di Cristina Carelli e Luisanna Porcu
Il Manifesto, 23 novembre 2025
La violenza maschile contro le donne e di genere non è un fatto neutro, ma una questione culturale e sociale che ad oggi dipende da scelte politiche che di fatto negano questa origine. Lo dimostrano proposte di legge che vietano l’educazione sesso-affettiva nelle scuole primarie e impongono il consenso delle famiglie per portarla nelle scuole secondarie. Le famiglie hanno un problema: sono i luoghi in cui si manifesta maggiormente la violenza. Lo dimostra un approccio securitario alle politiche di sostegno alle donne che chiedono aiuto al sistema antiviolenza. La violenza si contrasta affermando e nutrendo la libertà delle donne e di tutte le soggettività che escono dalla norma patriarcale. Lottiamo perché i centri antiviolenza femministi possano continuare a realizzare percorsi di libertà, affermando l’autodeterminazione delle donne e la loro libera scelta. Richiamiamo lo Stato ad attivarsi per colmare quei gap culturali e formativi che oggi producono ancora rivittimizzazione delle donne, come afferma il Grevio nelle sue raccomandazioni allo stato. Lottiamo per affermare il diritto alla salute e alla libera scelta di praticare l’interruzione di gravidanza.
di Alberto Sofia
Il Fatto Quotidiano, 23 novembre 2025
“Le parole dei ministri Nordio e Roccella? Sono fuori dalla realtà, non soltanto producono senso di impunità, ma confermano e normalizzano una struttura sociale che vuole la violenza maschile contro le donne e la violenza di genere ancora fortemente radicate e al centro della nostra organizzazione sociale”. Nel giorno in cui per le strade di Roma è tornato il corteo nazionale di “Non una di meno”, con lo slogan “Sabotiamo guerre e patriarcato”, in vista della giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne del prossimo 25 novembre, la “marea” fucsia si è scagliata contro gli esponenti del governo e contro l’attacco rivolto alla scuola pubblica e all’educazione sessuo-affettiva portato avanti dal ministro Giuseppe Valditara.
di Carlo Petrini
La Stampa, 23 novembre 2025
Nel testo finale sparisce l’impegno ad abbandonare i combustibili fossili. Ancora una volta gli unici vincitori sono le lobby dell’industria e del profitto. Mentre scrivo queste righe, nonostante il ritardo di un giorno, la Cop30 di Belém non si è ancora conclusa. Da quanto trapela dalle ultime bozze di dichiarazione finale, con ogni probabilità vincerà l’opzione al ribasso. La parola “uscita” dai combustibili fossili è stata rimossa dal testo e sostituita con un più soft e poco significante “allontanamento”; peraltro già menzionato alla Cop di Dubai di due anni fa (dove sta il progresso dunque?). Alla fine, gli unici vincitori della COP30 sono ancora una volta le lobby del profitto. Ma cosa hanno vinto se non la loro e nostra condanna? La loro e nostra distruzione?
di Estefano Tamburrini
Il Fatto Quotidiano, 23 novembre 2025
“È troppo dura da raccontare. Non lo capirete mai. Preferisco non parlarne”. Poche parole, scandite con dolore, quelle di Camilo Castro, il 41enne francese rilasciato lo scorso 15 novembre, anniversario di prigionia di Alberto Trentini, dal maxi-carcere El Rodeo I, dove si trova anche l’operatore umanitario di Lido Venezia. Ora è libero, ma una parte di sé è rimasta dietro le sbarre, con gli altri detenuti, compreso Trentini, che è stato il suo vicino di cella.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 22 novembre 2025
I dati sono drammatici: situazione peggiore del 2013, quando la Cedu condanno l’Italia con la sentenza Torreggiani e l’Associazione Antigone ha lanciato una petizione al governo e al Parlamento. La richiesta è chiara: intervenire subito per garantire condizioni di detenzione rispettose dei diritti umani. Non sono slogan, sono numeri. E i numeri dicono che siamo tornati indietro di undici anni, a quando la Corte europea dei diritti dell’uomo condannò l’Italia per le condizioni “inumane o degradanti” delle carceri. Era il 2013, la sentenza Torreggiani. Circa 4mila persone detenute avevano fatto ricorso.
di Patrizio Gonnella
Il Manifesto, 22 novembre 2025
Abbiamo bisogno di un dialogo effettivo, efficace, continuo con i garanti regionali e comunali e questa disponibilità l’abbiamo fortunatamente ampiamente riscontrata. La strategicità della loro funzione deve essere chiara ai governi territoriali e alle forze democratiche e progressiste. “Papà, ho dei problemi: in cella si sono messi a fare degli impicci e io sono voluto restarne fuori ma per questo è arrivato tal zio…, uno che si fa chiamare così, uno che gestisce questi impicci, e mi ha detto che se non volevo aiutare e collaborare mi avrebbe fatto spostare. Io gli ho ribadito di no, che non volevo aiutare, e il giorno dopo, cioè oggi, sono arrivati gli appuntati e mi hanno spostato… Parla con Antigone o con chi ti pare a te, ma io devo essere spostato da qui prima che mi mettano in mezzo. Poi ho fatto la denuncia (del tentativo di violenza sessuale) ma da quando l’ho fatta qui tutti mi vedono come un infame”.
di Eleonora Martini
Il Manifesto, 22 novembre 2025
Il convegno dell’associazione Antigone per analizzare l’impasse e ridare slancio al ruolo del National Preventive Mechanisms. Palma: “Serve una griglia strutturale per evitare che l’efficacia dipenda dalle persone”. Ci sono metaforicamente tre sedie vuote, nella sala dove fin dal mattino si sono radunati ieri quasi tutti i Garanti dei diritti delle persone private di libertà personale - comunali, provinciali e regionali - provenienti da ogni parte d’Italia, chiamati a convegno dall’associazione Antigone che di questa authority è senz’altro la madrina. E ci sono tre posti in piedi vuoti, per quei convitati di pietra, durante il mezzo minuto di silenzio dedicato ai morti in carcere: solo nelle ultime 48 ore due detenuti suicida, a Como e a Torino. L’assenza dei tre componenti del collegio nazionale - Turrini Vita, Conti e Serio - che non hanno accettato l’invito, è un vulnus per tutti i presenti, qualunque sia l’orientamento politico delle amministrazioni che hanno determinato la loro nomina, qualunque sia il grado di conoscenza del proprio mandato, l’autorevolezza e l’indipendenza; che siano retribuiti o volontari.
di Maria Brucale
Il Domani, 22 novembre 2025
Due circolari amministrative a confronto, una del direttore generale dei detenuti e trattamento, l’altra del capo del dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, mostrano due visioni opposte di carcere: una di carcere come “non luogo”, l’altra di carcere come luogo in cui comunque poter restare parte attiva della società. Il carcere appare sempre più opaco, sempre più chiuso, strumento non di recupero ma di segregazione e di isolamento sociale, di negazione di relazionalità, di esclusione dalla comunità civile. Una visione volutamente solo punitiva, assai distante dal sentire dei Padri Costituenti, tesa a disegnare solo l’apparenza fallimentare del baluardo di sicurezza del buttare la chiave e a nascondere la sconfitta dello Stato e del suo sistema penitenziario dietro una coltre sempre più fitta di burocrazia, di firme e di autorizzazioni, di cavilli e di ostacoli, di castelli di carta.
di Ilaria Dioguardi
vita.it, 22 novembre 2025
Sono 72 i detenuti che hanno deciso di togliersi la vita dall’inizio dell’anno, uno ogni quattro giorni. L’ultimo questa notte alle Vallette di Torino, mentre il penultimo aveva 24 anni ed era stato uno dei protagonisti della rivolta scoppiata all’istituto di pena di via Bassone a Como, era l’unico detenuto rimasto ferito e trasportato in pronto soccorso. Aveva 24 anni ed era stato, la settimana scorsa, uno dei protagonisti della rivolta scoppiata in carcere al Bassone di Como. Era l’unico detenuto rimasto ferito e trasportato in Pronto soccorso. Mercoledì sera, poche ore dopo essere stato dimesso e riportato nell’istituto, si è tolto la vita: era di origine marocchina, residente a Como, lo hanno trovato impiccato in una cella d’isolamento nella sezione Infermeria. Stanotte un altro ristretto si è tolto la vita, al carcere Le Vallette di Torino: è il suicidio numero 72 dall’inizio dell’anno, secondo i dati del dossier “Morire di carcere” di Ristretti orizzonti. Abbiamo fatto il conto: precisamente una persona ogni quattro giorni e mezzo.
di Chiara Lenzi
L’Unità, 22 novembre 2025
L’opera di misericordia corporale di “visitare i carcerati” e quella di “curare gli ammalati”, hanno sempre connotato l’azione di Nessuno tocchi Caino. Innanzitutto nei luoghi detti di privazione della libertà, ma che spesso sono di privazione di molto altro: affetti, salute, la stessa vita. Ne parleremo al Congresso di Nessuno tocchi Caino, il 18, 19 e 20 dicembre a Milano presso il Teatro Puntozero del Carcere Beccaria. “Dopo gli articoli de La Stampa il rampollo della Roma bene Costacurta è finito in manette.” Così rivendica il giornale, dopo che Francesca Fagnani, in una lunga intervista su Sigfrido Ranucci, aveva deciso di citare anche Matteo che nulla ovviamente ha a che vedere con quella vicenda, parlando del suo come un caso di “impunità” e insinuando che invece di stare in carcere era in una “clinica di lusso”.
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