di Natalia Distefano
Corriere della Sera, 16 novembre 2025
Il cooperante italiano è detenuto in un carcere in Venezuela da un anno senza un capo di accusa formale. Nell’anniversario dell’arresto la madre Armanda Colusso accusa: “Gli è stato tolto un anno di vita”. “Mi aveva rasserenata la stretta di mano del nostro presidente Mattarella il 19 ottobre scorso alla ministra dell’Istruzione venezuelana e il clima disteso e costruttivo con cui si erano tenute le celebrazioni per la canonizzazione dei due santi venezuelani a Roma. Avevo sperato che quella occasione fosse il punto di svolta per la liberazione di Alberto”.
di Francesco Anfossi
La Domenica, 16 novembre 2025
Il figlio di Jimmy Lai, l’editore di Hong Kong arrestato dalla Cina: “I diritti non vanno dati per scontati”. “Mio padre ha dato tutto per difendere la libertà di Hong Kong, ora rischia di morire in carcere”. La voce di Sébastien Lai, 31 anni, è ferma ma velata di dolore. Figlio di Jimmy Lai, imprenditore e giornalista cattolico, fondatore del quotidiano Apple Daily, detenuto con l’accusa di “collusione con forze straniere”, è oggi il volto internazionale della campagna per la sua liberazione. A Milano ha ritirato a nome del padre il premio “Fatti per la verità”, e dal palco ha lanciato un appello: “Spero che anche l’Italia si unisca a Trump nel chiedere il suo rilascio”.
di Costanza Oliva
Avvenire, 16 novembre 2025
Lo denuncia un rapporto Onu secondo cui le condizioni di detenzione nell’isola sono “disumane e degradanti”. Tra luglio e settembre, in soli tre mesi, nelle carceri di Haiti sono morti 52 prigionieri. Di fame, di sete, di malattie che non avrebbero dovuto uccidere nessuno, se solo avessero avuto accesso a cure mediche o a un po’ d’acqua pulita. A denunciare la situazione è l’ultimo rapporto delle Nazioni Unite sui diritti umani, che definisce le condizioni di detenzione nell’isola come “disumane e degradanti”.
Il Sole 24 Ore, 15 novembre 2025
Un corso a Parma sulla scrittura creativa, uno teatrale a Secondigliano, le lezioni della scuola di rugby a Livorno, un percorso di lettura a Padova, una serie di laboratori e tanti altri eventi dedicati ai detenuti. La lista delle attività annullate nelle ultime settimane all’interno delle carceri aumenta giorno dopo giorno e sotto i riflettori è finita una nota formalizzata lo scorso 21 ottobre con cui il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria obbliga le direzioni degli istituti - quelli in cui siano presenti detenuti in reparti di alta sicurezza - a chiedere per gli eventi trattamentali l’autorizzazione alla direzione generale del Dap.
di Eleonora Martini
Il Manifesto, 15 novembre 2025
Intervista a Francesco Maisto, memoria storica dell’organismo oggi sotto attacco governativo. A Roma un convegno di Antigone. “In questi ultimi anni c’è stato un ricambio notevole dei Garanti, spesso di nomina politica e non per competenza. Va costruito un policentrismo istituzionale di controllo”. Affidare al solo Garante della privacy il meccanismo di monitoraggio dei diritti fondamentali durante gli accertamenti e le procedure di frontiera richiesto dal Nuovo Patto europeo sulla migrazione e l’asilo, escludendo il Garante nazionale delle persone private di libertà personale (Gnpl), “mostra un obiettivo politico ma anche una ignoranza delle leggi”.
di Iacopo Benevieri
L’Unità, 15 novembre 2025
Conosciamo il disinteresse che da sempre la politica manifesta nei confronti della condizione carceraria, disinteresse che riflette una percezione diffusa nella società contemporanea, quella che equipara il criminale a colui che è stato espulso dalla comunità civile, destinatario dell’infamia e del bando collettivi. In questa rappresentazione il carcere continua a restare un luogo irrappresentabile, oggetto di una rimozione psichica collettiva. La stessa etimologia della parola “crimine” rivela il nesso tra questo concetto e quello di esclusione sociale.
di Gianni Alemanno e Fabio Falbo
Il Dubbio, 15 novembre 2025
Zitti, zitti, zitti. Silenzio totale. Parliamo delle carceri di tutto il mondo, indigniamoci per i regimi totalitari di diverso colore che maltrattano le persone detenute. Ma sulla situazione in Italia, mi raccomando, manteniamo un rigoroso silenzio… Va tutto benissimo, siamo un grande esempio di democrazia che rispetta i diritti delle persone e nel contempo un efficiente meccanismo repressivo che tutela la sicurezza dei cittadini e dà il giusto castigo ai lestofanti… E invece no. Non è vero nulla. È solo maledetta ipocrisia, conformismo vigliacco, che nessuno ha il coraggio di rompere fino a quando non arriva una piccola bambina che grida “Il Re è nudo!” e allora tutti fingono di scoprire sorpresi la realtà.
di Pino Pisicchio
Il Riformista, 15 novembre 2025
Dimenticanza del merito e trasformazione in un plebiscito pro o contro il governo. Una premessa: le righe che seguono non entreranno nel merito dell’antica telenovela “politica vs. pm e pm vs politica”, che trova e troverà fin troppi appassionati interpreti nella lunga cavalcata fino al referendum della prossima primavera. Si limiteranno, invece, a ragionare sull’effetto di quel referendum sulla politica in generale e sul governo in particolare, partendo da qualche evidenza e da qualche pregressa esperienza.
di Giacomo Puletti
Il Dubbio, 15 novembre 2025
Diversi esponenti Pd stanno uscendo allo scoperto sul referendum, tra chi si dichiara a favore e chi dice, come Pina Picierno: “Non capisco le ragioni del No”. In principio fu Goffredo Bettini, “guru” dem e vero architetto dell’alleanza tra Pd e M5S, che per dichiarare il suo sì convinto alla separazione delle carriere andando quindi contro la linea ufficiale del partito scelse niente meno che il Congresso delle Camere Penali a Catania. “Se la separazione delle carriere è un segnale verso la terzietà del giudizio per me ben venga - disse Bettini - Se c’è l’imputato e due giudici è meglio che i giudici non si sommino ma, al contrario, si distinguano. Non due contro uno. Ma uno e uno. E se c’è un modo per evitare che qualche tipo di sentenza sia al riparo, di reciproche convenienze, di scambio di favori, di un clima politicamente intossicato ben venga il superamento delle correnti di potere nella magistratura, affidandosi a altre vie per la costituzione del Csm”.
di Luciano Capone
Il Foglio, 15 novembre 2025
Se fosse così l’associazione dei magistrati non avrebbe fondato un comitato per il No. Avrebbe potuto decidere di esprimersi contro la riforma, lasciando fare la campagna elettorale ai partiti e, al limite, ai singoli magistrati. Invece ha preferito scendere in campo come organizzazione. Ambiguità, ipocrisia e qualche menzogna. Ormai l’Anm sembra essere rimasta impigliata nelle incoerenze della propria campagna politico-mediatica contro la riforma della giustizia. Il presidente dell’associazione dei magistrati, Cesare Parodi, dice alla Stampa che rifiuta un confronto pubblico con il ministro della Giustizia Carlo Nordio per “evitare il rischio che l’Anm appaia come un soggetto politico di opposizione”.
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