di Elena Molinari
Avvenire, 24 novembre 2025
In Louisiana è l’unica donna in lista per l’esecuzione. “Non posso restituire la vita a chi l’ho tolta, ma posso cambiare la mia. Durante l’isolamento il silenzio fa più paura delle urla”. Quando la porta di metallo si apre, Antoinette Frank entra nella piccola sala colloqui trascinando i piedi. Le caviglie sono unite da una catena che la costringe a muoversi a passi minuscoli. Eppure non vacilla. Da trent’anni quelle maglie le stringono la pelle ogni volta che lascia la cella, tranne per la doccia. Ha avuto il tempo di abituarsi. Un agente aggancia le manette a una barra che attraversa il tavolo di metallo e Antoinette è obbligata a tenere le dita intrecciate e i polsi sollevati, in gesto di perenne supplica. Si sistema sulla sedia e sorride. Nonostante qualche ciuffo bianco, sembra più giovane dei suoi 54 anni. La camicia blu delle carcerate nel penitenziario femminile di Saint Gabriel, in Louisiana, è fresca e stirata. Lo sguardo è mite, le spalle prendono velocemente la postura di chi è abituato a occupare meno spazio possibile.
di Riccardo Noury*
Il Fatto Quotidiano, 24 novembre 2025
Queste persone hanno dovuto pagare tra 700 e 3.500 dollari, indebitandosi a volte per sempre o in altri casi rinunciando a pagare le rette scolastiche per i figli, pur di lavorare. Decenni di sfruttamento del lavoro migrante sono alla base di uno dei progetti infrastrutturali di cui l’Arabia Saudita va maggiormente fiera: presentata come la “spina dorsale” del sistema di trasporti pubblici della capitale, la metropolitana di Riad - recentemente inaugurata - è stata costruita da imprese nazionali e internazionali che, sotto la supervisione delle autorità locali, si sono servite di manodopera straniera sottopagata e costretta a lavorare in condizioni di grande pericolo e con temperature estreme.
9colonne.it, 23 novembre 2025
Il tasso di sovraffollamento nelle 189 carceri italiane ha superato il 136%, con oltre 63.493 persone detenute (di cui 20.099 straniere) a fronte di 45.651 posti effettivamente disponibili (con dati aggiornati ad ottobre e 295 detenuti in più rispetto a settembre). In un solo anno la popolazione detenuta è cresciuta di 1.336 unità. Sono cresciuti anche i numeri dei bambini reclusi con le loro madri che sono attualmente 26 contro i 21 di inizio anno e i 18 dell’ottobre dello scorso anno. È una situazione che la stessa magistratura di sorveglianza riconosce come inumana e degradante, condannando sistematicamente l’Italia per violazione dell’articolo 3 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo (Cedu).
di Andrea Bulleri e Valentina Pigliautile
Il Messaggero, 23 novembre 2025
Il Governo corre ai ripari contro il sovraffollamento nei penitenziari per under 18: 4 nuove strutture in arrivo, ampliamenti in 5 istituti. Un detenuto su due è straniero. Una “inusitata esplosione di violenza”. Che dalla fine della pandemia ha visto protagonisti i giovanissimi. Minori italiani ma anche, molto spesso, stranieri non accompagnati. Provenienti quasi sempre dal Nord Africa. Tanto che oggi quasi un under 18 su due tra quelli detenuti in un istituto penale minorile è arrivato dall’estero, senza genitori. A lanciare l’allarme è il ministro della Giustizia Carlo Nordio.
di Laura Distefano
La Sicilia, 23 novembre 2025
Il magistrato catanese: “Il 41 bis è un sistema penitenziario che ha le ore contate, perché esiste nel Paese una sensibilità politica trasversale, opposta al sentimento comune dei cittadini, che tende a vanificare l’esperienza penitenziaria. Sia con riguardo l’obiettivo della sicurezza che rispetto a quello della rieducazione”. Replica Rita Bernardini, presidente di Nessuno Tocchi Caino: “Costituzione sospesa”. Il regime penitenziario previsto dall’articolo 41 bis fu introdotto nel 1986. Nella sua essenza aveva la temporaneità di controllare possibili comunicazioni con l’esterno ma poi, dopo le stragi di Capaci e via D’Amelio del 1992, fu allargato ai detenuti per mafia.
di Vincenzo R. Spagnolo
Avvenire, 23 novembre 2025
Il ministro della Giustizia: il voto referendario sarà nella prima metà di marzo, l’Anm accetti il confronto in tv. E sul carcere non c’è una stretta alle attività culturali, Il ministro della Giustizia Carlo Nordio non sembra uomo da cambiare idea nell’espace d’un matin. E alla domanda-tormentone rivoltagli da settimane sulla possibilità di un confronto in tv coi sostenitori del No al referendum sulla riforma costituzionale per la separazione assoluta delle carriere (che si terrà, prevede, “nella prima metà di marzo”), risponde ancora una volta allo stesso modo: “Vorrei fare un incontro coi vertici dell’Anm.
di Danilo Paolini
Avvenire, 23 novembre 2025
L’apposita Sezione del Csm viene sostituita dall’Alta Corte, formata da componenti scelti in buona parte (9 su 15) per sorteggio. La creazione di un’Alta Corte disciplinare è uno dei punti qualificanti della riforma costituzionale Nordio che separa le carriere dei magistrati, insieme allo sdoppiamento del Csm. Di fatto, i procedimenti sull’operato delle toghe - che oggi sono di competenza della Sezione disciplinare del Consiglio superiore della magistratura - saranno affidati (sia per i giudici, sia per i pm) a questo nuovo organo. Vediamo allora come è strutturata la funzione disciplinare e come lo sarà se entrerà in vigore la modifica della Costituzione, in caso di vittoria dei Sì nel referendum.
di Daniela Mainenti*
Il Fatto Quotidiano, 23 novembre 2025
La sentenza delle Sezioni Unite ridisegna l’equilibrio tra confisca dei beni mafiosi e diritti di chi ha subito il reato. C’è un paradosso che in Italia facciamo finta di non vedere: lo Stato racconta la confisca antimafia come la grande vittoria della legalità, ma troppo spesso chi ha subito il reato resta fuori dalla porta. Prima vengono il sequestro, la misura di prevenzione, le conferenze stampa, i beni “liberati” consegnati a enti e istituzioni; solo dopo ci si accorge che le vittime sono rimaste senza risarcimento, perché il patrimonio è stato inghiottito dal circuito pubblico.
di Luca Serranò
La Repubblica, 23 novembre 2025
I verbali dei detenuti che hanno scelto di denunciare lo scandalo della Dogaia, il carcere di Prato dove venerdì notte sono scattate perquisizioni a tappeto. Gli affari nella stanza 147, una delle principali centrali di spaccio del carcere, i traffici di armi, i pestaggi, le richieste (poi non realizzate) di omicidi su commissione. E i frenetici contatti con l’esterno, grazie ai cellulari, con cui venivano organizzate anche truffe agli anziani e manovrati giri di prostituzione. Fino a quando sei detenuti, stanchi del clima di violenza e di omertà, hanno deciso di vuotare il sacco e denunciare. Sono state fondamentali le testimonianze nelle indagini della procura sul carcere della Dogaia di Prato, perquisito cella per cella sabato notte - con un’operazione senza precedenti - da 800 tra poliziotti, carabinieri, finanzieri e agenti della penitenziaria.
La Provincia, 23 novembre 2025
L’accesso effettuato da esponenti di Forza Italia e del Partito Radicale ha messo in luce condizioni critiche, con presenze elevate, fragilità sanitarie diffuse e poche occasioni formative. Una delegazione congiunta di Forza Italia - rappresentata dal consigliere regionale Giulio Gallera, Andrea Carassai, Gabriele Gallina, Luca Ghidini - e del Partito Radicale - rappresentato da Sergio Ravelli e Maria Teresa Molaschi - ha visitato venerdì pomeriggio la Casa Circondariale di Cà del Ferro.
- Firenze. I minori stranieri non accompagnati e i giovani italiani riscoprono insieme i propri diritti
- Alessandria. Danilo, che tra piatti e posate ha trovato la sua “prima opportunità”
- Taranto. Carcere e diritti: la sfida delle riforme
- Milano. “Ma mi” a San Vittore con il coro dei detenuti e volontari della Nave
- Taranto. Tornano i panettoni solidali prodotti in carcere: il ricavato per progetti di inclusione










