 dicembre 2025
Ondata di arresti: giornalisti, oppositori, membri della società civile. Ieri la protesta. In Tunisia, ogni giorno che passa il vento della repressione si fa sempre più forte, occupa le istituzioni, le stanze di chi si oppone all’attuale regime autoritario del presidente della Repubblica Kais Saied e, in generale, le strade di tutto il Paese. Un vento gelido che ha travolto dissidenti, giornalisti, attivisti e membri della società civile. Nelle ultime ore è stato toccato il livello più alto della repressione politica dal colpo di Stato del 25 luglio 2021, quando il responsabile di Cartagine ha congelato il Parlamento, sciolto il governo, svuotato lentamente i poteri della magistratura e intrapreso un percorso istituzionale sempre più autoritario. Gli effetti di queste manovre si stanno vedendo su più fronti e rappresentano probabilmente un punto di non ritorno per il futuro politico e sociale della Tunisia.
ilpiacenza.it, 7 dicembre 2025
Manifestazione per chiedere la liberazione dei sanitari palestinesi detenuti illegalmente nelle carceri israeliane. Mercoledì 10 dicembre, in occasione della Giornata Internazionale dei Diritti Umani, si terrà un flash mob davanti agli ospedali di tutta Italia per chiedere il rilascio di oltre 90 operatori sanitari Palestinesi, tra cui il pediatra Hussam Abu Safiya.
di Estefano Tamburrini
Il Fatto Quotidiano, 7 dicembre 2025
Il segretario di Stato Usa Marco Rubio ha assicurato al ministro Tajani il suo impegno per il rilascio. Washington, al di là dell’escalation, resta uno dei principali partner del Venezuela. Il fattore Usa potrebbe giocare un ruolo decisivo per la liberazione di Alberto Trentini, il cooperante veneto detenuto da 385 giorni nel penitenziario de El Rodeo I - che di recente ha ricevuto la visita dell’ambasciatore Giovanni Umberto De Vito - e degli altri connazionali reclusi in Venezuela, tra cui il giornalista con doppio passaporto Biagio Pilieri. L’opzione prende piede dopo il recente colloquio telefonico nel quale il segretario di Stato Usa Marco Rubio ha assicurato al titolare della Farnesina, Antonio Tajani, l’impegno di Washington per riportare a casa l’operatore umanitario e gli altri italiani detenuti in Venezuela, insieme ad altri stranieri, usati dalle autorità di Caracas come pedine di scambio con i loro relativi governi. “Lavoriamo senza sosta per la loro liberazione”, ha scritto Tajani su X in un post di ringraziamento a Marco Rubio.
di Andrea Pugiotto
L’Unità, 6 dicembre 2025
1. All’interno della Costituzione, amnistia e indulto figurano tra gli strumenti di politica criminale nella disponibilità del legislatore. Dunque, entrambi hanno piena cittadinanza costituzionale. Perché, allora, sono del tutto negletti? Perché l’Italia repubblicana, più ancora di quella monarchica, per molto tempo ha continuato a essere il “paese delle amnistie” (Gaetano Salvemini). Dopo l’ampia amnistia di pacificazione del 1946, tra il 1948 e il 1992 sono stati concessi 23 provvedimenti di clemenza, con un ritmo assai superiore a quello del precedente regime.
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